Ho ricevuto da Fabrizio D’Altilia una generosa lettera ben articolata di considerazioni “critiche e non” sull’ ormai famoso Appello Umanitario.
La lettera mi ha smosso un nuovo desiderio di aggiungere altre considerazioni su questa esperienza.
Mi sono chiesto come è avvenuto che un “impulso dell’anima” o il compimento di uno stato psichico, potesse aver generato tanta confusione e incertezze.
Nel mio intimo ho la convinzione che un “impulso dell’anima” sia sempre Giusto, perché atto puro, cristallino e assolutamente spontaneo. Per queste sue qualità un gesto perciò profondamente radicato nella realtà del momento e facilitato nel suo percorso immediato come una saetta: nel proiettarsi all’esterno e catapultarsi nei pensieri di tutte le persone che incontra. Un gesto che penetra come l’aria che respiriamo e si deposita nella mente con assoluta facilità. Nessun sforzo per entrare , nessun sforzo per essere accolto, ogni cosa rapidamente al suo posto.
Evidentemente non ho fatto i conti con la coscienza collettiva di questa società che, fra l’altro, non è affatto l’unico tipo di coscienza possibile. Essa è infatti condizionata storicamente e geograficamente ed è rappresentativa soltanto di una piccola parte dell’umanità.
Cosa è successo allora?
E’ probabile che la richiesta di un ampliamento della coscienza collettiva con un metodo così poco ortodosso, così poco “politico”, così poco mediato nel tempo e nello spazio, abbia dato adito a un movimento complementare contrario per bilanciare la consistenza aleatoria del primo.
I politici, quelli accorti, usano infatti la tattica del “Io penso e dico” e subito dopo “ smentisco di aver detto” in modo di far digerire piano piano al popol-bue ogni sorta di vessazioni e ingiustizie palesi. Nel nostro caso la critica di Fabrizio ha proprio indicato questo punto dolens: “ si poteva proporre un dibattito critico di arricchimento – revisione della stessa proposta”. Un dibattito poteva così introdurre e magari nel tempo apporre qualche leggera modifica ma, soprattutto, poteva far entrare nella gente la reale convinzione per firmare quello che a noi è sembrato semplicemente un “atto dovuto.”
La nostra era stata una sfida senza alcuna mediazione o patteggiamento. Avevamo organizzato tecnicamente ( cosa non facile) il metodo per la firma dell’appello e poi via sul Web. Come qualunque altra operazione sapevamo che aveva luci e ombre ( non sarà infatti un caso che fino a questo momento su 1302 contatti abbiano firmato solo 187 persone, circa il 14,3% , una percentuale che ci appare molto bassa, infatti ).
Forse, a livello della coscienza collettiva ci sono ancora ostacoli insormontabili… per paura, diffidenza, sfiducia, egocentrismo e quant’altro. E’ probabile che la via dell’immediatezza, del gesto autentico, della ricerca, della spontaneità ,sia ancora un patrimonio difficile da condividere su questa terra ancora primitiva e autarchica. Una terra ancora ancorata ai bisogni primari, alle soddisfazioni immediate, all’accumulo e scambio di merci e denaro, alla ricerca spasmodica di piaceri aleatori , priva di etica e solide fondamenta, dove gli adulti di domani sono depressi e annoiati al punto di sfidare la morte ogni sabato sera.
Fabrizio ha ancora ragione quando scrive: “Comunque a ogni passo si può imparare qualcosa per il passo successivo”. Senz’altro a noi è mancata la pazienza, ma questa è una virtù che accomuna il politico come i religiosi. Noi, al contrario, non avevamo nessun ideale politico da perseguire, nessun progetto che non fosse quello di ri-sollevare anche una volta il velo di Maja dalle ingiustizie quotidiane che vengono perpetrate quotidianamente a migliaia di famiglie lasciate sole con tutti i problemi che il disagio mentale comporta e che sarebbe inutile ripetere in questo scritto.
La nostra è una visione differente, a noi interessa scuotere le coscienze ma, soprattutto, condividere ogni giorno la sofferenza dei tanti che hanno situazioni simili alla nostra. Non abbiamo nessun intento politico e tantomeno educativo o addirittura legislativo. Noi ci sentiamo a nostro agio quando lottiamo contro gli schemi asettici degli addetti ai lavori, le loro rigidità e limitatezza di vedute, il loro egoismo quotidiano, le loro grandi comodità d’impiego. Siamo a nostro agio quando si tratta di tirare un sasso- lino nello stagno con la speranza segreta che le acque putride si diradino almeno per un momento. Questo è ciò che perseguiamo, altro non siamo proprio capaci di fare né pensiamo di fare nel futuro prossimo remoto.
E su questi punti, su questa esperienza così travagliata, sul futuro del Blog, andrò meditando fra le colline toscane infreddolite dall’inverno, ma dolci e armoniose come sempre.
Con il solito affetto, vostro Giuseppe
Gennaio 19, 2009 alle 1:39 pm |
Caro Giuseppe,
non rammaricarti oltre, ci abbiamo creduto, con la nostra generosità il nostro slancio e con tanta ingenuità..ma le 187 firme la dicono lunga,…evidentemente sono stati in molti a gridare “armiamoci e partite”! Hai fatto bene, non erano le nostre armi e continuare non aveva senso; sarebbe stata una sorta di “Armata Brancaleone” coraggiosa, ma raffazzonata e inconcludente,…daltronde non mi pare ci siano state proposte, nè incoraggiamenti, nè sostegni lungo la strada;… tutti a guardare e qualcuno a condannare…(dopo), la tua autocritica e il ripensamento.
E allora?… come hai già detto, torniamo a combattere con le nostre armi !… quelle con le quali ci siamo allenati durante tutti questi anni, con le quali abbiamo dato coraggio e vicinanza ai tanti come noi nella dura battaglia quotidiana… e torniamo ai nostri mestieri, torniamo a coltivare la terra, dove intimamente il seme lavora la sua costruzione e aiutiamo i nostri figli a rompere quel loro guscio doloroso e ad uscirne finalmente capaci di essere “Uomini” e… ” Diversi ” davvero !
Se poi Giuseppe dovessimo scoprire che il terreno dove abbiamo speso le nostre energie e le nostre speranze non è più fertile, ne cercheremo un altro, magari “più in alto” e con un nuovo orizzonte.
Ti giunga comunque sempre tutta la mia riconoscenza per il tuo grande impegno e il tuo grande cuore e a “Lei” il mio augurio più grande.
Speranza