Nessuno può immaginare cosa significhi convivere con un familiare che soffra di un “disagio” psichico.
E’ una esperienza unica, difficilmente condivisibile che ci lascia soli di fronte a una serie infinita di dubbi, d’interrogativi, di domande spesso inutili. E’ una sofferenza che impegna e connota tutta una famiglia, una sofferenza che lentamente si adagia, come polvere, su ogni angolo della casa e rende difficile perfino il respiro. Di fronte a tanto disagio cerchiamo di sopravvivere al quotidiano inferno! L’idea di un futuro ingenera in noi l’ansia su ciò che accadrà o no, ma ugualmente cerchiamo di andare avanti: cominciamo a essere stanchi, troppo stanchi … che fare? Chi avrebbe dovuto aiutare ci ha sbattuto dalla parte di coloro che devono difendersi (un vero paradosso!). Osservazioni cliniche neutre e asettiche, rapporti glaciali e distanti, mancanza di dialogo.
Ultimamente una psichiatra ci ha detto : ” Il vero problema siete voi che non volete affidare vostra figlia!” A chi dovremmo affidarla?…Alla lontananza? A una proposta di colloquio quindicinale? A una lista di psicofarmaci? E nei momenti di crisi? Un ricovero urgente in un reparto di povere creature abbandonate e deliranti? E per il nostro dolore, per la nostra inadeguatezza, per la nostra sofferenza?… Il Vuoto.
Per questo desideriamo soluzioni più dignitose per noi e per nostra figlia. Per questo cerchiamo persone con cui condividere esperienze, delusioni, progetti. Cerchiamo “portatori di speranza” ai quali ricambiare la nostra “speranza”.
Data l’ esperienza accumulata, dobbiamo rilevare come, nel campo che riguarda i giovani, esistono ritardi pesanti e cronici nell’assistenza di tutti coloro diagnosticati come “borderline”, categoria nella quale vengono racchiusi, dalla psichiatria ufficiale, una infinità di comportamenti. Sono giovani che avrebbero bisogno di trovare supporto e contenimento in un ambiente nel quale, piano piano, ritrovare e sperimentare un senso della relazione con se stessi e gli altri, senza sentirsi relegati nel ghetto dei malati psichiatrici cronici e non, sofferenti di tutto un altro tipo di patologia. Questi giovani non possono essere trattati tutti nello stesso modo, ma hanno il sacro santo diritto di ricevere un’ attenzione e un’ assistenza differenziata.
Di fronte all’ eleganza delle teorie che vengono enunciate , troviamo una profonda carenza di strutture e di realtà operative corrispondenti. Gli operatori della salute mentale sembrano oggi più preoccupati di fornire “interpretazioni” che soddisfano il loro egoico status professionale, piuttosto che rimboccarsi le famose “maniche” e gettarsi con passione e sincerità nell’aiuto concreto e, soprattutto, quotidiano, di un giovane estraneo a se stesso , alla famiglia e alla società.
Giugno 21, 2007 alle 1:53 am |
Scusate la mia intrusione, ma quanto avete descritto in questo blog mi ha profondamente e sinceramente colpito.
Immagino che, in tema di psicosi o deviazioni percettive dalla realtà ne sappiate più di me, non tanto, forse, a livello teorico quanto a livello pratico che è il lato più importante sotteso da ogni possibile teoria.
Di fatto immagino che abbiate bisogno di un po’ di sana pragmatica piuttosto che di teorie balzanti. La psicologia è una forma contenitiva di aiuto, specialmente in questi casi. So per esperienza che, di base, per l’individuo che non vuol essere aiutato, ci sono pochissime strategie da applicare.
Alcune forme di psicosi entrano di diritto nella categoria dissociativa (di fatto lo sono un po’ tutte le psicopatie) e dissociandosi dal vivere reale, lo psicotico vive in un mondo parallelo a fasi alterne. E di questo, immagino, ne sarete coscienti.
Ho di recente letto alcune casistiche cliniche in tema di psicosi ed ho notato una costante nei processi di guarigione non tanto relativa al terapeuta o al paziente, quanto relativa al loro rapporto.
In prima battuta, se posso permettermi un parere, credo che sia di fondamentale importanza l’imprinting di vostra figlia col terapeuta, si tratta di una reazione istintiva, basata solo sul giudizio che potrà farsene nell’immediatezza del primo incontro.
Di solito, questo, è un aspetto che viene sottovalutato nelle strutture pubbliche ma che, sul piano psicologico di una persona affetta da episodi psicotici è piuttosto importante.
Il paziente deve fidarsi necessariamente, al primo impatto, del terapeuta e, in questo caso, la terapia potrà essere molto proficua e molto veloce, fermo restando la capacità del terapeuta.
Quello che spesso sfugge alla dottrina tradizionale sono i particolari, ovvero i corollari inconsci per i quali una buona terapia può trasformarsi in una terapia eccellente. Nel mio campo son stato per un po’ di anni un ricercatore e, spesso, le sperimentazioni vengono accolte con molto ritardo dalla dottrina e dalla pratica. Considerate che i due Nobel vinti dalla psicologia riguardavano l’elettroshock e la lobotomia … solo dopo qualche anno si accorsero degli errori formali commessi.
Oggi le cose sono, fortunatamente, cambiate eppure ci sono ancora degli aspetti importanti che vengono sottovalutati nella routine.
Magari, su questi piccoli dettagli, potrei esservi utile. Avrei piacere ad esservi, in qualche modo, utile.
Ho letto con molto interesse quanto avete pubblicato e vi sono sinceramente vicino.
Avete provato tanti percorsi in vent’anni e immagino che ne proverete ancora e ancora, l’amore che vi lega a vostra figlia è davvero encomiabile. Nel mio piccolo, se proprio non riuscirò ad esservi di aiuto tangibile, magari potrà farvi bene un po’ di sfogo ed una persona che vi può ascoltare.
Lo scrivere sulle proprie esperienze è un modo (proprio della terapia breve che non mi sento di consigliarvi per il disagio di vostra figlia, ma che vi esorto a continuare per il vostro disagio di genitori) per trovare una valvola di sfogo delle tensioni e degli agenti stressori che, mi rendo conto, possono diventare insostenibili.
Quella di un blog è stata davvero una bella idea.
Se ne avrete piacere continueremo a mantenerci in contatto tramite il blog (la mia mail la potete trovare sul mio blog), mi farà piacere poter leggere vostre notizie.
Sono un ricercatore comportamentale per sincera passione e non di professione, così potremo, se vorrete, avere dei dialoghi informali che potrebbero giovare, anche in piccola parte, ad entrambi.
Con sincero affetto.
Giugno 21, 2007 alle 9:41 am |
Grazie delle sincere e affettuose parole. Come ha ben capito, abbiamo bisogno più di una sana pragmatica che di teorie balzanti. Come abbiamo scritto, di “teorie eleganti”, ne abbiamo lette e sentite molte, ma il disagio psichico di nostra figlia, così come quello di molte altre persone, è rimasto più o meno inalterato e più o meno mascosto nelle pieghe della società atomizzata nella quale viviamo.
Ci farebbe molto piacere rimanere in contatto con Lei tramite il blog e, nell’occasione, Le saremmo grati se volesse proseguire la sua partecipazione lasciandoci un consiglio/aiuto alla domanda problematica che oggi abbiamo pubblicato come articolo: ” Due nuovi eventi”. Grazie.
P.S.Certamente inseriremo il suo blog fra i nostri preferiti.
Giugno 28, 2007 alle 9:14 pm |
Grande è la vostra testimonianza con sincera dimostrazione di amore verso vostra figlia, non mi resta che essere e mettere a disposizione di voi quanto sono riuscito a capire e poi a mettere nella relazione con un altro, ammalato, senza esclusione di colpi.
Grazie, a quando volete ed io a quando posso (lavoro nei servizi pubblici territoriali della salute mentale di Napoli ed oggi sto facendo 18 ore di lavoro mentre nel prossimo week end sarò unico medico di una struttura sempre aperta ad ogni persona e ad ogni esigenza, dalla psicopolizia all’accudimento di svantaggiati. Non è narcisistico mito dell’unico contro tutti i mali della psicosi, è solo una giustificazione per quando mi troverete un pochino stanco, insomma un po’ di mani avanti…
Cordialmente
enzo spatuzzi
Giugno 29, 2007 alle 4:49 pm |
Le siamo grati della sua risposta e delle sue parole di conforto. Certamente nessuno, meglio di noi , può comprendere il suo impegno, ai limiti della resistenza umana, nell’accoglienza di persone con disagio mentale. Sappiamo da troppo tempo cosa vuol dire una attenzione costante, ora dopo ora, giorno dopo giorno, per assicurare un livello minimo di vita dignitosa a chi, nato e cresciuto nella sua fragilità, non può condurre una vita cosiddetta “normale”. ( e su questo punto, potremmo scrivere ben altri pensieri).
Noi ci sentiamo soli a condurre questa “battaglia” quotidiana, in quanto in Italia le strutture pubbliche e private sono in enorme ritardo di fronte al malessere giovanile. Una cultura burocratica, ottusa e poco appassionata di fronte ai reali problemi, non si è ancora fatta nessun carico di tutta una fascia di giovani che non sono malati psichiatrici cronici né malati psichiatrici cosiddetti psicotici. ( anche su questo ci sarebbero molte cose da osservare).
Avremmo bisogno di strutture efficienti e investimenti pubblici, operatori della salute appassionati che si dedichino ancora allo studio e all’aggiornamento, più attenti ai “malati” che alla carriera, insomma una “mentalità” che, fino a questo momento, rimane un lontano miraggio, un grande sogno.
Grazie ancora e auguri per il suo impegnativo lavoro.
Luglio 23, 2007 alle 8:01 pm |
Comprendo benissimo il vostro dolore perchè anche noi come voi siamo genitori di un ragazzo “borderline”.
Nostro figlio ha manifestato questo disturbo all’età di sedici anni, oggi ne ha ventisei e da allora la sua e la nostra vita è cambiata.
Non ha amici, litiga con tutti, non riesce a mantenere un lavoro per più di due settimane.
Ogni giorno ci rivolge insulti, ogni giorno si litiga, ,si piange e si soffre.
Ci accusa di essere la causa del suo malessere, delle sue frustrazioni, dei suoi fallimenti.
Gli psicologi e gli psichiatri consultati non ci sono stati di aiuto, anzi a volte ci hanno fatto sentire ancora più soli.
Anche noi siamo daccordo che non ci sono strutture adeguate per questi ragazzi, ed è per questo che desideriamo metterci in contatto con voi, per aiutare i nostri ragazzi e chi, come noi, vive lo stesso dramma.
Novembre 2, 2007 alle 9:24 pm |
Detto tra noi, da giovane ero un borderline doppia diagnosi perfetto. ero depresso, suicidario, stranito, mi sono fatto di eroina e di qualsiasi droga per otto anni, ho smesso da 20, da solo perché ho maturato delle cose in me. Ero terribile anche con i miei genitori. non capisco perché sua figlia non se ne vada di casa e perché voi vogliate aiutarla a tutti i costi.
Intanto vostra figlia non è malata, probabilmente solo in crisi con la vita.
Poi se è così mal presa sicuramente anche in famiglia o attorno a lei le cose non sono rose e fiori (la vostra stessa apprensione accanitrice mi insospettisce un po’…)
Con orrore leggo alcuni che vi dicono:”Avremmo bisogno di strutture efficienti e investimenti pubblici, operatori della salute appassionati che si dedichino ancora allo studio e all’aggiornamento, più attenti ai “malati” che alla carriera,” … MA: … non esiste nessuna “malattia” !!! e ringraziate il cielo che non esistano specializzati che sarebbe peggio !!!
Non ci possono essere specialisti dell’esistenza, questo è un mondo impossibile per chiunque, è normale che i ragazzi abbiano strane reazioni o reazioni di avversione all’esistenza.
Sarà vostra figlia un giorno a decidere se vivere o meno, per intanto proteggerla, “contenerla” ecc non significa far altro che farla sentire sempre piu’ incapace (o ribelle)… ma l’avete sempre responsabilizzata fin da piccola? le avete lasciato sperimentare il mondo “prima” o l’avete sempre iperprotetta???
Tanto ribelle se non se n’è ancora andata non sembra esserlo… forse è che le proponete qualcosa che non le interessa ma che è pigra per andarsene e quindi poi sta li e sclera?
io la metterei di fronte all’eventualità di doversela cavare da sola… ma probabilmente non lo farete…
Ma… dopo tanti messaggi che assecondano provate a ascoltare il mio che ci sono passato… ero come lei, forse peggio, fortunatamente i miei mihanno sbattuto fuoridi casa e mi hanno riaccettato solo quando ho chiesto IO aiuto.
( Scusate ma la mail è fasulla, non do’ la mia mail a sconosciuti raccontando la mia vita… )
Novembre 4, 2007 alle 8:55 am |
Tutto quello che è stato descritto nella pagina introduttiva di questo blog è esattamente quello che proviamo noi ogni giorno. Ciò che manca è la comprensione, la capacità di dare speranza ai genitori, ai parenti di ragazzi affetti da disagi psichici più o meno gravi.
Vi ringrazio perchè date voce a questi problemi che nessuno dei cosiddetti esperti sembra in grado di risolvere.
Un saluto
Elisabetta
Novembre 4, 2007 alle 4:31 pm |
@ to Border e Elisabetta
@ Border
Carissimo, le tue critiche più o meno velate ci fanno del bene. Perchè ci mettono sempre addosso un sacco di dubbi e ci spronano a trovare migliori ragioni per andare avanti. Sei stato fortunato a essere sbattuto fuori di casa, tu scrivi. Francamente noi non ce la sentiamo a questo tipo di cure. Anche perchè, come abbioamo scritto sopra, ogni borderline è diverso dall’altro, esattamente come ognuno di noi, per cui non pensiamo alla possibilità di un farmaco universale. Certamente abbiamo e faremo tanti errori, speriamo però che nel lungo periodo anche nostra figlia decida , un giorno, finalmente di vivere. Un carissimo abbraccio da noi.
@Elisabetta
carissima, grazie , veramente tanto, delle tue parole e della tua comprensione verso di noi.Speriamo che un giorno possiamo tutti salutare la vita con un grande sorriso!Un carissimo abbraccio da noi.
Novembre 5, 2007 alle 7:17 am |
Ho letto con attenzione alcune pagine del sito e sollevo alcune critiche proprio perche’ ho conosciuto e avuto a che fare per lungo tempo con una donna affetta da Borderline. Innanzitutto voi parlare di ‘disagio’ il che da una visione del tutto errata della questione (disagio e’ un mal di pancia temporaneo) infatti si tratta di una vera e propria malattia se volete chiamatela disturbo. Ad ogni modo forse voi siete riusciti a trovare una via e denunciate che in Italia alcune cose non si fanno.
Di cose NON fatte in Italia ce ne sono tantissime, incluso il fatto che consigli e terapie per i Borderline non si fanno ne’ si vogliono fare. Un mio amico psicologo ha affermato che molti suoi colleghi ‘non ne vogliono nemmeno sapere’ perche’ un processo di cura li sottoporrebbe a stress e burnout continui.
C’e’ poco da dire: per quanto si parli di contenimento inteso nelle forme illustrate questo puo’ andar bene. Ma non e’ facile applicarlo perche’ la famiglia (tutta) deve essere a conoscenza e capire che il malato ha un problema.
Nel mio caso ho notato con stupore e sgomento che come al solito ‘ogni scarrafone e’ bello a sua mamma’, ovvero che in presenza di commenti di persone che stanno attorno al Borderline il genitore piu’ prossimo vuole NEGARE l’esistenza della malattia ed INCOLPARE tutti gli altri degli esiti della stessa.
Chiudo ricordando che il borderline per natura e’ MANIPOLATORIO e la prima manipolazione avviene in famiglia. Ma non tutte le famiglie hanno la capacita’ di comprendere questo e di reagire e allora resta un interrogativo: dove non si riesce, chi provvede? Lo Stato lascia il malato mentale alla merce’ di incompetenti: congratulazioni, psichiatria innovativa italiana!
Novembre 11, 2007 alle 1:53 pm |
Caro A.T. ho letto più volte la tua lettera. In alcune cose sei d’accordo e in altre no. Per esempio pensi che il disturbo bordeline sia una malattia. Tutti gli psichiatri pensano come te. A noi non piace definire malattia una problematica evidentemente esistenziale. Di malattia si guarisce, non credo che un borderline possa guarire: può semmmai migliorare o nella migliore delle ipotesi andare oltre il suo disturbo: guarire che significa in questo campo? Sullo stato miserevole dell’assistenza dello Stato in questo campo siamo veramente tutti d’accordo: chi ha il potere di far sentire la sua voce? Se sorgessero tanti tanti Blog…forse…
Un caro abbraccio da noi.
Dicembre 22, 2007 alle 6:37 pm |
Vorrei dare il mio parere: Il bordeline è disturbo o malattia? Gli psichiatri dicono malattia ma come fanno ad affermare una cosa del genere?La malattia esiste quando un organo è malato, il bordeline qual’è l’organo malato? La mente ? Quali esami diagnostici ci dicono che la mente è malata? Punto e a capo.
Cari amici, la mia è una osservazione ho un figlio che gli è stato diagnosticato questo disturbo:come, solo osservandoLO per 10 minuti,è stato inbottito di psicofarmaci ecc.ecc. Spesso siamo noi genitori che buttiamo i nostri figli nelle mani di queste persone, con la speranza di aiutarli ,mentre li roviniamo di più.Riflettete ,la psichiatria non è una scienza esatta, la diagnosi è soggettiva .
Queste sono persone sensibillissime, non riescono a reagire a degli eventi, tocca noi con tanta pazienza e amore aiutarli, non c’è psicoterapia che può fare meglio di un genitore che ama il proprio figlio. perciò diamoci da fare. Le strutture pubbliche devono modificare il loro metodo di cura: ABBOLIRE I PSICOFARMACI E USARE IN DOSE MASSICCE UMANITà.
Dicembre 23, 2007 alle 4:21 pm |
” Usare in dose massicce Umanità”… chi non potrebbe essere d’accordo? … a parole tutti, ma purtroppo nei fatti … Un carissimo augurio di Buon Natale e Buon Anno!
Gennaio 4, 2008 alle 2:48 pm |
….Vorrei rispondere a quella persona che dice di essere uscito dalla “malattia” , solo dopo essersi drogato ed essere stato sbattuto fuori di casa.
Penso sinceramente che il tuo disagio e la succesiva “guarigione” non possono essere paragonate al reale disagio di un “MALATO PSICHIATRICO GRAVE”, tu sei stato viziato, tu eri un prepotente arrogante e poi cosa vuol di suicidario? se volevi veramente ucciderti perchè non ti è riuscito? secondo me eri solo uno stronzo.
Come ti permetti di criticare chi ha veramente a che fare tutti i giorni vero MALATO.
Scusami ma io ho raccolto la famiglia del mio compagno, due figli di uno borderline e uno tossicodipendente.
Il maggiore tossicodipendete è stato madanto via di casa ed è guarito “proprio come dici tu, “era stronzo viziato e cattivo” adesso è guarito.
Perl il piccolo di 24 anni ti assicuro che non può e non potrà mai essere come per il fratello, primo perchè la patologia è fortemente invalidante e li porta a continue regressioni (disimparano persino a deglutire) e come si può pensare di madarli in strada?
Sono d’accordo con la famiglia che chiede più partecipazione da parte delle istituzioni, anche perchè quando sono scompensati, pertanto pericolosi, li lasciano a casa con i famigliari che, stanchi e sfiniti comunque li continuano ad assistere con amore anche se loro non lo percepiscono.
Forse tu dovresti documentrti un po’ meglio sulla patologia di cui parli ma che non sai proprio un bel niente.
Io e il mio compagno siamo due medici e lui è specializzato in neurologia clinica (nuoropschiatra).
Gennaio 4, 2008 alle 3:13 pm |
Grazie di avere mandato un commento che è pur sempre utile a tanti di noi e grazie per …essere d’accordo! Un abbraccio.
Gennaio 4, 2008 alle 5:16 pm |
Gentilissima famiglia, purtroppo non so come esserVi di conforto dal momento che anche noi abbiamo una situazione pesantissima da gestire, non solo per i ragazzi ma anche per la legge ingiusta e vecchia sul divorzio.
Questi due ragazzi, abbandonati dalla loro madre, stanno ancora vivendo, unitamente al padre, una separazione giudiziale terribile che va avanti dal ‘99 e a tutt’oggi non è ancora stata emessa neppure la sentenza di separazione, ma solo l’autorizzazione a vivere separati e i figli affidati al padre perchè la madre non li ha voluti.
Tutto il nostro poco tempo libero lo dedichiamo a loro.
Il piccolo, purtroppo per l’anaffettività tipica della sua patologia tenta di tiranneggiarci ma, come è stato detto in un commento “i genitori non riescono a vedere ….” la fortuna dei mie ragazzi è, che io non sono la madre biologica, anche se li amo come se fossero miei. Riesco a vedere a sentire e forse anche a prevenire eventuali crisi dell’uno e dell’altro.
Vi auguro ogni bene, cercate solo di non farVi tiranneggiare troppo, questi malati non sopportano i deboli. Amorevole fermezza!!!
Gennaio 6, 2008 alle 10:36 am |
“Amorevole fermezza” è giusto, è la chiave… ma come è difficile farla girare nella serratura!
Gennaio 17, 2008 alle 4:36 pm |
Vorrei solo fare un appunto, per quanto riguarda la definizione di “disturbo”, malattia”, “malessere” o quanto si voglia nominarlo. Il borderline è un fenomeno indescrivibile e difficilmente diagnosticabile. Io sono una pedagogista e ho una cara amica borderline. Le fu fatta una diagnosi per quanto riguardava alcune condotte tipiche riconducibili allo stato stesso ma la sua condizione borderline purtroppo è una patologia mentale in quanto oltre al disagio esistenziale esistono in lei meccanismi di difesa primitivi nelle relazioni affettive identiche a quelle attuate dai pazienti psicotici. La derealizzazione e il delirio paranoide non sono conseguenze di un disagio ma sintomi di scompensazione dell’io e nemmeno la persona più scontenta,disperata e amareggiata di questo mondo, se ha una struttura dell’io abbastanza forte li metterà mai in atto.
Questo tanto per chiarire, se avete una persona vicina definita borderline sappiate che se sono presenti i sintomi delle principali psicosi maggiori avrete a che fare per vostra disgrazia con una persona malata che oltrepassa la “linea di confine”,proprio quella linea che pone i sofferenti in un continuo andare e vieni tra la nevrosi e la psicosi. La mia amica ha mostrato tratti psicotici in età adulta, pur con un passato da adolescente regolare, è stata definita borderline e sembra un libro aperto di psichiatria. Non presenta autolesionismo nè condotte antisociali ma una profonda sofferenza con le persone più intime dove emergono idealizzazioni,svalutazioni, repentini cambi di umore, delirio paranoide,pensiero magico e derealizzazione. La coopresenza di bipolarismo associata a fenomeni schizoaffettivi e paranoidi in un tratto pscotico definito alle sole relazioni con il partner e la famiglia (mantiene una mente lucida in tutto il resto della sua vita) ha permesso di definirla borderline (per i criteri diagnostici che tutti conosciamo). da considerare che la persona è adulta (44 anni) e che quindi risente meno dei tratti patologici adolescenziali avendoli comunque a suo tempo superati. Una forte ricaduta con grave crisi psicotica l’ha avuta due mesi fa a causa di una relazione interrotta bruscamente dal partner.
Gennaio 18, 2008 alle 10:08 am |
Tu scrivi, fra l’altro, nella tua dottissima lettera: ” … avrete a che fare per vostra disgrazia con una persona malata che oltrepassa la linea di confine…”
E’ profondamente vero e molto triste e angosciante a leggerlo così crudamente nero su bianco.Comunque grazie.
Gennaio 18, 2008 alle 3:54 pm |
Prendere coscienza del passaggio dalla linea di confine verso quadri psicotici maggiori deve essere interpretato dai famigliari come segnale inequivocabile di regressione. Attenzione: nessun all’erta, nel quadro borderline è tutto normale,per noi invece non è normale niente e se ci disperiamo dificilmente riusciamo a creare un legame empatico. Sembra sempre che non vi sia soluzione, sembra sempre di sbagliare e di dire le cose sbagliate al momento sbagliato e si spera di poter dare loro una mano o che una qualsiasi situazione possa farli cambiare. Una tragedia per chi vive con un borderline, un continuo sentimento di vuoto e fallimento. Per contrastare i sentimenti negativi che la vita con un borderline ci offre io sono d’accordo con alcune teorie psicanalitiche che cercano di stabilire un buon transfert con i pazienti disagiati analizzandone a priori il controtransfert. Per farla semplice bisogna cercare di tornare in contatto con loro usando un linguaggio prossimo.Per capire cosa stava succedendo alla mia amica (che era sparita e mi odiava in quel momento e non sapevo come stava) ho dovuto chiarire prima di tutto i sentimenti che provavo io, il mio senso di abbandono perchè non si faceva più sentire, il mio senso di impotenza, la mia perdita di lucidità in determinate situazioni emotive nel conflittuale rapporto che avevo con lei. Anch’io mi sentivo avida di affetto, mi sentivo fallita,persa, sentivo che la odiavo un pò, sentivo che non avrei avuto pace se non avessi messo le cose a posto. Sentivo di essere stata manipolata, strumentalizzata, privata del mio affetto, privata delle mie emozioni, messa alla porta con un indifferente se non minaccioso arrivederci a mai più. Tutto questo era vero,era la realtà ma nascondeva la sua importantisima ambivalenza giocoforza dei borderline: così era evidente che (tra proiezioni,incorporazioni e contenimenti affettivi) entrambe avevamo bisogno di affetto, di comunicazione, di pace e serenità, ma come dare queste cose che per noi sono normali mentre per un borderline sembrano sempre un obiettivo irraggiungibile? Semplicemente sfruttando l’ambivalenza dei sentimenti, l’amore/odio, gioia e tristezza, vicinanza ed abbandono. Bisognava sfruttare l’essere ed il contrario dell’essere, un contrario che non fosse così violento ma lievemente sfumato cercando di distrarre l’attenzione dai disagi creati con i rapporti più stretti e rispettando i suoi spazi di solitudine. Vivendo l’ambivalenza come fenomeno accettato e condiviso dagli altri il borderline sperimenta una forma di sintonia affettiva che potrebbe nell’elaborazione di pensiero creare un contenimento dell’angoscia. Ad esempio: “io ti odio, non ti voglio più vedere,sei tu la causa delle mie disgrazie” – Io “trovo una scusa e con atteggiamento assolutamente normale l’invito a giocare a tennis” – assurdo, direte voi ma ha accettato ed era felice.
Tutto questo non porterà un adulto alla guarigione ma credo che lo farà soffrire di meno e lo stesso farà soffrire meno chi si occupa di lui. Per Disagi: la vostra figlia è ancora molto giovane ed avete buone speranze che il tempo e l’esperienza di vita giochino a favore del rafforzamento dell’io rendendo l’esistenza sua e vostra quantomeno accettabile.
Ricordatevi che i co-dipendenti (famigliari non borderline) vengono investiti dal disagio e sperimentano sentimenti d’angoscia molto simili. Sfruttiamo questi sentimenti che ci regalano i borderline e cerchiamo di entrare in contatto con loro (se usiamo solo la logica è impossibile)
Gennaio 22, 2008 alle 2:52 pm |
E’ molto interessante quanto si crivi. “Change” di Watzlawick, è un ottimo libro che riguarda proprio l’atteggiamento che ci suggerisci nella parte finale del tuo commento. Ancor oggi usiamo spesso questa tecnica e qualche volta, sinceramente, ha successo…ma se, parfrasando quanto scrivi: – l’inviti a tennis e lei ti dice “chi se ne frega!” cosa fai ? …Vai a giocare da solo!?- Spesso l’aggressività, almeno nel nostro caso, mortifica ogni paradigma mentale e annulla ogni possibilità di dialogo anche paradossale.
Il mondo dei borderline non è facilmente semplificabile in quanto è una diagnostica che comprende sfumature enormi, dalle forme più leggere che permettono livelli di vita accettabili a forme molto più gravi dove il livello di vita è raramente accettabile.
In questi ultimi casi, ed è il nostro, ci sembra che solo una pluralità d’interventi possa dare la speranza di ottenere qualche risultato.
Almeno questa è, per ora, la nostra esperienza. Ti leggiamo molto volentieri e con interesse.Grazie ancora.
Gennaio 29, 2008 alle 1:27 pm |
buongiorno a tutti…io ho scoperto da poco cosa vuol dire borderline, non ho pareri ne “rimedi” da dare…ho solo bisogno di consigli da persone che hanno esperienza in merito a questa patologia. Purtoppo il mio compagno presenta numerose corrispondenze con i 9 sintomi con i quali generalmente si arriva ad una prima diagnosi di personalità borderline…vorrei aiutarlo ma nn so come avvicinarmi a lui …quale atteggiamento è meglio assumere? grazie 1000 Paola
Gennaio 31, 2008 alle 9:01 pm |
Ciao Paolina! Quello che ci chiedi è troppo per le nostre forze! Se leggi i commenti sopra di Lucia ( un profondo trattato) penso che ti siano utilissimi. Se vuoi noi possiamo rispondere a domande molto più precise e quotidiane. In questa direzione siamo pronti a aiutarti e ci puoi scrivere quanto vuoi. L’unica cosa che mi viene da dirti subito è di consigliarti a non farti assorbire dalle richieste del tuo compagno: è una china pericolosa!
A presto leggerti, un abbraccio.
Febbraio 27, 2008 alle 1:43 pm |
Have a nice day !
Maggio 28, 2008 alle 1:48 pm |
Inserisco il nome del vostro blog nel mio. Se contrari mi avvisate. Ciao f
Novembre 19, 2008 alle 11:06 pm |
Gabriele era una persona dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di straordinaria sensibilità. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui: sapeva scrivere delle lettere ed esprimere dei pensieri toccanti, con un’abilità letteraria non comune. Aveva però quella devastante malattia ”Borderline” che lo portava ad uno sdoppiamento della personalità, ad un’incapacità di gestire tempo, risorse, danaro, a dire bugie: in una parola l’incapacità a gestire la propria vita. Ci siamo sempre chiesti come potesse essere la stessa persona quella che prima ci scriveva quelle toccanti lettere, che io peraltro ritengo siano sempre state sincere, e quella che dopo ci trattava in un certo modo e teneva certi comportamenti.
Quando ho ucciso Gabriele, ho ucciso una parte di me stesso, ed io darei volentieri se si postesse la mia ormai inutile vita in cambio della Sua.
Gabriele era un ragazzo dotato di grande intelligenza (parlava e scriveva correttamente 4 lingue) e di grande sensibilità che scriveva spesso a me e Sua madre delle lettere toccanti bellissime:non parevano neppure scritte dallo stesso ragazzo che aveva fatto e detto certe cose nei nostri confronti. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui. Ma aveva questa devastante malattia che lo portava a questo sdoppiamento della personalità. Questa malattia quasi sconosciuta alla maggioranza della gente ed alla quale la medicina ingiustamente ha prestato e presta scarsissima attenzione. Siamo stati lasciati completamente soli dalle istituzioni che avrebbero potuto e dovuto supportarci. Ho bussato a tutte le porte cui potevo bussare, senza vergognarmi mai, ma nessuno mi ha aiutato. Magari quelli che a posteriori ora dicono ed hanno scritto: ma come si fa a compiere un gesto del genere con tutti i supporti che oggi puoi ottenere?
Gabriele era buono: io sono certo che sul Suo cammino ha trovato tanta gente senza srupoli che si è approfittatoa ai Lui. Sono altrettanto certo che tra i tanti amici che diceva di avere quelli sinceri siano stati veramente pochi. Forse nessuno di questi pochi lo ha veramente conosciuto e consigliato x il Suo bene.
Io sono stato il Suo angelo custode; gli sono sempre stato vicino anche quando la distanza che ci separava era tanta e gli volevo e gli voglio tuttora un mare di bene, anche se gli ho dato la morte.
Vivo solo nella speranza del Suo perdono e di poterlo un giorno vedere e riabbracciare.
Mio figlio Gabriele aveva 29 anni quando l’ho ucciso in un momento di smarrimento della mente e dell’anima e dall’età di 14 era stato messo in cura presso NPI e CPS di Monza. oltre che a psicologi privati. Io sono stato condannato a 12 anni di reclusione, e recentemente ho fondat0 in memoria di mio Figlio con i miei famigliari la GABRIELE VESCOVINI ONLUS – A.GA.VE con lo scopodi dare conforto alle famiglie che vivono giornalmente a diretto contatto del disagio psichico, e che come me si trovano come mi sono trovato io a nuotare in un pantano, di notte, senza alcuno che ti tenda una mano, affinchè tragedie come la mia non si debbano più ripetere.
i miei contatti sono i seguenti: a.ga.ve@email.it – tel 339 4897363 per chi ha bisogno di conforto, di una parola umana, o di conoscere attraverso la mia triste esperienza un parere di chi il dramma della patologia borderline l’ha vissuta sino in fondo, alle sue estreme conseguenze.
Auspico i miei migliori auguri per la toccante vivenda che Vi riguarda, e se vorrete contattarmi , sarò ben lieto di scambiare delle opinioni con Voi.
Sinceri saluti,
Flavio Francesco Vescovini – presidente A.GA.VE ONLUS -Monza
Novembre 20, 2008 alle 8:07 pm |
Questo scritto è un misto di amore e sofferenza .
Mi chiedo si poteva evitare una simile tragedia ?
Sono sconvolta nel leggere questo post.
Non ho parole per dire altro.
luna
Novembre 22, 2008 alle 5:07 pm |
Ciao Carissima Luna, … aspetto trepidante, il tuo commento! Un abbraccio grande, Giuseppe
Dicembre 20, 2008 alle 8:23 pm |
Ieri è stato messo internet il testo dell’Appello Umanitario elaborato da Giuseppe, che ringrazio per il prezioso lavoro fatto.
Io oltre a sottoscriverlo, l’ho inviato al maggior numero di persone che potevo, compreso giornalisti e telereporters.
Invito TUTTI VOI a fare altrettanto. NON ABBIATE PAURA DI USCIRE DAL VOSTRO ANONIMATO. Non c’è nulla da vergognarsi nello scrivere il proprio nome / cognome e indirizzo. Anzi c’è da essre fieri di combattere una battaglia di solidarietà Umana. Bisogna vincere lo ‘’stigma” ed essere fieri di lottare per le proprie idee e per i nostri cari. Ci sono tantissimi casi disperati ai quali ora come ora è difficile dare una risposta.
Un caro saluto a tutti
x A.GA.VE Onlus Flavio Francesco Vescovini
Marzo 11, 2009 alle 12:46 am |
Ho letto con molta attenzione gli interventi qui sopra. Non so quale margine di esattezza si possa raggiungere nel diagnosticare una sindrome borderline che, da tempi relativamente recenti, mi sembra estremamente diffusa. Ciò può essere dovuto alla precisazione degli strumenti diagnostici ma può significare anche ( e qui veramente faccio una pura ipotesi) la complicazione di quadri psicologici che sono andati deteriorandosi e confondendosi nel tempo a causa di interventi tardivi o inadeguati. Sembrerebbe che se il nevrotico, per esempio, è “incapace di amare e lavorare”, il borderline è incapace di vivere. Siccome l’incapacità di vivere è un fenomeno che può essere confuso ( come deduco dall’intervento dell’interlocutore “border”) con un generico disagio esistenziale, con un atteggiamento viziato e capriccioso e simili, mi chiedo quanti errori vengano commessi dalle famiglie, dagli ambienti scolastici, dalle strutture sociali, dagli operatori sanitari in una doppia direzione: sopravvalutare e difendere situazioni risolvibili con affetto e “fermezza”,fino al punto di farle degenerare in “malattia” o trascurare sintomi importanti e delicati attraverso la minimizzazione ( e anche in questo caso, attraverso un’inutile perchè inefficace iperprotezione). Nulla di certo, da parte mia, ma molta partecipazione perchè tutto questo mi è in qualche modo noto.
Marzo 12, 2009 alle 1:37 pm |
La sindrome Borderline di disturbo della personalità, fino a poco tempo fa è stata sempra poco conosciuta e per nulla curata. Ultimamente x fortuna la medicina sta iniziando a comprendere la reale gravità di tale disagio mentale, ed in alcun centri del Nord Italia si stanno abbozzando i primi tentativi x curarla e dare così un supporto concreto allle famiglie, che vivono autentici drammi, ed ai malati. Basti pensare alla cronaca di ogni giorno: quanto delitti efferati e senza alcun movente vengono collegati a persone Borderline.
Le assicuro che tale malattia non è delimitata da schemi ben precisi. Spesso è associata a bipolarismo di primo o secondo grado; spesso ad anoressia o bulimia; quasi sempre a droga, alcool, prostituzione e violenze gravi fisiche e verbali nei confronti dei familiari. Tali comportamenti sono legati al bisogno del malato di riempire quel senso di vuoto che sentono dentro di loro. Così si osservano instabilità negli affetti, nello svolgere le attività quotidiane ivi compreso il lavoro; incapacità di gestire le proprie risorse, a cominciare da quelle economiche.
Non di rado si è in presenza di un’identità sessuale incerta e a tentativi di suicidio, o di aggressioni nei confronti dei familiari
Io concordo con il fatto che con queste persone occorre fermezza e affetto poichè la maggiorparte non riconosce la propria malattia e tantomeno vuole farsi curare.
Il risultato di queste miscuglio esplosivo sono tantissime situazioni familiari drammatiche, ovei parenti non hanno più il desiderio di vivere, si ammalano loro stessi, e purtroppo ipotizzano soluzioni estreme x porre fine al ”tormento”
I Centri di Salute Mentale come ho già detto hanno grandissimi limiti (x tanti motivi) e non riescono a dare supporto efficace e tantomeno tempestivo
Infine torno sul tema della fermezza e dell’affetto. Sono essenziali ma sono solo la base da cui partire per avviare gli utenti presso centri specializzati, ove la cura verrà effettuata creando anche periodi di distacco dalla famiglia.
Tutti i genitori di malati psichici sanno che prima o poi verranno a mancare e si domandano sempre: che ne sarà di mio figlio?
Flavio Francesco Vescovini
Marzo 12, 2009 alle 11:32 pm |
La ringrazio molto per avere tenuto conto delle mie considerazioni. Comprendo tanto di quello che lei scrive, mi ricorda esperienze che ho conosciuto. So, da quello che ho letto, che non è il caso di sua figlia ma ,a volte, si commettono “errori” nei rapporti interpersonali che possono avere conseguenze incalcolabili. Una vita, ogni vita ha la sua dignità e il suo valore. Se ci sono stati errori, da qualunque parte siano venuti, la consapevolezza può solo rendere più sensibili e attenti di fronte ai segnali di “disagio”, proprio in considerazione del fatto che sono in gioco delle vite: del soggetto in questione e di quanti sono ad esso legati da affetto. Ha ragione, il tempo passa, i problemi crescono, i genitori pensano al futuro. Vorrei tanto che lei non considerasse sua figlia una malata psichica ma una persona sofferente e riuscisse a scorgere in ogni suo momento di serenità una conquista, sua e di quanti le vogliono bene. Questo potrebbe consentirle di vivere con minore ansia la sua vita ( che ha pure il diritto di vivere) e di affidare con maggiore fiducia sua figlia alle attenzioni di un centro specializzato. Attendendosi, piuttosto che una guarigione, la sua progressiva e imperfetta liberazione da una grande sofferenza. Un caro abbraccio. Mira
Marzo 15, 2009 alle 9:23 pm |
Dopo anni di sofferenze, travagli, difficoltà familiari e litigi, mi trovo attualmente, a vivere una situazione di apparente tranquillità con un figlio diagnosticato border.Un mese fa si è “dovuto agire” con un TSO lungo e difficile e una degenza di 20 giorni in un SPDC, è uscito alquanto sedato e scarico di aggressività e violenza.A distanza di giorni si è convinto a farsi gestire e ad aiutare con la speranza che un centro specializzato possa “rieducarlo”e rendergli la vita più accettabile. Dal suo ritorno a casa, stiamo cercando di avere molta più pazienza e amore ma nel contempo più fermezza. I nostri ragazzi sono persone più sensibili e buone, hanno bisogno continuamente di essere rassicurati ed incoraggiati, il mio, sogna ancora un lavoro ed una famiglia. Voglio lottare per garantirgli un minimo di dignità e di autonomia di cui ogni essere umano ha bisogno.La nostra vita è una continua battaglia!Un abbraccio a tutti
Stella
Marzo 16, 2009 alle 8:22 pm |
Cara STELLA
ci siamo sentiti telefonicamente tempo addietro, l’ultima volta il 5 gennaio us. Mi eri sembrata molto preoccupata. Ora leggo gli aggiornamenti degli ultimi mesi sul tuo caso.
Io ho cercato di ricontattarti ma non avendoil tuo recapito telefonico non sono riuscito.
Mi farebbe piacere parlare di nuovo con te.
Se lo ritieni, richiamami o scrivimi sulla mia mail
A.GA.VE@email.it
Spero a Presto
Flavio Francesco V.
Marzo 22, 2009 alle 8:47 pm |
x STELLA.
Grazie x il cortese riscontro
Ottobre 12, 2009 alle 8:17 pm |
Ciao, ti andrebbe uno scambio link col mio blog Geekblog?
grazie 1000! http://www.geekblog.it
Claudia
Novembre 2, 2009 alle 7:01 am |
quello che stavo cercando, grazie