Lo stupore e la gioia

Quando ero un ragazzino frequentavo l’oratorio e ricordo che la Domenica mattina, per un periodo forse di un anno o poco più, c’era un evento speciale che intimoriva tutti noi ragazzi. Arrivava un frate “speciale” perchè era circondato da tante persone che lo aiutavano in tutto e per tutto. Era, ai nostri occhi, una specie di gigante misterioso: alto, con i capelli biondi fluenti, gli occhi azzurri e due mani così grandi che sembravano delle  pale che potevano scavare  nella terra  buche enormi… A mezzogiorno della Domenica la Basilica si riempiva di gente e Lui commentava la S.Messa, al microfono. Aveva una voce profonda, quasi rauca, che sembrava uscire da una grotta . Non si sentiva un respiro o un movimento. Il silenzio era assoluto. L’attenzione era al massimo. Sembrava che un profeta fosse tornato fra la gente e che  il Cristo vivente  presenziasse la comunità dei fedeli, raccolti in preghiera: Il nome di questo frate era P.David Maria Turoldo.

Oggi, Domenica, ne voglio trascrivere un piccolo pezzo, da uno dei suoi interventi raccolti nel libro: David Maria Turoldo, IL Fuoco di Elia profeta, Piemme, 1993

“… sapete qual è una delle più grandi tristezze del mio tempo, una tristezza che porto anche adesso quì con me? Io ho paura che ormai è un mondo che non sa più stupirsi di nulla, noi abbiamo perso la facoltà di meravigliarci, il dono di stupirci. Di che cosa vi stupite? Niente! Difatti cade tutto nell’indifferenza. Io vorrei che aveste questo senso dello stupore, perchè quando uno ha il senso dello stupore, ha il senso del mistero, ha il bisogno della conoscenza e della scoperta. ha il senso che la vita è senza limiti e le dimensioni sono impensabili. Vi auguro il dono di stupirvi, perchè fin quando sarete in grado di stupirvi non vi annoierete mai e scoprirete sempre qualcosa, qualcosa di nuovo, di grande.

…  E difatti avevano lo stupore e il timore. Ma il timore non è la paura! Non è tanto paura quanto il senso dell’ignoto, la volontà di conoscere. Difatti il timore è inizio della sapienza. E anche questa è una qualità che ci manca. Sono generazioni senza timore, non hanno timore, questo è!… Ho paura che le nostre generazioni sono senza gioia. Magari tanti divertimenti, o sì, immensi, ma così disperati, e mai così solo è l’uomo dei più grandi divertimenti, l’uomo delle discoteche. Tanto che il suicida potrebbe diventare un simbolo, un emblema di queste generazioni fino al punto di non sapere neanche cosa farsene della vita.  Ecco, sì il divertimento esiste, anzi non sappiamo più cosa fare per divertirci. Sempre più divertimenti e sempre meno gioia… ” ( pag. 250)

7 Risposte a “Lo stupore e la gioia”

  1. engelsblick Dice:

    Mi colpisce leggere proprio oggi questa splendida citazione, dopo che durante la messa di oggi il sacerdote ha ricordato appunto che l’uomo è “colui che cerca”, che non si stanca di cercare, di interrogarsi, di scavare nella vita e dentro di se… Il cuore che anela a conoscere, a sondare l’ignoto, che sente il mistero e vi penetra dentro: questo è un cuore che vive. Un cuore “calmo” è morto.
    Come dice S. Agostino “il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te”.
    Ecco, questa inquietudine è, secondo me, quella che alimenta lo stupore di cui leggo nel tuo posto.
    Quando non ci si stupisce più delle cose, anche le più semplici, per nulla scontate, si cade nell’indifferenza. Il passo di lì alla morte del cuore è breve…

  2. Luna Dice:

    Caro “Disagi”,
    voglio esprimere il mio pensiero su come viviamo e come la società si è evoluta e a toccato il fondo.
    Una società distratta, sorda, indifferente e cieca, davanti alla disperazione , grida di dolore ,morte violente e nessuno che interviene,medico di famiglia ,( chissa quante storie ascolta dai pazienti) psicologo,psichiatra, sociologo,assistente sociale, insegnate, prete, avvocato,mi chiedo possibile che nessuno è stato toccato da queste vicessitudini?
    NO!!! non credo , sai questo è STIGMA ,cercano di nascondere a tutti la vergogna che provano verso il malato mentale.
    Questa è la pura verità, provare VERGOGNA per un figlio, fratello” DIVERSO ” .
    Perciò è meglio non parlare e stendere un velo pietoso, poi tutto cadrà nell’oblio.
    Tanto sono pazzi ,non c’è da fare niente.
    Noi non siamo daccordo ,noi continueremo a urlare il dolore che proviamo e cerchiamo altre soluzioni, perchè la nostra vita è dedicata ai nostri figli.
    Con affetto Luna

  3. disagi Dice:

    @ Engels

    Grazie della tua presenza che sempre mi stupisce…

    @ Luna

    “… perchè la nostra vita è dedicata ai nostri figli. ” E questo ci unirà sempre…

  4. engelsblick Dice:

    Non sempre lascio commenti, ma vi leggo ogni giorno….

  5. mario Dice:

    Padre David Maria Turoldo é stato il “mito” di una generazione per la sua grande umanità e per la capacità di analizzare e stimolare. Quante volte si andava a sentirlo alla Corsia dei Servi di Milano e come sono attuali, oggi, quelle riflessioni che “Disagi” ci fa condividere. Proprio ieri sera, alla “Casa della Cultura”, mi sono commosso vedendo delle sue foto a un dibattito. Grazie “Disagi” per avercelo ricordato.

  6. Speranza Dice:

    Sono ancora io, Speranza e sto scoprendo un po per volta questo prezioso blog.
    Andando a ritroso, mi sono imbattuta in questo post “Lo stupore e la gioia”; mi ha fatto venire in mente la poesia “Song of Childhood” che Peter Hendke ha scritto per il film “Il cielo sopra Berlino”, è la riflessione di un uomo che spera per le sorti dell’essere umano, un invito a recuperare la parte autoguarente di noi….
    Grazie per l’intensità di questo istante.

    QUANDO IL BAMBINO ERA BAMBINO

    Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
    Quando il bambino era bambino, non sapeva d’essere un bambino. Per lui tutto aveva un’anima, e tutte le anime erano tutt’uno.
    Quando il bambino era bambino, su niente aveva un’opinione.
    Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
    Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.
    Quando il bambino era bambino, era l’epoca di queste domande:
    Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando è cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
    La vita sotto il sole, è forse solo un sogno? Non è solo l’apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
    C’è veramente il male? E gente veramente cattiva?
    Come puó essere che io, che sono io, non c’ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?
    Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed è ancora cosí.
    Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed è ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed è ancora cosí.
    A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, è ancora cosí.
    Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com’è ancora oggi.
    Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.
    Quando il bambino era bambino, lanciava contro l’albero un bastone, come fosse una lancia.
    E ancora continua a vibrare.

    “Lied Vom Kindsein”, Peter Handke

  7. disagi Dice:

    Che bellissima poesia che ci doni, Speranza! Quando “il bambino era bambino” , e lo portiamo ancora dentro di noi, c’era spazio per lo stupore, per la gioia, per il contatto umano, per la vicinanza negli ideali e nei valori. E il bambino vibrava, vibrava…è questo che dobbiamo ri-generare in ogni istante, in ogni momento se vogliamo salvar-ci! Grazie! Giuseppe

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