Riceviamo e pubblichiamo, omettendo, nel rispetto della privacy, ogni riferimento. Il resto è silenzio.
La tragica fine di un 23enne affetto da disturbi psichici
Morto sui binari della stazione: un suicidio, non un incidente. Un tragico «colpo di scena». Una terribile verità. Quella che fino a ieri sembrava una disgrazia dovuta ad una fatale imprudenza, così
come ipotizzato dagli inquirenti in un primo momento (addirittura si pensava ad un giovane extra comunitario), altro pare non sia che un suicidio. Il gesto disperato e senza ritorno di un
giovane di appena 23 anni, che ha deciso da farla finita lasciandosi morire sui binari della stazione.
Il giovane, secondo quanto affermato dai poliziotti, soffriva di disturbi psichici ed era stato dimesso pochi giorni fa dal Servizio d’igiene mentale. Insomma una vita di disagi e sofferenze inenarrabili.
Le prime ipotesi formulate dalla polizia ferroviaria di domenica pomeriggio erano indirizzate sulla
probabile caduta accidentale ma. In realtà, dopo aver visionato le riprese di alcune telecamere a circuito chiuso della stazione e dopo aver raccolto la deposizione di un testimone oculare, i poliziotti hanno concluso che non di incidente si è trattato, ma di suicidio. Il giovane, stando ai risultati degli
accertamenti, si è lanciato con la testa in avanti contro le rotaie di un locomotore,
appena messosi in movimento. I poliziotti hanno lavorato tutta la notte per cercare di identificare il
giovane, che non aveva con sè documenti. Ad effettuare il riconoscimento del cadavere è stata la madre dei 23enne che, non avendo notizie del figlio, si era rivolta alle forze dell’o rd i n e .
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Maggio 21, 2008 alle 4:14 am |
Luna
ORRIBILE!!!!!!
Mi chiedo : perchè un giovane ha deciso di troncare la sua vita in una maniera cosi tragica,mentre a pochi centinaia di metri altri giovani si accingevano a festeggiare e seguire allo stadio la partita di calcio?
Perchè devono accadere queste morti orribili?
Con la totale indifferenza della città ,delle istituzioni e della stessa asl che ha il compito istituzionale di curare questi malati e nell’assordante silenzio del CENTRO DI SALUTE MENTALE.
C è un responsabile della morte di questo ragazzo?
Chi doveva curare ,questa giovane vita ha fatto il suo dovere?
Come ha curato e seguito lo psichiatra questo ragazzo,
con la solita terapia (IMBOTTIRLI DI NEUROLETTICI) e dopo l’ha mandato a casa dicendo la parola magica <>.
Cosa ne sanno loro di come si sente e cosa prova una persona impregnata di psicofarmaci.
Non è possibile ,non gridare a squarcigola tutta l’INDIGNAZIONE che si prova ,non si può stare fermi e in silenzio davanti a una simile tragedia.
Questa ennessima morte deve scuotere le coscenze della società civile e sensibilizzare le famiglie degli utenti ,per evitare affinchè una tragedia simile non tocchi i nostri figli.
SAPETE, AMICI MIEI,VIENE SEMPRE L’ORA IN CUI UN POPOLO SI STANCA DI ESSERE CALPESTATO.
Martin Luther King
Luglio 6, 2008 alle 3:14 pm |
Non il disagio psichico ha ucciso questo ragazzo, ma le “cure” psichiatriche! E’ sempre piu’ sotto gli occhi di tutti che la psichiatria demolisce e uccide. Ma ad ogni morto, vigliaccamente, rispunta il comodo alibi: l’ha fatto perche’ soffriva di una malattia mentale (dunque rischio di suicidio prevedibile statisticamente).
L’esperienza di una certa psichiatria, quella del Centro di Igiene mentale, con le coercizioni, lo svilimento e la squalificazione della persona operate da certi medici, la perdita’ totale della propria liberta’ e dei propri diritti di persona, indurrebbero chiunque a lungo andare a scegliere l’unica via di liberazione.
Io l’ho vissuto, oggi fortunatamente sono viva e libera; ma il momento in cui sono stata piu’ determinata e vicina al darmi la morte e’ stato unicmente quello in cui sono stata rinchiusa dagli psichiatri. Quando si e’ liberi, c’e’ sempre un motivo per andare avanti, almeno cosi’ e’ per me, dopo 25 anni di malattia cronica e invalidante.
Luglio 6, 2008 alle 4:23 pm |
Luna
Cara Daffodil,
Sono daccordo con te,che questo giovane ragazzo ha scelto in questo modo la sua libertà.
Quando si è impriggionato dai psicofarmaci non vedi altra via d’uscita che la morte .
Queste morti bianche non le rivendica nessuno ,forse neanche i famigliari stessi che vengono manipolati dagli addetti ai lavori.
Spetta a noi che abbiamo coscienza ,di come i centri di salute mentale (trattano e calpestano i diritti di queste persone) ad azionarci e adoperarci a denunciare tutto quello che accade e far in modo che altre persone indifese cadono nella trappola della psichiatria, che altri non sono dei <>.