Di fronte al muro dell’indifferenza ci associamo con forza a questa dichiarazione. Siamo ben consci che, soprattutto, lotte di potere impediscono ogni rinnovamento ulteriore. Ma crediamo, in una ottica di fede nell’essere umano, che ogni parola, ogni virgola, ogni respiro speso per migliorare la condizione umana , troveranno un giorno la naturale via d’uscita verso un giusto riscatto.
Psichiatria Democratica in occasione del trentennale dell’approvazione della legge 180, che ha radicalmente cambiato il volto dell’assistenza psichiatrica in Italia (cos’era prima l’assistenza se non il perdersi nei manicomi?!), intende ribadire con forza, alcune fondamentali scelte su cui concentrare l’attenzione, se si vorrà evitare una deriva neomanicomiale e precisamente:
1) Rafforzare il modello di assistenza territoriale come conseguenza del superamento definitivo dei Manicomi, che dovranno essere chiusi in tutta Europa ;
2) Respingere, coi fatti, ogni rischio di creare nuovi manicomi (strutture residenziali non inserite nel tessuto urbano ma anche case di riposo, istituti per bambini, centri per immigrati, comunità per tossicodipendenti etc.) incrementando individuali progetti di cura e di “presa in carico” realizzati in un regime di rete, i cui attori sono tutte le agenzie e le istituzioni competenti a parteciparvi;
3) Favorire il protagonismo di utenti e familiari e sostenere la formazione degli operatori che non deve essere mai separata dalla pratica dei Servizi, nell’ottica di un sapere multidisciplinare;
4) Rifiutare assolutamente ogni pratica coercitiva (contenzione e isolamento) e ogni forma di discriminazione e contestualmente rendere operativi sia programmi di prevenzione e lotta allo stigma realizzando sia progetti di inclusione sociale, sulla scorta della consolidata esperienza italiana ;
5) Rispettare il diritto alla Salute Mentale dei detenuti in carcere ma anche chiudere definitivamente i Manicomi Giudiziari (O.P.G.).
Per Psichiatria Democratica, insomma, occorre prendersi cura della persona, della sua storia e del suo contesto, ma altresì promuovere la riappropriazione di relazioni significative e di potere sociale. P.D. che è sempre stata attenta a non indicare orizzonti utopici, rinnova – a trent’anni dalla promulgazione di questa importante legge di riforma – la richiesta di politiche socio-sanitarie capaci di dotarsi di risorse chiare e certe, di strumenti, personale, strategie e programmi di lavoro condivisi, in grado di fornire al complesso processo della Salute Mentale della e nella Comunità i suoi avanzati e reali effetti di democrazia e benessere diffuso.
13 Maggio 2008 Prof. Emilio Lupo
Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica
Maggio 24, 2008 alle 1:42 pm |
Risposta al Segretario Nazionale di Psichiatria Democratica.
Gent. mo prof.,
sono la madre di un utente seguito dal c.s.m. dell’asl Batuno,desidero ribadire che la legge 180 ,
vecchia di 30 anni non ha del tutto cambiato il volto dell’assistenza psichiatrica.
1) L’assistenza territoriale, non è altro che un’assistenza farmacologica,con scarso sostegno psicoterapeutico.
Il carico assistenziale dell’utente,lo sostiene la famiglia da sola ,senza ricevere sostegno dalle strutture competenti.
2)Le strutture residenziali, le case alloggio, centri diurni ecc.ecc., altro non sono che piccoli manicomi,non vengono attuati progetti di cura alternativi.( per mancanza di fondi dicono)
3)Si favorisce il protagonismo degli utenti e delle famiglie,costituendo associazioni con gli stessi operatori, allo scopo di controllare e sedare.
4)Le pratiche coercitive ,esistono ancora nei c.s.m. e nei p.s.d.c.,con porte chiuse,malati legati e imbottiti di neurolettici.
5)Le prime forme di discriminazione e di stigma nascono dagli stessi operatori e per ultimo non perchè è meno importante la manipolazione psicologica che subiscono sia gli utenti ,che le famiglie.
Non è la legge che va cambiata,sono gli UOMINI che vanno cambiati.
Sapete,amici miei,viene sempre l’ora che un popolo si stanca di essere calpestato.
Martin Luther King Luna