Con ricetta del medico di base:
i pazienti esenti per patologia o invalidità non pagano il ticket
- Tipizzazione delle sottopopolazioni linfocitarie
Costo: 90 euro
Va eseguita all’ospedale Borgo Roma di Verona, oppure è da portare entro le ore 12.00 al laboratorio di Immunopatologia (dott. Ortolani tel. 045-8126468)
- Ricerca anticorpi IgG e IgM di: CMV, EBV, Herpes simplex e Herpes zoster, Epatite B, Epatite C
costo: 36,15 euro per ricetta (una ricetta può contenere otto analisi; tener conto che per ogni virus si fanno due analisi)
Può essere fatta all’ospedale Borgo Roma, oppure al laboratorio Biotest’s di Piove di Sacco (dr.ssa Zotti tel. 049-8716902)
- Emocromo con formula; sideremia; transferrina; profilo proteico; Cu, Zn, Mg, Ca, K, Na
Costo: 36,15 euro (vale lo stesso discorso per ricerca anticorpi virali)
Possono essere fatti all’ospedale Borgo Roma, oppure al laboratorio Biotest’s di Piove di Sacco
Analisi da spedire a Biolab (Londra)
Costo spedizione entro 24 ore: 103 euro (servizio express TNT ore 12.00)
Costo imballo: 25,5 euro
Costo commissioni del pagamento del bonifico bancario estero: 20 euro
Il costo totale della spedizione è di circa 148,50 euro, che verrà diviso per il numero di persone che faranno il prelievo insieme (normalmente 3)
- Metalli pesanti sulle urine (24h) per ciascun metallo: 12 euro (Hg, Al: totale 24 euro), si può utilizzare la stessa urina raccolta per fare l’aminoacidogramma.
- Istamina su sangue intero (tubo verde con eparina): 28,70 euro
- Glutatione perossidasi su sangue intero (tubo verde con eparina): 24 euro
- SOD su sangue intero (tubo verde con eparina):26 euro
- Aminoacidogramma su urine raccolte in 24h: 87 euro
Spesa totale delle analisi eseguite da Biolab (con tre pazienti): 239,2 euro
Modalità di raccolta delle urine nelle 24h:
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- Le urine vanno raccolte per 24 ore di seguito, in contenitore asciutto e pulito (il contenitore graduato riutilizzabile si può acquistare in farmacia).
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La raccolta si inizia a vescica vuota (per es. Se ci si alza alle 7.00 del mattino e si vuota completamente la vescica, da quel momento in poi si raccolgono tutte le urine per 24 ore, comprese quelle delle 7.00 del mattino successivo)
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- Si mescola bene la raccolta e si misura la quantità più esattamente possibile: se il contenitore è graduato, si legge e trascrive il numero a fianco della tacca corrispondente al livello dell’urina; se il contenitore non è graduato, si può pesarlo e poi si sottrae al peso totale il peso del contenitore vuoto.
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- Si travasa in un contenitore per le urine ( si può acquistare in farmacia) un campione dell’urina raccolta e si trascrive sull’etichetta la quantità misurata al punto 2
Giugno 10, 2008 alle 5:39 pm |
Ringrazio l’ Associazione Vaccinarsi Informati, per la solidarietà dimostrata,con la speranza di avere nuove informazioni.
Per “Disagi”,
vorrei mettermi in contatto con la biologa dott.ssa LORETTA BOLGAN ,se per favore mi puoi mandare un suo recapito.
Inoltre vorrei conoscere qual’è lo specialista competente di danni da vaccino.
un saluto a tutti luna
Giugno 11, 2008 alle 8:53 pm |
Ciao Giuseppe, leggi il mio ultimo articolo, potrei aver trovato la soluzione per LEI.
Il metodo davvero funziona, e potresti essere proprio tu, suo padre a somministragli la “cura”.
Fernanda
Giugno 12, 2008 alle 5:41 am |
@ per Luna
L’indirizzo e.mail della Dott. ssa Bolgan è : lorettat@libero.it
Da lei puoi avere tutte le informazioni che desideri. Un grande abbraccio, G.
@ per Fernanda
Quello che proponi è molto interessante e molto duro. Comporta una disponibilità totale in termini emozionali e di tempo alle inevitabili crisi. Si crea inevitabilmente una situazione quotidiana di profonda frustrazione=rabbia che bisogna gestire ventiquattrore su 24, perchè può risultare estremamente rischiosa. “Lei” , nelle situazioni stress, ne vuole uscire solo “vincendo”, come nell’episodio che ho raccontato dell’Ospedale.E questo atteggiamento di fondo può essere molto pericoloso…che farà se si rende conto che non può “vincere” ? Sarà disposta a far cadere le sue barriere? … o ci sarà il “buio oltre la siepe”?
L’anno scorso ho resistito una quindicina di giorni ma poi …pensai che poteva bastare a tutti e due !
Comunque mi leggerò il seguito dei tuoi Post, l’opera di Marsha Linehan, e se il metodo è quello che ho assaggiato, mi occorrerà una preparazione organizzativa e emotiva molto profonda e complessa. Si tratterà di un lavoro di mesi, non di giorni, con evidenti grandi rischi. Ma se sarà necessario tutto questo certamente lo affronteremo ( io e “Lei”).
Ti ringrazio molto Fernanda di questo prezioso suggerimento. Lo lascio depositare dentro di me e silenziosamente mi preparo. Un grande abbraccio, G
Giugno 12, 2008 alle 6:22 pm |
Risposta a Giuseppe
A proposito della terapia dialettica comportamentale:
Si, i rischi ci sono, in particolar modo è elevata la possibilità di gesti autolesivi . Nel tuo caso potresti iniziare lentamente con piccole scelte mediate.
Io chiamo questo tipo di terapia : Il metodo del bastone e della carota.
La terapia dialettica per come l’ho intesa io, dovrebbe avere come 1° obiettivo insegnare alla persona in stato di dolore la mediazione dei suoi bisogni. Apprendere cioè che non ci sono solo i suoi bisogni da soddisfare, ma che anche altri hanno disagi e bisogni che devono essere colti e soddisfatti.
Il punto interessante è questo: la consapevolezza del bisogno altrui comporta l’uscita da dinamiche manipolatorie infantili.
Cosa serve: una disponibilità al dialogo la cui finalità è la mediazione.
Negare il dialogo od il confronto in caso di ricatti manipolatori, porterà al versante opposto: ossia allla ri-convinzione che non si debba mediare e che l’aggressività sia l’unica carta comunicativa vincente.
BISOGNA DIVENIRE CAPACI DI DISTINGUERE SE LA PERSONA INTENDE MANIPOLARE O DIALOGARE , iniziando la comunicazione e poi vedendo la piega che prende. In caso di colpevolizzazioni si interrompe il dialogo.
Questo punto è difficile per chi somministra la “cura”, e credo debba essere sostenuto esternamente da un terapeuta con gli attributi.
Per il borderline all’inizio è solo un metodo punitivo, non lo vede come un percorso di crescita, ed anche in fasi successive, pur iniziando ad esserne consapevole potrà avere delle profonde crisi dissociative. Se resisterà all’impulso di danneggiare se stesso allora la “cura” potrà essere considerata positiva.
Io ringrazio te Giuseppe, perché mi dai molte opportunità di confronto. Spero di poter contribuire ad alleviare un pochino le sofferenze relazionali delle persone coinvolte in questo disturbo.
Giugno 14, 2008 alle 9:19 am |
@ per Fernanda
Nel tuo commento ci sono molte osservazioni e sollecitazioni importanti e complesse.
Un aspetto importante è la mediazione: hai toccato un punto fondamentale perchè, almeno nel caso di nostra figlia, è proprio la mediazione di cui ha PAURA. Tutta la sua strategia menipolativa, e non, è funzione per una negazione di ogni possibile madiazione, in quanto sentita come una fonte pericolosa di una spinta alla crescita e quindi all’autonomia. Sai bene come questo suoni paradossale, ma quanto in realtà sia alla base del conflitto interiore.
Ti faccio un esempio:In questo preciso momento che ti scrivo è entrata nel mio studio e con modi bruschi e aggressivi mi annuncia: esco, ci vediamo stasera!
Dentro di me ho imparato questo: se chiedo a che ora più o meno torna, succede che comincia a gridare, se le dico Ok! e sto zitto si sente abbandonata… Allora provo a suggerire con delicatezza: , mi fa piacere che esci con un amica, se mi puoi dire più o meno se torni per cena, così anche io e la mamma , ci possiamo regolare…cenni d’impazienza e risposta: Insomma non vedi che mi fai fare tardi! per carità rispondo sono solo una manciata di secondi che parliamo…comincia a disunirsi, vedo salire la rabbia, allora apro un bel sorriso e le mando un bacio con un gesto con la mano…sento che mi è riconoscente e esce dalla stanza…
E’ così ogni giorno e questo rappresenta il continuum medio dove il processo d’autonomia ( distacco dalla madre) è sentito come il baratro e la fine della vita.
Le modalità manipolative e aggressive hanno lo stesso bersaglio: distruggere ogni possibile crescita. Passare all’esterno della famiglia la maggior parte del tempo, è rassicurante perchè non la porta a confrontarsi con il ” problema. ”
Il primo goal che abbiamo raggiunto è stato quello di eliminare il conflitto esplosivo, adesso lavoriamo perchè la famiglia presa nel suo quotidiano possa divenire fonte di avvicinamento e di contatto…ma che fatica!
Un abbraccio e grazie ancora.G