Domenica Ecologica a Napoli!

Maggio 18, 2008

                                                    

                                      

Questa è troppo bella! Non si può far finta di niente, non si può parlare e scrivere  di vaccini o di medici…!

Mentre la città di Napoli è ancora oggi letteralmente sommersa dai rifiuti, con dei  danni collaterali per la popolazione enormi sotto il profilo psicologico e igienico sanitario ( che in confronto è meglio farsi una intera dose di valium! ) , cosa hanno inventato i Sig.ri Politici ? La Domenica ecologica!

Cose da …pazzi! Appunto! E sarebbero borderline i nostri figli? Oppure lo sono questi signori che si riempiono la bocca e le tasche di magnifici e retorici paroloni, che per interessi molto sospetti da un lato impediscono la raccolta dei rifiuti e dall’altro si dipingono la faccia con i colori arcobaleno dell’Ecologia di maniera? Questi signori oggi non solo sono al “limite” ( ..border), ma lo hanno spudoratamente sconfinato entrando di diritto nel “caravanserraglio dei matti da legare!” ( così come loro definiscono i sofferenti di un disagio mentale).

Che le ASL si mobilitino, che i grandi psichiatri inizino le loro grandi cure con gli psicofarmaci! Si dia inizio ai ricoveri TSO ( forzati) per tutti questi signori!

Una verità molto semplice: i nostri figli sono malati perchè anche questa società è malata.


La “Storia” di Silvia

Maggio 14, 2008

 

Le nostre storie  sono il tessuto connettivo sul quale s’inseriscono  quelle considerazioni e riflessioni che ci uniscono nella ricerca per un mondo migliore. E siamo in tanti che lo desideriamo. 

Questa è la storia di Silvia:

La ns storia comincia tanti anni fa, ma l’episodio più eclatante che ha trasformato la ns vita, è successo nel giugno 2006. Mia sorella, nata prematura, ma con la convinzione dei medici che sarebbe comunque cresciuta normalmente, (con più calma, ma che sarebbe comunque arrivata), grossi problemi nn ci ha mai creato. Da sempre è stata considerata “la poverina”, trattata come una bambina anche quando cresceva, situazione famigliare non delle più idonee, i ns genitori si son separati con vere tragedie napoletane e mia sorella di questo ha sofferto tantissimo (anzi penso che la sua crescita si sia fermata proprio in quel momento). Sempre attaccata alla Tv a guardare i programmi più stupidi, mia mamma che faceva 2 lavori per mantenerci, mio padre alquanto assente ed io che purtroppo avevo solo 1 anno in più di mia sorella e nn mi rendevo conto di quello che stava succedendo. Così, Lei “abbandonata” a se stessa, ha cominciato a crearsi un suo mondo, ha scoperto i cellulari e con loro internet! Purtroppo si sa che certe persone che navigano su certe chat non sono delle più raccomandabili, e infatti così è stato. Ha conosciuto persone che nn so come, sono riuscite a raggirarla talmente tanto da arrivar a rubare soldi in casa nostra e dei nostri parenti pur di ricaricare il cellulare a lei e a queste persone, ed ad aver dubbi sulla sua sessualità. Il cellulare era diventato la sua droga, di giorno, di notte, in continuazione, lei aveva sempre il cellulare in mano, come drogata. Era arrivata a dirci bugie gigantesche, ad aver poi paura lei stessa delle persone che conosceva, ad aver fobie.

Così decidemmo di andar da uno psichiatra. Questo, fatta la sua diagnosi, cioè : “ridardo mentale con disturbo di personalità borderline”, ci consiglia una comunità di recupero. Scossi da questa “sentenza”, per un po’ decidiamo di non portarla più da questo dottore perchè per noi l’idea proposta era troppo forte (non aveva mai fatto nulla di così grave a ns parere!) Senonchè nel giugno 2006 mia sorella diventa sempre più ingestibile, i soldi sparivano sempre + e nn riuscivamo più a capire se quello che diceva, faceva, fossero solo fobie create dalla sua testa o se fosse verità. Così tornammo dalla pschiatra e con il dolore più grosso che avessimo mai provato in vita nostra, io e mia mamma, e di conseguenza mio papà, decidemmo di parlar con lei per cercar di farle capire la necessità di questo percorso in comunità. Lei non era entusiasta ovviamente all’inizio, ma poi, frequentando la comunità per i vari colloqui con degli educatori, visto l’ambiente, si convinse che fosse giusto per Lei. Così il 20/7/06 entra in questa comunità. Una comunità bellissima, curatissima e con molti ragazzi che esprimono veramente felicità e gioia di vivere. Il dolore più grande è stato il vederla entrare piangendo, ci ha distrutto l’anima. Non abbiam potuto vederla per 9 mesi (come una gravidanza!), il metodo della comunità è l’allontanamento dalla famiglia per il periodo iniziale in modo da nn influenzare il suo percorso. Non potete immaginare il ns stato d’animo, le umiliazioni subite dalla gente che in paese diceva che questa scelta era stata da noi presa per “liberarci di un peso”!!!!! Il malassere interiore che ci tormentava nel capire se avessimo fatto la cosa giusta, insomma 9 mesi di vero inferno. La 1° volta che l’abbiamo vista, hannno chiamato me e mia mamma era PASQUA. L’emozione che avevamo era fortissima. Lei non lo sapeva che ci avrebbe visto, e appena arrivate ci è saltata al collo piangendo tantissimo, dalla gioa tremava tutta. Abbiam parlato molto e ci è sembrata molto serena. La II° volta dopo un paio di mesi, è venuto anche mio padre e figurarsi Lei, io e mia mamma potevamo anche nn esserci che era lo stesso. Poi fino a novembre, quindi per altri 4/5 mesi, più vista; nn ci hanno più chiamato e quando telefonavamo noi ( visto che non si può chiamare spesso) ci dicevano che aveva molti alti e bassi e che finchè nn si comportava “bene”, noi nn la potevamo vedere. Sennonchè il 23 novembre mi suona il telefono in ufficio ed è la comunità; senza tanti preamboli mi dicono che nel pomeriggio l’avrebbero mandata a casa per un periodo di 10/15 gg perchè faceva troppo arrabbiare e doveva esser punita (con l’espulsione dalla comunità) per capire che se voleva “guarire” doveva aver la voglia lei di farlo e quindi doveva capire che là era il posto giusto. In un attimo ci si è ristravolta la vita! MA COME?! SE ERAVAMO NOI IN GRADO DI CURARLA MICA LA MANDAVAMO IN COMUNITA?! MICA PATIVAMO LE PENE DELL’INFERNO?! Vabè, fiduciosi della struttura, accettiamo questa ulteriore “prova” e in un paio d’ore decidiamo, io e mio marito, di provare noi a fare quanto detto. Mia madre in forte stato depressivo, nn se la sentiva di “trattarla male” come ci dissero e per questo mi presi io “l’onere”. Per non dilungarmi troppo, dai 10/15 gg che doveva star a casa (per capire che aveva sbagliato e che noi non la volevamo più alle sue condizioni) sono passati 2 mesi e mezzo!

Non dico che da quell episodio avessimo perso fiducia nella comunità, ma il metodo scelto non ci è sembrato dei più idonei. Tutto d un tratto, così da un attimo all’ altro, senza aver le competenze giuste, abbiam dovuto fare cose che umanamente risultano inconcepibili. Figurarsi dopo tutto il tempo che nn la vedevamo e con il senso di colpa a mille per averla mandata in comunità, trattarla male e nn farle vedere la mamma per stimolarla a voler tornare là, è stata davvero dura. Ci son stati momenti che nn riuscivo più a capire se ero io che avevo problemi o lei! Due mesi così non li dimenticherò mai, ho dovuto anche star a casa dal lavoro per gestirla, perchè da sola in casa nn poteva rimanere, altrimenti rischiavamo potesse far stupidate. La mamma in questi 2 mesi nn l’ha mai vista e questo forse è stato davvero il motivo per cui ha voluto tornare là. A febbraio è rientrata e ad oggi dobbiam ancora vederla, ha ancora momenti di alti e bassi. Nel frattempo io e mia mamma abbiam girato come pazze da psicologi e pschiatri in cerca di qualcuno che ci desse “la soluzione”, ma solo ora e nn sono ancora convinta del tutto, la soluzione, detta dai medici interpellati nn esiste. Lei ha un disturbo di ritardo mentale medio e per questo nn potrà mai essere “normale”. Purtroppo nn riesco a crederci, forse è proprio vero che la speranza è l’ultima a morire, dovreste conoscerla, è una persona speciale, intelligente, socievole, ma con alcuni momenti buii, daltronde chi nn li ha? A volte mi chiedo ma perchè? Nn ha ucciso nessuno, nn è violenta, nn ha mai goduto niente nella vita, perchè Lei si deve meritare una vita così?! Si è lasciati soli nella disperazione più totale, a lottare contro qualche cosa più grande di noi. Il metodo della comunità, nn so se è giusto o sbagliato, ma di qualcuno dovremmo pur fidarci. Lei è serena, quando era con me a casa, ne parlava benissimo e speriamo sia davvero così; arrivi ad un punto dove davvero non capisce più cosa sia giusto e cosa no.
Con affetto Silvia


Allora “Lei” cosa ha fatto?

Febbraio 7, 2008

Ieri ha pensato bene di “svenirsi” in strada e farsi portare in ambulanza al Pronto Soccorso. Accudita, analizzata, confortata per qualche ora. La madre/Prontosoccorso è stata molto sollecita e attiva. Ne è uscita contenta e allegra. A cena mi ha raccontato nei minimi particolari quanto i medici erano stati bravi e quanto era carino un infermiere! Dell’assenza della madre, nemmeno una parola. 

“Lei” è una voragine di  richieste che non possiamo soddisfare…l’affetto non basta mai, così come i soldi, così l’amore, così come l’attenzione, così come il parlare…Bisognerebbe essere organizzati come alla corte d’inghileterra: una sequela di servi, servitori, maggiordomi, segretari, medici, assistenti, cameriere, parrucchiere, stallieri,… ecc. ecc. tutti a suo servizio, tutti pronti a assecondare le sue richieste…è mai possibile che non si trovi un altra strada?

Ripensando, però, l’idea del prontosoccorso non è male… e se mi svenissi anch’io?


Era Inevitabile

Febbraio 2, 2008

che prima o poi ci fosse una reazione diversa, differente, o disperata, estrema. Da qualche giorno “Lei” voleva un pieno per il suo cellulare completamete svuotato nelle hot-line. La sua richiesta è diventata progressivamente assillante e imperiosa fino a divenire un ultimatum intimidatorio. Ma noi siamo stati decisi e uniti sulla linea del rifiuto. Il tono si è fatto sempre più minaccioso fino a sfociare in una vera e propria violenza nei confronti di sua madre, approfittando delle ore in cui mi sono recato al lavoro. Non solo “Lei“ ha aggredito fisicamente sua madre, ( per fortuna in modo non pesante) ma è scesa in strada e ha cominciato a insultarla e umiliarla a gran voce con le peggio parole. E dopo una mezz’ora se ne è andata infuriata, finalmente, chi sa dove.

Così mia moglie, esasperata, dopo anni di vessazioni , di pazienza, di conpresenza, di accoglimento, di comprensione ha fatto frettolosamente una borsa, ha scritto un biglietto a “Lei”, mi ha telefonato piangendo e mi ha detto con grande dispiacere che se ne sarebbe andata per qualche giorno da dei nostri amici, perchè era arrivata sull’orlo del baratro.

Oggi sono solo con “Lei”. Mi sento smarrito e confuso. C’è uno strano silenzio nella casa che ha cambiato volto. Le stanze sono diverse, hanno cambiato colore. Non riesco a concentrarmi su niente. Mi aggiro tagliando l’aria come se fossi immerso in un liquido inodore e asettico. Scrivo queste poche righe per aiutarmi a trovare un senso di quello che sta accadendo. Sono andato a ricercare il libro di un sopravvissuto ai campi di sterminio, Imre Kerteszl, le cui parole mi hanno sempre aiutato: “Non esiste assurdità che non possa essere vissuta con naturalezza e sul mio cammino, lo so fin d’ora, la felicità mi aspetta come una trappola inevitabile. Perchè persino là, accanto ai camini, nell’intervallo fra i tormenti c’era qualcosa che assomigliava alla felicità”. Così apro la finestra e respiro profondamente l’aria.


Un tranquillo weekend di paura

Ottobre 27, 2007

   Oggi è una giornata terribile. Dopo un tempo abbastanza sereno si è scatenata una tempesta di fuoco. Un motivo apparentemente futile, una crema, e la scintilla ha dato fuoco alla casa con  gridi, pianti e ingiurie per tutti.  Una avidità incontenibile annebbia ogni capacità di ragionamento. Cerchiamo di contenere e riportare questo momento al filo della ragione. Ma questa non esiste più. E’ una furia cieca, un delirio di distruzione. Così noi genitori cerchiamo di mantenere la calma. Guai se cadessimo nella trappola di reagire con forza. Però determinati a non cedere su alcun punto. Un altro tranquillo weekend di paura.


E L’AMORE?…

Agosto 18, 2007

 Darfur-  la canzone del piccolo Adam, profugo a soli 12 anni e un futuro senza certezza, è stata registrata da una volontaria di Medici Senza Frontiere. Adam chiese alla ragazza di poter cantare e, intonò questo brano che racconta la voglia di speranza dell’infanzia negata: 

LA CANZONE DI ADAM

 Per amore di nostra madre, studiamo 

Per amore di nostro padre, studiamo

Per amore di nostra sorella, studiamo

Per amore di nostro fratello, studiamo 

Anche se le nostre case sono tutte bruciate, per questo dobbiamo studiare 

I nostri villaggi sono ormai vuoti, per questo dobbiamo studiare 

Per amore di nostra madre, studiamo

Per amore di nostro padre, studiamo 

Dobbiamo far sentire la nostra voce, per poter imparare

Anche se la nostra scuola è distrutta, impariamo 

Per amore del Sudan, studiamo

Per amore del Darfur, studiamo  

Alcune osservazioni ci sorgono spontanee di fronte a questo miracoloso senso della vita che il piccolo Adam ci trasmette con la sua bellissima canzone, malgrado le spaventose distruzioni imposte da un popolo, per ovvie ragioni di dominio economico-religioso, alla sua gente:

gli inquietanti “disagi” dei giovani  occidentali a base di droghe, alcool, aggressività e indifferenza sono il risultato della nostra cosiddetta civiltà del benessere? E’ vero, come ha scritto recentemente Umberto Galimberti che “ il piacere della droga …è la scelta dell’astinenza dalla vita perché questa, una volta apparsa in tutta la sua insignificanza, prosegua pure il tracciato della sua insensatezza” ?

Se a una gran parte dei giovani d’oggi la vita appare senza alcun significato, possiamo vedere in questo triste fenomeno lo specchio della nostra cultura? Siamo stati incapaci di educare e costruire una società normale? Oppure l’insaziabilità naturale si è coniugata in un micidiale mixer con i non-valori dell’odierna cultura? Questa avidità che sta bruciando la terra è il “segno” del nostro futuro di genitori e di cittadini del mondo?

Perché “Lei” si permette di aggredirci ogni mattina , ogni giorno? Perché non studia? Perché si riempie di ogni possibile oggetto che luccichi o abbia una tastiera telefonica? Perché chiede continuamente denaro? Perché cerca di aggrapparsi a storie insignificanti?Non sappiamo come contenere “Lei” come non sappiamo come contenere una guerra d’aggressione? Siamo incapaci di limitare la sua avidità come siamo incapaci di limitare quella dei popoli che invadono, distruggono, uccidono per “sete” di petrolio o di potere religioso? 

Non sarà che abbiamo perso tutti il senso della misura, il senso dell’essere, il senso civico e morale della convivenza, il senso della fondamentale importanza  di alcuni valori di base: giustizia, sapienza, verità e la tanto vituperata temperanza?

Terre bruciate, villaggi abbandonati, scuole distrutte: abbiamo allora bisogno che un povero bambino sfollato del Darfur ci indichi un nostro possibile futuro? Dobbiamo anche noi fare terra bruciata di ogni benessere per rivalutare le basi della vita? Dobbiamo forse pensare che è “la sofferenza”, oppure  “’ l’istinto di morte” come ha scritto Freud, il vero motore evolutivo del genere umano?  

E l’amore?... dove è finito questo sentimento così potente e insito nella natura umana? Sembra sepolto sotto le macerie …ma un bambino del Darfur l’ha miracolosamente fatto risorgere.

Per amore di nostra madre, studiamo

Per amore di nostro padre, studiamo


Inadeguatezza di una madre

Agosto 9, 2007

Sono in una EMERGENZA! Una emergenza che dura da ventidue anni. Allora ne avevo trentatre e “Lei” fu concepita. Fin da subito ho percepito la sua energia così forte e dominante che,  nel rapporto con “Lei”, mi sono  sentita la parte “debole”.

Non mi ritengo fragile come donna nè inerme e remissiva. Anzi, mi sono sempre vissuta energica, vigorosa. Ma …ma non abbastanza per “Lei”, per tenere a bada la sua prepotente energia, un vero miscuglio di aggressività, rabbia, desiderio e insaziabilità.

Tutti i bambini nascono con un funzionamento più o meno uguale, a prescindere da quelle caratteristiche differenti che fanno di ogni singolo un individuo unico? Tutti i bambini nascono programmati per un determinato percorso evolutivo più o meno uguale, anche se con tempi e modalità peculiari di ciascuno ? Tutti gli intoppi e i problemi che insorgono dalla nascita in poi, una volta appurato che non dipendono da alterazioni di natura anatomica o fisiologica o biochimica, hanno la loro fonte negli eventi della vita , soprattutto quelli della primissima infanzia?

Pongo queste domande prima di tutto a me stessa e poi a voi, perchè in tanti anni di difficoltà e di “disagi” ho sofferto principalmente per due cose: la prima è che gli specialisti si limitano a ricercare le cause dei vari disturbi, disfunzioni , discontrolli esclusivamente  nella biografia post-natale; la seconda è che nessuno ha tenuto conto di quelle informazioni da me raccolte attraverso sensazioni, percezioni, intuizioni su come era “Lei” prima della nascita e alla nascita.

Perchè mai nessuno si è preso la briga di allargare il campo, di trovare fonti aggiuntive di spiegazione, ampliando il tempo e lo spazio? In tanti interrogatori, colloqui mi è stato attribuito  un considerevole fardello di responsabilità; ho incontrato un comune accanimento a scoprire chi o che cosa è stato colpevole: alcuni hanno privilegiato la madre, altri, più gentilmente, l’intera famiglia, altri ancora, magnanimi, sono arrivati a estendere la colpevolezza all’ambiente circostante. Oltre i confini della vita biologica individuale nessuno si è però mai spinto a scandagliare, oltre il modello biografico nessuno si è mai arrischiato a cercare.

Eppure, mi dico, ho fornito tanti elementi sulla sua costituzione-essenza energetica, su come l’ho sentita annidarsi in me e affacciarsi a questa esistenza incarnata, crescere e venire al mondo. Ho raccontato della sua bramosia, del suo desiderio insaziabile, della forza inusuale che da subito veniva da “Lei”, prima ancora  che si formasse  in un corpo. Ho raccontato di essermi sentita inadeguata per una tale drammatica avventura con una natura così prepotente.

Sono ancora in attesa di chi raccolga questo materiale e abbia il coraggio di ricordarsi che l’uomo è sospeso su qualcosa di spietato, avido, insaziabile, per dirla come Nietszche,  ” sul dorso di una tigre”.

E c’è chi è sul dorso più di altri e ha da affrontare la tragicità dell’esitenza in maniera più complessa. E c’è chi lo accompagna con amore in questo arduo e doloroso cammino e ha pertanto bisogno non di spiegazioni, di giudizi, di diagnosi, ma di essere guidato a allargarsi verso nuovi orizzonti e verso nuove prospettive.

Madri che vi sentite inadeguate raccogliete il mio grido! Il mondo  non finisce e non comincia con noi. Il mondo è sintesi di visibile e di invisibile.

 


A proposito di considerazioni medico-filosofiche

Luglio 29, 2007

 

E’ molto interessante che all’interno di un Blog, nato sulla sofferenza per il “disagio” di un figlio, possano aver trovato  spazio anche considerazioni  medico-filosofiche, così come sono state definite, nel suo ultimo commento, da “nandoofen”.

 

In genere, nella letteratura cartacea e in quella virtuale, il “disagio” è, nel complesso relegato negli angoli sentimental-pietistici oppure nel campo delle denuncie o polemiche, che spesso risuonano nel vuoto delle coscienze degli addetti ai lavori.

 

Tali considerazioni, (“medico-filosofiche”), probabilmente sono per lo più assenti in quanto non sono ritenute d’interesse primario per la salute dei pazienti né dalla classe medico-specialistica, trincerata nei paradigmi scientifici o ritenuti tali, nè dalla classe politica, visibilmente scollata dai reali bisogni della popolazione.

 

Ciò premesso, vorremmo invece stimolare le considerazioni pubblicate da “nandoofen” nel suo ultimo commento, ponendo il seguente quesito:

 

La “voracità” ( avidità) con la quale, nella esperienza materna,  “Lei” si è presentata al mondo, rientra nel quadro di una “natura vorace”, che nel corso dell’evoluzione della specie, la civiltà ha cercato di modificare con risultati molto dubbi oppure è una “caratteristica” individuale che  può svilupparsi nel processo di crescita post-natale? Oppure i due aspetti si compenetrano l’un l’altro?

Da parte nostra, vorremmo ricordare una riflessione di Freud:

 

“Innumerevoli uomini civili, che indietreggerebbero inorriditi di fronte all’omicidio o all’incesto, , se sono sicuri di rimanere impuniti, non si precludono il soddisfacimento della loro avidità, della loro smania aggressiva, delle loro bramosie sessuali, e non si astengono dal danneggiare gli altri con la menzogna, l’inganno, la calunnia e così è certamente stato sempre, fin dagli albori della civiltà.”

 

“Disagio mentale” o disagio della civiltà, dunque?

 


Due nuovi eventi

Giugno 21, 2007

Abbiamo due notizie da segnalare: una bella e una brutta.

Iniziamo da quella bella. Hanno cominciato a risponderci  con parole di vicinanza, di aiuto, con consigli e affettuosa partecipazione. Siamo molto emozionati perchè questi interventi da lontano, ma vicini, entrano in modo non intrusivo  nella nostra vicenda. E ne siamo grati.

Passiamo ora a quella brutta. Sapevamo che “Lei” abusa di farmaci. Finora si era trattato di Aulin,Vicks flu-action, Actigrip,Zerinol, Aspirina…“Lei” giustificava il fatto con doloretti influenzali vari. Le dosi non erano per niente rispettate e aumentavano nel tempo vistosamente. Da una bustina o compressa due volte al giorno , negli anni è passata a due/tre bustine o compresse più volte al giorno.

Abbiamo notato che “Lei”, benchè dica di non voler essere controllata e assuma questi farmaci di nascosto, in realtà lascia sempre evidenti indizi che ci facciano accorgere del misfatto e ci diano l’imput a intervenire per bloccarla. Una volta fermata si quieta per qualche giorno e poi ricomincia nella sua dipendenza più di prima.

Due giorni fa ci siamo accorti che le dosi dovevano essere ulteriormente aumentate da una eruzione vistosa sulla pelle accompagnata da un arrossamento pronunciato sulle guancie e da una eccitazione psicomotoria molto alta. La novità è stata scoprire che i farmaci sono aumentati: ora si è aggiunto anche il Ketodol, Optalidon, Voltaren …

Che fare? Ignorare i segnali che ci lascia? Lasciare  che si distrugga sotto i nostri occhi, con i nostri soldi, nella nostra casa? Requisire tutto controllando le sue borse e armadi?

Abbiamo fatto intervenire il medico di base che le ha spiegato i danni e i pericoli collaterali. Nessun esito. Abbiamo fatto intervenire la psichiatra dell’ASL che la segue, la quale le ha prescritto la Tachipirina, informandola che, almeno questa, non è così dannosa. Unico esito è stato che in questi ultimi due giorni si è fatta fuori dodici compresse.

Avete un consiglio da inviarci?