La “Storia” di Michela

 

Anche Michela ci ha inviato la sua storia. La ringraziamo di cuore. Speriamo che molti altri seguano coraggiosamente il suo esempio.E’ importante far emergere la realtà del disagio mentale e sociale che lo circonda. Il silenzio permette  al sistema sanitario  e ai suoi operatori di AUTOASSOLVERSI giorno dopo giorno. Le testimonianze dolorose sono lo strumento più vero e incisivo che si possa usare. In un mondo dove tutti protestano e tutto rimane comne prima, saranno queste storie che potranno, finalmente, fare breccia nel muro dell’indifferenza e dell’egoismo sociale.

 

 

 

 

Riflettevo sulla violenza che ha sempre circondato la malattia mentale.

Forse oggi non si chiama più malattia mentale, si chiamano disturbi del comportamento, dell’umore o della personalità. Non si ammala il cervello, si ammalano i sentimenti.

Un tempo queste persone finivano nei manicomi, ci entravano dopo una bevuta eccessiva, dopo un tentativo di suicidio, oppure per i sintomi dell’uso di droghe.

Si passava dal pronto soccorso al manicomio,  pardon ‘ospedale psichiatrico’. Ci sono persone che hanno raccontato le umiliazioni subite,  le percosse, l’essere lasciati soli senza sapere se la famiglia era avvertita, se i loro cari erano al corrente, se li avevano volutamente abbandonati, oppure se, semplicemente, non erano permesse le visite.

Oggi diamo premi letterari a chi scrive i racconti di queste storie.

Oggi ci sentiamo moralmente superiori a quegli infermieri che schernivano i loro pazienti e li calmavano a pugni e calci.

Oggi … oggi… oggi…

Oggi tutto questo esiste ancora.

Esiste ancora quando porti un figlio sofferente al pronto soccorso chiedendo aiuto per capire la sua rabbia e ti dicono: “Signora, se lei non sa gestire suo figlio minorenne, noi glielo portiamo via!”

 ‘Mia figlia sta male, casomai c’è bisogno di un intervento terapeutico, non di una comunità educativa che non dà regole, che permette l’uso di droghe cosiddette leggere e uscite notturne’ . Ovviamente  parlo della situazione delle tre comunità educative della mia città.

“Almeno mandateci un educatore a casa!”  Tentiamo ogni strada possibile prima di arrivare all’allontanamento forzato.

 

Non c’è più la camicia di forza, siamo un paese civile! Non abbiamo più infermieri forzuti, ma abbiamo gli assistenti sociali, abbiamo gli educatori, abbiamo le cooperative sociali che devono pur lavorare. Per ogni ragazzo assistito nelle comunità educative il comune paga 100-150 euro al giorno. Anche il disagio giovanile serve ad aumentare il Pil.

Ma torniamo alla nostra storia

Noi viviamo in  una città moderna ,  abbiamo risolto il problema della malattia mentale dichiarando che non c’è più, probabilmente perché non è mai esistita, dipendeva  tutto dalle cattive interazioni genitori-figlio. Basta rompere questo legame e magicamente il disagio scompare. Ecco perchè non ci sono sostegni terapeutici per situazioni come le nostre.

 

E invece noi siamo qui per testimoniare che la violenza dei vecchi manicomi c’è ancora, intatta.

C’è  quando tagliano i legami con la famiglia, c’è quando dicono al ragazzo, adesso che sei lontano da quell’inferno che era casa tua, noi ti salveremo.

Solo che una mamma c’è sempre, può essere stanca, forse depressa, a volte contenta, ma c’è a tutte le ore del giorno, mentre l’educatore cambia, l’assistente sociale ha i suoi orari. E il ragazzo si sente solo, abbandonato da quelli che dicevano  di volerlo aiutare.

Viene messo in una casa che non è la sua, in mezzo a ragazzi non equilibrati, come lui, finisce per sentirsi una persona diversa, non può più stare con i fratelli, con i cugini, condividere i normali momenti di festa familiari, i compleanni, le ricorrenze varie.

Mia figlia non si tagliava, ha imparato a farlo in questa comunità.

Mia figlia parlava moltissimo con me, ci hanno impedito di comunicare con lei.

Per molti mesi non ci siamo più sentite, finchè un giorno ha preso il telefono di nascosto e ci ha chiamato per dirci che ci voleva bene, e che non era vero quello che ci diceva l’assistente sociale, e cioè che lei era arrabbiata con noi.

Se qualcuno impedisse a un cagnolino di stare con il suo padrone, verrebbe denunciato all’autorità giudiziaria per maltrattamenti su un animale.

Invece si può impedire a un figlio di mantenere i rapporti con i suoi genitori.

Ci hanno lasciati soli per 17 anni. Abbiamo fatto decine e decine di colloqui, ma nessuno si è preso la responsabilità di fare una diagnosi su di noi e su nostra figlia. Quando stanchi  e amareggiati siamo andati da un medico abbastanza noto di un’altra regione, e lui ha fatto una diagnosi molto seria sulla situazione di nostra figlia, allora i medici locali si sono spaventati, perché è risultato evidente che avevano sottovalutato il caso. Hanno chiesto al tribunale dei minori di toglierci ogni diritto come genitori, per impedirci di parlare, di raccontare come stavano le cose.

Siamo le vittime di una violenza indicibile: siamo relativamente noti, come famiglia nel nostro ambiente. Come posso dire pubblicamente che ho perso la potestà genitoriale di questa figlia. Mi hanno tappato la bocca, ci tengono in pugno con la minaccia di sottrarci gli altri figli minori (che per fortuna stanno bene, sono bravi a scuola, fanno sport, scout, hanno amici) .

La nostra società civile continua ad emarginare la malattia psichica, e, come ha fatto con noi, ci ha emarginato come famiglia, ci hanno rovesciato addosso colpe ed accuse che nessuno ha mai dimostrato, che sono state dette a voce, mai riportate per iscritto, probabilmente perché non erano dimostrabili. Ma non c’è bisogno di dimostrare che una famiglia è colpevole, è così, è nell’ordine naturale delle cose.

Nella nostra civile società siamo stati giudicati senza processo, siamo stati trovati colpevoli senza prove.

No, non esistono più quelle cose brutte che sono scritte sui libri di chi è uscito dal manicomio, e ha raccontato la sua storia.

Ne siamo proprio sicuri?

 

Il 2 aprile è un anno che ci hanno portato via nostra figlia, era lunedì santo.

Dopo qualche giorno che non dormivo più ho trovato una bibbia a casa e si è aperta su queste parole:

 

<<Passando vide un uomo cieco dalla nascita , e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?”.  Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio.>>

( Gv  9,1-3,  guarigione del cieco nato)

 

Queste parole mi hanno accompagnato in questo anno, non le ho capite pienamente.

Le opere di Dio in questa storia ancora non le vedo.

Ma mi tengo queste parole vicine al cuore sperando che un giorno illuminino le tenebre di oggi.

 

…………… 12 marzo 2008                                                                                Michela


9 Risposte a “La “Storia” di Michela”

  1. emanuela Dice:

    Grazie per aver raccontato la tua esperienza
    in parte la conoscevo ed è grazie a te che non mollo e continuo a tenere mio figlio in casa rifiutando di farlo ricoverare in una comunità
    come dici tu gli educatori cambiano, i medici pure e solo la famiglia resta l’ancora a cui i nostri figli possono appoggiarsi
    mi auguro che tua figlia possa tornare presto tra voi
    un abbraccio Emanuela

  2. Luna Dice:

    Ok Michela,
    brava serve fare così ,ci vuole coraggio e noi ne abbiamo da vendere.
    Non dobbiamo arrenderci ma continuare a lottare per i nostri figli finchè chi di dovere dovrà capire.

    La violenza nella salute mentale esiste ancora,è una violenza sottile, di muri che ti vengono sbattuti sul viso e ti lasciano i segni che nessuno vede.

    é violenza gratuita allontanare un figlio dai genitori ,metterli contro dicendo : è per colpa dei tuoi se tu stai male.

    Tutte le violenze che subivano i malati nei manicomi ,ora vengono effettuate nella società cosi detta civile, tra l’indifferenza di quasi tutti.(anche della chiesa)

    Siamo soggetti a un linciaggio morale da parte degli addetti ,che hanno il compito di aiutarci e sostenerci.

    Un augurio per la tua bimbina che torni presto con voi in famiglia.
    Ti abbraccio Luna

  3. anita Dice:

    ciao michela.
    oramai un po’ ci conosciamo e credi, ti sono molto vicina in questa tua lotta contro chi dovrebbe aiutare tua figlia ed in realtà non lo fa, così come sono vicina a disagi, emanuela,luna e tutti quelli che gridano e lottano per i loro figli.
    La mia, come i vostri ragazzi, ha disturbi borderline di personalità ma onestamente non posso dire che lo psichiatra, la psicologa, l’assistente sociale, non si sono prodigati per aiutarla.
    Lei vive la sua vita con difficoltà ma un po’ di sereno c’è; sono due anni che non ha forti crisi depressive e con l’aiuto della psicologa, anche se in modo un po’ incerto e confuso, fa di tutto per stare a galla.
    Quello che manca a lei è senz’altro un lavoro mirato con il quale possa aumentare un po’ la sua autostima ed avere un futuro per il “dopo di noi genitori”.
    Da tre mesi è inserita per l’avviamento al lavoro in un ufficio comunale dove
    lavora tre ore al giorno prendendo un piccolo assegno educativo.
    Per me è un sogno vederla alzarsi la mattina, prepararsi ed iniziare la giornata come tutti.
    Anche lei è stracolma di problemi verso i quali noi genitori ci sentiamo impotenti, comunque agiamo ci sembra sempre di avere sbagliato.
    E’ vero, questi nostri ragazzi devono essere aiutati dalle istituzioni; la famiglia nonostante tutto l’amore nei loro confronti non è in
    grado di far fronte a problematiche così grandi.
    Un forte abbraccio.

  4. michela Dice:

    Vi rispondo adesso perchè per me scrivere, ripensare a questa storia è sempre molto doloroso.
    Vi ringrazio comunqe per il sostegno.

    Ho solo scritto le impressioni che il post di Luna mi aveva suscitato.
    Se ai gestori va bene vi posso scrivere la mia storia più in dettaglio, e mi piacerebbe anche scrivere qualcosa, su cui ci possiamo confrontare tutti, sul ruolo che i genitori devono avere, anche rispetto al lavoro degli psicologi e psichiatri.

    Scusatemi ancora se non mi sono fatta sentire neanche nelle mail private, ma questo periodo per me è molto difficile.
    Siamo in attesa di un nuovo decreto del Tribunale dei Minori, e sono molto in ansia.
    Ciao Michela

  5. disagi Dice:

    Cara Michela, ti siamo vicini in questo momento così delicato e difficile.
    Come abbiamo già scritto molte volte, il nostro sito non lo consideriamo un luogo dedicato solo alla notra storia e alle nostre considerazioni. Per noi è un luogo d’incontro e di scambio d’esperienze che, altrimenti, rimarrebbero confinate entro le quattro mura delle nostre case.Quando vuoi, potrai scrivere quanto il tuo cuore ti detta e sarà da noi pubblicato con grande riconoscenza per il tuo e altrui coraggio.
    Ti inviamo un grande abbraccio e tanti auguri per l’imminenza del nuovo decreto.

  6. sandra Dice:

    Ciao Michela. sono una ragazza di 26 anni. stò studiando per diventare Osa per l’infanzia, la tua lettera mi ha profondamente emozionata da farmi rabbrividire. Come si può negare proibire l’amore e l’affetto più grande tra un genitore e un figlio?
    Come si può essere così drastici??? Ora mi domando dove finisce l’umiltà, la comprensione, l’amore; dove si attuano tutte queste belle cose che ho studiato se non trovano spazio tra chi ha bisogno? Perchè la cattiveria è sempre al primo posto e l’amore non c’è e nello si usa e dona.
    Ti abbraccio fortemente. Se hai bisogno anche di condividere una parola di aiuto conforto ci sono: ar_dnas@hotmail.it

  7. Roberta Dice:

    ciao Michela
    … prego Dio che ti faccia leggere la mia risposta
    quello che hai srcitto purtroppo è praticamente la fotocopia della mia famiglia
    : hanno portato via mia sorella minorenne , dove l ‘hanno tenuta con colloqui lontano dalla famiglia
    -li ha incominciato a tagliarsi e come dici tu ha iniziato il percorso delle droghe perchè in quelle comunità non vigila controllo e alla sera se non rientri per il loro orario sei in giro in mezzo alla strada-
    ma allo stesso tempo fanno in modo che i rapporti vengono troncati tra i famigliari e il minorenne abbandonato a se stesso
    mia sorella mara al momento è ormai vittima di un disturbo d ansia di identità
    sono riusciti persino a crearle un disturbo inerente all identità di genere
    e questo per farti capire le menzogne che raccontano sugli omosessuali e sui trans e cioè che sono nati così (che hanno insomma qualcosa di genetico che li rende omosessuali)
    mia sorella era etero , non aveva nulla a livello genetico
    poi in quel gruppo . ha incominciato a frequentera ragazze che si tagliavano e sicuramente avrà iniziato a bere dalla disperazione per l’ orrore che vedeva
    poi è caduta in un giro strano anche di lesbiche-
    comunque sappi , mia sorella è il prodotto massimo della cattiva asssistenza sociale e famigliare ai minori
    mio padre ha dovuto seguirla una notte , per caso , per strada per sapere dove ce l avessero nascosta
    non si puo far nulla anche perchè i miei genitori non hanno mai avuto il coraggio di denunciare la cosa alle autorità
    io mi sono recata piu volte a reclamare la situazione all usl e ne ho ricavato un tso
    ecco questo è quanto

    i medici ancora tutt ora fanno finta di niente , circa tre mesi fa prima mia madre ha avuto la forza di andare al servizio e dire come era conciata Mara
    ma le assistenti sociali non c erano piu , erano state trasferite non si sa dove, e i medici che mi hanno torturata con i farmaci per non farmi parlare le hanno risposto che non era piu compito loro PERCHé ERA DIVENTATA MAGGIORENNE

    è uno schifo ,
    per lo meno TU come mamma sei stata forte e cosciente ed hai fatto in modo che la verità venisse a galla
    io invece sono stata per di piu abbandonata dalla mia famiglia perchè cercavo aiuti esterni e loro invece non se ne sono mai interessati
    dev essere stato solo un momento di lucidà quella che ha avuto mio padre di seguire mia sorella quella sera
    ai miei genitori di noi non gli è mai fregato nulla , mio padre se ne è andato per circa 10 anni e mia madre è un fantasma persa tra i suoi parenti che sono il fulcro principale della sua vita
    io sono fuggita perchè mia sorella è divenuta una psicotica
    ti picchia improvissamente senza motivo , distrugge le cose al di fuori di un contesto logico
    nessuno comunque interviene

    io ho fatto denuncia ,me NE SONO FREGATA ALTAMENTE delle paure dei miei genitori
    perchè come Dio ha fatto che leggessi la tua lettera un giorno accadrà che tutti quelli che hanno subito violenza e i parenti …. e i genitori dei figli morti….. e gli amici dei morti
    si recheranno alle autorità per dire quanto fa schifo questa psichiatria e il sitema che intorno ruota
    è una vergogna e si fanno chiamare persino medici
    ma se non sono nemmeno persone ,,,con sentimenti capaci di non recare ulteriore danno
    giò è talmente difficile instaurare un equilibrato rapporto famigliare figuriamoci poi se ci si intromette un perfetto sconosciuto che una volta che ha deciso per te e per gli altri , chiude la sua porta si prende i suoi soldi e buonanotte …chi si è visto si è visto

    pregherò per la tua famiglia , e tu prega per me ,
    ciao

  8. Luna Dice:

    luna per Roberta
    Complimenti ,hai avuto il coraggio che noi tutti su questo blog non abbiamo mai avuto,di dire come stanno le cose,inesplicitamente.
    Hai descritto correttamente e senza paura i crimini che vengono commessi verso i nostri figli e su di noi.
    BASTA con le paure .BASTA noi abbiamo il sacrosanto diritto di difendere i nostri figli e lo faremo.
    Questi venditori di fumo ,inventano diagnosi,terrorizzano le famiglie,manipolano gli utenti e in più li drogano,con dosi massicce di psicofarmaci.
    E minacciano il tso .
    ORA devono capire con chi hanno a che fare.
    Un appello : associarsi e denunciare tutti assieme i comportamenti di questi mentitori e falsi medici.

  9. Luna Dice:

    per roberta
    se vuoi scrivimi
    luna.bianca.wu21@alice.it

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