L’ultimo Post : “Lei”, noi e Voi

Febbraio 1, 2009

Oggi scriviamo per l’ultima volta . Certo questo Blog ci mancherà. E tutti gli amici che ci hanno seguito. “Lei” invece ancora una volta non ci ha seguito e se ne è partita , di nascosto, verso una avventura con un ragazzo della chat. Sappiamo che è nelle Marche, forse. Ma che importanza ha? “Lei” ancora una volta ci ha fatto sentire inutili, come inutili tutte le terapie farmacologiche o gli  appuntamenti con lo psichiatra o con la pscicoterapeuta. Stava facendo colloqui per entrare  in una residenza protetta. Certo si sarà impaurita. Certo questa prospettiva non la consola. Ha così scelto ancora una volta la libertà da tutto e da tutti. Ma questa non è libertà: è fuga da ogni responsabilità e relazione umana. Siamo con il telefono sempre acceso per aspettare una notizia o una traccia. Chissà come  e chissà dove la ri-troveremo. Ancora ansia e angoscia.

Qualche giorno fa, a mia moglie Fiorella, è successo un evento bellissimo: mentre camminava per la strada , un frate che scendeva dall’altro marciapiede della via, quando l’ha vista le è andato incontro e le ha dato, con un bellissimo sorriso, un santino nel quale si dice: ” tutte le persone che lo porteranno, riceveranno grandi Grazie. Le Grazie saranno più abbondanti per le persone che lo porteranno con fiducia”. Ha incontrato la Speranza? Certo che sì.

“Speranza” che la qualità dell’anima sia finalmente riconosciuta come la vera sorgente della Vita e di conoscenza da tutte le Persone di Buona Volontà. Fra tutte: i nostri figli.

Allora grazie a tutti Voi, perchè è stata una esperienza umana bellissima e densa di gioie e dolori, proprio come la vita che si nasconde  dietro le parole che ciascuno  ha lasciato in questo spazio virtuale ma terribilmente vero. Grazie a tutti coloro che ci hanno dato una parola di conforto e un consiglio amichevole o esperenziale. Grazie .

Chi volesse proseguire amichevolmente la nostra famiglia , ci sono le istruzioni per “ come  contattarci”. Per adesso lasceremo che il Blog viva in silenzio e rimanga come testimonianza per tanti di noi. A ” Nord del futuro” troveremo una soluzione definitiva.


La nostra esperienza

Gennaio 26, 2009

 

Sì, la nostra esperienza con questo Blog sta per finire. Abbiamo passato un anno e mezzo esprimendo le nostre angoscie, manifestando il nostro dolore e siamo stati accolti da tanti di voi con grande umanità.

Abbiamo così condiviso quei sentimenti che generalmenti rimagono nascosti fra le pieghe del tempo  quotidiano ed è stata una esperienza unica e indivisibile. Molti di voi ci hanno scritto e risposto riportando i loro disagi, le loro ansie e paure. Ma, secondo noi, questa esperienza non può essere percorsa per sempre. Anche questa esperienza deve avere un principio e una fine, come la nostra vita che è la madre di tutte le esperienze.

Siamo stati insieme tanto tempo e con alcuni di voi ci siamo “amati” come solo la sofferenza dà la possibilità di amare. Solo chi soffre conosce i meandri luminosi e oscuri dello Spirito e solo chi soffre è portatore di una energia amorosa, profonda e qualche volta abissale, che le persone “normali” non possono nemmeno immaginare. E questo è il grande regalo che i nostri ragazzi ci fanno in ogni momento della nostra vita: con il loro disagio ci danno una via, una strada da percorrerre: quella della comprensione , dell’amore e della dedizione totale. La dedizione, appunto.  Il sentimento, forse più difficile e più sconosciuto  in questa società edonistica e individualistica, restia alla “cura” dell’altro, concentrata, come è, nel consumo aleatorio e immediato di tutti i beni materiali e immateriali di cui l’uomo dispone:  dalle scarpe all’amore.

Di questa esperienza ne facciamo e ne faremo tesoro. Vogliamo ricordare ancora una volta che fra le tante informazioni ricevute, ne sottolineamo  una , secondo noi, preziosa. Indicataci da Ioannidis, è l’indirizzo della Dott. ssa Gabriella Lesmo con il suo Centro per il trattamento delle Disabilità Evolutive, che tratta le personalità autistiche e/o con disturbi evolutivi. Anche noi ci siamo rivolti a questo Centro e inizieremo un trattamento medico alternativo agli psicofarmaci nel giro di qualche mese. ( cell:  339 162.60.04 —- e.mail: gabriella.lesmo@autismoweb.it )

“Lei” non ha potuto leggere il Blog e seguirlo e magari farlo suo. Non è ancora in grado di fare uno sforzo emotivo così grande. Ma siamo sicuri che, atttraverso di noi, avrà sicuramente recepito quanto di positivo è stato detto e scritto, quanto la sua solitudine e la sua frustrazione è simile a quella di tanti altri ragazzi di questa generazione senz’altro sfortunata come quelle dei milioni di giovani le cui vite sono state  ( e sono) bruciate da guerre e calamità. “Lei” molto probabilmente, se ” il diavolo non ci mette la coda”!, andrà il prossimo mese in una “residenza protetta” dell’ASL dove finalmente, si è liberato un posto. ( In tutto sono dodici!, …) . Per noi sarebbe un primo traguardo che premierebbe la lotta quotidiana che abbiamo fatto per assicurare a nostra figlia una sistemazione almeno “dignitosa”. Questo non significa di aver risolto il problema, ne siamo consci, ma perlomeno significa che abbiamo gettato le basi per costruire la Casa della Guarigione, meta finale alla quale tendiamo con tutte le nostre risorse fisiche e intellettuali.

Grazie, dunque, ancora una volta a tutti, non citiamo nessuno proprio per rimanere nello spirito di un Blog come il nostro: oltre l’individualità, per condividere sofferenze e “disagi” con altri esseri umani  vicini a noi in un ideale abbraccio.

 


L’impulso dell’anima e il gesto politico

Gennaio 18, 2009

 

Ho ricevuto da Fabrizio D’Altilia una generosa lettera ben articolata di considerazioni “critiche e non” sull’ ormai famoso Appello Umanitario.
La lettera mi ha smosso un nuovo desiderio di aggiungere altre considerazioni su questa esperienza.
Mi sono chiesto  come è avvenuto  che un “impulso dell’anima” o il compimento di uno stato psichico, potesse aver generato tanta confusione e incertezze.
Nel mio intimo ho la convinzione che un “impulso dell’anima” sia sempre Giusto, perché atto puro, cristallino e assolutamente spontaneo. Per queste sue qualità un gesto perciò  profondamente radicato nella realtà del momento e  facilitato nel suo percorso immediato come una saetta: nel proiettarsi all’esterno e catapultarsi nei pensieri di tutte le persone che incontra. Un gesto che penetra come l’aria che respiriamo e si deposita nella mente con assoluta facilità. Nessun sforzo per entrare , nessun sforzo per essere accolto, ogni cosa  rapidamente al suo posto.
Evidentemente non ho fatto i conti con la coscienza collettiva di questa società che, fra l’altro, non è affatto l’unico tipo di coscienza possibile. Essa è infatti condizionata storicamente e geograficamente ed è rappresentativa soltanto di una piccola parte dell’umanità.
Cosa è successo allora?

E’ probabile che la richiesta di un ampliamento della coscienza collettiva con un metodo così poco ortodosso, così poco “politico”, così poco mediato nel tempo e nello spazio, abbia dato adito a un movimento complementare contrario per bilanciare la consistenza aleatoria del primo.
I politici, quelli accorti, usano infatti la tattica del “Io penso e dico” e subito dopo “ smentisco di aver detto” in modo di far digerire piano piano al popol-bue ogni sorta di vessazioni e ingiustizie palesi. Nel nostro caso la critica di Fabrizio ha proprio indicato questo punto dolens: “ si poteva proporre un dibattito critico di arricchimento – revisione della stessa proposta”. Un dibattito poteva così introdurre e magari nel tempo apporre qualche leggera modifica ma, soprattutto, poteva far entrare nella gente la reale convinzione per firmare quello che a noi è sembrato semplicemente un “atto dovuto.”
La nostra era stata una sfida senza alcuna mediazione o patteggiamento. Avevamo organizzato tecnicamente ( cosa non facile) il metodo per la firma dell’appello e poi via sul Web. Come qualunque altra operazione sapevamo che aveva luci e ombre ( non sarà infatti un caso che fino a questo momento su 1302 contatti abbiano firmato solo 187 persone, circa il 14,3% , una percentuale che ci appare molto bassa, infatti ).

Forse, a livello della coscienza collettiva ci sono ancora ostacoli insormontabili… per paura, diffidenza, sfiducia, egocentrismo e quant’altro. E’ probabile che la via  dell’immediatezza, del gesto autentico, della ricerca, della spontaneità ,sia ancora un patrimonio difficile da condividere su questa terra ancora primitiva e autarchica. Una terra ancora ancorata ai bisogni primari, alle soddisfazioni immediate, all’accumulo e scambio di merci e denaro, alla ricerca spasmodica di piaceri aleatori , priva di etica e solide fondamenta, dove gli adulti di domani sono depressi e annoiati al punto di sfidare la morte ogni sabato sera.

Fabrizio ha ancora ragione quando scrive: “Comunque a ogni passo si può imparare qualcosa per il passo successivo”. Senz’altro a noi è mancata la pazienza, ma questa è una virtù che accomuna il politico come i religiosi. Noi, al contrario, non avevamo nessun ideale politico da perseguire, nessun progetto che non fosse quello di ri-sollevare anche una volta il velo di Maja dalle ingiustizie quotidiane che vengono perpetrate quotidianamente a migliaia di famiglie lasciate sole con tutti i problemi che il disagio mentale comporta e che sarebbe inutile ripetere in questo scritto.
La nostra è una visione differente, a noi interessa scuotere le coscienze ma, soprattutto,  condividere ogni giorno la sofferenza dei tanti che hanno situazioni simili alla nostra. Non abbiamo nessun intento politico e tantomeno educativo o addirittura legislativo. Noi ci sentiamo a nostro agio quando lottiamo contro gli schemi asettici degli addetti ai lavori, le loro rigidità e limitatezza di vedute, il loro egoismo quotidiano, le loro grandi comodità d’impiego. Siamo a nostro agio quando si tratta di tirare un sasso- lino nello stagno con la speranza segreta che le acque putride si diradino almeno per un momento. Questo è ciò che perseguiamo, altro non siamo proprio capaci di fare né pensiamo di fare nel futuro prossimo remoto.

E su questi punti, su questa esperienza così travagliata, sul futuro del Blog, andrò meditando fra le colline toscane infreddolite dall’inverno, ma dolci e armoniose come sempre.
Con il solito affetto, vostro Giuseppe


Una Poesia da Mamma Valli’

Gennaio 9, 2009

Chissà quante poesie giacciono nel fondo dei cassetti o nell’intimo di tante anime in pena per la salute di un  figlio…  questa che ci è giunta alcuni giorni fa, la pubblichiamo con la nostra più grande partecipazione…

COME SI FA
Ti sei insinuata un giorno,
piccolo seme invisibile,
nelle pieghe
più nascoste di me
e da subito hai messo radici profonde.
Poi, fiore delicato,

sei sbocciata alla vita,
hai dischiuso i tuoi petali sottili
guardando con
occhi ardenti
il cielo immensamente lontano.
Ma il sole non ti scalda
e la
pioggia non spegne la tua sete bruciante.
Lo stelo sottile, senza linfa,
è
preda indifesa di ogni soffio di vento.
Mani avide ti accarezzano,
sporcano il
candore della tua corolla,
rubano il tuo profumo,
annientano la tua voglia di
crescere.
E il cielo è sempre più lontano,
il sole è fuoco che brucia,
la
pioggia acqua stagnante
che non purifica, non lava le ferite.
Ci sono ancora le
radici,
sono intrecciate ad ogni mio respiro
e con quelle cerco disperatamente

di tenerti ferma, di non farti cadere.
Sono sempre più sottili,
scivolano via
veloci
e io non so trattenerle.
Il prossimo soffio di vento
potrebbe portarti
via,
rubandomi la gioia di vederti sorridere alla vita,
fiera, eretta sul tuo
stelo robusto.
MA COME SI FA A FERMARE IL VENTO?

Le vostre parole, la vostra
sofferenza, le speranze, la voglia di non arrendersi nonostante tutto e tutti
le capisco, perchè sono anche le mie. Vi abbraccio e auguro a voi e a Lei, che
sento un po’ anche mia, un 2009 che porti almeno qualche piccolo passo in
avanti
mamma Vallì


Polemiche e Appello Umanitario

Dicembre 31, 2008

Abbiamo ricevuto da  Luna Bianca questi stralci di polemiche all’interno del dibattito sull’Appello Umanitario e sulla sua validità. E’ proprio una fortuna che ci siano stati trasmessi perchè finalmente qualcuno ha il coraggio di obbiettare e dire la sua.

Noi del Blog Disagi chiariamo ancora una volta che abbiamo aderito a questo appello perchè ci sembrava il metodo migliore per smuovere acque stagnanti da tanti anni, per uscire fuori dalla solita logica dualistica che vede i moderati da un lato e gli  “incazzati” dall’altro.  Personalmente, come ho già scritto, assistiamo ancora una volta alla guerra dei poveri che si sbranano fra loro mentre  i ricchi   (” i normali” ) banchettano a sazietà  alla barba dei poveracci che reclamano gli avanzi del banchetto. C’è bisogno di unire le forze, cari signori, credere anche in un progetto imperfetto, ma capire che solo nell’unione di tutti coloro che soffrono di queste situazioni  può portare a qualche risultato. La guerra sottesa fra i Blog è quanto di più ridicolo si posso vedere!  I blog che rivendicano una presunta verità, a parer mio, sono veramente inutili! Tutti noi, cogliamo alcuni aspetti del vero, così come ogni terapia produce alcuni effetti benefici. Ma a nessuno ancora è dato di proclamare una supponente supremazia a qualsivoglia titolo: perciò ben venga l’imperfettissimo Appello Umanitario, ma almeno su quello giochiamoci una UNITA’ d’intenti che porti a qualche risultato!

P.S. per quanto riguarda la supposta poca trasparenza di questo Blog, non ci posso che sorridere sopra: forse  la sofferenza che ha invaso e invade la vita della nostra famiglia non è abbastanza trasparente ?

Ecco il testo delle polemiche che ci è arrivato e che  pubblichiamo integrale! 

 * blog di luna bianca </blog/273>
  * Aggiungi un commento </comment/reply/436#comment-form>
  * 101 letture

    Alcuni motivi per non firmare questo appello </node/436#comment-917>

Submitted by Tristano on Sab, 2008-12-20 19:06.

Premesso che non mi risulta che questo tipo di raccolte firme via web abbiano alcun valore legale (anche se sono tanto di moda). Quanto minimo richiederebbero la firma digitale per avere una rilevanza giuridica.

A parte questo, ritengo che i punti sollevati in questo comunicato aderiscano all 100% con le attuali diagnosi psichiatriche, con il concetto di «incapace», e il concetto di «cura medica della malattia mentale».

Le proproste di riforma sono vaghe e prive di qualsiasi indirizzo che faccia intuire un cambiamento della situazione — molti dei punti menzionati sono i soliti cavalli di battaglia della psichiatria classica, e potenzialmente potrebbero implicare riforme legislative che in nome della «tutela» estendano le limitazioni giuridiche alla vita delle persone bollate come «malate di mente».

È un appello che non contiene alcun punto critico alla psichiatria e meglio si addice ad un sito di psichiatria riformista o di utenti pro-psichiatria, che non ad un sito critico verso la psichiatria.

Molti dei punti sono articolati in un italiano sconnesso e ridondante, per esempio:

“4) Occorre andare oltre la legge 180, legge importante ma non sufficientemente applicata. Vanno infatti rivisti alcuni aspetti operativi quali l’assistenza medica, l’integrazione, l’aiuto economico, considerate le età, la cultura e la sfera sociale differenti.”

… non si capisce se il problema è che questa legge non viene applicata o che vada invece “superata” dal punto di vista giuridico, rivedendola. Questa frase, oltre ad essere ingarbugliatissima, non propone nulla di concreto.

“5) E’ necessario definire la priorità della Salute Mentale nel contesto sociale contemporaneo, rispettando così il Dettato Costituzionale sul Diritto alla Salute.”

Cosa proprone esattamente? Dare ancora più risalto alla psichiatria, o declassarla? La psichiatria ha infiltrato tutte le istituzioni, ed oggi sta investendo sulle scuole elementari e le asilo. Non basta questa invadenza? Ci vorrebbe forse un’ulteriore priorizzazione della psichiatria, magari mettendo un piantone psiciatra in ogni androne delle case italiane?

Davvero, sembra più uno scherzo (di cattivo gusto) che un documento serio!

Comunque, sarebbe interessante se chi ha proposto questo appello sul nostro blog proponesse al Prof. Maurizio Munda (al cui sostegno l’appello è indirizzato) di confrontarsi su questo blog circa le sue proposte e idee.

Tristano

  * rispondi </comment/reply/436/917>

    Grazie ,per aver esternato il </node/436#comment-921>

Submitted by luna bianca on Dom, 2008-12-21 16:58.

Grazie ,per aver esternato il tuo pensiero .
girerò tutto al proponente.
Luna bianca

luna

  * rispondi </comment/reply/436/921>

    Appello Umanitario </node/436#comment-925>

Submitted by vescovini flavi… on Lun, 2008-12-29 21:51.

Stiamo aspettando con ansia una sua proposta concreta in alternativa alla proposta di legge del Prof. Munda, possibilmente scritta in buon italiano e con frasi non ridondanti. Magari la sosterremo!
Nessuno ha nè tempo ne voglia di scherzare, soprattutto io, i sofferenti di disagio psichico ed i loro famigliari che le assicuro soffrono ancora oggi.Ci sono tantissime situazioni gravi che non trovano riscontro adeguato nelle strutture pubbliche: persone che vengono lasciate in balia del loro destino sempre amaro e colmo di angoscia e solitudine.
Invece di analizzare il contenuto grammaticale ed il lessico del testo di legge (peraltro a me comprensibilissimo) faccia lei una proposta alternativa concreta al posto di limitarsi a criticare (anche se è più facile).
La raccolta di firme digitale che come dice lei è di moda ha uno scopo non tanto giuridico ma mediatico per dimostrare che la gente è realmente interessata al problema segnalato, e lei mi insegna che l’opinione pubblica può smuovere le montagne
Lei ha mai condiviso il tetto con un malato psichico? Spero di no per lei, altrimenti si aggrapperebbe ad ogni barlume di speranza che possa far sperare in una vita più dignitosa e sicura per i malati e i loro famigliari. Sinora nessuno ha mai fatto niente di concreto per sbloccare la situazione. Chiunque abbia delle idee valide NON POLITICHE NE’ TANTOMENO PARTITICHE x migliorare avrà il mio appoggio
Mi farebbe infine piacere che mi spiegasse cosa intendeva dire ne secondo e nel terz’ultimo capoverso il cui senso compiuto mi sfugge completamente

Vescovini Flavio Francesco
Presidente A.GA.VE ONLUS

Flavio Francesco Vescovini

  * rispondi </comment/reply/436/925>

    perché non apre gli occhi? </node/436#comment-926>

Submitted by sandro_c on Mar, 2008-12-30 12:31.

perché egregio prof. Munda, e dott Vescovini Flavi, non aprite gli occhi?

Perché non volete vedere che la “sofferenza” dei dagli-psichiatri-chiamati “malati mentali” è dovuta al 90% (io personalmente ritengo al 99%) alle ‘cure’ psichiatriche?
[Vedi in proposito: http://www.nopazzia.it/Breggin/braindisabling_it.htm

Il primo articolo di una eventuale proposta di legge dovrebbe essere quindi di abolire o comunque fortemente controllare la psichiatria e i suoi mezzi e metodi: niente di questo appare nella sua proposta.

Sono comunque d'accordo con lei che un certo problema noi più o meno 'folli' [preferisco questa dizione dato che quella di 'malato' implica una autentica malattia medica che non risulta affatto esserci, non al cervello comunque .. consultare in proposito un qualsiasi testo universitario di psichiatria] lo creiamo, specialmente ai familiari conviventi.
Quindi il problema c’è ma non è risolvibile secondo il sottoscritto e tutta l’antipsichiatria con i mezzi psichiatrici né medici. Per una indicazione di una pratica alternativa già sperimentata in italia vedi http://www.nopazzia.it/Antonucci/alternativaantonucci.html con tale pratica (non un Tso né farmaci ma un soggiorno provvisorio libero attutente gli stati troppo esagitati) molti ‘folli’ ritornano con i piedi per terra. Altre alternative non farmacologiche sono state approntate in Usa da Loren Mosher [psichiatra direttore istituto di ricerca statale Usa sulla schizofrenia][vedi in ital http://www.nopazzia.it/LRMosher/pazzo.htm ] e tuttora con varianti ad es. nella “Casa del Fuggitivo di Berlino” antipsichiatrica da dieci anni attiva [ http://www.nopazzia.it/casaberlino.htm ]

Come minimo nel suo secondo articolo dovrebbe chiedere la creazione – o quanto meno una ampia sperimentazione – di tali alternative almeno in ogni regione se non in ogni provincia.

Questi sistemi riescono a rimettere in piedi del tutto normali senza debilitazione e farmaci né delirio – non almeno deliri più gravi di quelli di un papa che ritiene di essere infallibile quando scrive una inciclica .. – oltre il 90% dei ‘folli’. Ma non è detto che vogliano/vogliamo tornare a lavorare buoni buoni e per un lavoro difficile ad ottenere. Questo è un altro problema.

Ma giustamente lei riterrà importante il problema giuridico generale, il sistema di assistenza pensionistico, che i familiari siano sgravati da carichi .. Intanto il quadro giuridico recentissimo Onu in proposito CHE LEI DOVREBBE AVER BEN CONOSCIUTO PRIMA DI IMBARCARSI NELLA SUA LEGGE PETIZIONE è la recente “Convenzione Onu sulle persone con disabilità”
E lei, che ha fiducia nello Stato, dovrebbe chiedere che lo Stato Italiano recepisca ed applichi integralmente tale Convenzione Onu.

Personalmente io non ho affatto fiducia nello Stato – che avrebbe da tempo dovuto essersi accorto delle sofferenze causate dalla psichiatria ai suoi pazienti, e non lo ha fatto. E comunque non credo che lo Stato Italiano attuale migliori la legge 180 già pessima nel senso che riduca le nostre ’sofferenze’ di ‘pazienti’, visto che già nel programma del sedicente ‘partito del popolo della libertà’ ora al potere c’è un grosso peggioramento del Trattamento Sanitario Obbligatorio, grossa causa di nostre ’sofferenze’…

Lei, gentile prof Munda, vuol ridurre le ’sofferenze’ solo ai familiari od anche ai ‘pazienti’ ?

Sandro C
attuale responsabile di www.nopazzia.it <http://www.nopazzia.it> ex ricoveri per ’schizofrenia

((PS: Un invito al suo familiare malato (di Vescovini Flavi o Munda non so, ma l’invito è a tutti i ‘pazienti mentali’) a partecipare al nostro sondaggio http://nopazzia.anti-psichiatria.com/node/409
che chiede se era ’sofferente’ o meno PRIMA delle cure))

  * rispondi </comment/reply/436/926>

    Risposta a Vescovini circa l’Appello Umanitario
    </node/436#comment-927>

Submitted by Tristano on Mar, 2008-12-30 20:52.

Egregio Flavio Vescovini,

non potendo meglio interpretare il plurale con cui mi indirizzi la tua risposta (“Stiamo aspettando”) mi limito a rispondere a te in merito a quanto hai scritto.

Voglio iniziare precisando fin da subito che alcune tue affermazioni mi lasciano, quanto meno, esterefatto. Mi chiedi “ha mai condiviso il tetto con un malato psichico? Spero di no per lei…”. A questo punto, mi viene spontaneo chiedermi se te e i promotori dell’Appello Umanitario non siate transitati su questo sito con l’unico scopo di voler lanciare il vostro appello (cosa che, ci tengo a sottolineare, a me sta benissimo e fa piacere poiché su questo forum ci occupiamo di informazione sulla salute mentale). Però, se tu avessi un po’ più dimistechezza con le realtà che ruotano intorno alla salute mentale, non mi rivolgeresti una simile domanda.

Come potrai notare guardando al link in fondo ad ogni pagina di questo sito, sono il curatore informatico di questo forum per conto di NO!PAZZIA, e non scrivo mai in anominimato. Cliccando sul link “Sito a cura di Tristano Ajmone, sopravvissuto alla psichiatria” potrai accedere al mio sito personale e scoprire che la psichiatria permea tutta la mia vita.

Rispondendoti: Sì, so cosa vuol dire convivere con un famigliare a cui hanno diagnosticato disturbi psichiatrici. Mia madre di psichiatria è morta: dopo anni di sevizie (inclusi molti elettroshock quando era adolescente) ha scelto di interrompere la propria vita.

Io stesso sono stato rinchiuso tanti anni psichiatria: ho conosciuto la psichiatria territoriale, i repartini, le comunità protette e finanche i manicomi criminali (OPG).

A tal proposito ti invito a leggere le mie testimonianze in proposito:

http://tristano-ajmone.oism.info/scritti_e_conferenze.htm

Io, prima di rispondere al post sull’Appello Umanitario, mi son preso la briga di andare a visitare il sito Disagi. L’ho trovato poco trasparente: non è chiaro da chi sia gestito, c’è un certo grado di anonimato sul sito e la sua politica generale non è di trasparenza. Il tuo nome appare, ma non è chiaro (o, comunque, non facilmente raggiungibile), che cariche turivesta riguardo al progetto.

Ti invito a notare le differenze di trasparenza tra il sito Disagi e quello dell’associazione OISM che io presiedo:

http://www.oism.info/it/chi_siamo/persone.htm

Questa era una premessa, ora mi accingo a risponderti.

Anzitutto, ci tengo a precisare che il fatto che io non concordi con l’appello che voi sostenete non mi impone alcun obbligo di proporre delle alternative.

Come potrai scoprire approfondendo le critiche alla psichiatria che porto avanti da anni, non ritengo necessario proporre alcuna alternativa alla psichiatria. La mia unica proposta (e questa può essere un’opinione non condivisa da altri membri di questo forum!) è quella di abolire la coercizione in psichiatria — fine della storia.

Per quanto mi riguarda, l’Appello Umanitario è, e resta, vago circa i suoi propositi di riforme legislative. Tu asserisci di comprendere chiaramente quanto propone; non so che dire, a me non è chiaro poiché è vago circa le modifiche che prospetta. Se poi tu volessi illustrarcele sarebbe possibile discuterne, ma allo stato attuale mi risulta impossibile esprimere un’opinione su ciò che non ritengo ben esplicitato.

Ci tengo a precisarti che non credo nell’esistenza delle malattie mentali. Credo sì nella sofferenza, anche in quella estrema ed alienante, ma non ritengo che sia un problema di natura medica, perciò ritengo che qualsiasi soluzione ai disagi esistenziali di chi soffre di tali sofferenze interiori (e quindi, anche sociali) debba venire non dalla medicina ma dalla società in generale.

Personalmente, non credo nei benefici dell’assistenzialismo statale poiché credo che lo Stato debba restare fuori dai problemi degli individui e che la società debba autogestirsi le proprie necessità. Ma questo è un discorso lungo (che però mi piacerebbe affrontare con te se avrai piacere a portare avanti questo confronto in maniera costruttiva).

Quindi, per ora, mi limito a risponderti che, così come non sono tenuto a proporre alternative all’Appello che tu sostieni, non sono altresì tenuto a dimostrare l’inesistenza della malattia mentale — tu, da quel che comprendo, sostieni che essa esista: bene, dimostrane l’esistenza e, allora, io mi adopererò a dimostrare il contrario.

Ti prego di non interpretare queste mie posizioni come ostili, non lo sono! Il fatto è che — lo ribadisco — tanto l’Appello che è oggetto di dibattito quanto il sito Disagi impiegano un cattivo uso del linguaggio che, a mio avviso, è alquanto fuorviante. Per esempio, sul sito disagi è possibile leggere: “Nessuno può immaginare cosa significhi convivere con un familiare che soffra di un “disagio” psichico.” Strana affermazione! Se NESSUNO può capirlo, a che servono i servizi assistenziali che, tanto (viste le premesse) non ne capirebbero nulla?

Quanto ad un consiglio valido per chi soffre (e non per i loro famigliari, nel caso si tratti di persone adulte), posso segnalare l’approccio del dott.Mariano Loiacono, psichiatra che, senza ricorre né a psicofarmaci né a TSO, ha riscontrato enormi successi nell’alleviamento della sofferenza psichica:

http://mariano-loiacono.oism.info/

Spero che, nonostante il primo approccio sia stato un po’ “brusco”, tu vorrai seguitare a dialogare con i membri di questo forum.

Cordialmente,

Tristano Ajmone

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Abbiamo notato nel dibattito che segue, un continuo richiamo alla trasparenza! Ma di che cosa parlano questi signori? Di quale trasparenza?Forse che la sofferenza non la sanno leggere? Forse dobbiamo colorare di rosso ogni singola parola?

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Submitted by Tristano on Sab, 2008-12-20 19:06.

Premesso che non mi risulta che questo tipo di raccolte firme via web abbiano alcun valore legale (anche se sono tanto di moda). Quanto minimo richiederebbero la firma digitale per avere una rilevanza giuridica.

A parte questo, ritengo che i punti sollevati in questo comunicato aderiscano all 100% con le attuali diagnosi psichiatriche, con il concetto di «incapace», e il concetto di «cura medica della malattia mentale».

Le proproste di riforma sono vaghe e prive di qualsiasi indirizzo che faccia intuire un cambiamento della situazione — molti dei punti menzionati sono i soliti cavalli di battaglia della psichiatria classica, e potenzialmente potrebbero implicare riforme legislative che in nome della «tutela» estendano le limitazioni giuridiche alla vita delle persone bollate come «malate di mente».

È un appello che non contiene alcun punto critico alla psichiatria e meglio si addice ad un sito di psichiatria riformista o di utenti pro-psichiatria, che non ad un sito critico verso la psichiatria.

Molti dei punti sono articolati in un italiano sconnesso e ridondante, per esempio:

“4) Occorre andare oltre la legge 180, legge importante ma non sufficientemente applicata. Vanno infatti rivisti alcuni aspetti operativi quali l’assistenza medica, l’integrazione, l’aiuto economico, considerate le età, la cultura e la sfera sociale differenti.”

… non si capisce se il problema è che questa legge non viene applicata o che vada invece “superata” dal punto di vista giuridico, rivedendola. Questa frase, oltre ad essere ingarbugliatissima, non propone nulla di concreto.

“5) E’ necessario definire la priorità della Salute Mentale nel contesto sociale contemporaneo, rispettando così il Dettato Costituzionale sul Diritto alla Salute.”

Cosa proprone esattamente? Dare ancora più risalto alla psichiatria, o declassarla? La psichiatria ha infiltrato tutte le istituzioni, ed oggi sta investendo sulle scuole elementari e le asilo. Non basta questa invadenza? Ci vorrebbe forse un’ulteriore priorizzazione della psichiatria, magari mettendo un piantone psiciatra in ogni androne delle case italiane?

Davvero, sembra più uno scherzo (di cattivo gusto) che un documento serio!

Comunque, sarebbe interessante se chi ha proposto questo appello sul nostro blog proponesse al Prof. Maurizio Munda (al cui sostegno l’appello è indirizzato) di confrontarsi su questo blog circa le sue proposte e idee.

Tristano

  * rispondi </comment/reply/436/917>
    Grazie ,per aver esternato il </node/436#comment-921>

Submitted by luna bianca on Dom, 2008-12-21 16:58.

Grazie ,per aver esternato il tuo pensiero .
girerò tutto al proponente.
Luna bianca

luna

  * rispondi </comment/reply/436/921>
    Appello Umanitario </node/436#comment-925>

Submitted by vescovini flavi… on Lun, 2008-12-29 21:51.

Stiamo aspettando con ansia una sua proposta concreta in alternativa alla proposta di legge del Prof. Munda, possibilmente scritta in buon italiano e con frasi non ridondanti. Magari la sosterremo!
Nessuno ha nè tempo ne voglia di scherzare, soprattutto io, i sofferenti di disagio psichico ed i loro famigliari che le assicuro soffrono ancora oggi.Ci sono tantissime situazioni gravi che non trovano riscontro adeguato nelle strutture pubbliche: persone che vengono lasciate in balia del loro destino sempre amaro e colmo di angoscia e solitudine.
Invece di analizzare il contenuto grammaticale ed il lessico del testo di legge (peraltro a me comprensibilissimo) faccia lei una proposta alternativa concreta al posto di limitarsi a criticare (anche se è più facile).
La raccolta di firme digitale che come dice lei è di moda ha uno scopo non tanto giuridico ma mediatico per dimostrare che la gente è realmente interessata al problema segnalato, e lei mi insegna che l’opinione pubblica può smuovere le montagne
Lei ha mai condiviso il tetto con un malato psichico? Spero di no per lei, altrimenti si aggrapperebbe ad ogni barlume di speranza che possa far sperare in una vita più dignitosa e sicura per i malati e i loro famigliari. Sinora nessuno ha mai fatto niente di concreto per sbloccare la situazione. Chiunque abbia delle idee valide NON POLITICHE NE’ TANTOMENO PARTITICHE x migliorare avrà il mio appoggio
Mi farebbe infine piacere che mi spiegasse cosa intendeva dire ne secondo e nel terz’ultimo capoverso il cui senso compiuto mi sfugge completamente

Vescovini Flavio Francesco
Presidente A.GA.VE ONLUS

Flavio Francesco Vescovini

  * rispondi </comment/reply/436/925>
    perché non apre gli occhi? </node/436#comment-926>

Submitted by sandro_c on Mar, 2008-12-30 12:31.

perché egregio prof. Munda, e dott Vescovini Flavi, non aprite gli occhi?

Perché non volete vedere che la “sofferenza” dei dagli-psichiatri-chiamati “malati mentali” è dovuta al 90% (io personalmente ritengo al 99%) alle ‘cure’ psichiatriche?
[Vedi in proposito: http://www.nopazzia.it/Breggin/braindisabling_it.htm

Il primo articolo di una eventuale proposta di legge dovrebbe essere quindi di abolire o comunque fortemente controllare la psichiatria e i suoi mezzi e metodi: niente di questo appare nella sua proposta.

Sono comunque d'accordo con lei che un certo problema noi più o meno 'folli' [preferisco questa dizione dato che quella di 'malato' implica una autentica malattia medica che non risulta affatto esserci, non al cervello comunque .. consultare in proposito un qualsiasi testo universitario di psichiatria] lo creiamo, specialmente ai familiari conviventi.
Quindi il problema c’è ma non è risolvibile secondo il sottoscritto e tutta l’antipsichiatria con i mezzi psichiatrici né medici. Per una indicazione di una pratica alternativa già sperimentata in italia vedi http://www.nopazzia.it/Antonucci/alternativaantonucci.html con tale pratica (non un Tso né farmaci ma un soggiorno provvisorio libero attutente gli stati troppo esagitati) molti ‘folli’ ritornano con i piedi per terra. Altre alternative non farmacologiche sono state approntate in Usa da Loren Mosher [psichiatra direttore istituto di ricerca statale Usa sulla schizofrenia][vedi in ital http://www.nopazzia.it/LRMosher/pazzo.htm ] e tuttora con varianti ad es. nella “Casa del Fuggitivo di Berlino” antipsichiatrica da dieci anni attiva [ http://www.nopazzia.it/casaberlino.htm ]

Come minimo nel suo secondo articolo dovrebbe chiedere la creazione – o quanto meno una ampia sperimentazione – di tali alternative almeno in ogni regione se non in ogni provincia.

Questi sistemi riescono a rimettere in piedi del tutto normali senza debilitazione e farmaci né delirio – non almeno deliri più gravi di quelli di un papa che ritiene di essere infallibile quando scrive una inciclica .. – oltre il 90% dei ‘folli’. Ma non è detto che vogliano/vogliamo tornare a lavorare buoni buoni e per un lavoro difficile ad ottenere. Questo è un altro problema.

Ma giustamente lei riterrà importante il problema giuridico generale, il sistema di assistenza pensionistico, che i familiari siano sgravati da carichi .. Intanto il quadro giuridico recentissimo Onu in proposito CHE LEI DOVREBBE AVER BEN CONOSCIUTO PRIMA DI IMBARCARSI NELLA SUA LEGGE PETIZIONE è la recente “Convenzione Onu sulle persone con disabilità”
>

E lei, che ha fiducia nello Stato, dovrebbe chiedere che lo Stato Italiano recepisca ed applichi integralmente tale Convenzione Onu.

Personalmente io non ho affatto fiducia nello Stato – che avrebbe da tempo dovuto essersi accorto delle sofferenze causate dalla psichiatria ai suoi pazienti, e non lo ha fatto. E comunque non credo che lo Stato Italiano attuale migliori la legge 180 già pessima nel senso che riduca le nostre ’sofferenze’ di ‘pazienti’, visto che già nel programma del sedicente ‘partito del popolo della libertà’ ora al potere c’è un grosso peggioramento del Trattamento Sanitario Obbligatorio, grossa causa di nostre ’sofferenze’…

Lei, gentile prof Munda, vuol ridurre le ’sofferenze’ solo ai familiari od anche ai ‘pazienti’ ?

Sandro C
attuale responsabile di www.nopazzia.it <http://www.nopazzia.it> ex ricoveri per ’schizofrenia

((PS: Un invito al suo familiare malato (di Vescovini Flavi o Munda non so, ma l’invito è a tutti i ‘pazienti mentali’) a partecipare al nostro sondaggio http://nopazzia.anti-psichiatria.com/node/409
che chiede se era ’sofferente’ o meno PRIMA delle cure))

  * rispondi </comment/reply/436/926>
    Risposta a Vescovini circa l’Appello Umanitario
    </node/436#comment-927>

Submitted by Tristano on Mar, 2008-12-30 20:52.

Egregio Flavio Vescovini,

non potendo meglio interpretare il plurale con cui mi indirizzi la tua risposta (“Stiamo aspettando”) mi limito a rispondere a te in merito a quanto hai scritto.

Voglio iniziare precisando fin da subito che alcune tue affermazioni mi lasciano, quanto meno, esterefatto. Mi chiedi “ha mai condiviso il tetto con un malato psichico? Spero di no per lei…”. A questo punto, mi viene spontaneo chiedermi se te e i promotori dell’Appello Umanitario non siate transitati su questo sito con l’unico scopo di voler lanciare il vostro appello (cosa che, ci tengo a sottolineare, a me sta benissimo e fa piacere poiché su questo forum ci occupiamo di informazione sulla salute mentale). Però, se tu avessi un po’ più dimistechezza con le realtà che ruotano intorno alla salute mentale, non mi rivolgeresti una simile domanda.

Come potrai notare guardando al link in fondo ad ogni pagina di questo sito, sono il curatore informatico di questo forum per conto di NO!PAZZIA, e non scrivo mai in anominimato. Cliccando sul link “Sito a cura di Tristano Ajmone, sopravvissuto alla psichiatria” potrai accedere al mio sito personale e scoprire che la psichiatria permea tutta la mia vita.

Rispondendoti: Sì, so cosa vuol dire convivere con un famigliare a cui hanno diagnosticato disturbi psichiatrici. Mia madre di psichiatria è morta: dopo anni di sevizie (inclusi molti elettroshock quando era adolescente) ha scelto di interrompere la propria vita.

Io stesso sono stato rinchiuso tanti anni psichiatria: ho conosciuto la psichiatria territoriale, i repartini, le comunità protette e finanche i manicomi criminali (OPG).

A tal proposito ti invito a leggere le mie testimonianze in proposito:

http://tristano-ajmone.oism.info/scritti_e_conferenze.htm

Io, prima di rispondere al post sull’Appello Umanitario, mi son preso la briga di andare a visitare il sito Disagi. L’ho trovato poco trasparente: non è chiaro da chi sia gestito, c’è un certo grado di anonimato sul sito e la sua politica generale non è di trasparenza. Il tuo nome appare, ma non è chiaro (o, comunque, non facilmente raggiungibile), che cariche turivesta riguardo al progetto.

Ti invito a notare le differenze di trasparenza tra il sito Disagi e quello dell’associazione OISM che io presiedo:

http://www.oism.info/it/chi_siamo/persone.htm

Questa era una premessa, ora mi accingo a risponderti.

Anzitutto, ci tengo a precisare che il fatto che io non concordi con l’appello che voi sostenete non mi impone alcun obbligo di proporre delle alternative.

Come potrai scoprire approfondendo le critiche alla psichiatria che porto avanti da anni, non ritengo necessario proporre alcuna alternativa alla psichiatria. La mia unica proposta (e questa può essere un’opinione non condivisa da altri membri di questo forum!) è quella di abolire la coercizione in psichiatria — fine della storia.

Per quanto mi riguarda, l’Appello Umanitario è, e resta, vago circa i suoi propositi di riforme legislative. Tu asserisci di comprendere chiaramente quanto propone; non so che dire, a me non è chiaro poiché è vago circa le modifiche che prospetta. Se poi tu volessi illustrarcele sarebbe possibile discuterne, ma allo stato attuale mi risulta impossibile esprimere un’opinione su ciò che non ritengo ben esplicitato.

Ci tengo a precisarti che non credo nell’esistenza delle malattie mentali. Credo sì nella sofferenza, anche in quella estrema ed alienante, ma non ritengo che sia un problema di natura medica, perciò ritengo che qualsiasi soluzione ai disagi esistenziali di chi soffre di tali sofferenze interiori (e quindi, anche sociali) debba venire non dalla medicina ma dalla società in generale.

Personalmente, non credo nei benefici dell’assistenzialismo statale poiché credo che lo Stato debba restare fuori dai problemi degli individui e che la società debba autogestirsi le proprie necessità. Ma questo è un discorso lungo (che però mi piacerebbe affrontare con te se avrai piacere a portare avanti questo confronto in maniera costruttiva).

Quindi, per ora, mi limito a risponderti che, così come non sono tenuto a proporre alternative all’Appello che tu sostieni, non sono altresì tenuto a dimostrare l’inesistenza della malattia mentale — tu, da quel che comprendo, sostieni che essa esista: bene, dimostrane l’esistenza e, allora, io mi adopererò a dimostrare il contrario.

Ti prego di non interpretare queste mie posizioni come ostili, non lo sono! Il fatto è che — lo ribadisco — tanto l’Appello che è oggetto di dibattito quanto il sito Disagi impiegano un cattivo uso del linguaggio che, a mio avviso, è alquanto fuorviante. Per esempio, sul sito disagi è possibile leggere: “Nessuno può immaginare cosa significhi convivere con un familiare che soffra di un “disagio” psichico.” Strana affermazione! Se NESSUNO può capirlo, a che servono i servizi assistenziali che, tanto (viste le premesse) non ne capirebbero nulla?

Quanto ad un consiglio valido per chi soffre (e non per i loro famigliari, nel caso si tratti di persone adulte), posso segnalare l’approccio del dott.Mariano Loiacono, psichiatra che, senza ricorre né a psicofarmaci né a TSO, ha riscontrato enormi successi nell’alleviamento della sofferenza psichica:

http://mariano-loiacono.oism.info/

Spero che, nonostante il primo approccio sia stato un po’ “brusco”, tu vorrai seguitare a dialogare con i membri di questo forum.

Cordialmente,

Tristano Ajmone

  * rispondi </comment/reply/436/927>

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Mi duole la carne del cuore

Dicembre 16, 2008

e la carne dell’anima, ricordo che ha scritto un grande poeta.

Forse, anche lui, aveva una figlia con un profondo disagio mentale da accompagnare ogni mattina, in mezzo a un serpentone anonimo di macchine, alla Casa di Cura.

Ripeto, che strazio!, vederla con gli occhi socchiusi, immobilizzata dal farmaco, come una volta nei lenzuoli ghiacciati…

Ripeto, che strazio, questa Via Crucis  quotidiana che porta nei corridoi invasi dal fumo delle mille sigarette inghiottite dalla noia e dalla rabbia… una nube densa che nasconde la cima del Golgota ammutolito dal freddo dei cuori spezzati…

Ripeto, è uno strazio, questi camici bianchi  che parlano poco e ti evitano perchè hanno paura d’incontrare l’angoscia del tuo sguardo che si aggira inquieto per le stanze alla ricerca di quel perchè che nessuno conosce…

Così,  ogni mattina, ma dentro me stesso un fremito e un giuramento: dovrà finire, un giorno, questo nostro strazio!


Dalle parole ai fatti!

Dicembre 1, 2008

Abbiamo ricevuto da Flavio Francesco Vescovini questi importanti documenti che vi invitiamo a sottoscrivere numerosi e a inviare l’Appello Umanitario ai responsabili istituzionali della politica italiana.

E’ l’unico modo vero e non violento per far giungere la nostra voce di dolore! Diffondete questo appello e scrivete, scrivete! La parola è una energia potente che può abbattere qualsiasi muro!

Alla Cortese Attenzione
Sig. Vescovini Flavio Francesco
Presidente A.GA.VE. Onlus
Monza

 

Oggetto : Salute Mentale

Egr. Sig. Vescovini, La Ringrazio per avermi dato la Sua disponibilità a collaborare.
Ritengo importante unire le forze.
 Il lavoro che Ella sta facendo è Nobile, prosegua.
I Suoi contatti telefonici e tramite internet risultano fondamentali per far sentire la nostra voce.
Sono consapevole dell’esigenza di dare un aiuto concreto ai disabili psichici e alle loro famiglie.
Da tanti anni, conduco questa difficile battaglia.
Ha fatto bene ad accennare alla mia proposta. Può dire anche il nome.
Considerato che le famiglie, Le chiedono di aiutarle a sollecitare le Istituzioni, Le faccio una
prima proposta operativa.

Aderire al mio progetto, scrivendo ai Presidenti di Camera e Senato e ai più importanti Quotidiani
della Stampa Nazionale e alle principali trasmissioni, tipo Porta a Porta – Ballarò devono essere sommersi  di lettere. 
Poiché, parliamo di un problema delicato, drammatico, onde evitare che i soliti furbi abusino
del dolore dei disabili e delle loro famiglie, è meglio chiarire alcuni aspetti che vanno osservati.
Alcune avvertenze che devono essere comunicate a  tutti coloro che La contattano, in qualunque
parte d’Italia si trovino :
 Il mio progetto è un Atto Parlamentare, quindi pubblico
 La mia proposta è umanitaria, non ideologica
 Non c’è alcuna azione di lucro
 Nessuno è autorizzato ad usare il mio nome e la mia proposta, a fini personali e / o di terzi, il cui
  unico scopo è quello di sollecitare il Parlamento a legiferare
 Nessuno è autorizzato a chiedere o a ricevere denaro o altri beni o far credere che agisce a mio
 nome, o a scopo benefico.
 Chi vuole sostenere l’Appello Umanitario lo fa in modo libero e consapevole, senza alcuna pretesa
 L’adesione all’appello deve essere spedito al Sig. Presidente della Camera della Deputati, On Le
 Gianfranco Fini  presso la Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio e al Sig Presidente del
  Senato della Repubblica, Sen. Renato Schifani, presso il Senato della Repubblica – Palazzo 
  Madama – Roma e ai principali mass – media.
 Nessuno è autorizzato ad usare le firme per fini diversi dall’adesione libera e consapevole
 all’appello.

In attesa di un Suo riscontro in merito, anticipatamente La Ringrazio.
Cordiali Saluti.

Limbiate, 29 Novembre 2008

Allego alla presente:
- Appello Umanitario
- Logo per i 30° della Legge Basaglia

Cav. prof. Maurizio Munda

Manifesto Umanitario

Appello a favore dei disabili psichici.
Le Istituzioni diano soluzioni ai problemi dei disabili psichici e delle loro famiglie.
Si individuino nuovi interventi legislativi umanitari, al fine di risolvere in modo decoroso,
nel pieno rispetto della Dignità Umana il problema dei disabili mentali.

Esiste già un progetto redatto dal Cav. prof. Maurizio Munda, assegnato
alle rispettive Commissioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
 
Non si lasci decadere questa iniziativa umanitaria, trasparente, non ideologica e per
una volta si ascolti la voce dei cittadini, perché solo chi vive sulla propria pelle può capire.

Il presente APPELLO  UMANITARIO  è rivolto a tutti Gruppi Parlamentari
alla Camera Dei Deputati ed al Senato della Repubblica.

Non si faccia di questo problema, uno scontro ideologico, perché il DIRITTO  alla SALUTE
non ha colore politico e perché con lo scontro ideologico, alla fine pagano solo i disabili
e le loro famiglie .

Si chiede una legge decorosa che tuteli e rispetti le persone che soffrono,
che hanno bisogno di aiuto, ma non possono chiederlo, perché incapaci,
non si facciano discriminazioni sull’età.

Portare il portatore di handicap psichico e la sua famiglia al centro
dell’attenzione, al fine di aiutare in modo concreto, i disabili.
Solo, in questo modo, si può capire di quali servizi necessitano i
portatori di handicap con disagio mentale

Dare a queste persone sofferenti, un aiuto medico, sociale, economico, legale, giudiziario,farli sentire partecipi,semplicemente uno di noi.
Anche i disabili hanno bisogno di affetto e non solo,anche loro comunicano

Occorre andare oltre la Legge 180, legge importante, ma non sufficientemente applicata

Del resto, a distanza di 30 anni, alcuni aspetti operativi vanno rivisti, quali assistenza medica,
integrazione, aiuto sociale, aiuto economico, considerate le epoche, la cultura, la sfera sociale differenti.

È necessario definire la Salute Mentale, una priorità.

Si rispetti il Dettato Costituzionale sul Diritto alla Salute.

Si intervenga per prevenire il disagio psichico, per curare, per dare risposte concrete, reali, visibili,trasparenti, misurabili.

Le Istituzioni, sia a livello centrale, sia decentrato territoriale, individuino
corsie preferenziali per il fabbisogno socio – sanitario dei disabili psichici.

Basta con le facili promesse, mai mantenute.

Si crei una nuova cultura di rispetto verso le persone con disagio psichico.

Si crei una mobilitazione, si apra un dibattito, non si faccia finta di nulla.

Non si facciano le tavole rotonde, non si accedano i riflettori, solo quando succedono
disgrazie umane e poi, dopo pochi giorni, tutto torna come prima.

Si migliori la qualità della vita dei disabili mentali
Si tenga alta l’attenzione sempre
Aiutiamo chi soffre, idee e valori che non moriranno mai.

 
Limbiate,  29 Novembre  2008

Cav. prof. Maurizio Munda


Caro Augias…

Novembre 29, 2008

Cari amici, ho scritto la lettera che segue a C.Augias che tiene sul quotidiano la Repubblica la rubrica: “ Lettere, Commenti & Idee” in occasione della pubblicazione, nella rubrica stessa, della lettera:”Vivo l’inferno della malattia mentale” di Maria Annasi.( 27 Novembre scorso). Lettera alla quale C.Augias ha datto un giusto risalto.

Ho pensato che era l’occasione giusta per iniziare quella campagna di divulgazione nei mass.media delle nostre difficili problematiche e mantenere così le “promesse” che ci siamo scambiati. Sarebbe perciò molto importante che anche voi vi uniste al nostro commento sia per supportarlo sia per far sentire maggiormewnte la nostra voce.

L’indirizzo è : c.augias@repubblica.it

Caro Augias,

le scrivo a proposito dell’inferno della malattia mentale, come la lettera di Maria Annasi pubblicata sulla sua rubrica di ieri, ha ancora una volta denunciato.Vorrei aggiungere quanto segue. Ho una figlia giovane, poco più che ventenne, diagnosticata dalla “Psichiatria non democratica”, come “borderline”. Come Lei certamente saprà , questa diagnosi è divenuta di uso comune per coprire una massa di giovani  ( in crescita esponenziale)  che hanno un disagio profondo nel vivere in questa società che li emargina ulteriormente.

Ho aperto da poco più di un anno un Blog, “Disagi” , per raccogliere e raccontare  il dramma quotidiano in cui la nostra famiglia e quella di tante altre, deve vivere. In questo tempo più di quarantamila clic sono la testimonianza di quanto questo problema sia vivo e, soprattutto , urgente. Abbiamo ricevuto tragiche testimonianze  da famiglie di tutta Italia ( il disagio mentale non è del Nord o del Sud) , che denunciano la sostanziale indifferenza o, peggio, il sostanziale disinteresse che l’opinione pubblica in generale e le Istituzioni, in particolare, dimostrano per questo problema. Sì, è vero, ci sono tante associazioni, articoli vengono pubblicati su i vari giornali, ma, in fondo, le cose rimangono sostanzialmente fisse e immobile.

Anche Lei ha scritto giustamente che “ una vera politica dovrebbe occuparsi più di questi problemi e meno di se stessa”. Perché allora non puntare a sollecitare un movimento vasto dell’opinione pubblica per sollevare veramente e senza veli questo problema? L’opinione pubblica è e rimane il baluardo di ogni democrazia: La preghiamo, La invitiamo, perciò a muoversi in modo sostanziale verso questo traguardo. La ringrazio per l’ascolto. Giuseppe del Blog “Disagi”


L’amore, la rabbia, la morte

Novembre 22, 2008

 

Abbiamo ricevuto questa lettera  fra i commenti. Abbiamo invece pensato di pubblicarla come un Post per dare il necessario rilievo a questo dramma esistenziale che si è consumato nella famiglia di Flavio. Evidenziamo la lettera ( a cui fa seguito il nostro commento):

Gabriele era una persona dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di straordinaria sensibilità. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui: sapeva scrivere delle lettere ed esprimere dei pensieri toccanti, con un’abilità letteraria non comune. Aveva però quella devastante malattia ”Borderline” che lo portava ad uno sdoppiamento della personalità, ad un’incapacità di gestire tempo, risorse, danaro, a dire bugie: in una parola l’incapacità a gestire la propria vita. Ci siamo sempre chiesti come potesse essere la stessa persona quella che prima ci scriveva quelle toccanti lettere, che io peraltro ritengo siano sempre state sincere, e quella che dopo ci trattava in un certo modo e teneva certi comportamenti.
Quando ho ucciso Gabriele, ho ucciso una parte di me stesso, ed io darei volentieri se si postesse la mia ormai inutile vita in cambio della Sua.
Gabriele era un ragazzo dotato di grande intelligenza (parlava e scriveva correttamente 4 lingue) e di grande sensibilità che scriveva spesso a me e Sua madre delle lettere toccanti bellissime:non parevano neppure scritte dallo stesso ragazzo che aveva fatto e detto certe cose nei nostri confronti. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui. Ma aveva questa devastante malattia che lo portava a questo sdoppiamento della personalità. Questa malattia quasi sconosciuta alla maggioranza della gente ed alla quale la medicina ingiustamente ha prestato e presta scarsissima attenzione. Siamo stati lasciati completamente soli dalle istituzioni che avrebbero potuto e dovuto supportarci. Ho bussato a tutte le porte cui potevo bussare, senza vergognarmi mai, ma nessuno mi ha aiutato. Magari quelli che a posteriori ora dicono ed hanno scritto: ma come si fa a compiere un gesto del genere con tutti i supporti che oggi puoi ottenere?
Gabriele era buono: io sono certo che sul Suo cammino ha trovato tanta gente senza srupoli che si è approfittatoa ai Lui. Sono altrettanto certo che tra i tanti amici che diceva di avere quelli sinceri siano stati veramente pochi. Forse nessuno di questi pochi lo ha veramente conosciuto e consigliato x il Suo bene.
Io sono stato il Suo angelo custode; gli sono sempre stato vicino anche quando la distanza che ci separava era tanta e gli volevo e gli voglio tuttora un mare di bene, anche se gli ho dato la morte.
Vivo solo nella speranza del Suo perdono e di poterlo un giorno vedere e riabbracciare.
Mio figlio Gabriele aveva 29 anni quando l’ho ucciso in un momento di smarrimento della mente e dell’anima e dall’età di 14 era stato messo in cura presso NPI e CPS di Monza. oltre che a psicologi privati. Io sono stato condannato a 12 anni di reclusione, e recentemente ho fondat0 in memoria di mio Figlio con i miei famigliari la GABRIELE VESCOVINI ONLUS – A.GA.VE con lo scopodi dare conforto alle famiglie che vivono giornalmente a diretto contatto del disagio psichico, e che come me si trovano come mi sono trovato io a nuotare in un pantano, di notte, senza alcuno che ti tenda una mano, affinchè tragedie come la mia non si debbano più ripetere.
i miei contatti sono i seguenti: a.ga.ve@email.it – tel 339 4897363 per chi ha bisogno di conforto, di una parola umana, o di conoscere attraverso la mia triste esperienza un parere di chi il dramma della patologia borderline l’ha vissuta sino in fondo, alle sue estreme conseguenze.
Auspico i miei migliori auguri per la toccante vivenda che Vi riguarda, e se vorrete contattarmi , sarò ben lieto di scambiare delle opinioni con Voi.
Sinceri saluti,
Flavio Francesco Vescovini – presidente A.GA.VE ONLUS –Monza

 

Un padre che uccide il figlio malato, diagnosticato come borderline. Una padre che viene condannato a dodici anni di reclusione. Un padre che fonda una Onlus a memoria del figlio.


 E’ un fatto che , appena letto e conosciuto, ti attraversa il cervello come una folgore   e ti lascia  con gli occhi smarriti e la gola riarsa.  E’ un fatto che scuote le fondamenta del tuo essere e ti butta violentemente nei meandri del tuo inconscio dove gli istinti più aggressivi  bollono nel grande vaso alchemico della vita.


Come è possibile arrivare a tanto, ti viene da pensare. Se a livello archetipico, ancestrale sono i figli che si ribellano al padre e lo uccidono, abbiamo qui la versione contraria, un padre che uccide il figlio “ che era una persona dotata di una intelligenza fuori del comune e di straordinaria sensibilità”. Come è possibile, tutti si domandano? E il padre risponde che è “bastato  un momento di smarrimento della mente e dell’anima”.


Una insicurezza atroce allora pervade il mio corpo, le gambe tremano, quasi mi sento svenire: se succedesse anche a me? O a voi che state leggendo comodi sulla vostra sedia? Quante volte, ripenso, ho sentito montare la rabbia di fronte alle ostinate prevaricazioni di Lei, di fronte a tutte le sue incessanti richieste, di fronte alla sua arroganza, di fronte al suo furore?


Dobbiamo perciò ammettere la nostra fragilità, debolezza e , soprattutto, “integrare” nella la nostra anima ogni possibilità, anche la più atroce perché solo così c’è la strada verso la salvezza, cioè verso la salute psichica, solo così si allontana la peste emozionale che ha colpito Flavio.” Integrare e gestire” le nostre emozioni negative è il punto: il buddismo sostiene infatti che siamo tutti “malati”e questa è la causa della nostra sofferenza. ma chi ci insegna a uscire dalle nostre “malattie” ( le emozioni negative). Chi ci educa a un comportamento “giusto”? Nella nostra cultura sono i famosi dieci Comandamenti che, in fondo, sono il pilastro della nostra morale. Ma il loro insegnamento si è sempre più indebolito di fronte alle “ Ragioni della Storia”. “Non uccidere” tuona Jahve dall’alto del cielo, ma l’uomo ha sempre ucciso , anzi, si è sempre più organizzato tecnicamente per uccidere e il secolo ventesimo ne è una tragica testimonianza. Ma si è sempre ucciso anche per molte altre ragioni: di fronte a un torto subito, di fronte a una prevaricazione, di fronte a una profonda ingiustizia. Uccidere è è un istinto primario, è nella nostra cultura intrisa di sangue: quanti in questo momento vengono uccisi nella famiglia o dalle guerre? Un numero enorme !


Allora uccidere paradossalmente non è un evento straordinario come si crede, ma è una prassi corrente che pervade le nostre società, ma che nascondiamo abilmente nella nostra memoria. Eppure l’altro è un nostro “fratello”,ma che succede quando a ciascuno di noi è spinto verso il muro dalla fatalità della vita, nei suoi misteriosi disegni, con le sue profonde ingiustizie? La tragedia di Flavio dimostra,se ce ne fosse stato il bisogno,di quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro, quanto non possiamo vivere isolati, quanto le Istituzioni sono latitanti, quanto siamo famiglie isolate dall’Humus della vita sociale. Ecco allora le ragioni di questo Blog, a cercare parole di solidarietà e incoraggiamento, a dare , quasi per incanto, conforto e amicizia. Bè, dell’amore non possiamo ancora proprio parlare, dato il grande bisogno che tutti ne abbiamo. Anzi, sentiamo tutti il diritto a amare e essere amati, ma quanto tempo ci vorrà ancora perché questo si possa realizzare! Generazioni e ancora generazioni dovranno passare prima che l’Uomo sia in condizione di saper gestire i nostri ancestrali istinti, ma la speranza è fondata su un  punto fondamentale: che dove c’è l’odio là sboccia l’amore.
Ritroviamoci dunque e abbracciamo Flavio. Il resto è silenzio dei soliti farisei che si accalcano nella sinagoga della nostra società.


P.S. Leggo adesso(La Repubblica N.278) del padre di Verona che è tornato a casa e ha sterminato la famiglia , moglie e tre figli piccoli. Una cosa veramente atroce sotto tutti i punti di vista. Mi ha colpito il cappello del giornalista: “Verona, commercialista spara alla moglie e ai tre figli. Polemica sulle armi”! Sembra incredibile, ma il dito è puntato sulle armi! Come sopra scritto siamo ancora di fronte al silenzio dei soliti farisei. Appunto.


Lettera a una psichiatra

Ottobre 26, 2008

 Abbiamo ricevuto questo interessante articolo di Nicola pasa che condividiamo e pubblichiamo. Un grazie a lui e a tutti quelli che vorranno portare un loro contributo alla sua riflessione.

Nicola Pasa, Ass. Il Mondo di Holden
 
Lettera ad una psichiatra
 
 
 
Carissima Psichiatra,
da tempo desideravo esprimerle alcune considerazioni che mi frullano in testa e che non ho mai avuto occasione di dirle nelle occasioni in cui sono stato al suo cospetto. Il tema della guarigione non le sta molto a cuore, me ne rendo conto, forse perché parlare di guarigione in psichiatria è come parlare di prospettive di futuro in un cimitero. Ma a noi che della psichiatria siamo utenti la guarigione interessa eccome. La parola guarigione in sé è una parola bellissima. Una parola che siamo abituati da sempre ad usare in medicina. Quando ero piccolo se avevo la tosse il mio medico mi diceva che lo sciroppo me l’avrebbe fatta passare, che mi avrebbe guarito. E dopo qualche giorno io guarivo dalla tosse. Non si trattava di un miracolo, i medici non credono nei miracoli, e nemmeno io del resto. A lei la parola guarigione non piace. Benissimo. Io la userò, invece, al posto di recovery che non mi piace per niente.
Lei dice che non si può guarire dalla follia. Benissimo, nessuno le chiede di guarire la follia. Quando una persona diventa utente della psichiatria spera di guarire dalla sua sofferenza. Se ha una depressione spera di guarire dalla depressione. Che cosa c’entra la follia con la depressione? Assolutamente nulla, ma a lei piace parlare di follia. E’ questo che rende la sua professione così diversa da quella degli altri medici. Se però è così io credo che la psichiatria non abbia alcuna legittimità ad esistere come branca della medicina. Se è così allora non ha alcun senso che la psichiatria resti nel sistema sanitario, un sistema che si occupa fino a prova contraria di malattia.
La follia è qualcosa che abbiamo tutti, chi più chi meno, è una componente della nostra intelligenza e della nostra anima, ma i veri folli non hanno alcuna necessità di guarire, sono contenti così, non chiedono che di essere lasciati in pace, nei loro deliri, non chiedono di essere curati dal momento che la cura potrebbe ammazzarli invece che guarirli.
La Salute Mentale non si occupa della follia, se ne occupava una volta, quando c’erano i manicomi, e lo faceva in modo turpe e vergognoso, lo faceva incatenando, lo faceva torturando. Se io avessi lavorato in un manicomio come psichiatra sarei oggi tormentato dai rimorsi e dalla vergogna, e probabilmente non sarei più uno psichiatra. Ma le scelte individuali vanno lasciate agli individui.
Oggi lei si occupa di persone che non sono folli ma sofferenti. Persone depresse, persone con disturbi alimentari, persone con disturbi della personalità ecc.
Queste persone diventano utenti perché vogliono guarire. Dice che è stigmatizzante parlare di malattie più gravi e meno gravi? Questa è bella. Ma se io mi spezzo un mignolo ed entro nel reparto di traumatologia vedo che nel reparto c’è anche chi si è rotto le gambe e non potrà più camminare. Se le sue gambe sono perdute non si potrà per lui parlare di guarigione. Ma per me che mi sono rotto il mignolo invece sì. E’ stigmatizzante? E allora per rendere la cosa meno stigmatizzante dovrei uscire da quel reparto in carrozzella anch’io? Le sembra logico?
Lei non si pone il problema della guarigione e io lo capisco bene, porsi il problema della guarigione significa porsi il problema dell’efficacia delle terapie e della loro durata.  A lei non importa della guarigione ma alle persone che entrano in cura importa eccome, importa perché una volta entrati in un Centro di Salute Mentale vorrebbero anche uscirne, perché non vogliono diventare dipendenti per tutta la vita dai farmaci, dopo quindici anni di psicofarmaci una persona, con il fegato e i reni in pappa, con il cuore affaticato, con malattie iatrogene in corso, se lo chiede alla fine se il suo medico non lo stia menando per il naso. E badi bene che non ci interessa tanto sapere che siamo guariti dallo psichiatra, non abbiamo bisogno del suo bollino, ce ne rendiamo conto da soli che siamo guariti, l’unica cosa che ci interessa è che lo psichiatra esca dalla nostra vita, perché non ne abbiamo più bisogno, per questo ci interessa che ci dica che siamo guariti perché così ce lo leviamo dalle palle una volta per sempre. E non siamo più ex utenti, non siamo più utenti.
Ragionare in termini di follia e non di sofferenza o di malattia produce cronicità, la cronicità produce sofferenza, e produce costi altissimi sotto il profilo umano e anche economico. La cronicità certamente interessa molto le case farmaceutiche, che non hanno alcun interesse reale nella guarigione, infatti hanno capito che guadagnano molto di più, fanno più profitti se un paziente diventa cronico, perché per loro è un cliente a vita, finché non schiatta ucciso dagli effetti extrapiramidali. La cronicità sostenta un’industria lucrosa, un’industria che specula sulla sofferenza. Chi parla di follia non fa che alimentare questo spaventoso cortocircuito.
Lei mi dice che ci sono pazienti che hanno bisogno della pillola per tutta la vita e altri che invece ne hanno bisogno per un periodo limitato. Benissimo, cominciamo a ragionare. Dunque non è più così stigmatizzante dividere le persone in pazienti gravi e meno gravi. Come del resto avviene in qualsiasi reparto di medicina. Ci sono all’interno dello stesso reparto malati più gravi e malati meno gravi, spesso con la stessa patologia, ma in un caso è curabile e in un altro no. Cosa c’è di stigmatizzante? Nulla. La invito cara psichiatra a non occuparsi di stigma, la invito a occuparsi di terapie oppure se ritiene di non doversi occupare di questo, la invito a smettere la professione e dedicarsi se vuole alla politica, alla filosofia, al bricolage, insomma faccia un altro mestiere.
Le dico da utente che cosa noi ci aspettiamo da lei, libera di seguirmi o meno, noi ci aspettiamo che ci ascolti prima di tutto, che si prenda un po’ di tempo prima di formulare una diagnosi, la prego di differirla più che può anche se lei è una di quelle che azzecca la diagnosi al primo colpo, la invito a pensarci bene e ad ascoltare quel che il paziente le racconta, anche se le sembrerà di aver sentito mille volte la stessa storia, anche se ne ha le palle piene di sentirsi raccontare le stesse cose anno dopo anno, la invito ad ascoltare e a cogliere le sfumature e le differenze che ci sono tra persona e persona. Il paziente, come tutti i pazienti, si aspetta che lei gli faccia subito una ricetta, che gli dia subito una pastiglietta miracolosa, ebbene non assecondi questa smania, lo mandi deluso a casa da questa aspettativa, lo veda più volte, lo ascolti e lo interroghi se crede prima di azzardare una diagnosi e di scrivere una ricetta. E prima di pensare al farmaco si accerti della salute generale del paziente, si accerti che non abbia problemi cardiaci, valuti gli esami del sangue, valuti tutte le possibili controindicazioni dei farmaci che sta per somministrargli.
E una volta scelta la terapia ascolti quel che il paziente lamenta degli effetti indesiderati dei farmaci. Se il paziente ha una qualità della vita scadente a causa degli effetti collaterali intervenga, diminuisca i dosaggi, fornisca dei consigli, sostituisca il farmaco, valuti l’impatto che questi effetti collaterali hanno sulla vita quotidiana di una persona. La sofferenza psichica nasce prima di tutto da fattori esterni alla persona, legati all’ambiente in cui vive, spesso sono i rapporti all’interno della comunità a generare nel paziente il malessere, spesso allontanare il paziente da quegli ambienti familiari o extra familiari che gli provocano malessere può essere una parte della terapia. Se io vivo in un ambiente ostile, (poco importa se io lo percepisco così perché sono paranoico o è così davvero, quel che importa è la percezione della persona, non dovete giudicare) la prima soluzione è di andarsene da quell’ambiente. Non fanno così tutti? Non fa così anche lei dottoressa?
Una volta iniziata la terapia, stabilisca un periodo di osservazione, cominci a studiare insieme agli elementi dell’equipe terapeutica e riabilitativa tutte le soluzioni possibili per guarire il paziente dalla sua sofferenza. Ogni persona fa storia a sé. Ogni persona ha strumenti diversi. Ci sono pazienti che hanno bisogno di socializzare a diversi livelli. Non tutti hanno necessità di entrare in un Centro Diurno e non tutti una volta entrati in un Centro Diurno hanno piacere ad essere trattati come bambini. C’è chi ha bisogno di parlare, di fare colloqui e allora si preoccupi cara psichiatra che il paziente faccia psicoterapia e che impari in questi colloqui a riconoscere i sintomi e a combatterli. Combattere i sintomi, questo è un primo passo verso la guarigione. Riconoscere che l’esperienza di sofferenza che vivi è il sintomo di una malattia, riconoscerlo e agire di conseguenza, e cioè non ricalcare il cammino già percorso, trovare alternative al meccanismo consolidato di reazione. Questo dovrebbe essere insegnato ai sofferenti. Conoscere il proprio nemico è il segreto di ogni vittoria, la storia insegna.
Le storie di guarigione insegnano che i farmaci servono al bisogno e che se non sospesi in tempo possono complicare o addirittura frustrare l’esperienza della guarigione, le ricadute tanto temute sono il cattivo frutto dell’affidamento totale ai farmaci, sono le prolungate terapie farmacologiche ad impedire spesso la guarigione e ad arrestare il processo, o il cammino verso la guarigione, generano un loop, un circolo vizioso, fatto di vette e discese, di falsi progressi e rovinose ricadute, è il ciclo perpetuo della cronicità alla cui fine c’è solo la morte.
Ogni paziente è unico e solo. C’è chi ha bisogno di clinica. C’è chi ha bisogno di riabilitazione e psicoterapia. C’è chi non ha bisogno reale della psichiatria, perché attraversa un momento di difficoltà che può essere superato in fretta, senza bisogno di finire nel circuito perverso della cronicità. Se una persona non ha reale necessità di un farmaco l’esperienza del farmaco può farlo cadere in una spirale rovinosa fatta di equivoci, di inganni, di false speranze e attese vane.
Per questo le ho detto cara dottoressa di aspettare a formulare una diagnosi e a scarabocchiare una ricetta e di ascoltare bene quel che il paziente le racconta.
Forse la scandalizzo se le dico che tutte le terapie sono utili a seconda dei casi, persino una terapia empirica come la tec, ma solo in casi limitati, laddove nessun farmaco o nessun intervento di altro tipo riesce a guarire. La tec come tutte le terapie può essere estremamente violenta e dannosa. Ma lo è come una terapia farmacologica prolungata e massiccia nei dosaggi.
Non è violenta una terapia farmacologica che induce nel paziente una sonnolenza profonda, che genera impotenza sessuale o inibisce la libido, o gli impedisce di parlare con scioltezza o di camminare senza perdere l’equilibrio o di liberarsi delle feci senza doversi purgare come un vecchio o che generi nel suo volto spasmi involontari o che lo faccia tremare o che gli generi una malattia invalidante come la discinesia tardiva e spesso tutte queste cose insieme? Di cosa parliamo dottoressa?
Forse a lei questi effetti collaterali le sembreranno trascurabili, ma lo sarebbero solo a patto che come contraltare ci fosse la guarigione. Purtroppo lei non crede alla guarigione e allora che cosa deve pensare un paziente che soffre due volte: della sua sofferenza e dei danni della terapia? Con quale spirito affronta la vita se una vita gli rimane una volta che è entrato in questo circolo vizioso? Lei non vuole fornire false speranze, lo so bene, com’è coscienziosa dottoressa, neanche le case farmaceutiche vogliono dare false speranze, in fondo prosperano su questo limbo, su questo non tempo in cui vive il paziente.
Tempo fa ho visto un film di un tizio che viveva in un aeroporto e non poteva uscire da quella zona franca per problemi di documenti. La vita di molti pazienti mi ricorda tanto quella di questo tizio. A volte ci penso quando penso ai non luoghi: gli autogrill, i centri commerciali. Il fascino dell’autogrill deriva dall’essere un luogo che esiste solo se tu diventi utente dell’autostrada. Se tu non percorri mai l’autostrada quel luogo non esiste. Per molti utenti uscire dall’autogrill è quasi impossibile, molti rinunciano alla fine e consumano lì l’intera esistenza.
E’ questo il fine della psichiatria? Confinarci tutti in un grande autogrill?
 
Nicola Pasa