La “Storia” di Silvia
Maggio 14, 2008
Le nostre storie sono il tessuto connettivo sul quale s’inseriscono quelle considerazioni e riflessioni che ci uniscono nella ricerca per un mondo migliore. E siamo in tanti che lo desideriamo.
Questa è la storia di Silvia:
La ns storia comincia tanti anni fa, ma l’episodio più eclatante che ha trasformato la ns vita, è successo nel giugno 2006. Mia sorella, nata prematura, ma con la convinzione dei medici che sarebbe comunque cresciuta normalmente, (con più calma, ma che sarebbe comunque arrivata), grossi problemi nn ci ha mai creato. Da sempre è stata considerata “la poverina”, trattata come una bambina anche quando cresceva, situazione famigliare non delle più idonee, i ns genitori si son separati con vere tragedie napoletane e mia sorella di questo ha sofferto tantissimo (anzi penso che la sua crescita si sia fermata proprio in quel momento). Sempre attaccata alla Tv a guardare i programmi più stupidi, mia mamma che faceva 2 lavori per mantenerci, mio padre alquanto assente ed io che purtroppo avevo solo 1 anno in più di mia sorella e nn mi rendevo conto di quello che stava succedendo. Così, Lei “abbandonata” a se stessa, ha cominciato a crearsi un suo mondo, ha scoperto i cellulari e con loro internet! Purtroppo si sa che certe persone che navigano su certe chat non sono delle più raccomandabili, e infatti così è stato. Ha conosciuto persone che nn so come, sono riuscite a raggirarla talmente tanto da arrivar a rubare soldi in casa nostra e dei nostri parenti pur di ricaricare il cellulare a lei e a queste persone, ed ad aver dubbi sulla sua sessualità. Il cellulare era diventato la sua droga, di giorno, di notte, in continuazione, lei aveva sempre il cellulare in mano, come drogata. Era arrivata a dirci bugie gigantesche, ad aver poi paura lei stessa delle persone che conosceva, ad aver fobie.
Così decidemmo di andar da uno psichiatra. Questo, fatta la sua diagnosi, cioè : “ridardo mentale con disturbo di personalità borderline”, ci consiglia una comunità di recupero. Scossi da questa “sentenza”, per un po’ decidiamo di non portarla più da questo dottore perchè per noi l’idea proposta era troppo forte (non aveva mai fatto nulla di così grave a ns parere!) Senonchè nel giugno 2006 mia sorella diventa sempre più ingestibile, i soldi sparivano sempre + e nn riuscivamo più a capire se quello che diceva, faceva, fossero solo fobie create dalla sua testa o se fosse verità. Così tornammo dalla pschiatra e con il dolore più grosso che avessimo mai provato in vita nostra, io e mia mamma, e di conseguenza mio papà, decidemmo di parlar con lei per cercar di farle capire la necessità di questo percorso in comunità. Lei non era entusiasta ovviamente all’inizio, ma poi, frequentando la comunità per i vari colloqui con degli educatori, visto l’ambiente, si convinse che fosse giusto per Lei. Così il 20/7/06 entra in questa comunità. Una comunità bellissima, curatissima e con molti ragazzi che esprimono veramente felicità e gioia di vivere. Il dolore più grande è stato il vederla entrare piangendo, ci ha distrutto l’anima. Non abbiam potuto vederla per 9 mesi (come una gravidanza!), il metodo della comunità è l’allontanamento dalla famiglia per il periodo iniziale in modo da nn influenzare il suo percorso. Non potete immaginare il ns stato d’animo, le umiliazioni subite dalla gente che in paese diceva che questa scelta era stata da noi presa per “liberarci di un peso”!!!!! Il malassere interiore che ci tormentava nel capire se avessimo fatto la cosa giusta, insomma 9 mesi di vero inferno. La 1° volta che l’abbiamo vista, hannno chiamato me e mia mamma era PASQUA. L’emozione che avevamo era fortissima. Lei non lo sapeva che ci avrebbe visto, e appena arrivate ci è saltata al collo piangendo tantissimo, dalla gioa tremava tutta. Abbiam parlato molto e ci è sembrata molto serena. La II° volta dopo un paio di mesi, è venuto anche mio padre e figurarsi Lei, io e mia mamma potevamo anche nn esserci che era lo stesso. Poi fino a novembre, quindi per altri 4/5 mesi, più vista; nn ci hanno più chiamato e quando telefonavamo noi ( visto che non si può chiamare spesso) ci dicevano che aveva molti alti e bassi e che finchè nn si comportava “bene”, noi nn la potevamo vedere. Sennonchè il 23 novembre mi suona il telefono in ufficio ed è la comunità; senza tanti preamboli mi dicono che nel pomeriggio l’avrebbero mandata a casa per un periodo di 10/15 gg perchè faceva troppo arrabbiare e doveva esser punita (con l’espulsione dalla comunità) per capire che se voleva “guarire” doveva aver la voglia lei di farlo e quindi doveva capire che là era il posto giusto. In un attimo ci si è ristravolta la vita! MA COME?! SE ERAVAMO NOI IN GRADO DI CURARLA MICA LA MANDAVAMO IN COMUNITA?! MICA PATIVAMO LE PENE DELL’INFERNO?! Vabè, fiduciosi della struttura, accettiamo questa ulteriore “prova” e in un paio d’ore decidiamo, io e mio marito, di provare noi a fare quanto detto. Mia madre in forte stato depressivo, nn se la sentiva di “trattarla male” come ci dissero e per questo mi presi io “l’onere”. Per non dilungarmi troppo, dai 10/15 gg che doveva star a casa (per capire che aveva sbagliato e che noi non la volevamo più alle sue condizioni) sono passati 2 mesi e mezzo!
Non dico che da quell episodio avessimo perso fiducia nella comunità, ma il metodo scelto non ci è sembrato dei più idonei. Tutto d un tratto, così da un attimo all’ altro, senza aver le competenze giuste, abbiam dovuto fare cose che umanamente risultano inconcepibili. Figurarsi dopo tutto il tempo che nn la vedevamo e con il senso di colpa a mille per averla mandata in comunità, trattarla male e nn farle vedere la mamma per stimolarla a voler tornare là, è stata davvero dura. Ci son stati momenti che nn riuscivo più a capire se ero io che avevo problemi o lei! Due mesi così non li dimenticherò mai, ho dovuto anche star a casa dal lavoro per gestirla, perchè da sola in casa nn poteva rimanere, altrimenti rischiavamo potesse far stupidate. La mamma in questi 2 mesi nn l’ha mai vista e questo forse è stato davvero il motivo per cui ha voluto tornare là. A febbraio è rientrata e ad oggi dobbiam ancora vederla, ha ancora momenti di alti e bassi. Nel frattempo io e mia mamma abbiam girato come pazze da psicologi e pschiatri in cerca di qualcuno che ci desse “la soluzione”, ma solo ora e nn sono ancora convinta del tutto, la soluzione, detta dai medici interpellati nn esiste. Lei ha un disturbo di ritardo mentale medio e per questo nn potrà mai essere “normale”. Purtroppo nn riesco a crederci, forse è proprio vero che la speranza è l’ultima a morire, dovreste conoscerla, è una persona speciale, intelligente, socievole, ma con alcuni momenti buii, daltronde chi nn li ha? A volte mi chiedo ma perchè? Nn ha ucciso nessuno, nn è violenta, nn ha mai goduto niente nella vita, perchè Lei si deve meritare una vita così?! Si è lasciati soli nella disperazione più totale, a lottare contro qualche cosa più grande di noi. Il metodo della comunità, nn so se è giusto o sbagliato, ma di qualcuno dovremmo pur fidarci. Lei è serena, quando era con me a casa, ne parlava benissimo e speriamo sia davvero così; arrivi ad un punto dove davvero non capisce più cosa sia giusto e cosa no.
Con affetto Silvia
Pubblicato da disagi