Scrive Bruce Lipton, biologo epigenetico, in “Appunti sulla evoluzione cellulare” ( Scienza e Conoscenza, N.23, febbraio 2008) :
“…E questa evoluzione, alla fine ha condotto agli esseri umani. Noi abbiamo 50 trilioni di cellule, ma la cosa interessante è che questo rappresenta l’evoluzione più completa di tale forma di vita, quindi non è possibile rendere l’essere umano più intelligente, ogni essere umano raggiunge un limite massimo, proprio come le cellule. Allora l’evoluzione si è fermata? No. Come è accaduto in precedenza per le cellule, che si sono riunite in comunità, ora anche le persone fanno lo stesso. Quindi l’evoluzione fa un balzo verso il livello successivo, quello della comunità, in cui noi siamo come cellule in un più ampio contesto chiamato umanità.
L’umanità è l’organismo che si evolve e, non l’essere umano individuale.
Perciò l’umanità sta passando attraverso una evoluzione come comunità multi-cellulare in cui ognuno di noi porta la propria intelligenza da condividere con una comunità più ampia per creare una intelligenza molto più grande.”
Quanto scritto sopra suggerisce esattamente del perchè noi ci siamo decisi a pubblicare questo Blog. Le ragioni sono evidenti: nessuno può ormai sperare di risolvere i problemi di tematiche così complesse sperando nell’intervento di un bravo psichiatra o di un operatore particolarmente sensibile. Abbiamo tutti un gran bisogno di connettere le nostre esperienze, quindi la nostra intelligenza, con quelle degli altri: è questo il senso di una comunità che funziona. Ma, è da notare, che non abbiamo bisogni solo delle intelligenza degli addetti ai lavori, ma abbiamo tutti bisogno di connettersi con l’esperienza di tutti , siano membri delle famiglie, siano lettori affezionati o occasionali, siano pazienti cronici o giovani in trattamento, siano artisti o operai. Tutti, veramente tutti, possono e ( dovrebbero) contribuire a formare quella Rete Sociale pluridimensionale che può essere il contributo più evolutivo , quindi più avanzato, per la soluzione di problemi complessi come quello del disagio mentale.
A questo proposito abbiamo notato che questa sentimento comunitario stenta a decollare. Molti ci scrivono, ma molti se ne vanno. Molti ci lasciano i loro appunti ma molti non insistono nel allargare e approfondire le varie esperienze che si disvelano via via nel Blog. E invece proprio di questo abbiamo bisogno: che intelligenza e esperienza formino un intreccio quotidiano il più ampio possibile su tutti i fronti: dalle cure farmacologiche alle esperienze nelle case famiglia, o nelle residenze protette o nella famiglia stessa, fonte di tanti traumi ma anche di una possibile guarigione.
Sicuramente il nostro lavoro è imperfetto e può risultare insoddisfacente, ma, proprio per questo, c’è il grande bisogno di un contributo da parte di tutti per realizzare una comunità di conoscenze che può aiutare molti di noi.
Almeno è questa la nostra intenzione.
Aprile 1, 2008 alle 11:27 am |
Molto bella la citazione e il vostro commento, lo scriverei sui muri della mia università e lo farei studiare a tutti!
“Nessuno può ormai sperare di risolvere i problemi di tematiche così complesse sperando nell’intervento di un bravo psichiatra o di un operatore particolarmente sensibile. Abbiamo tutti un gran bisogno di connettere le nostre esperienze, quindi la nostra intelligenza, con quelle degli altri: è questo il senso di una comunità che funziona”.
In particolare, quando parlate di “Rete Sociale pluridimensionale”, constato una felice coincidenza di termini con il codice del “Quadrimensionalismo” propugnato in questi anni dal Dr. M. Loiacono: un modo di interpretare la realtà che non esclude niente, non interpreta gli eventi in senso di ben/male, giusto/sbagliato, sano/malato, ecc., ed individua quattro motori “ontologici” della Vita con cui si possono leggere anche le situazioni di dipendenze e di “cosiddetto” disagio mentale, e vi si può intervenire.
Questo poi è alla base del nostro “Metodo Alla Salute” che, partendo dalla pratica dei “Gruppi Alla Salute”, si propone di costruire quella “Comunità Globale” di cui già vi ho parlato (tra l’altro faremo un convegno su questo tema il 25-26-27 Aprile 2008 a Falconara, An).
Grazie ancora del vostro contributo,
un saluto da Fano.
Faber
http://www.metodoallasalute.blogspot.com
Aprile 1, 2008 alle 4:54 pm |
caro “Disagi”
Quello che srivi è per me giusto, bisogna mettere assieme le nostre esperienze, la nostra intelligenza e creare una comunità che possa dare aiuto ,speranza e sostegno a chi ha bisogno.
Io ho notato che molte famiglie sono assoggettate agli addetti ai lavori e temono ripercussioni, perciò preferiscono chiudersi nel silenzio.
per esperienza personale,posso dire che proprio comunicando con gli altri sono riuscita a vedere cose che altrimenti non avrei mai visto,tutto questo mi è stato di aiuto per me e per mio figlio.
Questo sentimento di comunità non decolla perchè viviamo in una società individualista.
Quello che non capisco è come mai si parla di tante malattie ,ma quando si parla di malattia mentale si alza un muro di silenzio.
Vorrei che qualcuno mi spiegasse PERCHé.
Ti abbraccio Luna
Aprile 1, 2008 alle 10:00 pm |
Da un vostro assiduo lettore “passivo” un sincero caro saluto “attivo”. Novalis