Darfur- la canzone del piccolo Adam, profugo a soli 12 anni e un futuro senza certezza, è stata registrata da una volontaria di Medici Senza Frontiere. Adam chiese alla ragazza di poter cantare e, intonò questo brano che racconta la voglia di speranza dell’infanzia negata:
LA CANZONE DI ADAM
Per amore di nostra madre, studiamo
Per amore di nostro padre, studiamo
Per amore di nostra sorella, studiamo
Per amore di nostro fratello, studiamo
Anche se le nostre case sono tutte bruciate, per questo dobbiamo studiare
I nostri villaggi sono ormai vuoti, per questo dobbiamo studiare
Per amore di nostra madre, studiamo
Per amore di nostro padre, studiamo
Dobbiamo far sentire la nostra voce, per poter imparare
Anche se la nostra scuola è distrutta, impariamo
Per amore del Sudan, studiamo
Per amore del Darfur, studiamo
Alcune osservazioni ci sorgono spontanee di fronte a questo miracoloso senso della vita che il piccolo Adam ci trasmette con la sua bellissima canzone, malgrado le spaventose distruzioni imposte da un popolo, per ovvie ragioni di dominio economico-religioso, alla sua gente:
gli inquietanti “disagi” dei giovani occidentali a base di droghe, alcool, aggressività e indifferenza sono il risultato della nostra cosiddetta civiltà del benessere? E’ vero, come ha scritto recentemente Umberto Galimberti che “ il piacere della droga …è la scelta dell’astinenza dalla vita perché questa, una volta apparsa in tutta la sua insignificanza, prosegua pure il tracciato della sua insensatezza” ?
Se a una gran parte dei giovani d’oggi la vita appare senza alcun significato, possiamo vedere in questo triste fenomeno lo specchio della nostra cultura? Siamo stati incapaci di educare e costruire una società normale? Oppure l’insaziabilità naturale si è coniugata in un micidiale mixer con i non-valori dell’odierna cultura? Questa avidità che sta bruciando la terra è il “segno” del nostro futuro di genitori e di cittadini del mondo?
Perché “Lei” si permette di aggredirci ogni mattina , ogni giorno? Perché non studia? Perché si riempie di ogni possibile oggetto che luccichi o abbia una tastiera telefonica? Perché chiede continuamente denaro? Perché cerca di aggrapparsi a storie insignificanti?Non sappiamo come contenere “Lei” come non sappiamo come contenere una guerra d’aggressione? Siamo incapaci di limitare la sua avidità come siamo incapaci di limitare quella dei popoli che invadono, distruggono, uccidono per “sete” di petrolio o di potere religioso?
Non sarà che abbiamo perso tutti il senso della misura, il senso dell’essere, il senso civico e morale della convivenza, il senso della fondamentale importanza di alcuni valori di base: giustizia, sapienza, verità e la tanto vituperata temperanza?
Terre bruciate, villaggi abbandonati, scuole distrutte: abbiamo allora bisogno che un povero bambino sfollato del Darfur ci indichi un nostro possibile futuro? Dobbiamo anche noi fare terra bruciata di ogni benessere per rivalutare le basi della vita? Dobbiamo forse pensare che è “la sofferenza”, oppure “’ l’istinto di morte” come ha scritto Freud, il vero motore evolutivo del genere umano?
E l’amore?... dove è finito questo sentimento così potente e insito nella natura umana? Sembra sepolto sotto le macerie …ma un bambino del Darfur l’ha miracolosamente fatto risorgere.
Per amore di nostra madre, studiamo
Per amore di nostro padre, studiamo