La nostra esperienza

Gennaio 26, 2009

 

Sì, la nostra esperienza con questo Blog sta per finire. Abbiamo passato un anno e mezzo esprimendo le nostre angoscie, manifestando il nostro dolore e siamo stati accolti da tanti di voi con grande umanità.

Abbiamo così condiviso quei sentimenti che generalmenti rimagono nascosti fra le pieghe del tempo  quotidiano ed è stata una esperienza unica e indivisibile. Molti di voi ci hanno scritto e risposto riportando i loro disagi, le loro ansie e paure. Ma, secondo noi, questa esperienza non può essere percorsa per sempre. Anche questa esperienza deve avere un principio e una fine, come la nostra vita che è la madre di tutte le esperienze.

Siamo stati insieme tanto tempo e con alcuni di voi ci siamo “amati” come solo la sofferenza dà la possibilità di amare. Solo chi soffre conosce i meandri luminosi e oscuri dello Spirito e solo chi soffre è portatore di una energia amorosa, profonda e qualche volta abissale, che le persone “normali” non possono nemmeno immaginare. E questo è il grande regalo che i nostri ragazzi ci fanno in ogni momento della nostra vita: con il loro disagio ci danno una via, una strada da percorrerre: quella della comprensione , dell’amore e della dedizione totale. La dedizione, appunto.  Il sentimento, forse più difficile e più sconosciuto  in questa società edonistica e individualistica, restia alla “cura” dell’altro, concentrata, come è, nel consumo aleatorio e immediato di tutti i beni materiali e immateriali di cui l’uomo dispone:  dalle scarpe all’amore.

Di questa esperienza ne facciamo e ne faremo tesoro. Vogliamo ricordare ancora una volta che fra le tante informazioni ricevute, ne sottolineamo  una , secondo noi, preziosa. Indicataci da Ioannidis, è l’indirizzo della Dott. ssa Gabriella Lesmo con il suo Centro per il trattamento delle Disabilità Evolutive, che tratta le personalità autistiche e/o con disturbi evolutivi. Anche noi ci siamo rivolti a questo Centro e inizieremo un trattamento medico alternativo agli psicofarmaci nel giro di qualche mese. ( cell:  339 162.60.04 —- e.mail: gabriella.lesmo@autismoweb.it )

“Lei” non ha potuto leggere il Blog e seguirlo e magari farlo suo. Non è ancora in grado di fare uno sforzo emotivo così grande. Ma siamo sicuri che, atttraverso di noi, avrà sicuramente recepito quanto di positivo è stato detto e scritto, quanto la sua solitudine e la sua frustrazione è simile a quella di tanti altri ragazzi di questa generazione senz’altro sfortunata come quelle dei milioni di giovani le cui vite sono state  ( e sono) bruciate da guerre e calamità. “Lei” molto probabilmente, se ” il diavolo non ci mette la coda”!, andrà il prossimo mese in una “residenza protetta” dell’ASL dove finalmente, si è liberato un posto. ( In tutto sono dodici!, …) . Per noi sarebbe un primo traguardo che premierebbe la lotta quotidiana che abbiamo fatto per assicurare a nostra figlia una sistemazione almeno “dignitosa”. Questo non significa di aver risolto il problema, ne siamo consci, ma perlomeno significa che abbiamo gettato le basi per costruire la Casa della Guarigione, meta finale alla quale tendiamo con tutte le nostre risorse fisiche e intellettuali.

Grazie, dunque, ancora una volta a tutti, non citiamo nessuno proprio per rimanere nello spirito di un Blog come il nostro: oltre l’individualità, per condividere sofferenze e “disagi” con altri esseri umani  vicini a noi in un ideale abbraccio.

 


Lettera a una psichiatra

Ottobre 26, 2008

 Abbiamo ricevuto questo interessante articolo di Nicola pasa che condividiamo e pubblichiamo. Un grazie a lui e a tutti quelli che vorranno portare un loro contributo alla sua riflessione.

Nicola Pasa, Ass. Il Mondo di Holden
 
Lettera ad una psichiatra
 
 
 
Carissima Psichiatra,
da tempo desideravo esprimerle alcune considerazioni che mi frullano in testa e che non ho mai avuto occasione di dirle nelle occasioni in cui sono stato al suo cospetto. Il tema della guarigione non le sta molto a cuore, me ne rendo conto, forse perché parlare di guarigione in psichiatria è come parlare di prospettive di futuro in un cimitero. Ma a noi che della psichiatria siamo utenti la guarigione interessa eccome. La parola guarigione in sé è una parola bellissima. Una parola che siamo abituati da sempre ad usare in medicina. Quando ero piccolo se avevo la tosse il mio medico mi diceva che lo sciroppo me l’avrebbe fatta passare, che mi avrebbe guarito. E dopo qualche giorno io guarivo dalla tosse. Non si trattava di un miracolo, i medici non credono nei miracoli, e nemmeno io del resto. A lei la parola guarigione non piace. Benissimo. Io la userò, invece, al posto di recovery che non mi piace per niente.
Lei dice che non si può guarire dalla follia. Benissimo, nessuno le chiede di guarire la follia. Quando una persona diventa utente della psichiatria spera di guarire dalla sua sofferenza. Se ha una depressione spera di guarire dalla depressione. Che cosa c’entra la follia con la depressione? Assolutamente nulla, ma a lei piace parlare di follia. E’ questo che rende la sua professione così diversa da quella degli altri medici. Se però è così io credo che la psichiatria non abbia alcuna legittimità ad esistere come branca della medicina. Se è così allora non ha alcun senso che la psichiatria resti nel sistema sanitario, un sistema che si occupa fino a prova contraria di malattia.
La follia è qualcosa che abbiamo tutti, chi più chi meno, è una componente della nostra intelligenza e della nostra anima, ma i veri folli non hanno alcuna necessità di guarire, sono contenti così, non chiedono che di essere lasciati in pace, nei loro deliri, non chiedono di essere curati dal momento che la cura potrebbe ammazzarli invece che guarirli.
La Salute Mentale non si occupa della follia, se ne occupava una volta, quando c’erano i manicomi, e lo faceva in modo turpe e vergognoso, lo faceva incatenando, lo faceva torturando. Se io avessi lavorato in un manicomio come psichiatra sarei oggi tormentato dai rimorsi e dalla vergogna, e probabilmente non sarei più uno psichiatra. Ma le scelte individuali vanno lasciate agli individui.
Oggi lei si occupa di persone che non sono folli ma sofferenti. Persone depresse, persone con disturbi alimentari, persone con disturbi della personalità ecc.
Queste persone diventano utenti perché vogliono guarire. Dice che è stigmatizzante parlare di malattie più gravi e meno gravi? Questa è bella. Ma se io mi spezzo un mignolo ed entro nel reparto di traumatologia vedo che nel reparto c’è anche chi si è rotto le gambe e non potrà più camminare. Se le sue gambe sono perdute non si potrà per lui parlare di guarigione. Ma per me che mi sono rotto il mignolo invece sì. E’ stigmatizzante? E allora per rendere la cosa meno stigmatizzante dovrei uscire da quel reparto in carrozzella anch’io? Le sembra logico?
Lei non si pone il problema della guarigione e io lo capisco bene, porsi il problema della guarigione significa porsi il problema dell’efficacia delle terapie e della loro durata.  A lei non importa della guarigione ma alle persone che entrano in cura importa eccome, importa perché una volta entrati in un Centro di Salute Mentale vorrebbero anche uscirne, perché non vogliono diventare dipendenti per tutta la vita dai farmaci, dopo quindici anni di psicofarmaci una persona, con il fegato e i reni in pappa, con il cuore affaticato, con malattie iatrogene in corso, se lo chiede alla fine se il suo medico non lo stia menando per il naso. E badi bene che non ci interessa tanto sapere che siamo guariti dallo psichiatra, non abbiamo bisogno del suo bollino, ce ne rendiamo conto da soli che siamo guariti, l’unica cosa che ci interessa è che lo psichiatra esca dalla nostra vita, perché non ne abbiamo più bisogno, per questo ci interessa che ci dica che siamo guariti perché così ce lo leviamo dalle palle una volta per sempre. E non siamo più ex utenti, non siamo più utenti.
Ragionare in termini di follia e non di sofferenza o di malattia produce cronicità, la cronicità produce sofferenza, e produce costi altissimi sotto il profilo umano e anche economico. La cronicità certamente interessa molto le case farmaceutiche, che non hanno alcun interesse reale nella guarigione, infatti hanno capito che guadagnano molto di più, fanno più profitti se un paziente diventa cronico, perché per loro è un cliente a vita, finché non schiatta ucciso dagli effetti extrapiramidali. La cronicità sostenta un’industria lucrosa, un’industria che specula sulla sofferenza. Chi parla di follia non fa che alimentare questo spaventoso cortocircuito.
Lei mi dice che ci sono pazienti che hanno bisogno della pillola per tutta la vita e altri che invece ne hanno bisogno per un periodo limitato. Benissimo, cominciamo a ragionare. Dunque non è più così stigmatizzante dividere le persone in pazienti gravi e meno gravi. Come del resto avviene in qualsiasi reparto di medicina. Ci sono all’interno dello stesso reparto malati più gravi e malati meno gravi, spesso con la stessa patologia, ma in un caso è curabile e in un altro no. Cosa c’è di stigmatizzante? Nulla. La invito cara psichiatra a non occuparsi di stigma, la invito a occuparsi di terapie oppure se ritiene di non doversi occupare di questo, la invito a smettere la professione e dedicarsi se vuole alla politica, alla filosofia, al bricolage, insomma faccia un altro mestiere.
Le dico da utente che cosa noi ci aspettiamo da lei, libera di seguirmi o meno, noi ci aspettiamo che ci ascolti prima di tutto, che si prenda un po’ di tempo prima di formulare una diagnosi, la prego di differirla più che può anche se lei è una di quelle che azzecca la diagnosi al primo colpo, la invito a pensarci bene e ad ascoltare quel che il paziente le racconta, anche se le sembrerà di aver sentito mille volte la stessa storia, anche se ne ha le palle piene di sentirsi raccontare le stesse cose anno dopo anno, la invito ad ascoltare e a cogliere le sfumature e le differenze che ci sono tra persona e persona. Il paziente, come tutti i pazienti, si aspetta che lei gli faccia subito una ricetta, che gli dia subito una pastiglietta miracolosa, ebbene non assecondi questa smania, lo mandi deluso a casa da questa aspettativa, lo veda più volte, lo ascolti e lo interroghi se crede prima di azzardare una diagnosi e di scrivere una ricetta. E prima di pensare al farmaco si accerti della salute generale del paziente, si accerti che non abbia problemi cardiaci, valuti gli esami del sangue, valuti tutte le possibili controindicazioni dei farmaci che sta per somministrargli.
E una volta scelta la terapia ascolti quel che il paziente lamenta degli effetti indesiderati dei farmaci. Se il paziente ha una qualità della vita scadente a causa degli effetti collaterali intervenga, diminuisca i dosaggi, fornisca dei consigli, sostituisca il farmaco, valuti l’impatto che questi effetti collaterali hanno sulla vita quotidiana di una persona. La sofferenza psichica nasce prima di tutto da fattori esterni alla persona, legati all’ambiente in cui vive, spesso sono i rapporti all’interno della comunità a generare nel paziente il malessere, spesso allontanare il paziente da quegli ambienti familiari o extra familiari che gli provocano malessere può essere una parte della terapia. Se io vivo in un ambiente ostile, (poco importa se io lo percepisco così perché sono paranoico o è così davvero, quel che importa è la percezione della persona, non dovete giudicare) la prima soluzione è di andarsene da quell’ambiente. Non fanno così tutti? Non fa così anche lei dottoressa?
Una volta iniziata la terapia, stabilisca un periodo di osservazione, cominci a studiare insieme agli elementi dell’equipe terapeutica e riabilitativa tutte le soluzioni possibili per guarire il paziente dalla sua sofferenza. Ogni persona fa storia a sé. Ogni persona ha strumenti diversi. Ci sono pazienti che hanno bisogno di socializzare a diversi livelli. Non tutti hanno necessità di entrare in un Centro Diurno e non tutti una volta entrati in un Centro Diurno hanno piacere ad essere trattati come bambini. C’è chi ha bisogno di parlare, di fare colloqui e allora si preoccupi cara psichiatra che il paziente faccia psicoterapia e che impari in questi colloqui a riconoscere i sintomi e a combatterli. Combattere i sintomi, questo è un primo passo verso la guarigione. Riconoscere che l’esperienza di sofferenza che vivi è il sintomo di una malattia, riconoscerlo e agire di conseguenza, e cioè non ricalcare il cammino già percorso, trovare alternative al meccanismo consolidato di reazione. Questo dovrebbe essere insegnato ai sofferenti. Conoscere il proprio nemico è il segreto di ogni vittoria, la storia insegna.
Le storie di guarigione insegnano che i farmaci servono al bisogno e che se non sospesi in tempo possono complicare o addirittura frustrare l’esperienza della guarigione, le ricadute tanto temute sono il cattivo frutto dell’affidamento totale ai farmaci, sono le prolungate terapie farmacologiche ad impedire spesso la guarigione e ad arrestare il processo, o il cammino verso la guarigione, generano un loop, un circolo vizioso, fatto di vette e discese, di falsi progressi e rovinose ricadute, è il ciclo perpetuo della cronicità alla cui fine c’è solo la morte.
Ogni paziente è unico e solo. C’è chi ha bisogno di clinica. C’è chi ha bisogno di riabilitazione e psicoterapia. C’è chi non ha bisogno reale della psichiatria, perché attraversa un momento di difficoltà che può essere superato in fretta, senza bisogno di finire nel circuito perverso della cronicità. Se una persona non ha reale necessità di un farmaco l’esperienza del farmaco può farlo cadere in una spirale rovinosa fatta di equivoci, di inganni, di false speranze e attese vane.
Per questo le ho detto cara dottoressa di aspettare a formulare una diagnosi e a scarabocchiare una ricetta e di ascoltare bene quel che il paziente le racconta.
Forse la scandalizzo se le dico che tutte le terapie sono utili a seconda dei casi, persino una terapia empirica come la tec, ma solo in casi limitati, laddove nessun farmaco o nessun intervento di altro tipo riesce a guarire. La tec come tutte le terapie può essere estremamente violenta e dannosa. Ma lo è come una terapia farmacologica prolungata e massiccia nei dosaggi.
Non è violenta una terapia farmacologica che induce nel paziente una sonnolenza profonda, che genera impotenza sessuale o inibisce la libido, o gli impedisce di parlare con scioltezza o di camminare senza perdere l’equilibrio o di liberarsi delle feci senza doversi purgare come un vecchio o che generi nel suo volto spasmi involontari o che lo faccia tremare o che gli generi una malattia invalidante come la discinesia tardiva e spesso tutte queste cose insieme? Di cosa parliamo dottoressa?
Forse a lei questi effetti collaterali le sembreranno trascurabili, ma lo sarebbero solo a patto che come contraltare ci fosse la guarigione. Purtroppo lei non crede alla guarigione e allora che cosa deve pensare un paziente che soffre due volte: della sua sofferenza e dei danni della terapia? Con quale spirito affronta la vita se una vita gli rimane una volta che è entrato in questo circolo vizioso? Lei non vuole fornire false speranze, lo so bene, com’è coscienziosa dottoressa, neanche le case farmaceutiche vogliono dare false speranze, in fondo prosperano su questo limbo, su questo non tempo in cui vive il paziente.
Tempo fa ho visto un film di un tizio che viveva in un aeroporto e non poteva uscire da quella zona franca per problemi di documenti. La vita di molti pazienti mi ricorda tanto quella di questo tizio. A volte ci penso quando penso ai non luoghi: gli autogrill, i centri commerciali. Il fascino dell’autogrill deriva dall’essere un luogo che esiste solo se tu diventi utente dell’autostrada. Se tu non percorri mai l’autostrada quel luogo non esiste. Per molti utenti uscire dall’autogrill è quasi impossibile, molti rinunciano alla fine e consumano lì l’intera esistenza.
E’ questo il fine della psichiatria? Confinarci tutti in un grande autogrill?
 
Nicola Pasa


Scandalo a Bolzano: Test psicopatologici a tutti i bambini!!??

Settembre 16, 2008

 

Luna ci ha gentilmente inviato questo testo che pubblichiamo immediatamente:

 

Del 15 Settembre 2008
Comunicati
In una risposta inviata a Radio Südtirol dall’Assessore alla Sanità sulle pratiche sanitarie della Provincia di Bolzano per quanto concerne gli screening psicopatologici nelle scuole e l’abuso di psicofarmaci ai bambini, è stata inclusa questa scioccante dichiarazione:
“… Questo progetto prevede le varie competenze necessarie, per l’intero territorio nazionale, al fine di analizzare tutti i bambini nella stessa forma attuando un ampio programma di diagnostica per trovare il più precocemente e più velocemente possibile i disturbi nell’ambito dell’ADHD e problemi simili e per pronosticare i risultati in base a criteri stabiliti.“
Questo è scandaloso!!! Si cerca di far credere (o forse l’assessore ne è veramente convinto, il che è peggio) che ci sia un progetto di screening per tutti i bambini a partire da età tenerissime. Questo è esattamente l’abuso più grave contro cui ci battiamo: lo screening di tutti i bambini. Noi denunciamo da anni che questo è parte di una campagna di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche per vendere psicofarmaci come è già successo in America e altrove. Con questi test i bambini “diagnosticati” vengono etichettati come malati mentali, o peggio, imbottiti di pericolosi psicofarmaci, che sono stupefacenti, droghe che possono dare dipendenza. Alcuni di questi farmaci possono indurre pensieri suicidi, altri creare gravi problemi cardiaci, che possono portarli fino alla morte.
L’assessore ci conferma le nostre preoccupazioni!
MA QUI IL PROBLEMA È BEN PIÙ GRAVE!

Uno Stato democratico è al servizio dei cittadini; fornisce servizi su richiesta dei cittadini; non entra nelle loro case e nella loro vita per schedarli, nemmeno nelle scuole. I test psicopatologici SU LARGA SCALA sono l’invasione dello stato nella famiglia e nella vita dei cittadini. Si fondano su una visione di stato totalitaria e rappresentano un GRAVE RISCHIO PER LA DEMOCRAZIA.
Si tratta di un problema politico.
Inoltre l’Assessore ha  dichiarato:
„… In seguito, in base a questa sospetta diagnosi e alla terapia consigliata, si daranno consigli ai genitori e alla scuola per azioni mirate ad iniziare l’assistenza individuale, la psicoterapia familiare e i farmaci. Questi ultimi sono soggetti a un controllo preciso e all’effettuazione di un piano di visite e di valutazione.“
Beh, qui la strategia di marketing delle case farmaceutiche e delle lobby psichiatriche è descritta in modo dettagliato. Le promesse di controlli non ci soddisfano.
Per di più, non esiste nessuna prova oggettiva che l’ADHD/DAMP sia un disturbo o una malattia vera e propria; In un convegno, i massimi esperti mondiali di ADHD hanno ammesso: “Le nostre conoscenze sulla causa o le cause dell’ADHD rimangono per lo più speculative”.
Perché spendere tutti questi soldi della provincia per una malattia non dimostrata scientificamente ?


Lettere dalla Follia

Agosto 26, 2008

E’ stato un Agosto da dimenticare. Di una difficoltà estrema: Questa figlia che vuole a tutti i costi trovare un compagno e si avventura in situazioni limite, al di là di ogni evidenza e ogni segnale di pericolo. L’avventura è finita , come sempre, in un Pronto Soccorso, dove le è stato somministrato un calmante . Dove i genitori, come sempre, sono arrivati per chiarire con i medici e riportarla a casa, naturalmente recalcitrante. E poi i pianti e la disperazione. E poi tanto dolore, questo nostro comune amico, fedele compagno della nostra vita da tanti anni.

Trascriviamo una lettera di Alda Merini, poetessa e degente di lungo periodo nell’Istituto Paolo Pini per le malattie mentali. pubblicata dal quotidiano “La Repubblica”  il 24 Agosto scorso. La sua figura e le sue parole ci sono state di grande conforto. E lo vogliamo condividere.

Egregio Professore, … … vedo che in questo momento il mio equilibrio è sano, però prima che io possa accedere a una certa chiarezza occorre che lasci libero sfogo  alle lacrime che comprendono tanti e tanti dispiaceri.Ad esempio, proprio ieri ho visto  un uccellino che giocava nella sabbia, era così tenero, così patetico, che vi ho visto raffigurata la mia creatura. Le parrà assurdo ma lei non può sapere da uomo csa significa sentirsi palpitare dentro un altro cuore, sentirselo proprio per dei mesi, donarsi e essere continuamente gratificati da questo amore nuovo che sorge. Come vorrei farglielo intendere e come vorrei pure che lei capisse che tutta la mia confusione altro non è che un grande contenuto dolore, tanto grande quanto grande può essere la misura di un sacrificio umano. L’ho stancata per dei mesi e forse lo farò ancora, stamattina mi aveva promesso delle medicine che poi non mi ha prescritto facendomi così intendere che mi trattava da povera esaltata. Ma se il dolore è esaltazione allora posso dire che tutto il genere umano è in questo stato e il mio dolore, il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore di tutta la nostra povera comunità umana.

Non ho fiducia nei medicamenti, ma glielo dico con franchezza, perchè in questi mesi non mi sono più rallegrata di nulla e quando una cosa non si prende con quella fiducia che occorre non ha nessun risultato, perchè solo la fede è la molla di tutto, guarigioni comprese.

… Caro dottore, da lei non mi aspetto proprio nulla, solo mio marito, con un cenno, un assenso,un atto di comprensione potrà guarirmi ed è proprio in questa direzione che io vorrei dirigerla. Solo lui potrà, se vorrà, essere il mio medico, altrimenti la mia fine è già segnata. Se vuole aiutarmi è in questo senso che deve muovere la sua abilità. Adesso la lascio, ma ho passato con lei tante ore di calda fiducia, ho conversato, sono penetrata nel suo animo ed ella è penetrato nel mio come un padre. Quando le chiedo qualche cosa però non mi prenda in non cale perchè mi vengono in mente adesso i bei versi di Padre Davide Turoldo che dicono: Io non ho mani che mi accarezzano il volto, duro è l’ufficio di queste mie parole…”


Medici: capri espiatori dell’industria farmaceutica

Maggio 12, 2008

Dal libro del Biologo americano Bruce Lipton ” Biologia delle credenze”  ( Macro Edizioni, 2006) estraiamo questo brano per approfondire la breve sollecitazione che Ionnidis ci ha fatto nel suo ultimo Post.

Per quanto ammiri l’antica saggezza della medicina orientale , non intendo attaccare i medici occidentali che prescrivono massiccie dosi di farmaci che contribuiscono a trasformare una professione di guarigione in uno strumento letale. I medici sono presi fra due fuochi, la loro formazione intellettuale e gli interessi delle multinazionali, e sono pedine del gigantesco complesso dell’industria farmaceutica. La loro capacità di guarire è ostacolata da una formazione medica antiquata, fondata su un Universo newtoniano escusivamente materialistico. Purtroppo, questa visione del mondo è superata da circa settantacinque anni, quando la fisica accettò uffcialmente la meccaniva quantistica e riconobbe che in realtà l’Universo è fatto di energia.

Negli anni successivi alla laurea, quegli stessi medici ricevono una martellante formazione sui prodotti farmaceutici da parte degli informatori medici, i galoppini dell’industria farmaceutica.  Questi non medici, che hanno come unico obiettivo la vedita dei prodotti, forniscono ai medici le “Informazioni ” sull’efficacia dei nuovi farmaci. Le case farmaceutiche offrono gratuitamente questa formazione per convincere i medici a “spacciare” i loro prodotti. E’ evidente che la massiccia quantità di farmaci prescritti nei paesi occidentali violano il giuramento di Ippocrate pronunciato da tutti imedici: ” per prima cosa non nuocere”.

Siamo stati programmati dalle multinazionali  farmaceutiche a diventare un mondo di drogati farmacodipendenti, con risultati disastrosi. Bisogna fare un passo indietro e integrare le scoperte della fisica quantistica nella biomedicina, per creare una medicina nuova e più sicura, in armonia con le leggi della  natura. “ ( pagg. 124-125)

 


Vaccini e Malattie mentali

Maggio 9, 2008

Abbiamo ricevuto questa importante informazione, di cui ringraziamo sentitamente, e che pubblichiamo nella speranza di una utilità immediata per quanti ci seguono e non:

DESIDERIAMO SEGNALARE CHE ESISTE UN INTERESSANTE LIBRO:
“VACCINAZIONI il grande attacco al cervello e alla psiche” di HARRIS L.COULTER in lingua italiana che tratta la relazione tra vacinazioni e anche malattie di tipo mentale
 
Secondo noi è importante trovare un modo più umano possibile per gestire e convivere col disagio mentale ma è altrettanto importante ricercare le cause del disagio stesso. Non dimentichiamo che fino a pochi anni fa l’autismo veniva considerata una malattia esclusivamente psicologica attribuita ad una relazione con una “madre frigorifero” .
Oggi è unanimamente riconosciuto che l’autismo è una malattia neurologica e che i vaccini possono avere un ruolo nello scatenare questa patologia.
 
Speriamo di contribuire ad informare la gente ma soprattutto la classe medica (che viene esclusivamente informata dalle case farmaceutiche). Daltronde l’85% della ricerca medica viene finanziata esclusivamente dalle case farmaceutiche. Quindi molti medici sono in buona fede senza un senso critico, altri sono totalmente comprati dalle case farmaceutiche. Un caro saluto .
Aristotelis e Bianca

“Riuscire con pieno successo a liberarsi dagli psicofarmaci”

Maggio 5, 2008
Fabrizio d’Altilia, personalità di spicco del “Metodo alla salute” propugnato dal Dr. Loiacono,   ci segnala questo libro selezionato da un Post del Blog  “Infermieri  e Salute Mentale”.
Peter Lehmann (Ed.)
Liberarsi dagli psicofarmaci
Riuscire con pieno successo a liberarsi da neurolettici,
antidepressivi, litio, carbamazepina e tranquillanti
Con le prefazioni di Judi Chamberlin, Pirkko Lahti e Loren R. Mosher
352 pagine · ISBN 0-9545428-0-0 (edizione britannica) · 1-891408-98-4
(edizione americana)
Berlino / Eugene / Shrewsbury: Peter Lehmann Publishing 2004
€ 21.90 · CHF 40.50 · £ 14.99 · US-$ 24.95 · CAD 33.60 · JPY 2940
Il primo libro al mondo sul tema “Riuscire con pieno successo a liberarsi dagli psicofarmaci“. Contiene le esperienze vissute di 28 pazienti psichiatrici di tutto il mondo e gli interventi di psicoterapeuti, medici, psichiatri, terapeuti della medicina naturale e alternativa nonché di altri professionisti in grado di aiutare coloro che desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci.
“Leggere questo libro è un obbligo per tutti coloro che sono sfiorati dall’intenzione di assumere o di
non più assumere queste medicine che, legalmente, modificano la personalità e, forse, è ancor di più
un obbligo per coloro che hanno il potere di prescriverle“.Dott. Loren R. Mosher, Soteria Associates
“Il libro è provocatorio: le esperienze della vita divergono talvolta dalle conclusioni a cui arriva la
scienza. Si basa infatti sulle esperienze personali di pazienti psichiatrici e di professionisti in grado di
aiutarli a smettere di assumere psicofarmaci, costituendo in questo modo una buona base di partenza
per intavolare una discussione. Questo libro dovrebbe essere presente in tutti gli studi professionali, in
tutti i reparti ospedalieri nonché nella biblioteca di tutti i pazienti psichiatrici“.Pirkko Lathi, direttrice dell’Associazione Finlandese per la Salute Mentale e presidentessa del World Federation for Mental Health Il libro si rivolge a coloro che sono soggetti a trattamento psichiatrico e che, di propria volontà,
desiderano smettere di assumere gli psicofarmaci loro prescritti. Contemporaneamente si rivolge ai loro
familiari e terapeuti. Milioni di persone assumono psicofarmaci (p. es. Imap, Haldol, Serenase, Saroten,
Tavor, Valium e Zyprexa). Per loro le testimonianze dettagliate, di come sia stato possibile smettere di
assumere queste sostanze, senza per questo venir ricapultati nello studio dello psichiatra o nel
reparto psichiatrico, sono di vitale importanza. Gli ex-pazienti psichiatrici che hanno contribuito al libro con
le loro testimonianze provengono da tutto il mondo (Australia, Austria, Belgio, Danimarca, Germania,
Giappone, Inghilterra, Nuova Zelanda, Olanda, Serbia & Montenegro, Svezia, Svizzera, Ungheria e USA).
Attualmente tutti vivono liberi dagli psicofarmaci. Ad integrazione otto professionisti, tra cui psichiatri,
medici, psicoterapeuti, assistenti sociali, terapeuti della medicina naturale e alternativa, spiegano come
aiutano i loro clienti a smettere di assumere gli psicofarmaci.
 
 
 

 

Il libro è articolato nei seguenti capitoli:
 La difficile decisione
·
Smettere senza problemi di astinenza
·
Smettere gradualmente
·
Smettere non senza problemi
·
Smettere controbilanciandosi
·
Smettere con assistenza professionale
·
Psicofarmaci: meglio assumerli qualche volta che sempre
·
Assistenza professionale
·

Dopo aver smesso
 
 
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Scritto da: INFERMIERIRIBELLI alle ore 13:07 | link | commenti | categoria: media, farmaci, liberta, medicina alternativa, medici, salute mentale

 


Ciò che è inutile, è anche pericoloso

Maggio 3, 2008

Questo brano è tratto dall’Editoriale di Giorgio Gustavo Rosso nel numero 24 del trimestrale “Scienza e Conoscenza” edito nel 2008. Ci è sembrata una riflessione importante e perciò da divulgare in quanto  posizione che ripropone con forza il problema dell’ecologia della mente, che è , secondo noi, il problema universale più importante.

“… ho letto migliaia di libri, riviste,articoli e ho visionato molti filmati. Prima per ragioni personali e poi familiari le mie letture si sono concentrate sui temi della salute.Più approfondivo un argomento e più rimenevo inorridito di fronte ai crimini della medicina accademica. Pensiamo al parto e alla nascita: in gravidanza esami invasivi, inutili e pericolosi, medicalizzazione del parto con forte crescita di eventi gravi a danno di mamme e neonati;durante il parto posizione innaturale e assurda della donna; ambienti totalmente inappropriati; incremento dei tagli cesarei senza giustificazione, se non economica;disincentivazione all’allattamento al seno; procedure sanitarie sul neonato prive di giustificazione scientifica; alimentazione del neonato artificiale e dannosa. Più studiavo e più prendevo coscienza delle assurdità, delle violenze e delle sofferenze a cui è sottoposta tanta parte dell’umanità per ragioni di puro interesse economico.

Senza farmaci si vive meglio…Eppure non avevo e non ho alcun motivo di lamentarmi. Ho letto, riflettuto, deciso  e agito di conseguenza. Ho eliminato dalla mia vita l’industria farmaceutica e i medici che le ubbediscono  per interesse personale. Ho eliminato farmaci, vaccini, antibiotici e lassativi dalla mia vita e da quella dei miei figli. Cerco di mangiare in maniera sana e equilibrata, e di vivere in ambienti poco inquinati. Conosco centinaia, forse migliaia di famiglie che hanno seguito percorsi molto simili e ottenuto gli stessi risultati: tutto procede per il meglio per tutti noi. La spesa sanitaria media della mia famiglia in trent’anni, moltiplicata per qualche decina di milioni di italiani ci renderebbe probabilmente il popolo più ricco della terra, grazie agli immensi rispsrmi ottenibili per le Casse dello Stato. Enorme sarebbe anche la riduzione dell’inquinamento causato dai veleni presenti in farmaci chemioterapici, psicofarmaci, antibiotici e vaccini.

La vita umana potrebbe essere ancora più lunga e felice di oggi , senza la dipendenza da tanti farmaci e dai gravi effetti fisici e psichici che provocano. Ciò che ho rapidamente riassunto riguardo alla salute, si può applicare a ogni ambito della nostra vita.  L’informazione accademica è quasi sempre priva di validità, falsa, manipolata, pervertita per scopi economici. Non possiamo mai fidarci: è indispensabile sviluppare la capacità di valutare tutto ciò che ci viene detto: la consapevolezza è la più grande ricchezza che possiamo procurarci, insieme alla capacità di amare e perdonare, prima di tutto noi stessi  e chi ci è vicino.

….”


Appello contro l’Elettroschock

Febbraio 25, 2008

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Al Ministro della Sanità  Dott.sa Livia Turco

Lungotevere Ripa, 100153 Roma EUR

Fax n. 06-59945226

Illustrissimo Ministro,

Come cittadino della Repubblica Italiana intendo, con il presente appello, manifestare il mio disaccordo nei confronti della somministrazione di pratiche psichiatriche violente ed invalidanti, quali l’elettroshock.

E’ di questi giorni la scioccante petizione degli psichiatri che intendono chiederLe l’apertura di decine di centri per la somministrazione di tale pratica barbarica.

Ritengo preoccupante che non si siano prese, a tutt’oggi, misure efficaci per impedire che cittadini bisognosi di aiuto e comprensione, tra cui anche minori ed anziani, vengano sottoposti a trattamenti la cui mancanza di validità scientifica ed efficacia, oltre alla elevata pericolosità, mettono in cattiva luce l’intera comunità medica.

Mi auguro sinceramente che il Ministero della Salute, il Governo e le autorità competenti,di una nazione democratica come la nostra, accolgano l’incessante appello popolare cheda molti anni richiede precise misure per l’abolizione in merito a pratiche da regime  totalitario e lesive dei diritti fondamentali dell’uomo.

Cordiali saluti.

Data 25 / 02 / 2008

                                  Firma  Tutti i Partecipanti al Blog Disagi


“Lei” è scappata di notte dall’ospedale!

Febbraio 18, 2008

Nell’indifferenza più totale di un infermiere che non l’ha potuta fermare perchè oltre la porta d’uscita la sua competenza finiva, “Lei” si è dileguata nella notte gelida imbottita di psicofarmaci. Se si fosse addormentata fuori, in qualche angolo dello sterminato intrigo di strade , stradette, giardini del grande ospedale, sarebbe serenamente morta assiderata.

E’ stata ritrovata dopo un’ ora dalla sorveglianza, allertata dal medico di guardia, che vagava alla ricerca dell’uscita. Oggi è stata immediatamente dimessa, benchè non clinicamente guarita. Ma sicuramente troppo ingombrante per la mala coscienza dei sanitari.

Anche oggi  abbiamo con noi, nella nostra anima, tutte le vostre parole, tutti i vostri pensieri, tutte le vostre proposte…  ma che ancora non bastano a svegliare la coscienza immobile e frammentata di questo gigantesco organismo malato che è la Sanita Italiana.