La nostra esperienza

Gennaio 26, 2009

 

Sì, la nostra esperienza con questo Blog sta per finire. Abbiamo passato un anno e mezzo esprimendo le nostre angoscie, manifestando il nostro dolore e siamo stati accolti da tanti di voi con grande umanità.

Abbiamo così condiviso quei sentimenti che generalmenti rimagono nascosti fra le pieghe del tempo  quotidiano ed è stata una esperienza unica e indivisibile. Molti di voi ci hanno scritto e risposto riportando i loro disagi, le loro ansie e paure. Ma, secondo noi, questa esperienza non può essere percorsa per sempre. Anche questa esperienza deve avere un principio e una fine, come la nostra vita che è la madre di tutte le esperienze.

Siamo stati insieme tanto tempo e con alcuni di voi ci siamo “amati” come solo la sofferenza dà la possibilità di amare. Solo chi soffre conosce i meandri luminosi e oscuri dello Spirito e solo chi soffre è portatore di una energia amorosa, profonda e qualche volta abissale, che le persone “normali” non possono nemmeno immaginare. E questo è il grande regalo che i nostri ragazzi ci fanno in ogni momento della nostra vita: con il loro disagio ci danno una via, una strada da percorrerre: quella della comprensione , dell’amore e della dedizione totale. La dedizione, appunto.  Il sentimento, forse più difficile e più sconosciuto  in questa società edonistica e individualistica, restia alla “cura” dell’altro, concentrata, come è, nel consumo aleatorio e immediato di tutti i beni materiali e immateriali di cui l’uomo dispone:  dalle scarpe all’amore.

Di questa esperienza ne facciamo e ne faremo tesoro. Vogliamo ricordare ancora una volta che fra le tante informazioni ricevute, ne sottolineamo  una , secondo noi, preziosa. Indicataci da Ioannidis, è l’indirizzo della Dott. ssa Gabriella Lesmo con il suo Centro per il trattamento delle Disabilità Evolutive, che tratta le personalità autistiche e/o con disturbi evolutivi. Anche noi ci siamo rivolti a questo Centro e inizieremo un trattamento medico alternativo agli psicofarmaci nel giro di qualche mese. ( cell:  339 162.60.04 —- e.mail: gabriella.lesmo@autismoweb.it )

“Lei” non ha potuto leggere il Blog e seguirlo e magari farlo suo. Non è ancora in grado di fare uno sforzo emotivo così grande. Ma siamo sicuri che, atttraverso di noi, avrà sicuramente recepito quanto di positivo è stato detto e scritto, quanto la sua solitudine e la sua frustrazione è simile a quella di tanti altri ragazzi di questa generazione senz’altro sfortunata come quelle dei milioni di giovani le cui vite sono state  ( e sono) bruciate da guerre e calamità. “Lei” molto probabilmente, se ” il diavolo non ci mette la coda”!, andrà il prossimo mese in una “residenza protetta” dell’ASL dove finalmente, si è liberato un posto. ( In tutto sono dodici!, …) . Per noi sarebbe un primo traguardo che premierebbe la lotta quotidiana che abbiamo fatto per assicurare a nostra figlia una sistemazione almeno “dignitosa”. Questo non significa di aver risolto il problema, ne siamo consci, ma perlomeno significa che abbiamo gettato le basi per costruire la Casa della Guarigione, meta finale alla quale tendiamo con tutte le nostre risorse fisiche e intellettuali.

Grazie, dunque, ancora una volta a tutti, non citiamo nessuno proprio per rimanere nello spirito di un Blog come il nostro: oltre l’individualità, per condividere sofferenze e “disagi” con altri esseri umani  vicini a noi in un ideale abbraccio.

 


L’amore, la rabbia, la morte

Novembre 22, 2008

 

Abbiamo ricevuto questa lettera  fra i commenti. Abbiamo invece pensato di pubblicarla come un Post per dare il necessario rilievo a questo dramma esistenziale che si è consumato nella famiglia di Flavio. Evidenziamo la lettera ( a cui fa seguito il nostro commento):

Gabriele era una persona dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di straordinaria sensibilità. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui: sapeva scrivere delle lettere ed esprimere dei pensieri toccanti, con un’abilità letteraria non comune. Aveva però quella devastante malattia ”Borderline” che lo portava ad uno sdoppiamento della personalità, ad un’incapacità di gestire tempo, risorse, danaro, a dire bugie: in una parola l’incapacità a gestire la propria vita. Ci siamo sempre chiesti come potesse essere la stessa persona quella che prima ci scriveva quelle toccanti lettere, che io peraltro ritengo siano sempre state sincere, e quella che dopo ci trattava in un certo modo e teneva certi comportamenti.
Quando ho ucciso Gabriele, ho ucciso una parte di me stesso, ed io darei volentieri se si postesse la mia ormai inutile vita in cambio della Sua.
Gabriele era un ragazzo dotato di grande intelligenza (parlava e scriveva correttamente 4 lingue) e di grande sensibilità che scriveva spesso a me e Sua madre delle lettere toccanti bellissime:non parevano neppure scritte dallo stesso ragazzo che aveva fatto e detto certe cose nei nostri confronti. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui. Ma aveva questa devastante malattia che lo portava a questo sdoppiamento della personalità. Questa malattia quasi sconosciuta alla maggioranza della gente ed alla quale la medicina ingiustamente ha prestato e presta scarsissima attenzione. Siamo stati lasciati completamente soli dalle istituzioni che avrebbero potuto e dovuto supportarci. Ho bussato a tutte le porte cui potevo bussare, senza vergognarmi mai, ma nessuno mi ha aiutato. Magari quelli che a posteriori ora dicono ed hanno scritto: ma come si fa a compiere un gesto del genere con tutti i supporti che oggi puoi ottenere?
Gabriele era buono: io sono certo che sul Suo cammino ha trovato tanta gente senza srupoli che si è approfittatoa ai Lui. Sono altrettanto certo che tra i tanti amici che diceva di avere quelli sinceri siano stati veramente pochi. Forse nessuno di questi pochi lo ha veramente conosciuto e consigliato x il Suo bene.
Io sono stato il Suo angelo custode; gli sono sempre stato vicino anche quando la distanza che ci separava era tanta e gli volevo e gli voglio tuttora un mare di bene, anche se gli ho dato la morte.
Vivo solo nella speranza del Suo perdono e di poterlo un giorno vedere e riabbracciare.
Mio figlio Gabriele aveva 29 anni quando l’ho ucciso in un momento di smarrimento della mente e dell’anima e dall’età di 14 era stato messo in cura presso NPI e CPS di Monza. oltre che a psicologi privati. Io sono stato condannato a 12 anni di reclusione, e recentemente ho fondat0 in memoria di mio Figlio con i miei famigliari la GABRIELE VESCOVINI ONLUS – A.GA.VE con lo scopodi dare conforto alle famiglie che vivono giornalmente a diretto contatto del disagio psichico, e che come me si trovano come mi sono trovato io a nuotare in un pantano, di notte, senza alcuno che ti tenda una mano, affinchè tragedie come la mia non si debbano più ripetere.
i miei contatti sono i seguenti: a.ga.ve@email.it – tel 339 4897363 per chi ha bisogno di conforto, di una parola umana, o di conoscere attraverso la mia triste esperienza un parere di chi il dramma della patologia borderline l’ha vissuta sino in fondo, alle sue estreme conseguenze.
Auspico i miei migliori auguri per la toccante vivenda che Vi riguarda, e se vorrete contattarmi , sarò ben lieto di scambiare delle opinioni con Voi.
Sinceri saluti,
Flavio Francesco Vescovini – presidente A.GA.VE ONLUS –Monza

 

Un padre che uccide il figlio malato, diagnosticato come borderline. Una padre che viene condannato a dodici anni di reclusione. Un padre che fonda una Onlus a memoria del figlio.


 E’ un fatto che , appena letto e conosciuto, ti attraversa il cervello come una folgore   e ti lascia  con gli occhi smarriti e la gola riarsa.  E’ un fatto che scuote le fondamenta del tuo essere e ti butta violentemente nei meandri del tuo inconscio dove gli istinti più aggressivi  bollono nel grande vaso alchemico della vita.


Come è possibile arrivare a tanto, ti viene da pensare. Se a livello archetipico, ancestrale sono i figli che si ribellano al padre e lo uccidono, abbiamo qui la versione contraria, un padre che uccide il figlio “ che era una persona dotata di una intelligenza fuori del comune e di straordinaria sensibilità”. Come è possibile, tutti si domandano? E il padre risponde che è “bastato  un momento di smarrimento della mente e dell’anima”.


Una insicurezza atroce allora pervade il mio corpo, le gambe tremano, quasi mi sento svenire: se succedesse anche a me? O a voi che state leggendo comodi sulla vostra sedia? Quante volte, ripenso, ho sentito montare la rabbia di fronte alle ostinate prevaricazioni di Lei, di fronte a tutte le sue incessanti richieste, di fronte alla sua arroganza, di fronte al suo furore?


Dobbiamo perciò ammettere la nostra fragilità, debolezza e , soprattutto, “integrare” nella la nostra anima ogni possibilità, anche la più atroce perché solo così c’è la strada verso la salvezza, cioè verso la salute psichica, solo così si allontana la peste emozionale che ha colpito Flavio.” Integrare e gestire” le nostre emozioni negative è il punto: il buddismo sostiene infatti che siamo tutti “malati”e questa è la causa della nostra sofferenza. ma chi ci insegna a uscire dalle nostre “malattie” ( le emozioni negative). Chi ci educa a un comportamento “giusto”? Nella nostra cultura sono i famosi dieci Comandamenti che, in fondo, sono il pilastro della nostra morale. Ma il loro insegnamento si è sempre più indebolito di fronte alle “ Ragioni della Storia”. “Non uccidere” tuona Jahve dall’alto del cielo, ma l’uomo ha sempre ucciso , anzi, si è sempre più organizzato tecnicamente per uccidere e il secolo ventesimo ne è una tragica testimonianza. Ma si è sempre ucciso anche per molte altre ragioni: di fronte a un torto subito, di fronte a una prevaricazione, di fronte a una profonda ingiustizia. Uccidere è è un istinto primario, è nella nostra cultura intrisa di sangue: quanti in questo momento vengono uccisi nella famiglia o dalle guerre? Un numero enorme !


Allora uccidere paradossalmente non è un evento straordinario come si crede, ma è una prassi corrente che pervade le nostre società, ma che nascondiamo abilmente nella nostra memoria. Eppure l’altro è un nostro “fratello”,ma che succede quando a ciascuno di noi è spinto verso il muro dalla fatalità della vita, nei suoi misteriosi disegni, con le sue profonde ingiustizie? La tragedia di Flavio dimostra,se ce ne fosse stato il bisogno,di quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro, quanto non possiamo vivere isolati, quanto le Istituzioni sono latitanti, quanto siamo famiglie isolate dall’Humus della vita sociale. Ecco allora le ragioni di questo Blog, a cercare parole di solidarietà e incoraggiamento, a dare , quasi per incanto, conforto e amicizia. Bè, dell’amore non possiamo ancora proprio parlare, dato il grande bisogno che tutti ne abbiamo. Anzi, sentiamo tutti il diritto a amare e essere amati, ma quanto tempo ci vorrà ancora perché questo si possa realizzare! Generazioni e ancora generazioni dovranno passare prima che l’Uomo sia in condizione di saper gestire i nostri ancestrali istinti, ma la speranza è fondata su un  punto fondamentale: che dove c’è l’odio là sboccia l’amore.
Ritroviamoci dunque e abbracciamo Flavio. Il resto è silenzio dei soliti farisei che si accalcano nella sinagoga della nostra società.


P.S. Leggo adesso(La Repubblica N.278) del padre di Verona che è tornato a casa e ha sterminato la famiglia , moglie e tre figli piccoli. Una cosa veramente atroce sotto tutti i punti di vista. Mi ha colpito il cappello del giornalista: “Verona, commercialista spara alla moglie e ai tre figli. Polemica sulle armi”! Sembra incredibile, ma il dito è puntato sulle armi! Come sopra scritto siamo ancora di fronte al silenzio dei soliti farisei. Appunto.


Lettera a una psichiatra

Ottobre 26, 2008

 Abbiamo ricevuto questo interessante articolo di Nicola pasa che condividiamo e pubblichiamo. Un grazie a lui e a tutti quelli che vorranno portare un loro contributo alla sua riflessione.

Nicola Pasa, Ass. Il Mondo di Holden
 
Lettera ad una psichiatra
 
 
 
Carissima Psichiatra,
da tempo desideravo esprimerle alcune considerazioni che mi frullano in testa e che non ho mai avuto occasione di dirle nelle occasioni in cui sono stato al suo cospetto. Il tema della guarigione non le sta molto a cuore, me ne rendo conto, forse perché parlare di guarigione in psichiatria è come parlare di prospettive di futuro in un cimitero. Ma a noi che della psichiatria siamo utenti la guarigione interessa eccome. La parola guarigione in sé è una parola bellissima. Una parola che siamo abituati da sempre ad usare in medicina. Quando ero piccolo se avevo la tosse il mio medico mi diceva che lo sciroppo me l’avrebbe fatta passare, che mi avrebbe guarito. E dopo qualche giorno io guarivo dalla tosse. Non si trattava di un miracolo, i medici non credono nei miracoli, e nemmeno io del resto. A lei la parola guarigione non piace. Benissimo. Io la userò, invece, al posto di recovery che non mi piace per niente.
Lei dice che non si può guarire dalla follia. Benissimo, nessuno le chiede di guarire la follia. Quando una persona diventa utente della psichiatria spera di guarire dalla sua sofferenza. Se ha una depressione spera di guarire dalla depressione. Che cosa c’entra la follia con la depressione? Assolutamente nulla, ma a lei piace parlare di follia. E’ questo che rende la sua professione così diversa da quella degli altri medici. Se però è così io credo che la psichiatria non abbia alcuna legittimità ad esistere come branca della medicina. Se è così allora non ha alcun senso che la psichiatria resti nel sistema sanitario, un sistema che si occupa fino a prova contraria di malattia.
La follia è qualcosa che abbiamo tutti, chi più chi meno, è una componente della nostra intelligenza e della nostra anima, ma i veri folli non hanno alcuna necessità di guarire, sono contenti così, non chiedono che di essere lasciati in pace, nei loro deliri, non chiedono di essere curati dal momento che la cura potrebbe ammazzarli invece che guarirli.
La Salute Mentale non si occupa della follia, se ne occupava una volta, quando c’erano i manicomi, e lo faceva in modo turpe e vergognoso, lo faceva incatenando, lo faceva torturando. Se io avessi lavorato in un manicomio come psichiatra sarei oggi tormentato dai rimorsi e dalla vergogna, e probabilmente non sarei più uno psichiatra. Ma le scelte individuali vanno lasciate agli individui.
Oggi lei si occupa di persone che non sono folli ma sofferenti. Persone depresse, persone con disturbi alimentari, persone con disturbi della personalità ecc.
Queste persone diventano utenti perché vogliono guarire. Dice che è stigmatizzante parlare di malattie più gravi e meno gravi? Questa è bella. Ma se io mi spezzo un mignolo ed entro nel reparto di traumatologia vedo che nel reparto c’è anche chi si è rotto le gambe e non potrà più camminare. Se le sue gambe sono perdute non si potrà per lui parlare di guarigione. Ma per me che mi sono rotto il mignolo invece sì. E’ stigmatizzante? E allora per rendere la cosa meno stigmatizzante dovrei uscire da quel reparto in carrozzella anch’io? Le sembra logico?
Lei non si pone il problema della guarigione e io lo capisco bene, porsi il problema della guarigione significa porsi il problema dell’efficacia delle terapie e della loro durata.  A lei non importa della guarigione ma alle persone che entrano in cura importa eccome, importa perché una volta entrati in un Centro di Salute Mentale vorrebbero anche uscirne, perché non vogliono diventare dipendenti per tutta la vita dai farmaci, dopo quindici anni di psicofarmaci una persona, con il fegato e i reni in pappa, con il cuore affaticato, con malattie iatrogene in corso, se lo chiede alla fine se il suo medico non lo stia menando per il naso. E badi bene che non ci interessa tanto sapere che siamo guariti dallo psichiatra, non abbiamo bisogno del suo bollino, ce ne rendiamo conto da soli che siamo guariti, l’unica cosa che ci interessa è che lo psichiatra esca dalla nostra vita, perché non ne abbiamo più bisogno, per questo ci interessa che ci dica che siamo guariti perché così ce lo leviamo dalle palle una volta per sempre. E non siamo più ex utenti, non siamo più utenti.
Ragionare in termini di follia e non di sofferenza o di malattia produce cronicità, la cronicità produce sofferenza, e produce costi altissimi sotto il profilo umano e anche economico. La cronicità certamente interessa molto le case farmaceutiche, che non hanno alcun interesse reale nella guarigione, infatti hanno capito che guadagnano molto di più, fanno più profitti se un paziente diventa cronico, perché per loro è un cliente a vita, finché non schiatta ucciso dagli effetti extrapiramidali. La cronicità sostenta un’industria lucrosa, un’industria che specula sulla sofferenza. Chi parla di follia non fa che alimentare questo spaventoso cortocircuito.
Lei mi dice che ci sono pazienti che hanno bisogno della pillola per tutta la vita e altri che invece ne hanno bisogno per un periodo limitato. Benissimo, cominciamo a ragionare. Dunque non è più così stigmatizzante dividere le persone in pazienti gravi e meno gravi. Come del resto avviene in qualsiasi reparto di medicina. Ci sono all’interno dello stesso reparto malati più gravi e malati meno gravi, spesso con la stessa patologia, ma in un caso è curabile e in un altro no. Cosa c’è di stigmatizzante? Nulla. La invito cara psichiatra a non occuparsi di stigma, la invito a occuparsi di terapie oppure se ritiene di non doversi occupare di questo, la invito a smettere la professione e dedicarsi se vuole alla politica, alla filosofia, al bricolage, insomma faccia un altro mestiere.
Le dico da utente che cosa noi ci aspettiamo da lei, libera di seguirmi o meno, noi ci aspettiamo che ci ascolti prima di tutto, che si prenda un po’ di tempo prima di formulare una diagnosi, la prego di differirla più che può anche se lei è una di quelle che azzecca la diagnosi al primo colpo, la invito a pensarci bene e ad ascoltare quel che il paziente le racconta, anche se le sembrerà di aver sentito mille volte la stessa storia, anche se ne ha le palle piene di sentirsi raccontare le stesse cose anno dopo anno, la invito ad ascoltare e a cogliere le sfumature e le differenze che ci sono tra persona e persona. Il paziente, come tutti i pazienti, si aspetta che lei gli faccia subito una ricetta, che gli dia subito una pastiglietta miracolosa, ebbene non assecondi questa smania, lo mandi deluso a casa da questa aspettativa, lo veda più volte, lo ascolti e lo interroghi se crede prima di azzardare una diagnosi e di scrivere una ricetta. E prima di pensare al farmaco si accerti della salute generale del paziente, si accerti che non abbia problemi cardiaci, valuti gli esami del sangue, valuti tutte le possibili controindicazioni dei farmaci che sta per somministrargli.
E una volta scelta la terapia ascolti quel che il paziente lamenta degli effetti indesiderati dei farmaci. Se il paziente ha una qualità della vita scadente a causa degli effetti collaterali intervenga, diminuisca i dosaggi, fornisca dei consigli, sostituisca il farmaco, valuti l’impatto che questi effetti collaterali hanno sulla vita quotidiana di una persona. La sofferenza psichica nasce prima di tutto da fattori esterni alla persona, legati all’ambiente in cui vive, spesso sono i rapporti all’interno della comunità a generare nel paziente il malessere, spesso allontanare il paziente da quegli ambienti familiari o extra familiari che gli provocano malessere può essere una parte della terapia. Se io vivo in un ambiente ostile, (poco importa se io lo percepisco così perché sono paranoico o è così davvero, quel che importa è la percezione della persona, non dovete giudicare) la prima soluzione è di andarsene da quell’ambiente. Non fanno così tutti? Non fa così anche lei dottoressa?
Una volta iniziata la terapia, stabilisca un periodo di osservazione, cominci a studiare insieme agli elementi dell’equipe terapeutica e riabilitativa tutte le soluzioni possibili per guarire il paziente dalla sua sofferenza. Ogni persona fa storia a sé. Ogni persona ha strumenti diversi. Ci sono pazienti che hanno bisogno di socializzare a diversi livelli. Non tutti hanno necessità di entrare in un Centro Diurno e non tutti una volta entrati in un Centro Diurno hanno piacere ad essere trattati come bambini. C’è chi ha bisogno di parlare, di fare colloqui e allora si preoccupi cara psichiatra che il paziente faccia psicoterapia e che impari in questi colloqui a riconoscere i sintomi e a combatterli. Combattere i sintomi, questo è un primo passo verso la guarigione. Riconoscere che l’esperienza di sofferenza che vivi è il sintomo di una malattia, riconoscerlo e agire di conseguenza, e cioè non ricalcare il cammino già percorso, trovare alternative al meccanismo consolidato di reazione. Questo dovrebbe essere insegnato ai sofferenti. Conoscere il proprio nemico è il segreto di ogni vittoria, la storia insegna.
Le storie di guarigione insegnano che i farmaci servono al bisogno e che se non sospesi in tempo possono complicare o addirittura frustrare l’esperienza della guarigione, le ricadute tanto temute sono il cattivo frutto dell’affidamento totale ai farmaci, sono le prolungate terapie farmacologiche ad impedire spesso la guarigione e ad arrestare il processo, o il cammino verso la guarigione, generano un loop, un circolo vizioso, fatto di vette e discese, di falsi progressi e rovinose ricadute, è il ciclo perpetuo della cronicità alla cui fine c’è solo la morte.
Ogni paziente è unico e solo. C’è chi ha bisogno di clinica. C’è chi ha bisogno di riabilitazione e psicoterapia. C’è chi non ha bisogno reale della psichiatria, perché attraversa un momento di difficoltà che può essere superato in fretta, senza bisogno di finire nel circuito perverso della cronicità. Se una persona non ha reale necessità di un farmaco l’esperienza del farmaco può farlo cadere in una spirale rovinosa fatta di equivoci, di inganni, di false speranze e attese vane.
Per questo le ho detto cara dottoressa di aspettare a formulare una diagnosi e a scarabocchiare una ricetta e di ascoltare bene quel che il paziente le racconta.
Forse la scandalizzo se le dico che tutte le terapie sono utili a seconda dei casi, persino una terapia empirica come la tec, ma solo in casi limitati, laddove nessun farmaco o nessun intervento di altro tipo riesce a guarire. La tec come tutte le terapie può essere estremamente violenta e dannosa. Ma lo è come una terapia farmacologica prolungata e massiccia nei dosaggi.
Non è violenta una terapia farmacologica che induce nel paziente una sonnolenza profonda, che genera impotenza sessuale o inibisce la libido, o gli impedisce di parlare con scioltezza o di camminare senza perdere l’equilibrio o di liberarsi delle feci senza doversi purgare come un vecchio o che generi nel suo volto spasmi involontari o che lo faccia tremare o che gli generi una malattia invalidante come la discinesia tardiva e spesso tutte queste cose insieme? Di cosa parliamo dottoressa?
Forse a lei questi effetti collaterali le sembreranno trascurabili, ma lo sarebbero solo a patto che come contraltare ci fosse la guarigione. Purtroppo lei non crede alla guarigione e allora che cosa deve pensare un paziente che soffre due volte: della sua sofferenza e dei danni della terapia? Con quale spirito affronta la vita se una vita gli rimane una volta che è entrato in questo circolo vizioso? Lei non vuole fornire false speranze, lo so bene, com’è coscienziosa dottoressa, neanche le case farmaceutiche vogliono dare false speranze, in fondo prosperano su questo limbo, su questo non tempo in cui vive il paziente.
Tempo fa ho visto un film di un tizio che viveva in un aeroporto e non poteva uscire da quella zona franca per problemi di documenti. La vita di molti pazienti mi ricorda tanto quella di questo tizio. A volte ci penso quando penso ai non luoghi: gli autogrill, i centri commerciali. Il fascino dell’autogrill deriva dall’essere un luogo che esiste solo se tu diventi utente dell’autostrada. Se tu non percorri mai l’autostrada quel luogo non esiste. Per molti utenti uscire dall’autogrill è quasi impossibile, molti rinunciano alla fine e consumano lì l’intera esistenza.
E’ questo il fine della psichiatria? Confinarci tutti in un grande autogrill?
 
Nicola Pasa


Aggressività e Angoscia

Ottobre 13, 2008

 

Per chi è uso leggere o studiare le discipline psicologiche sa benissimo che le due cose camminano insieme. L’una alimenta l’altra. L’una è specchio dell’altra. Convivono miseramente insieme come due vecchi coniugi che dormono in letti separati . Sono alla base di tutto il disagio mentale, di qualunque gravità si presenti. Nessun farmaco è riuscito fino a adesso a scalfirle in profondità. Solo la lobotomia, fra le follie sperimentate dall’uomo, è riuscita a placarle.

“Lei” è in questo momento molto aggressiva e tanto tanto angosciata. Difficile la comunicazione se non impossibile. Il famoso seroquel che doveva, secondo gli psichiatri, migliorare la situazione, ha semplicemente aumentato i sintomi e creato una gran confusione mentale. Se prima era una ragazza troppo viva, troppo aggressiva, troppo di tutto, adesso sta diventando una massa informe sempre più chiusa e torva, irascibile e senz’anima.  Gli psichiatri dicono che è presto per giudicare. Ma la figlia è nostra e non è loro.Noi non possiamo seguitare a vederla in queste condizioni.

Dovremo prendere delle decisioni da soli e contro il parere di tutti i medici, psichiatri e psicologi educatori che la seguono. Rimaniamo ancora più convinti che la vita deve essere vissuta da persone anche come nostra figlia e non solo. Troveremo il modo, ci costi quel che costi perchè la figlia è nostra e non loro. Fanno presto a dire che ci vuole pazienza: ci vuole competenza, rispondo e penso. Ma questa è merce rara, anzi rarissima. Troveremo una nuova soluzione che rispetti la follia di nostra figlia.


Ho Paura…

Ottobre 11, 2008

 

” Ho paura di essere calma…” questa frase ha sorpreso un po’ tutti. Poi, riflettendo, l’abbiamo trovata di un gran valore perchè si disvela e rivela una “calma” vissuta come un pericolo, una barriera pericolosa, un blocco minaccioso per l’integrità psichica.

E non a caso la “calma”, ( si legge soprattutto nei testi buddisti) , è lo stato interiore da raggiungere per potersi “centrare”: cioè stabilire un sereno equilibrio fra il corpo e la mente, fra le sensazioni e i sentimenti da un lato e l’elaborazione riflessiva dall’altro.

La “calma” come un pericolo che riporta alle viscere, vissute come un terribile avversario da negare o ignorare. Non a caso, allora, ”Lei” cerca in una perenne iperattività rumorosa e alienante come l’aggressività diretta verso tutto il mondo, lo strumento principe che devia la sua persona dal sentire un filo saldo e forte con se stessa.

Probabilmente è una frase che rivela, forse,  che siamo all’inizio di un lungo processo psichico che richiede una profonda cura e soprattutto, attenzione. Un processo che potrebbe sbocciare nella possibilità di effettuare una vera e propria psicoterapia, invece dei normali colloqui psicologici di supporto. Un processo che finalmente potrebbe trovare un fondamento in se stesso senza il dover ricorrerre a strutture esterne come la Casa di Cura  e/o gli psicofarmaci. E questo è quanto auspichiamo che un giorno possa avvenire e per il quale ci battiamo ogni giorno. Questa è la nostra speranza segreta.


Casa di Cura e Seroquel 400mg. (2)

Ottobre 9, 2008

Appunto,   200 x 2 = 400mg.

la dose è stata aumentata perchè pochissimo è cambiato nel comportamento di “Lei”. Pare che ci siano casi che si arriva a 900 mg,  e poi? Siamo molto in ansia. Siamo dispiaciuti. Ci sentiamo sconfitti. Ma in questa battaglia dove sono i vinti e i vincitori?


Casa di Cura e Seroquel 200mg.

Ottobre 5, 2008

 

Casa di Cura e Seroquel 200 mg.

Questo è lo stato delle cose. Questo è il punto critico al quale siamo arrivati. Dopo lunghi percorsi e continui confronti, non abbiamo trovato altre strade ragionevoli. La ragione , per noi, è quella cosa che serve a trovare quella strada oltre la quale ci sono solo rischi e senza la quale non ci sono basi per un futuro.
Di fronte a una figlia che , pur di attirare su di sè la totale attenzione, la totale adesione, si butta in mezzo di una strada a alta circolazione, senza calcolare alcun rischio, la “nostra ragione deve ragionare” e trovare la strada per una cura completa, prima fra tutte quella che assicuri un qualunque futuro alla persona, perchè la vita è la vita e non ci sono circonlocuzioni intellettuali da fare su questo punto.
Una alternativa era il TSO, ma quale genitore può permettere di vedersi rinchiudere un proprio figlio in un reparto del genere? Per questo abbiamo lottato per un ricovero “volontario” in una Casa di Cura convenzionata per due cicli di 15 gg. alternati a una settimana di ritorno nella casa. Poi vedremo.

Abbiamo così dovuto prendere atto di come la gravità della situazione alla quale siamo giunti, fosse una entità di tale spessore da giustificare il fallimento di tutto il lavoro svolto fino a questo momento. Un lavoro duro svolto al fine di evitare a nostra figlia situazioni estreme quali il ricovero e l’uso degli antipsicotici come il Seroquel, del quale viene solo il vomito a leggerne gli effetti secondari che puntulamente si verificano. E sono  solo quelli denunciati dalla Casa farmaceutica… ma quelli che ovviamente non lo sono ?  Nessuno li conosce  e tutti fanno finta che non esistano.

E’, a noi perlomeno, finalmente chiaro che il farmaco antispsicotico non è altro che  il simbolo rappresentativo del vuoto assistenziale che in Italia tutt’ora sussiste e che, malgrado le denunce di interi comitati di genitori, di associazioni. ecc , viene regolarmente ignorato. Il disagio mentale, così come il paziente psichiatrico, è relegato nel cestino dei rifiuti sociali. ( Infatti anche Hitler mandò al gas migliaia di disabili mentali, in quanto inquinavano la pura razza ariana ).
La decisione è stato il frutto di un travaglio difficile per tutti noi e soprattutto per “Lei” che, forse in un attimo di lucidità, ha optato  per il ricovero “violontario”. Forse è stata anche la forza del gruppo dei parenti e amici che può averla spinta a questo passo così arduo come è quello di essere relegati in una istituzione chiusa. Nessuno infatti ha obbiettato di fronte a questa inelluttabile decisione. L’autolesionismo spinto fino al punto di sfidare auto in corsa non poteva suscitare dubbi.Tutti abbiamo dovuto accettare, con profondo dolore, questa strada. Non ci potevano essere  alternative.

Certo, se la Sanità pubblica offrisse strutture adeguate a questi casi (e simili),  che non sono certo casi isolati perchè ogni giorno ne accadono a centinaia in tutto il territorio, il peso di queste decisioni non cadrebbe sulla famiglia e, soprattutto sul paziente, ma sarebbe naturalmente a carico dei professionisti che sono adibiti  a questo incarico. Se ci fossero alternative al TSO, tipo strutture organizzate come, a esempio un Campus Universitario dove , in un ambiente aperto ma protetto, i pazienti fossero assistiti da intere equipes di medici, psicologi, educatori e volontari in attività 24 ore su 24 , garantendo in ogni momento una assistenza psicologica basata sull’ascolto e non sul farmaco, probabilmente i pazienti potrebbero ritrovare un filo con se stessi o perlomeno sentirsi rassicurati. Creare infatti un ambiente che, in qualche misura, possa anche lontanamente ricreare  quel “ventre caldo e protettivo” che, come tutti ormai sanno, rimane  il vero contenitore di riferimento per ogni essere umano in difficoltà ( e spesso non…), fornirebbe ai pazienti stessi, una gamma di possibilità molto vasta per una eventuale remissione del sintomo e un gradito ritorno a una variegata normalità.

Sono sogni o, come spesso qualcuno scrive, sono solo parole. Ci rendiamo conto. Ma la giustizia non esiste, questo è il punto. E’ evidente a chiunque che la nostra società è fondata sulla disuguaglianza e sulla prevaricazione sociale. I sentimenti, le emozioni, l’empatia, gli affetti dove sono? Nelle parole, appunto. perchè nei fatti scopriamo una voragine che dall’indifferenza porta al disprezzo. Come già ho scritto, il resto è silenzio.

Però rimane, in fondo al cuore,la Speranza.


Giu le mani dai bambini!

Settembre 18, 2008

 

RICEVIAMO DA IOANNIDIS E PUBBLICHIAMO IMMEDIATAMENTE.

 

Oggetto: VADEMECUM PER I GENITORI

 

Dopo tante, troppe, telefonate di genitori preoccupati per l’invasione

di psicologi e psichiatri nelle scuole, dalle materne in su, abbiamo deciso

di formulare questo VADEMECUM ad uso dei genitori.

Forse non sarà la formula migliore, ma saremmo molto negligenti a

non fare nulla al riguardo.

 

Per una volta chiediamo che venga fatta una sorta di “catena di santantonio”

per diffondere questo messaggio il più largamente possibile.

 

In mancanza di fondi adeguati per portare la questione all’attenzione dei milioni

di genitori, usiamo la forza della rete, sperando che questa risponda.

Ci auguriamo anche che i Media, in ogni forma, facciano la loro parte.

 

Chiediamo ad ognuno di girare alla sua lista d’indirizzi questo documento,

metterlo sui siti, sui forum e nei blog dove la maggior parte dei genitori possa

vederlo.

 

Grazie a nome di tutti i bambini.

 

Massimo Parrino

Direttore CCDU Onlus

 

 

 

I GENITORI, VOLETE CHE LA SCUOLA TORNI AD ESSERE PER I

VOSTRI FIGLI UN LUOGO DI ISTRUZIONE ED EDUCAZIONE E NON

UNA FILIALE DELL’ASL?

 

LA RISPOSTA E’ SI? ECCO COSA POTETE FARE, PASSO PER PASSO

SCOPO DEL VADEMECUM: Proteggere i bambini e le loro famiglie dalla dannosa influenza di

psicologi e psichiatri nelle scuole. Sempre più genitori ci telefonano preoccupati di proposte

psicologiche all’interno della scuola a partire dalla scuola materna. La maggior parte dei genitori

non sa che questa è una specifica strategia per acquisire clienti in quel grande mare che è la scuola.

Strategia sviluppata 40 anni fa in America da circa 10 anni è stata importata in Italia. Negli ultimi 4-

5 anni ha avuto un boom anche da noi. In tutti i modi possibili psicologi e psichiatri stanno

convincendo insegnanti e genitori che i problemi scolastici sono “malattie mentali” da curare e che

solo loro possono risolvere il problema. Invitiamo tutti quanti a diffidare di tali professionisti che

non possono dimostrare alcun cambiamento nel comportamento dei ragazzi se non un netto

peggioramento. Il bullismo, che pretendono di risolvere, è una diretta conseguenza di questi

programmi introdotti in Italia circa 10 anni fa. Per maggiori informazioni www.ccdu.org sezione

pubblicazioni/opuscoli/danneggiare i giovani, oppure www.perchenonaccada.org.

 

COSA FARE:

1. Recatevi alla Segreteria della Scuola frequentata dai vostri figli e presentate una

comunicazione da voi scritta, firmata e fatta protocollare, che dichiari il vostro totale rifiuto

a far sottoporre i vostri figli a prove di valutazione psicologico-psichiatrica, come per

esempio test cognitivi, di personalità, del comportamento, questionari di indagine del

linguaggio, della valutazione dell’ansia e della depressione… .

Questo eviterà che i vostri figli partecipino alle iniziative proposte e vi metteranno al riparo

da qualsiasi intervento a vostra insaputa.

Nel caso vogliate intervenire in modo più approfondito, potete fare quanto scritto di seguito; prima

però è necessario conoscere quali sono gli organi scolastici nei quali voi genitori siete presenti e

potete intervenire:

a. Consigli di intersezione (scuola dell’infanzia), interclasse (scuola primaria), classe

(secondaria).

Sono formati dai docenti, dai rappresentanti dei genitori (dagli studenti nelle scuole superiori) e

presieduti o dal Dirigente Scolastico o da un docente da lui stesso delegato. Tra le funzioni si

evidenziano le seguenti:

- formulare proposte di carattere educativo, didattico;

- esprimere pareri sull’adozione dei libri di testo;

- esaminare la programmazione didattica elaborata dai docenti;

- verificare ogni due mesi l’andamento dell’attività didattica, interesse, problemi, difficoltà… .

b. Consiglio di Circolo e di Istituto.

E’ formato dai rappresentanti dei docenti, del personale amministrativo, dei collaboratori scolastici,

dei genitori e dal Dirigente Scolastico. E’ presieduto da un genitore, eletto Presidente.

Esso adotta gli indirizzi generali del P.O.F. (di cui trovate la sua spiegazione sotto) , indica i criteri

generali per la programmazione educativa, elabora e adotta gli indirizzi generali della scuola, … .

c. Assemblea di classe

E’ l’espressione fondamentale della partecipazione dei genitori alla gestione della

scuola, formata dai genitori della classe e dai docenti operanti in essa; si propone di realizzare una

collaborazione costruttiva tra tutte le componenti della scuola attraverso indicazioni e suggerimenti.

Durante tale assemblea verrà eletto il rappresentante dei genitori.

Page 2

d. Comitato dei genitori

E’ composto dai rappresentanti di classe ed ha lo scopo di promuovere iniziative che migliorino il

rapporto scuola-famiglia, promuovere nella scuola e nella famiglia una maggiore attenzione alle

problematiche legate all’educazione e a tutelare la sicurezza e il diritto alla salute.

 

Ecco a questo punto i passi che potete intraprendere:

 

1. Per prima cosa recatevi alla Segreteria della Scuola frequentata dai vostri figli e fatevi dare il

P.O.F., che altro non è che il PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA, cioè la carta di identità

dell’istituzione scolastica che esplicita tutti i servizi che la scuola offre ai suoi utenti. Qualora vi

chiedono il perché, dite semplicemente che è un vostro diritto sapere il programma di studio.

Visionatelo al suo interno, soprattutto in riferimento ai Progetti previsti: in particolare quelli

relativi alle attività si screening, vale a dire test cognitivi, psicologici che hanno lo scopo di

individuare “disturbi fantomatici” di apprendimento, “di attenzione e iperattività” ecc., che

successivamente possono portare a segnalare il bambino per una etichettatura da “handicappato” o

affetto da “disturbo da deficit di attenzione e iperattività”, per fare degli esempi ed approdare forse

nelle mani di neuropsichiatri infantili che, per risolvere il suo disagio, medicalizzano i suoi

problemi, ricorrendo magari alla terapia psicofarmacologica (in Italia 50.000 circa sono già i

bambini ai quali stanno venendo somministrati psicofarmaci!).

Attenzione anche ai Progetti sull’affettività che spesso vengono gestiti da neuropsichiatri infantili o

psicologi che entrano nella classe ad osservare i bambini.

Può essere che nel Piano dell’Offerta Formativa non troviate i Progetti nella loro interezza, potreste

soltanto vederne citati i titoli o una sintesi.

Solitamente ai genitori non viene mostrato il Progetto nella sua interezza, ma ne verrete a

conoscenza attraverso una circolare, che ne presenta solo un breve riassunto. Il Progetto è completo:

ecco perchè lo si deve visionare, per evitare sorprese poi.

Avete tutto il diritto (in base alla legge sulla trasparenza, che è la N° 241) di visionarli,

rivolgendovi presso l’Ufficio della Dirigenza.

Così facendo sarete sempre informati su quali sono i Progetti che la scuola porterà avanti nel corso

dell’anno scolastico e decidere di conseguenza, anche ricorrendo al trasferimento di vostro figlio in

un’altra scuola.

IMPORTANTE: è stato rilevato che gli screening psicologici non sempre avvengono tramite test.

Rapporti ricevuti parlano, per evitare lamentele dei genitori, di proposte di temi poi visionati da

psicologi, semplice osservazione dei bambini impegnati in normali attività di gioco, giochi proposti

da psicologi. Ultimamente, sempre per aggirare probabili lamentele, sono diventati più creativi: i

test li consegnano a casa chiedendo ai genitori di rispondere. Questi sotterfugi la dicono lunga sulle

intenzioni nascoste di psicologi e psichiatri per la scuola.

2. Per sottoporre i vostri figli a test e questionari psicologici o dei disturbi dell’apprendimento

RICORDATE CHE E’ NECESSARIO IL CONSENSO INFORMATO DA PARTE VOSTRA E

VOI VI POTETE OPPORRE. Nel caso in cui i vostri figli siano stati sottoposti a test psicologici a

vostra insaputa potete fare un esposto per la violazione della legge sulla privacy (D. Lgs. 196/03),

che potrete inviare ad esempio al Direttore dell’Ufficio Scolastico della Regione in cui risiedete,

all’Assessore all’Istruzione e Formazione della Regione suddetta, al Garante della Privacy (Piazza

Monte Citorio 121, 00186 Roma). Copia dell’esposto potete inviarlo anche al Comitato dei

Cittadini per i Diritti Umani, V.le Monza, 1 – 20125 Milano

Page 3

3. Proponetevi come rappresentante dei genitori della classe; in tal modo, presenziando alle varie

riunioni, potrete monitorare meglio la situazione didattico-educativa della classe. Inoltre avrete la

possibilità di avere una maggiore comunicazione con le insegnanti di classe e collaborare con loro,

aiutando in tal modo l’istituzione scolastica nelle scelte educative e nel genere di istruzione da

impartire ai vostri figli (art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani).

4. Proponetevi di far parte del Consiglio d’Istituto e, diventando così parte attiva e responsabile

della vita scolastica vi impegnerete, insieme ad altri genitori, a restituire la scuola ad insegnanti

professionisti che guidino gli alunni, affinchè possano crescere in modo sano ed equilibrato,

sviluppando la loro personalità e consolidando, potenziando le conoscenze acquisite che

applicheranno poi nella vita.

5. Qualora vostro figlio, durante un colloquio avuto con gli insegnanti o con il Coordinatore del

corpo docenti, possa correre il rischio di venire segnalato come “affetto” da “handicap”, piuttosto

che da “disturbi dell’apprendimento” (disgrafia= incapacità di scrivere in modo corretto,

dislessia=incapacità di leggere e capire un testo scritto…) a seguito di test a cui è stato sottoposto,

voi, in quanto tutori e responsabili di vostro figlio, VI POTETE OPPORRE. Avete tutto il diritto

di farvi mostrare i test somministrati a vostro figlio. Fatevi spiegare e chiarire ogni cosa, ad

esempio: dai test risulta che vostro figlio è iperattivo. Cosa vuol dire iperattivo? Quali sono i test

scientifici che lo ritengono tale? Chi ha deciso che mio figlio è iperattivo? In base a quale

punteggio? Chi ha deciso che a quel numero corrisponde un deficit? Queste sono alcune delle

domande che potete porre al corpo docente.

Se vostro figlio ha delle difficoltà, svariate sono le azioni che possono essere intraprese: sottoporre

vostro figlio a un ceck-up completo per evidenziare possibili disturbi fisici reali, affiancare vostro

figlio a un’insegnante di recupero che lo aiuti dal punto di vista didattico, modificare la sua

alimentazione, che presenta allergie o disfunzioni ghiandolari o una presenza eccessiva di zuccheri,

coloranti…

6. Qualora vostro figlio sia già stato diagnosticato “affetto da…”, voi avete tutto il diritto di fare

OPPOSIZIONE NETTA, facendovi mostrare i test e dichiarando che state già prendendovi cura di

vostro figlio al di fuori dell’istituzione scolastica, attravero un’insegnante di recupero, piuttosto che

da voi stessi, per esempio. Ricordate: I GENITORI SONO GLI UNICI TUTORI RESPONSABILI

DEI PROPRI FIGLI, NON E’ LA SCUOLA!

RICORDATE: “Le scuole servono per imparare. Non servono per esperimenti psichiatrici su

giovani menti”. (Bruce Wiseman, autore di Psychiatry: the Ultimate Betrayal, pag. 385).

PER INFORMAZIONE: Il Piemonte e il Trentino sono le prime due regioni italiane che hanno

approvato una legge che pone il divieto assoluto dei test psicologici nelle scuole; ora questa legge è

approdata in Parlamento.

I bambini d’oggi saranno i futuri leader del domani!

Per poter crescere felici devono essere responsabili delle loro azioni senza dipendere da cure

psicologiche o psicofarmaci per essere dei “bravi bambini”.

Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani onlus

Per informazioni:

tel.: 02-36510685

E-mail: info@ccdu.org

www.ccdu.org

Direttore CCDU onlus




Scandalo a Bolzano: Test psicopatologici a tutti i bambini!!??

Settembre 16, 2008

 

Luna ci ha gentilmente inviato questo testo che pubblichiamo immediatamente:

 

Del 15 Settembre 2008
Comunicati
In una risposta inviata a Radio Südtirol dall’Assessore alla Sanità sulle pratiche sanitarie della Provincia di Bolzano per quanto concerne gli screening psicopatologici nelle scuole e l’abuso di psicofarmaci ai bambini, è stata inclusa questa scioccante dichiarazione:
“… Questo progetto prevede le varie competenze necessarie, per l’intero territorio nazionale, al fine di analizzare tutti i bambini nella stessa forma attuando un ampio programma di diagnostica per trovare il più precocemente e più velocemente possibile i disturbi nell’ambito dell’ADHD e problemi simili e per pronosticare i risultati in base a criteri stabiliti.“
Questo è scandaloso!!! Si cerca di far credere (o forse l’assessore ne è veramente convinto, il che è peggio) che ci sia un progetto di screening per tutti i bambini a partire da età tenerissime. Questo è esattamente l’abuso più grave contro cui ci battiamo: lo screening di tutti i bambini. Noi denunciamo da anni che questo è parte di una campagna di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche per vendere psicofarmaci come è già successo in America e altrove. Con questi test i bambini “diagnosticati” vengono etichettati come malati mentali, o peggio, imbottiti di pericolosi psicofarmaci, che sono stupefacenti, droghe che possono dare dipendenza. Alcuni di questi farmaci possono indurre pensieri suicidi, altri creare gravi problemi cardiaci, che possono portarli fino alla morte.
L’assessore ci conferma le nostre preoccupazioni!
MA QUI IL PROBLEMA È BEN PIÙ GRAVE!

Uno Stato democratico è al servizio dei cittadini; fornisce servizi su richiesta dei cittadini; non entra nelle loro case e nella loro vita per schedarli, nemmeno nelle scuole. I test psicopatologici SU LARGA SCALA sono l’invasione dello stato nella famiglia e nella vita dei cittadini. Si fondano su una visione di stato totalitaria e rappresentano un GRAVE RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA.
Si tratta di un problema politico.
Inoltre l’Assessore ha  dichiarato:
„… In seguito, in base a questa sospetta diagnosi e alla terapia consigliata, si daranno consigli ai genitori e alla scuola per azioni mirate ad iniziare l’assistenza individuale, la psicoterapia familiare e i farmaci. Questi ultimi sono soggetti a un controllo preciso e all’effettuazione di un piano di visite e di valutazione.“
Beh, qui la strategia di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche è descritta in modo dettagliato. Le promesse di controlli non ci soddisfano.
Per di più, non esiste nessuna prova oggettiva che l’ADHD/DAMP sia un disturbo o una malattia vera e propria; In un convegno, i massimi esperti mondiali di ADHD hanno ammesso: “Le nostre conoscenze sulla causa o le cause dell’ADHD rimangono per lo più speculative”.
Perché spendere tutti questi soldi della provincia per una malattia non dimostrata scientificamente ?


Sono la mamma che scrive.

Settembre 7, 2008

 

“ Sono la mamma che scrive. E’ tanto tempo che non scrivo, perché sono esausta. ma leggendo ultimamente il nostro Blog, nato per spezzere l’isolamento sociale nel quale viviamo, mi è venuta voglia di scrivere a tutti voi per lanciare   un appello.

La nostra situazione è così grave che nessun scritto, nessuna parola, nessun grido, la possono descrivere. Abbiamo solo bisogno di tenerezza, condivisione, vicinanza emotiva, momenti di puro affetto. Adesso tutto il resto non ci aiuta, evitate, vi prego, a me e mio marito che ci battiamo  tutto il giorno per nostra figlia, ogni tipo di polemica. Le tante “madri coraggio “che ci seguono con affetto, parlo di Luna, di Michela , di Anita, soprattutto, sono per me, donna, un bene prezioso che Dio mi ha mandato. La loro sintonia è veramente profonda e sento la loro sofferenze uguale alla mia, la loro vicinanza in tutto questo dolore che ci devasta l’anima.

La nostra vita è ridotta all’essenziale. Non abbiamo nessun desiderio, nessun bisogno che non sia quello di vedere nostra figlia affrontare la vita con un minimo di realtà e responsabilità. Tutto qui. Quando ci assale dicendo che lei è padrona della sua vita, che il mondo non le fa paura, e che vuole stare solo fuori di casa anche senza avere alcun mezzo di sussistenza, alcuna reale capacità lavorativa, alcun reale progetto, perchè l’importante è essere libera ( sic), ecco che una profonda angoscia ci assale: quanto pagheremo questa sua ansia di pseudo-libertà? Sappiamo ormai tutti, che siamo grandi, che la libertà ferina non è dell’umanità e che il vero obbiettivo è essere autonomi. Ma riusciremo a avere tempo per insegnarlo a nostra figlia?

Grazie se risponderete al mio appello e scusate  se il mio scritto non risulterà abbastanza chiaro. Scusate, davvero,  ma adesso non so fare di meglio.”