Vaccino Influenza Suina

Ottobre 23, 2009
 

LEGGETE, LEGGETE!   … E COSI’ IL POPOL-BUE SI AVVIA AL MACELLO!

MERCURIO E SQUALENE NEI VACCINI MULTIDOSE CONTRO LA “SUINA”: vogliono avvelenarci tutti? 

Il vaccino in preparazione per la “suina” contiene sostanze pericolosissime, i test verranno fatti in fretta e furia, eppure in Italia il governo si prepara ad acquisiredecine di milioni di dosi: vorrebbero inocularlo a tutti!

Ricordate la guerra del golfo, quando migliaia di soldati USA morirono di una strana malattia denominata sindrome del golfo? Una delle cause di questa orribile sindrome é losqualene, che era contenuto nei vaccini sperimentali inoculati ai militari.

Lo squalene ed il mercurio causano danni gravissimi al sistema immunitario fino a generare complicanze mortali, eppure queste sostanze tossiche le ritroviamo nei vaccini sperimentali (sperimentali sì, perché testati in fretta, o meglio non testati) che vogliono inoculare a mezzo mondo per difenderci da una influenza di poco conto. Lo squalene causa artrite, fibromialgia, linfoadenopatia, eruzioni cutanee, eruzioni cutanee fotosensitive, eruzioni cutanee alle guance, sindrome da fatica cronica, cefalea cronica, perdita anormale di peli, lesioni cutanee inguaribili, stomatiti aftose, vertigini, debolezzaperdita di memoriacolpi apoplettici, cambiamenti dell’umore, problemi neuropsichiatrici, effetti negativi sulla tiroide, anemia, elevato indice di eritrosedimentazione, lupus eritematoso sistemicosclerosi multiplaSclerosi Laterale Amiotrofica (ALS), fenomeno di Raynaud, sindrome di Sjorgren, diarrea cronica, accessi di sudore notturno e leggera febbre.” 

Ricordiamo che una ricerca condotta alla Tulane Medical School sui veterani della Guerra del Golfo vaccinati per l’antrace con un vaccino contenente l’immuno-coadiuvanteMF59 (ovvero contenente lo squalene) ha dimostrato che:

 …la maggioranza sostanziale (95%) dei pazienti che svilupparono la Sindrome della Guerra del Golfo (Gulf War Syndome) aveva anticorpi verso lo squalene.

Tutti (100%) i pazienti GWS immunizzati per il servizio Tempesta del Deserto/Scudo del Deserto che non furono impiegati, ebbero gli stessi segni e sintomi di quelli che lo furono, ovvero anticorpi allo squalene.

Per contro, nessuno (0%) dei veterani impiegati nel Golfo Persico senza segni e sintomi della GWS avevano anticorpi allo squalene. Né i pazienti con malattie idiopatiche e autoimmuni, né i controlli sulla salute mostravano un siero riconoscibile di anticorpi allo squalene. La maggioranza dei pazienti con i sintomi della GWS avevano invece detto siero.”

Non è un caso che il governo USA ha decretato che le aziende che producono i vaccini contro la suina non siano penalmente perseguibili per i danni causati dai nuovi vaccini contro l’influenza suina. Tali multinazionali farmaceutiche, inutile dirlo, incamereranno migliaia di miliardi di dollari. 

Il ministro della salute australiano afferma che questa influenza è meno grave della normale influenza stagionale, ed anche quello italiano conferma che si tratta solo di una banale influenza. 

E allora perché vaccinarci tutti con questi prodotti altamente nocivi? 

Per altro i dottori Gorton e Jarvis hanno dimostrato che la vitamina C è molto più efficace dei vaccini nel prevenire l’influenza e nel mitigarne i sintomi (tre dosi da un grammo al giorno per un adulto a livello preventivo, un grammo ogni ora per sei ore per mitigare i sintomi dell’influenza). Vedi “The effectiveness of vitamin C in preventing and relieving the symptoms of virus-induced respiratory infections” (Manipolative Physiol Ther, ottobre 1999 vol 22 (8), pag 530-533) 

In questo studio chi ha preso la vitamina C ha avuto l’85% di sintomi in meno rispetto a chi non l’ha assunta, chi si è fatto vaccinare ha il avuto il 25% di sintomi in meno rispetto a chi non si è vaccinato. Ciò significa contemporaneamente due cose: primo che le persone vaccinate, nonostante il vaccino, non sono immuni dall’influenza (altrimenti non avrebbero alcun sintomo, e non “il 25% dei sintomi in meno”), e secondo che lavitamina C è molto più efficace del vaccino

Anche l’assunzione di vitamina D (5.000 U.I al giorno) si è dimostrata molto efficace nel prevenire l’influenza. L’assunzione di integratori di vitamina C e D renderebbe di fatto inutile una qualsiasi vaccinazione anti-influenzale con la differenza che tra gli effetti collaterali del vaccino vi è lo sviluppo di malattie croniche e persino mortali.

 


Come approfondimenti potete leggere i seguenti articoli sull’influenza suina e sul relativo pericolosissimo vaccino; qui sotto oltre ai link anche alcuni estratti significativi; ulteriori notizie ed aggiornamenti vengono pubblicati continuamente sul 
blog scienzamarcia). 

Il presente dossier é disponibile anche in una versione scaricabile (per una visione off-line o per la sua distribuzione brevi manu su cd-rom e altri supporti)


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Si usava il termine pandemia in relazione alla peste nera che colpì l’Europa nel XIV secolo, ad esempio, un morbo contagioso che fece 20 milioni di vittime, ovvero un quarto della popolazione che all’epoca abitava il continente, oppure riferendosi all’influenza spagnola del 1918, che di vittime ne causò 25 milioni, in tutto il pianeta.

Invece, si apprende che la stessa Oms ha innalzato il livello di allerta pandemica alla fase sei, ovvero il massimo, come se fossimo in attesa di una nuova spagnola, o di una nuova peste nera. Ci si aspetterebbe quindi che, vista la serietà dell’organizzazione, ci siano dei segnali altrettanto preoccupanti che si diffondono per tutto il globo.

Invece, i dati che la stessa Oms ha fornito quando ha innalzato il livello di allerta parlano di 30.000 persone contagiate e 144 morti, a livello mondiale, negli ultimi 3 mesi. Per fare un rapido confronto, sarà bene tenere a mente che le influenze “normali”, che ogni anno colpiscono la popolazione, causano in media dai 50.000 ai 220.000 decessi nella sola Europa, nel giro di pochi mesi.

ROMA - Il virus della nuova influenza A/H1N1 potrebbe essere nato in un laboratorio per un errore umano.

 
Lo sostiene il ricercatore australiano Adrian Gibbs, uno dei ‘padri’ dell’antivirale oseltamivir, in un articolo che ha inviato all’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e ai Centri statunitensi per il controllo delle malattie (Cdc), e del quale ha annunciato l’imminente pubblicazione.
 

 

Il ministro della salute australiano ha affermato che la maggior parte dei bambini contraggono solo una forma leggera dell’influenza suina e che l’influenza suina non rappresenta per i bambini un pericolo maggiore della consueta influenza stagionale. Il ministro ha affermato testualmente:

“La maggior parte delle persone, inclusi i bambini, manifesteranno sintomi molto lievi e si ristabiliranno senza alcun intervento medico”

Su tutti i media mainstream, i notiziari annunciano una morte per influenza suina dopo l’altra (anche se l’influenza ordinaria uccide circa 35.000 americani ogni anno). Ad un esame più accurato di ciò che passa per giornalismo, si scopre che le vittime avevano “problemi sanitari di fondo,” “una comune condizione della salute di fondo,” o “condizioni mediche significative.” 

Un titolo ha persino strombazzato: “Madre con influenza suina muore dopo aver partorito, lasciando il suo bambino prematuro a lottare per la vita,” e soltanto più tardi, sepolto in profondità nel resoconto sottostante, si spiegava che aveva “altri problemi di salute” che includevano l’essere costretta su una sedia a rotelle a causa di un grave incidente stradale. 

Influenza suina: ragazzo italiano grave a Monza” si legge sul sito haisentito.it.

Sabato, 29 Agosto 2009.

In Italia si registra il primo caso grave di influenza suina. Un ragazzo di 24 anni si trova in coma indotto: attualmente e’ ricoverato presso l’Ospedale San Gerardo dei Tintori di Monza. Dallo scorso 22 agosto si trovava in ospedale a Parma per una polmonite: le sue condizioni però sono peggiorate.

Ah, ecco, il ragazzo era già a rischio, perchè soffriva già di una malattia abbastanza grave all’apparato respiratorio: una polmonite!

In un’intervista televisiva al Journal du Dimanche, il celebre professore di medicina Bernard Debré, ha affermato che il virus H1N1 “non è pericoloso” e ha accusato il governo di utilizzare l’influenza A per dei fini politici.

Il primo “morto per la suina”, ordinaria strumentalizzazione mass mediatica

Presenta uno stato di compromissione generale e malattie di basi importanti – insufficienza renale e cardiomiopatia dilatativa – su cui si è innescato il virus dell’influenza” queste le parole del direttore sanitario del presidio infettivologico di Napoli, Maiorino, riportate anche all’interno di un articolo comparso sul sito de “Il Giornale”. 

Tale articolo non nega che la morte per influenza H1N1 avvenga su persone già fortemente debilitate, ma la notizia di quella prima vittima (che poi forse non lo è come vedremo in seguito) deve essere data in pasto all’opinione pubblica mettendo in primo piano la morte ed il contagio col virus dell’influenza suina, e poi in secondo piano le vere cause del decesso, ovvero le pre-esistenti gravi condizioni di salute. 

Le gravissime patologie di cui soffriva il paziente prima di contrarre il virus non vengono generalmente citate nei titoli dei vari giornalie telegiornali, ma vengono invece spesso spesso messe in secondo piano, per dare maggiore enfasi alla notizia dell’influenza. D’altronde é noto che molta gente legge solo i titoli, e che anche se legge l’articolo, vedere in grande evidenza a caratteri cubitali nel titolo la frase “PRIMO MORTO PER L’INFLUENZA SUINA” ha un grande effetto emotivo, che non viene necessariamente mitigato dalla lettura nel corpo dell’articolo delle notizie che permettono di attribuire un’altra causa a quel decesso.

A Messina poco tempo fa c’è stata quella che, per i i titoli cubitali dei giornali, é stata una “morte per influenza suina”, una fatalità che avrebbe colpito questa volta (sempre a dare ascolto ai mass-media) una persona sostanzialmente in buona salute.

Iniziamo quindi dalla lettura di un articolo dal Nuovo Soldo (giornale locale siciliano) dal titolo già di per sé eloquente: Influenza A, morta donna Papardo, per esperto virus ha solo aggravato.

Tale articolo riporta in realtà una nota dell’ANSA, e quindi (visto che per altro contraddice la versione ufficiale) più che attendibile (NB: in questa e nelle successive citazioni il grassetto é stato aggiunto dal sottoscritto).

(ANSA) MESSINA – La donna di 46 anni, G.R., deceduta a Messina per aver contratto il virus dell’influenza A, ma che soffriva da tempo di broncopolmonite, é il secondo episodio in Italia di decesso a causa del virus H1N1, nella sua relazione il direttore sanitario del Papardo, Eugenio Ceratti, sottolinea che la donna era giunta nel nosocomio lo scorso 30 agosto “con grave quadro di insufficienza respiratoria per estesi addensamenti polmonari bilaterali”.

Alla faccia delle buone condizioni di salute che presentava questa “vittima dell’influenza suina” prima di contrarre il virus …

Nel caso della donna deceduta a Messina per influenza A e già affetta da broncopolmonite, il virus AH1N1 “ha solo probabilmente aggravato una situazione grave già in atto”. E’ l’opinione del presidente della Società italiana di Medicina generale (Simg) Claudio Cricelli.

I medici che avevano in cura la sfortunata signora hanno utilizzato in extremis un farmaco sperimentale alla Proteina C (che ovviamente molte persone incaute o incolte hanno scambiato per la Vitamina C), un farmaco che quindi potrebbe essere stato la reale causa della morte della paziente; con questo non voglio affermare con certezza che il farmaco abbia ucciso la donna, ma che é legittimo sospettare dell’efficacia di un farmaco sperimentale i cui effetti collaterali possono essere talora mortali.

Il 2 luglio vengono preannunciati 100.000 nuovi casi al giorno di influenza suina in Inghilterra, dopo 3 settimane vengono annunciati 65.000 morti a causa della stessa malattia, ma alla fine il 15 agosto si tirano le somme e si scopre che vi sono stati in totale 7.000 casi accertati di influenza suina. Visto che parliamo di un periodo di circa 40 giorni, e dal momento che 40 per 100.000 è uguale a 4 milioni, possiamo proprio dire che i giornalisti hanno dato i numeri e che le hanno sparate grosse, grossissime.

Su un articolo comparso sul sito global research leggiamo dell’ammissione da parte dell’agenzia governativa statunitense Food & Drug Administration che il ‘test’ non é sicuro. 

La gente muore ogni giorno di malattie respiratorie. Solo negli USA si sono verificate ogni anno circa 36.000 morti correlate all’influenza senza che ci siano mai state queste manifestazioni di panico e di allarmismo. La maggior parte di queste morti occorrono tra la popolazione anziana o tra le persone con malattie polmonari. 

Da notare che i sintomi dell’influenza suina elencati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Center for Disease Control statunitense sono: febbre, tosse, mal di testa, naso che cola. La cosa non vi sembra un po’ sospetta? D’altronde delle migliaia di persone che rientrano tra i “casi accertati” di influenza suina la gran parte é tornata in salute dopo un periodo di tempo compreso tra i 3 e i 7 giorni, come succede con un brutto raffreddore.

La stessa cosa si é verificata nel 1976, quando l’epidemia annunciata non si verificò, e le morti furono causate dal vaccino (almeno 25 furono i casi mortali di sindrome di Guillan-Barré causati dalla campagna di vaccinazione di massa).

Qualcuno ha deciso che si debbano conteggiare come casi di influenza suina quelli in cui si verificano 

* febbre alta (che può verificarsi in seguito all’infezione di un qualsiasi agente influenzale o parainfluenzale ed seguito a diverse infezioni batteriche) 

* uno almeno dei seguenti sintomi:

- mal di testa (cefalea)
- malessere generalizzato (molto vago e molto comune)
- sudorazione e brividi (vedi sopra) – debolezza (astenia)

e voglio proprio vedere come una persona con la febbre alta non si senta almeno debole (astenica) e non provi un malessere generalizzato 

* uno almeno dei seguenti sintomi respiratori

 
- tosse
- mal di gola (faringodinia, il solito parolone medico che rappresenta un molto più prosaico dolore alla gola)
- congestione nasale (insomma, raffreddore, naso che coladifficoltà a respirare col naso a causa del muco che blocca il passaggio dell’aria dalle cavità nasali)
E notate bene, basterebbe la presenza di uno soltanto di questi tre sintomi per distinguere alla fine una febbre alta dovuta all’influenza suina da una febbre alta dovuta ad altro tipo di agente infettivo. 
Di questi tempi dalle mie parti ad esempio gira una fastidiosa forma infettiva di sicura origine batterica (dal momento che viene debellata dagli antibiotici) e che causa febbre alta, debolezza tosse, mal di gola e difficoltà respiratorie, e che quindi (in base alla sola analisi dei summenzionati criteri clinici ministeriali) rientrererebbe a buon diritto nella casistica dell’influenza suina … eppure si tratta di una forma batterica e non virale, altro che influenza suina e virus H1N1 dei miei stivali!

 

Cari genitori, ogni giorno parliamo della nuova influenza, e mi chiedete se sia utile e sicuro vaccinare i bambini.

La mia risposta è NO! Un ‘no’ motivato e ponderato, frutto delle analisi delle conoscenze fornite dalla letteratura medica internazionale.

Quello che sappiamo per certo di questo nuovo virus influenzale A/H1N1, è che per ora si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. Diventa perciò difficile capire perché sia stato dichiarato lo stato di pandemia,modificando addirittura i criteri della definizione (è scomparsa ad esempio l’elevata mortalità), come spiega Tom Jefferson della Cochrane vaccines field in un’intervista a Spiegel.

Ricordiamo che nel loro lavoro “The effectiveness of vitamin C in preventing and relieving the symptoms of virus-induced respiratory infections” (Manipolative Physiol Ther, ottobre 1999 vol 22 (8), pag 530-533) i dottori Gorton e Jarvis hanno dimostrato che la vitamina C è molto più efficace dei vaccini nel prevenire l’influenza e nel mitigarne i sintomi (tre dosi da un grammo al giorno per un adulto a livello preventivo, un grammo ogni ora per sei ore per mitigare i sintomi dell’influenza). 

Il Dott. John Cannell invece, uno psichiatra dello Atascadero State Hospital, California (una struttura di massima sicurezza riservata a criminali considerati “malati di mente”) è riuscito a preservare i suoi pazienti da da un violento attacco d’influenza che aveva colpito tutti gli altri reparti nell’aprile 2005. Nessuno dei suoi 32 pazienti ha contratto quella forma influenzale, nonostante avessero contatti anche con gli altri reclusi. Cannell ha somministrato ai suoi pazienti nei mesi invernali un supplemento di 5.000 unità di vitamina D

Cosa c’è in un normale vaccino antinfluenzale?

Proteine dell’uovo: possono essere contaminate col virus dell’aviaria e c’è la possibilità di reazioni allergiche e di shock anafilattico ad esse collegate 
Gelatina: può causare reazioni allergiche e shock anafilattico 
Polisorbato 80 (Tween80™): può causare serie reazioni allergiche e schock anafilattico 
Formaldeide: nota sostanza cancerogena 
Triton X100: un potente detergente 
Saccarosio: il normale zucchero da tavola 
Resina: può causare reazioni allergiche 
Gentamicina: un antibiotico 
Thimerosal: composto a base di mercurio che si trova ancora nelle fiale dei vaccini multidose 

In una revisione di più di 51 studi che coinvolgono [nel complesso] più di 294.000 bambini si è verificato che “non c’è nessuna evidenza che la somministrazione di un vaccinop antinfluenzale a bambini dai 6 ai 24 mesi di età sia più efficace del placebo. Nei bambini di più di 2 anni, la vaccinazione è stata utile a prevenire l’influenza solo nel 33% dei casi. 

In una revisione di 48 studi che coinvolgono [nel complesso] più di 66.000 adulti, “La vaccinazione di adulti in buona salute ha ridotto il rischio dell’influenza solo del 6% ed ha ridotto il numero di giornate lavorative perdute [mediamente a persona] di meno di un giorno (0.16 giorni). La vaccinazione non ha modificato il numero di persone che hanno bisogno di andare all’ospedale o che hanno avuto bisogno di permessii lavorativi.”

Circa 12.000 bambini statunitensi saranno usati come cavie per un vaccino sperimentale contro l’influenza suina che come è noto contiene il pericoloso ingrediente squalene, il quale è stato collegato direttamente allo sviluppo della Sindrome del Golfo e ad una moltitudine di altre malattie debilitanti. 

dal momento che il vaccino per l’influenza suina contiene squalene, un pericoloso coadiuvante che ha contribuito all’insorgere dei casi di Sindrome del Golfo, ci sono pochi dubbi sul fatto che esso, nel caso in cui venga condotta una campagna di vaccinazione di massa, indurrà in migliaia di bambini delle malattie cronicamente debilitanti di gran lunga più mortali del virus dell’influenza suina. 

Secondo quanto afferma il dottor Meryl Nass (M.D.) “Una caratteristica innovativa dei vaccini per il virus H1N1 sviluppati dalle aziende Novartis e GlaxoSmithKline è l’aggiunta di coadiuvanti contenenti squalene per aumentare l’immunogeneticità e ridurre drasticamente la quantità di antigene virale necessaria. Questo si traduce in una molto più veloce produzione delle quantità di vaccino desiderate.”

Articolo a cura della dottoressa Mae-Wan Ho e del professore Joe Cummins dell’Institute of Science in Society

La maggior parte dei vaccini influenzali contengono concentrazioni pericolose di mercurio sotto forma di thimerosal, un conservante letale 50 volte più tossico dello stesso mercurio. In dosi sufficientemente elevate, può causare disfunzioni immunitarie, sensoriali, neurologiche, motorie e comportamentali a lungo termine. 

All’avvelenamento da mercurio si associano anche l’autismo, il deficit di attenzione, la sclerosi multipla, le deficienze del linguaggio e dell’articolazione della parola. L’Istituto di Medicina ha avvertito che a lattanti, bambini e donne incinte non dovrebbero essere fatte iniezioni contenenti thimerosal, ma la maggior parte dei vaccini influenzali ne contengono 25 microgrammi.

I reporter inglesi hanno intercettato una lettera riservata dal ministero della salute inglese indirizzata ad oltre 600 neurologi. 

In essa si invitano tutti i medici a prestare attenzione perchè nella campaga di vaccinazione di massa del 1976 ci sono stati oltre 500 casi di sindrome di Guillain Barrè (una trentina dei quali mortali) e la cosa potrebbe ripetersi.

Il Segretario statunitense alla Salute e ai Servizi alla persona, Kathleen Sebelius, ha appena firmato un decreto che concede ai produttori di vaccini la totale immunità giuridica da ogni azione legale che risulti da qualsiasi nuovo vaccino contro l’Influenza suina. 

Inoltre, il programma del Governo statunitense da 7 miliardi di dollari per velocizzare l’entrata sul mercato dei vaccini in tempo per la stagione influenzale autunnale è in corso di attuazione senza effettuare nemmeno i normali test di sicurezza.

La Grecia é diventata la prima nazione ad annunciare che attuerà un programma di vaccinazioni obbligatorie contro l’influenza suina, nonostante le paure sulle iniezioni contenenti mercurio e squalene.

“Abbiamo deciso che l’intera popolazione, tutti i cittadini ed i residenti, senza eccezione, saranno vaccinati contro l’influenza suina” ha detto il ministro della sanità Dimitris Avramopoulos dopo una riunione del consiglio dei ministri.

Una registrazione di un telegiornale statunitense che spiega come nello stato americano del Massachussetts (quello che ha per capitale Boston) stiano per approvare una legge per conferire poteri speciali, in caso di emergenza sanitaria, agli apparati dello stato: secondo tale legge sarà possibile requisire proprietà, mettere in quarantina le persone, obbligare alla vacciazione, e multare chi non rispetta le regole di quarentana o chi rifiuta la vaccinazione con una multa esorbitante (al limite infinita) di 1000 dollari per ogni giorno di inadempienza! 

Un sito ufficiale governativo francese ospita al suo interno un documento in pdf che descrive un dettagliato piano per vaccinare tutti con mano militare, non per mezzo del regolare personale sanitario (presso il quale sta ovviamente montando lo scetticismo rispetto a questa inutili e pericolosa vaccinazione di massa). E non pensate che si tratti di fantascienza dal momento che è già successo alcuni anni addietro nel Maryland.

Secondo quanto apprendo dalle Vs dichiarazioni, i sintomi dell’influenza A/H1N1 non sarebbero altro che quelli della normale influenza stagionale, in forma più lieve per giunta. E mentre l’influenza stagionale provoca fino a 5000 decessi ogni anno solo in Italia, in questi mesi la A/H1N1 ha provocato “soltanto” poco più di 700 decessi in tutto il mondo. 

La stessa OMS non ha escluso rischi, affermando che “nella produzione di alcuni vaccini per la pandemia sono coinvolte nuove tecnologie che non sono state ancora valutate estensivamente per la loro sicurezza in certi gruppi della popolazione”.

Nella sua rubrica della rivista l’L’Express del 3 maggio, il vecchio sherpa di François Mitterrand rivela alcuni intimi fantasmi del mondo oligarchico. In breve: là dove il crack finanziario è fallito, finora, un buona piccola pandemia potrebbe costringere i nostri dirigenti ad accettare la realizzazione di un governo mondiale!

Per Attali, “Il sorgere di una pandemia potrebbe scatenare una di queste paure strutturanti”, poiché essa farà emergere, “meglio di qualsiasi discorso umanitario o ecologico, la presa di coscienza della necessità di un altruismo, quanto meno interessato.”
“E, anche se, come bisogna ovviamente sperare, questa crisi non sarà molto grave, non bisogna dimenticare, come per la crisi economica, di impararne la lezione, affinché prima della prossima crisi – inevitabile – si mettano in atto meccanismi di prevenzione e di controllo, come anche processi logistici di un’equa distribuzione di medicine e di vaccini. Si dovrà, per questo organizzare una polizia mondiale, uno sistema mondiale di stoccaggio [delle risorse] e quindi una fiscalità mondiale. Da questo si arriverebbe allora, molto più rapidamente di quanto avrebbe permesso la sola ragione economica, a mettere le basi di un vero e proprio governo mondiale.”

Memorizzate questi articoli: 

Articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. 

Costituzione art. 32: “Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge”. Inoltre, il consenso informato dinanzi alla proposta di trattamento sanitario costituisce un fattore ineludibile.

In caso di una impossibilità totale di evitare un vaccino (vaccinazione forzata da violenza fisica e/o morale, ricatto professionale, impedimenti a poter partecipare ad un corso, ecc.) munirsi di un tubo di argilla in pasta (negozio di dietetica, o erboristeria), una garza e una banda autoadesiva.

Raggiungere le toilette appena possibile dopo l’iniezione e spalmare abbondantemente l’argilla sul sito del vaccino, mettere la garza e incerottare.

Conservare il tutto minimo due ore, il vaccino sarà assorbito quasi completamente dall’argilla.

  

l’avvelenamento intenzionale dell’aria che respiriamo
leggi il DOSSIER SULLE SCIE CHIMICHE

  

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L’ultimo Post : “Lei”, noi e Voi

Febbraio 1, 2009

Oggi scriviamo per l’ultima volta . Certo questo Blog ci mancherà. E tutti gli amici che ci hanno seguito. “Lei” invece ancora una volta non ci ha seguito e se ne è partita , di nascosto, verso una avventura con un ragazzo della chat. Sappiamo che è nelle Marche, forse. Ma che importanza ha? “Lei” ancora una volta ci ha fatto sentire inutili, come inutili tutte le terapie farmacologiche o gli  appuntamenti con lo psichiatra o con la pscicoterapeuta. Stava facendo colloqui per entrare  in una residenza protetta. Certo si sarà impaurita. Certo questa prospettiva non la consola. Ha così scelto ancora una volta la libertà da tutto e da tutti. Ma questa non è libertà: è fuga da ogni responsabilità e relazione umana. Siamo con il telefono sempre acceso per aspettare una notizia o una traccia. Chissà come  e chissà dove la ri-troveremo. Ancora ansia e angoscia.

Qualche giorno fa, a mia moglie Fiorella, è successo un evento bellissimo: mentre camminava per la strada , un frate che scendeva dall’altro marciapiede della via, quando l’ha vista le è andato incontro e le ha dato, con un bellissimo sorriso, un santino nel quale si dice: ” tutte le persone che lo porteranno, riceveranno grandi Grazie. Le Grazie saranno più abbondanti per le persone che lo porteranno con fiducia”. Ha incontrato la Speranza? Certo che sì.

“Speranza” che la qualità dell’anima sia finalmente riconosciuta come la vera sorgente della Vita e di conoscenza da tutte le Persone di Buona Volontà. Fra tutte: i nostri figli.

Allora grazie a tutti Voi, perchè è stata una esperienza umana bellissima e densa di gioie e dolori, proprio come la vita che si nasconde  dietro le parole che ciascuno  ha lasciato in questo spazio virtuale ma terribilmente vero. Grazie a tutti coloro che ci hanno dato una parola di conforto e un consiglio amichevole o esperenziale. Grazie .

Chi volesse proseguire amichevolmente la nostra famiglia , ci sono le istruzioni per “ come  contattarci”. Per adesso lasceremo che il Blog viva in silenzio e rimanga come testimonianza per tanti di noi. A ” Nord del futuro” troveremo una soluzione definitiva.


La nostra esperienza

Gennaio 26, 2009

 

Sì, la nostra esperienza con questo Blog sta per finire. Abbiamo passato un anno e mezzo esprimendo le nostre angoscie, manifestando il nostro dolore e siamo stati accolti da tanti di voi con grande umanità.

Abbiamo così condiviso quei sentimenti che generalmenti rimagono nascosti fra le pieghe del tempo  quotidiano ed è stata una esperienza unica e indivisibile. Molti di voi ci hanno scritto e risposto riportando i loro disagi, le loro ansie e paure. Ma, secondo noi, questa esperienza non può essere percorsa per sempre. Anche questa esperienza deve avere un principio e una fine, come la nostra vita che è la madre di tutte le esperienze.

Siamo stati insieme tanto tempo e con alcuni di voi ci siamo “amati” come solo la sofferenza dà la possibilità di amare. Solo chi soffre conosce i meandri luminosi e oscuri dello Spirito e solo chi soffre è portatore di una energia amorosa, profonda e qualche volta abissale, che le persone “normali” non possono nemmeno immaginare. E questo è il grande regalo che i nostri ragazzi ci fanno in ogni momento della nostra vita: con il loro disagio ci danno una via, una strada da percorrerre: quella della comprensione , dell’amore e della dedizione totale. La dedizione, appunto.  Il sentimento, forse più difficile e più sconosciuto  in questa società edonistica e individualistica, restia alla “cura” dell’altro, concentrata, come è, nel consumo aleatorio e immediato di tutti i beni materiali e immateriali di cui l’uomo dispone:  dalle scarpe all’amore.

Di questa esperienza ne facciamo e ne faremo tesoro. Vogliamo ricordare ancora una volta che fra le tante informazioni ricevute, ne sottolineamo  una , secondo noi, preziosa. Indicataci da Ioannidis, è l’indirizzo della Dott. ssa Gabriella Lesmo con il suo Centro per il trattamento delle Disabilità Evolutive, che tratta le personalità autistiche e/o con disturbi evolutivi. Anche noi ci siamo rivolti a questo Centro e inizieremo un trattamento medico alternativo agli psicofarmaci nel giro di qualche mese. ( cell:  339 162.60.04 —- e.mail: gabriella.lesmo@autismoweb.it )

“Lei” non ha potuto leggere il Blog e seguirlo e magari farlo suo. Non è ancora in grado di fare uno sforzo emotivo così grande. Ma siamo sicuri che, atttraverso di noi, avrà sicuramente recepito quanto di positivo è stato detto e scritto, quanto la sua solitudine e la sua frustrazione è simile a quella di tanti altri ragazzi di questa generazione senz’altro sfortunata come quelle dei milioni di giovani le cui vite sono state  ( e sono) bruciate da guerre e calamità. “Lei” molto probabilmente, se ” il diavolo non ci mette la coda”!, andrà il prossimo mese in una “residenza protetta” dell’ASL dove finalmente, si è liberato un posto. ( In tutto sono dodici!, …) . Per noi sarebbe un primo traguardo che premierebbe la lotta quotidiana che abbiamo fatto per assicurare a nostra figlia una sistemazione almeno “dignitosa”. Questo non significa di aver risolto il problema, ne siamo consci, ma perlomeno significa che abbiamo gettato le basi per costruire la Casa della Guarigione, meta finale alla quale tendiamo con tutte le nostre risorse fisiche e intellettuali.

Grazie, dunque, ancora una volta a tutti, non citiamo nessuno proprio per rimanere nello spirito di un Blog come il nostro: oltre l’individualità, per condividere sofferenze e “disagi” con altri esseri umani  vicini a noi in un ideale abbraccio.

 


Mi duole la carne del cuore

Dicembre 16, 2008

e la carne dell’anima, ricordo che ha scritto un grande poeta.

Forse, anche lui, aveva una figlia con un profondo disagio mentale da accompagnare ogni mattina, in mezzo a un serpentone anonimo di macchine, alla Casa di Cura.

Ripeto, che strazio!, vederla con gli occhi socchiusi, immobilizzata dal farmaco, come una volta nei lenzuoli ghiacciati…

Ripeto, che strazio, questa Via Crucis  quotidiana che porta nei corridoi invasi dal fumo delle mille sigarette inghiottite dalla noia e dalla rabbia… una nube densa che nasconde la cima del Golgota ammutolito dal freddo dei cuori spezzati…

Ripeto, è uno strazio, questi camici bianchi  che parlano poco e ti evitano perchè hanno paura d’incontrare l’angoscia del tuo sguardo che si aggira inquieto per le stanze alla ricerca di quel perchè che nessuno conosce…

Così,  ogni mattina, ma dentro me stesso un fremito e un giuramento: dovrà finire, un giorno, questo nostro strazio!


Dalle parole ai fatti!

Dicembre 1, 2008

Abbiamo ricevuto da Flavio Francesco Vescovini questi importanti documenti che vi invitiamo a sottoscrivere numerosi e a inviare l’Appello Umanitario ai responsabili istituzionali della politica italiana.

E’ l’unico modo vero e non violento per far giungere la nostra voce di dolore! Diffondete questo appello e scrivete, scrivete! La parola è una energia potente che può abbattere qualsiasi muro!

Alla Cortese Attenzione
Sig. Vescovini Flavio Francesco
Presidente A.GA.VE. Onlus
Monza

 

Oggetto : Salute Mentale

Egr. Sig. Vescovini, La Ringrazio per avermi dato la Sua disponibilità a collaborare.
Ritengo importante unire le forze.
 Il lavoro che Ella sta facendo è Nobile, prosegua.
I Suoi contatti telefonici e tramite internet risultano fondamentali per far sentire la nostra voce.
Sono consapevole dell’esigenza di dare un aiuto concreto ai disabili psichici e alle loro famiglie.
Da tanti anni, conduco questa difficile battaglia.
Ha fatto bene ad accennare alla mia proposta. Può dire anche il nome.
Considerato che le famiglie, Le chiedono di aiutarle a sollecitare le Istituzioni, Le faccio una
prima proposta operativa.

Aderire al mio progetto, scrivendo ai Presidenti di Camera e Senato e ai più importanti Quotidiani
della Stampa Nazionale e alle principali trasmissioni, tipo Porta a Porta – Ballarò devono essere sommersi  di lettere. 
Poiché, parliamo di un problema delicato, drammatico, onde evitare che i soliti furbi abusino
del dolore dei disabili e delle loro famiglie, è meglio chiarire alcuni aspetti che vanno osservati.
Alcune avvertenze che devono essere comunicate a  tutti coloro che La contattano, in qualunque
parte d’Italia si trovino :
 Il mio progetto è un Atto Parlamentare, quindi pubblico
 La mia proposta è umanitaria, non ideologica
 Non c’è alcuna azione di lucro
 Nessuno è autorizzato ad usare il mio nome e la mia proposta, a fini personali e / o di terzi, il cui
  unico scopo è quello di sollecitare il Parlamento a legiferare
 Nessuno è autorizzato a chiedere o a ricevere denaro o altri beni o far credere che agisce a mio
 nome, o a scopo benefico.
 Chi vuole sostenere l’Appello Umanitario lo fa in modo libero e consapevole, senza alcuna pretesa
 L’adesione all’appello deve essere spedito al Sig. Presidente della Camera della Deputati, On Le
 Gianfranco Fini  presso la Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio e al Sig Presidente del
  Senato della Repubblica, Sen. Renato Schifani, presso il Senato della Repubblica – Palazzo 
  Madama – Roma e ai principali mass – media.
 Nessuno è autorizzato ad usare le firme per fini diversi dall’adesione libera e consapevole
 all’appello.

In attesa di un Suo riscontro in merito, anticipatamente La Ringrazio.
Cordiali Saluti.

Limbiate, 29 Novembre 2008

Allego alla presente:
- Appello Umanitario
- Logo per i 30° della Legge Basaglia

Cav. prof. Maurizio Munda

Manifesto Umanitario

Appello a favore dei disabili psichici.
Le Istituzioni diano soluzioni ai problemi dei disabili psichici e delle loro famiglie.
Si individuino nuovi interventi legislativi umanitari, al fine di risolvere in modo decoroso,
nel pieno rispetto della Dignità Umana il problema dei disabili mentali.

Esiste già un progetto redatto dal Cav. prof. Maurizio Munda, assegnato
alle rispettive Commissioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
 
Non si lasci decadere questa iniziativa umanitaria, trasparente, non ideologica e per
una volta si ascolti la voce dei cittadini, perché solo chi vive sulla propria pelle può capire.

Il presente APPELLO  UMANITARIO  è rivolto a tutti Gruppi Parlamentari
alla Camera Dei Deputati ed al Senato della Repubblica.

Non si faccia di questo problema, uno scontro ideologico, perché il DIRITTO  alla SALUTE
non ha colore politico e perché con lo scontro ideologico, alla fine pagano solo i disabili
e le loro famiglie .

Si chiede una legge decorosa che tuteli e rispetti le persone che soffrono,
che hanno bisogno di aiuto, ma non possono chiederlo, perché incapaci,
non si facciano discriminazioni sull’età.

Portare il portatore di handicap psichico e la sua famiglia al centro
dell’attenzione, al fine di aiutare in modo concreto, i disabili.
Solo, in questo modo, si può capire di quali servizi necessitano i
portatori di handicap con disagio mentale

Dare a queste persone sofferenti, un aiuto medico, sociale, economico, legale, giudiziario,farli sentire partecipi,semplicemente uno di noi.
Anche i disabili hanno bisogno di affetto e non solo,anche loro comunicano

Occorre andare oltre la Legge 180, legge importante, ma non sufficientemente applicata

Del resto, a distanza di 30 anni, alcuni aspetti operativi vanno rivisti, quali assistenza medica,
integrazione, aiuto sociale, aiuto economico, considerate le epoche, la cultura, la sfera sociale differenti.

È necessario definire la Salute Mentale, una priorità.

Si rispetti il Dettato Costituzionale sul Diritto alla Salute.

Si intervenga per prevenire il disagio psichico, per curare, per dare risposte concrete, reali, visibili,trasparenti, misurabili.

Le Istituzioni, sia a livello centrale, sia decentrato territoriale, individuino
corsie preferenziali per il fabbisogno socio – sanitario dei disabili psichici.

Basta con le facili promesse, mai mantenute.

Si crei una nuova cultura di rispetto verso le persone con disagio psichico.

Si crei una mobilitazione, si apra un dibattito, non si faccia finta di nulla.

Non si facciano le tavole rotonde, non si accedano i riflettori, solo quando succedono
disgrazie umane e poi, dopo pochi giorni, tutto torna come prima.

Si migliori la qualità della vita dei disabili mentali
Si tenga alta l’attenzione sempre
Aiutiamo chi soffre, idee e valori che non moriranno mai.

 
Limbiate,  29 Novembre  2008

Cav. prof. Maurizio Munda


Caro Augias…

Novembre 29, 2008

Cari amici, ho scritto la lettera che segue a C.Augias che tiene sul quotidiano la Repubblica la rubrica: “ Lettere, Commenti & Idee” in occasione della pubblicazione, nella rubrica stessa, della lettera:”Vivo l’inferno della malattia mentale” di Maria Annasi.( 27 Novembre scorso). Lettera alla quale C.Augias ha datto un giusto risalto.

Ho pensato che era l’occasione giusta per iniziare quella campagna di divulgazione nei mass.media delle nostre difficili problematiche e mantenere così le “promesse” che ci siamo scambiati. Sarebbe perciò molto importante che anche voi vi uniste al nostro commento sia per supportarlo sia per far sentire maggiormewnte la nostra voce.

L’indirizzo è : c.augias@repubblica.it

Caro Augias,

le scrivo a proposito dell’inferno della malattia mentale, come la lettera di Maria Annasi pubblicata sulla sua rubrica di ieri, ha ancora una volta denunciato.Vorrei aggiungere quanto segue. Ho una figlia giovane, poco più che ventenne, diagnosticata dalla “Psichiatria non democratica”, come “borderline”. Come Lei certamente saprà , questa diagnosi è divenuta di uso comune per coprire una massa di giovani  ( in crescita esponenziale)  che hanno un disagio profondo nel vivere in questa società che li emargina ulteriormente.

Ho aperto da poco più di un anno un Blog, “Disagi” , per raccogliere e raccontare  il dramma quotidiano in cui la nostra famiglia e quella di tante altre, deve vivere. In questo tempo più di quarantamila clic sono la testimonianza di quanto questo problema sia vivo e, soprattutto , urgente. Abbiamo ricevuto tragiche testimonianze  da famiglie di tutta Italia ( il disagio mentale non è del Nord o del Sud) , che denunciano la sostanziale indifferenza o, peggio, il sostanziale disinteresse che l’opinione pubblica in generale e le Istituzioni, in particolare, dimostrano per questo problema. Sì, è vero, ci sono tante associazioni, articoli vengono pubblicati su i vari giornali, ma, in fondo, le cose rimangono sostanzialmente fisse e immobile.

Anche Lei ha scritto giustamente che “ una vera politica dovrebbe occuparsi più di questi problemi e meno di se stessa”. Perché allora non puntare a sollecitare un movimento vasto dell’opinione pubblica per sollevare veramente e senza veli questo problema? L’opinione pubblica è e rimane il baluardo di ogni democrazia: La preghiamo, La invitiamo, perciò a muoversi in modo sostanziale verso questo traguardo. La ringrazio per l’ascolto. Giuseppe del Blog “Disagi”


L’amore, la rabbia, la morte

Novembre 22, 2008

 

Abbiamo ricevuto questa lettera  fra i commenti. Abbiamo invece pensato di pubblicarla come un Post per dare il necessario rilievo a questo dramma esistenziale che si è consumato nella famiglia di Flavio. Evidenziamo la lettera ( a cui fa seguito il nostro commento):

Gabriele era una persona dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di straordinaria sensibilità. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui: sapeva scrivere delle lettere ed esprimere dei pensieri toccanti, con un’abilità letteraria non comune. Aveva però quella devastante malattia ”Borderline” che lo portava ad uno sdoppiamento della personalità, ad un’incapacità di gestire tempo, risorse, danaro, a dire bugie: in una parola l’incapacità a gestire la propria vita. Ci siamo sempre chiesti come potesse essere la stessa persona quella che prima ci scriveva quelle toccanti lettere, che io peraltro ritengo siano sempre state sincere, e quella che dopo ci trattava in un certo modo e teneva certi comportamenti.
Quando ho ucciso Gabriele, ho ucciso una parte di me stesso, ed io darei volentieri se si postesse la mia ormai inutile vita in cambio della Sua.
Gabriele era un ragazzo dotato di grande intelligenza (parlava e scriveva correttamente 4 lingue) e di grande sensibilità che scriveva spesso a me e Sua madre delle lettere toccanti bellissime:non parevano neppure scritte dallo stesso ragazzo che aveva fatto e detto certe cose nei nostri confronti. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui. Ma aveva questa devastante malattia che lo portava a questo sdoppiamento della personalità. Questa malattia quasi sconosciuta alla maggioranza della gente ed alla quale la medicina ingiustamente ha prestato e presta scarsissima attenzione. Siamo stati lasciati completamente soli dalle istituzioni che avrebbero potuto e dovuto supportarci. Ho bussato a tutte le porte cui potevo bussare, senza vergognarmi mai, ma nessuno mi ha aiutato. Magari quelli che a posteriori ora dicono ed hanno scritto: ma come si fa a compiere un gesto del genere con tutti i supporti che oggi puoi ottenere?
Gabriele era buono: io sono certo che sul Suo cammino ha trovato tanta gente senza srupoli che si è approfittatoa ai Lui. Sono altrettanto certo che tra i tanti amici che diceva di avere quelli sinceri siano stati veramente pochi. Forse nessuno di questi pochi lo ha veramente conosciuto e consigliato x il Suo bene.
Io sono stato il Suo angelo custode; gli sono sempre stato vicino anche quando la distanza che ci separava era tanta e gli volevo e gli voglio tuttora un mare di bene, anche se gli ho dato la morte.
Vivo solo nella speranza del Suo perdono e di poterlo un giorno vedere e riabbracciare.
Mio figlio Gabriele aveva 29 anni quando l’ho ucciso in un momento di smarrimento della mente e dell’anima e dall’età di 14 era stato messo in cura presso NPI e CPS di Monza. oltre che a psicologi privati. Io sono stato condannato a 12 anni di reclusione, e recentemente ho fondat0 in memoria di mio Figlio con i miei famigliari la GABRIELE VESCOVINI ONLUS – A.GA.VE con lo scopodi dare conforto alle famiglie che vivono giornalmente a diretto contatto del disagio psichico, e che come me si trovano come mi sono trovato io a nuotare in un pantano, di notte, senza alcuno che ti tenda una mano, affinchè tragedie come la mia non si debbano più ripetere.
i miei contatti sono i seguenti: a.ga.ve@email.it – tel 339 4897363 per chi ha bisogno di conforto, di una parola umana, o di conoscere attraverso la mia triste esperienza un parere di chi il dramma della patologia borderline l’ha vissuta sino in fondo, alle sue estreme conseguenze.
Auspico i miei migliori auguri per la toccante vivenda che Vi riguarda, e se vorrete contattarmi , sarò ben lieto di scambiare delle opinioni con Voi.
Sinceri saluti,
Flavio Francesco Vescovini – presidente A.GA.VE ONLUS –Monza

 

Un padre che uccide il figlio malato, diagnosticato come borderline. Una padre che viene condannato a dodici anni di reclusione. Un padre che fonda una Onlus a memoria del figlio.


 E’ un fatto che , appena letto e conosciuto, ti attraversa il cervello come una folgore   e ti lascia  con gli occhi smarriti e la gola riarsa.  E’ un fatto che scuote le fondamenta del tuo essere e ti butta violentemente nei meandri del tuo inconscio dove gli istinti più aggressivi  bollono nel grande vaso alchemico della vita.


Come è possibile arrivare a tanto, ti viene da pensare. Se a livello archetipico, ancestrale sono i figli che si ribellano al padre e lo uccidono, abbiamo qui la versione contraria, un padre che uccide il figlio “ che era una persona dotata di una intelligenza fuori del comune e di straordinaria sensibilità”. Come è possibile, tutti si domandano? E il padre risponde che è “bastato  un momento di smarrimento della mente e dell’anima”.


Una insicurezza atroce allora pervade il mio corpo, le gambe tremano, quasi mi sento svenire: se succedesse anche a me? O a voi che state leggendo comodi sulla vostra sedia? Quante volte, ripenso, ho sentito montare la rabbia di fronte alle ostinate prevaricazioni di Lei, di fronte a tutte le sue incessanti richieste, di fronte alla sua arroganza, di fronte al suo furore?


Dobbiamo perciò ammettere la nostra fragilità, debolezza e , soprattutto, “integrare” nella la nostra anima ogni possibilità, anche la più atroce perché solo così c’è la strada verso la salvezza, cioè verso la salute psichica, solo così si allontana la peste emozionale che ha colpito Flavio.” Integrare e gestire” le nostre emozioni negative è il punto: il buddismo sostiene infatti che siamo tutti “malati”e questa è la causa della nostra sofferenza. ma chi ci insegna a uscire dalle nostre “malattie” ( le emozioni negative). Chi ci educa a un comportamento “giusto”? Nella nostra cultura sono i famosi dieci Comandamenti che, in fondo, sono il pilastro della nostra morale. Ma il loro insegnamento si è sempre più indebolito di fronte alle “ Ragioni della Storia”. “Non uccidere” tuona Jahve dall’alto del cielo, ma l’uomo ha sempre ucciso , anzi, si è sempre più organizzato tecnicamente per uccidere e il secolo ventesimo ne è una tragica testimonianza. Ma si è sempre ucciso anche per molte altre ragioni: di fronte a un torto subito, di fronte a una prevaricazione, di fronte a una profonda ingiustizia. Uccidere è è un istinto primario, è nella nostra cultura intrisa di sangue: quanti in questo momento vengono uccisi nella famiglia o dalle guerre? Un numero enorme !


Allora uccidere paradossalmente non è un evento straordinario come si crede, ma è una prassi corrente che pervade le nostre società, ma che nascondiamo abilmente nella nostra memoria. Eppure l’altro è un nostro “fratello”,ma che succede quando a ciascuno di noi è spinto verso il muro dalla fatalità della vita, nei suoi misteriosi disegni, con le sue profonde ingiustizie? La tragedia di Flavio dimostra,se ce ne fosse stato il bisogno,di quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro, quanto non possiamo vivere isolati, quanto le Istituzioni sono latitanti, quanto siamo famiglie isolate dall’Humus della vita sociale. Ecco allora le ragioni di questo Blog, a cercare parole di solidarietà e incoraggiamento, a dare , quasi per incanto, conforto e amicizia. Bè, dell’amore non possiamo ancora proprio parlare, dato il grande bisogno che tutti ne abbiamo. Anzi, sentiamo tutti il diritto a amare e essere amati, ma quanto tempo ci vorrà ancora perché questo si possa realizzare! Generazioni e ancora generazioni dovranno passare prima che l’Uomo sia in condizione di saper gestire i nostri ancestrali istinti, ma la speranza è fondata su un  punto fondamentale: che dove c’è l’odio là sboccia l’amore.
Ritroviamoci dunque e abbracciamo Flavio. Il resto è silenzio dei soliti farisei che si accalcano nella sinagoga della nostra società.


P.S. Leggo adesso(La Repubblica N.278) del padre di Verona che è tornato a casa e ha sterminato la famiglia , moglie e tre figli piccoli. Una cosa veramente atroce sotto tutti i punti di vista. Mi ha colpito il cappello del giornalista: “Verona, commercialista spara alla moglie e ai tre figli. Polemica sulle armi”! Sembra incredibile, ma il dito è puntato sulle armi! Come sopra scritto siamo ancora di fronte al silenzio dei soliti farisei. Appunto.


Lettera a una psichiatra

Ottobre 26, 2008

 Abbiamo ricevuto questo interessante articolo di Nicola pasa che condividiamo e pubblichiamo. Un grazie a lui e a tutti quelli che vorranno portare un loro contributo alla sua riflessione.

Nicola Pasa, Ass. Il Mondo di Holden
 
Lettera ad una psichiatra
 
 
 
Carissima Psichiatra,
da tempo desideravo esprimerle alcune considerazioni che mi frullano in testa e che non ho mai avuto occasione di dirle nelle occasioni in cui sono stato al suo cospetto. Il tema della guarigione non le sta molto a cuore, me ne rendo conto, forse perché parlare di guarigione in psichiatria è come parlare di prospettive di futuro in un cimitero. Ma a noi che della psichiatria siamo utenti la guarigione interessa eccome. La parola guarigione in sé è una parola bellissima. Una parola che siamo abituati da sempre ad usare in medicina. Quando ero piccolo se avevo la tosse il mio medico mi diceva che lo sciroppo me l’avrebbe fatta passare, che mi avrebbe guarito. E dopo qualche giorno io guarivo dalla tosse. Non si trattava di un miracolo, i medici non credono nei miracoli, e nemmeno io del resto. A lei la parola guarigione non piace. Benissimo. Io la userò, invece, al posto di recovery che non mi piace per niente.
Lei dice che non si può guarire dalla follia. Benissimo, nessuno le chiede di guarire la follia. Quando una persona diventa utente della psichiatria spera di guarire dalla sua sofferenza. Se ha una depressione spera di guarire dalla depressione. Che cosa c’entra la follia con la depressione? Assolutamente nulla, ma a lei piace parlare di follia. E’ questo che rende la sua professione così diversa da quella degli altri medici. Se però è così io credo che la psichiatria non abbia alcuna legittimità ad esistere come branca della medicina. Se è così allora non ha alcun senso che la psichiatria resti nel sistema sanitario, un sistema che si occupa fino a prova contraria di malattia.
La follia è qualcosa che abbiamo tutti, chi più chi meno, è una componente della nostra intelligenza e della nostra anima, ma i veri folli non hanno alcuna necessità di guarire, sono contenti così, non chiedono che di essere lasciati in pace, nei loro deliri, non chiedono di essere curati dal momento che la cura potrebbe ammazzarli invece che guarirli.
La Salute Mentale non si occupa della follia, se ne occupava una volta, quando c’erano i manicomi, e lo faceva in modo turpe e vergognoso, lo faceva incatenando, lo faceva torturando. Se io avessi lavorato in un manicomio come psichiatra sarei oggi tormentato dai rimorsi e dalla vergogna, e probabilmente non sarei più uno psichiatra. Ma le scelte individuali vanno lasciate agli individui.
Oggi lei si occupa di persone che non sono folli ma sofferenti. Persone depresse, persone con disturbi alimentari, persone con disturbi della personalità ecc.
Queste persone diventano utenti perché vogliono guarire. Dice che è stigmatizzante parlare di malattie più gravi e meno gravi? Questa è bella. Ma se io mi spezzo un mignolo ed entro nel reparto di traumatologia vedo che nel reparto c’è anche chi si è rotto le gambe e non potrà più camminare. Se le sue gambe sono perdute non si potrà per lui parlare di guarigione. Ma per me che mi sono rotto il mignolo invece sì. E’ stigmatizzante? E allora per rendere la cosa meno stigmatizzante dovrei uscire da quel reparto in carrozzella anch’io? Le sembra logico?
Lei non si pone il problema della guarigione e io lo capisco bene, porsi il problema della guarigione significa porsi il problema dell’efficacia delle terapie e della loro durata.  A lei non importa della guarigione ma alle persone che entrano in cura importa eccome, importa perché una volta entrati in un Centro di Salute Mentale vorrebbero anche uscirne, perché non vogliono diventare dipendenti per tutta la vita dai farmaci, dopo quindici anni di psicofarmaci una persona, con il fegato e i reni in pappa, con il cuore affaticato, con malattie iatrogene in corso, se lo chiede alla fine se il suo medico non lo stia menando per il naso. E badi bene che non ci interessa tanto sapere che siamo guariti dallo psichiatra, non abbiamo bisogno del suo bollino, ce ne rendiamo conto da soli che siamo guariti, l’unica cosa che ci interessa è che lo psichiatra esca dalla nostra vita, perché non ne abbiamo più bisogno, per questo ci interessa che ci dica che siamo guariti perché così ce lo leviamo dalle palle una volta per sempre. E non siamo più ex utenti, non siamo più utenti.
Ragionare in termini di follia e non di sofferenza o di malattia produce cronicità, la cronicità produce sofferenza, e produce costi altissimi sotto il profilo umano e anche economico. La cronicità certamente interessa molto le case farmaceutiche, che non hanno alcun interesse reale nella guarigione, infatti hanno capito che guadagnano molto di più, fanno più profitti se un paziente diventa cronico, perché per loro è un cliente a vita, finché non schiatta ucciso dagli effetti extrapiramidali. La cronicità sostenta un’industria lucrosa, un’industria che specula sulla sofferenza. Chi parla di follia non fa che alimentare questo spaventoso cortocircuito.
Lei mi dice che ci sono pazienti che hanno bisogno della pillola per tutta la vita e altri che invece ne hanno bisogno per un periodo limitato. Benissimo, cominciamo a ragionare. Dunque non è più così stigmatizzante dividere le persone in pazienti gravi e meno gravi. Come del resto avviene in qualsiasi reparto di medicina. Ci sono all’interno dello stesso reparto malati più gravi e malati meno gravi, spesso con la stessa patologia, ma in un caso è curabile e in un altro no. Cosa c’è di stigmatizzante? Nulla. La invito cara psichiatra a non occuparsi di stigma, la invito a occuparsi di terapie oppure se ritiene di non doversi occupare di questo, la invito a smettere la professione e dedicarsi se vuole alla politica, alla filosofia, al bricolage, insomma faccia un altro mestiere.
Le dico da utente che cosa noi ci aspettiamo da lei, libera di seguirmi o meno, noi ci aspettiamo che ci ascolti prima di tutto, che si prenda un po’ di tempo prima di formulare una diagnosi, la prego di differirla più che può anche se lei è una di quelle che azzecca la diagnosi al primo colpo, la invito a pensarci bene e ad ascoltare quel che il paziente le racconta, anche se le sembrerà di aver sentito mille volte la stessa storia, anche se ne ha le palle piene di sentirsi raccontare le stesse cose anno dopo anno, la invito ad ascoltare e a cogliere le sfumature e le differenze che ci sono tra persona e persona. Il paziente, come tutti i pazienti, si aspetta che lei gli faccia subito una ricetta, che gli dia subito una pastiglietta miracolosa, ebbene non assecondi questa smania, lo mandi deluso a casa da questa aspettativa, lo veda più volte, lo ascolti e lo interroghi se crede prima di azzardare una diagnosi e di scrivere una ricetta. E prima di pensare al farmaco si accerti della salute generale del paziente, si accerti che non abbia problemi cardiaci, valuti gli esami del sangue, valuti tutte le possibili controindicazioni dei farmaci che sta per somministrargli.
E una volta scelta la terapia ascolti quel che il paziente lamenta degli effetti indesiderati dei farmaci. Se il paziente ha una qualità della vita scadente a causa degli effetti collaterali intervenga, diminuisca i dosaggi, fornisca dei consigli, sostituisca il farmaco, valuti l’impatto che questi effetti collaterali hanno sulla vita quotidiana di una persona. La sofferenza psichica nasce prima di tutto da fattori esterni alla persona, legati all’ambiente in cui vive, spesso sono i rapporti all’interno della comunità a generare nel paziente il malessere, spesso allontanare il paziente da quegli ambienti familiari o extra familiari che gli provocano malessere può essere una parte della terapia. Se io vivo in un ambiente ostile, (poco importa se io lo percepisco così perché sono paranoico o è così davvero, quel che importa è la percezione della persona, non dovete giudicare) la prima soluzione è di andarsene da quell’ambiente. Non fanno così tutti? Non fa così anche lei dottoressa?
Una volta iniziata la terapia, stabilisca un periodo di osservazione, cominci a studiare insieme agli elementi dell’equipe terapeutica e riabilitativa tutte le soluzioni possibili per guarire il paziente dalla sua sofferenza. Ogni persona fa storia a sé. Ogni persona ha strumenti diversi. Ci sono pazienti che hanno bisogno di socializzare a diversi livelli. Non tutti hanno necessità di entrare in un Centro Diurno e non tutti una volta entrati in un Centro Diurno hanno piacere ad essere trattati come bambini. C’è chi ha bisogno di parlare, di fare colloqui e allora si preoccupi cara psichiatra che il paziente faccia psicoterapia e che impari in questi colloqui a riconoscere i sintomi e a combatterli. Combattere i sintomi, questo è un primo passo verso la guarigione. Riconoscere che l’esperienza di sofferenza che vivi è il sintomo di una malattia, riconoscerlo e agire di conseguenza, e cioè non ricalcare il cammino già percorso, trovare alternative al meccanismo consolidato di reazione. Questo dovrebbe essere insegnato ai sofferenti. Conoscere il proprio nemico è il segreto di ogni vittoria, la storia insegna.
Le storie di guarigione insegnano che i farmaci servono al bisogno e che se non sospesi in tempo possono complicare o addirittura frustrare l’esperienza della guarigione, le ricadute tanto temute sono il cattivo frutto dell’affidamento totale ai farmaci, sono le prolungate terapie farmacologiche ad impedire spesso la guarigione e ad arrestare il processo, o il cammino verso la guarigione, generano un loop, un circolo vizioso, fatto di vette e discese, di falsi progressi e rovinose ricadute, è il ciclo perpetuo della cronicità alla cui fine c’è solo la morte.
Ogni paziente è unico e solo. C’è chi ha bisogno di clinica. C’è chi ha bisogno di riabilitazione e psicoterapia. C’è chi non ha bisogno reale della psichiatria, perché attraversa un momento di difficoltà che può essere superato in fretta, senza bisogno di finire nel circuito perverso della cronicità. Se una persona non ha reale necessità di un farmaco l’esperienza del farmaco può farlo cadere in una spirale rovinosa fatta di equivoci, di inganni, di false speranze e attese vane.
Per questo le ho detto cara dottoressa di aspettare a formulare una diagnosi e a scarabocchiare una ricetta e di ascoltare bene quel che il paziente le racconta.
Forse la scandalizzo se le dico che tutte le terapie sono utili a seconda dei casi, persino una terapia empirica come la tec, ma solo in casi limitati, laddove nessun farmaco o nessun intervento di altro tipo riesce a guarire. La tec come tutte le terapie può essere estremamente violenta e dannosa. Ma lo è come una terapia farmacologica prolungata e massiccia nei dosaggi.
Non è violenta una terapia farmacologica che induce nel paziente una sonnolenza profonda, che genera impotenza sessuale o inibisce la libido, o gli impedisce di parlare con scioltezza o di camminare senza perdere l’equilibrio o di liberarsi delle feci senza doversi purgare come un vecchio o che generi nel suo volto spasmi involontari o che lo faccia tremare o che gli generi una malattia invalidante come la discinesia tardiva e spesso tutte queste cose insieme? Di cosa parliamo dottoressa?
Forse a lei questi effetti collaterali le sembreranno trascurabili, ma lo sarebbero solo a patto che come contraltare ci fosse la guarigione. Purtroppo lei non crede alla guarigione e allora che cosa deve pensare un paziente che soffre due volte: della sua sofferenza e dei danni della terapia? Con quale spirito affronta la vita se una vita gli rimane una volta che è entrato in questo circolo vizioso? Lei non vuole fornire false speranze, lo so bene, com’è coscienziosa dottoressa, neanche le case farmaceutiche vogliono dare false speranze, in fondo prosperano su questo limbo, su questo non tempo in cui vive il paziente.
Tempo fa ho visto un film di un tizio che viveva in un aeroporto e non poteva uscire da quella zona franca per problemi di documenti. La vita di molti pazienti mi ricorda tanto quella di questo tizio. A volte ci penso quando penso ai non luoghi: gli autogrill, i centri commerciali. Il fascino dell’autogrill deriva dall’essere un luogo che esiste solo se tu diventi utente dell’autostrada. Se tu non percorri mai l’autostrada quel luogo non esiste. Per molti utenti uscire dall’autogrill è quasi impossibile, molti rinunciano alla fine e consumano lì l’intera esistenza.
E’ questo il fine della psichiatria? Confinarci tutti in un grande autogrill?
 
Nicola Pasa


Appello per Mattia

Ottobre 20, 2008

Abbiamo ricevuto da Mattia la preghiera di diffondere il suo Blog fra i giovani che come lui, e non solo fra coloro che  soffrono per un disagio psichico,  vivono nella solitudine e nell’emarginazione sociale.

Fate conoscere il suo Blog! Questa sì che è un’azione sociale di grande valore!

ecco l’indirizzo:                 www.schizofrenico.com


Aggressività e Angoscia

Ottobre 13, 2008

 

Per chi è uso leggere o studiare le discipline psicologiche sa benissimo che le due cose camminano insieme. L’una alimenta l’altra. L’una è specchio dell’altra. Convivono miseramente insieme come due vecchi coniugi che dormono in letti separati . Sono alla base di tutto il disagio mentale, di qualunque gravità si presenti. Nessun farmaco è riuscito fino a adesso a scalfirle in profondità. Solo la lobotomia, fra le follie sperimentate dall’uomo, è riuscita a placarle.

“Lei” è in questo momento molto aggressiva e tanto tanto angosciata. Difficile la comunicazione se non impossibile. Il famoso seroquel che doveva, secondo gli psichiatri, migliorare la situazione, ha semplicemente aumentato i sintomi e creato una gran confusione mentale. Se prima era una ragazza troppo viva, troppo aggressiva, troppo di tutto, adesso sta diventando una massa informe sempre più chiusa e torva, irascibile e senz’anima.  Gli psichiatri dicono che è presto per giudicare. Ma la figlia è nostra e non è loro.Noi non possiamo seguitare a vederla in queste condizioni.

Dovremo prendere delle decisioni da soli e contro il parere di tutti i medici, psichiatri e psicologi educatori che la seguono. Rimaniamo ancora più convinti che la vita deve essere vissuta da persone anche come nostra figlia e non solo. Troveremo il modo, ci costi quel che costi perchè la figlia è nostra e non loro. Fanno presto a dire che ci vuole pazienza: ci vuole competenza, rispondo e penso. Ma questa è merce rara, anzi rarissima. Troveremo una nuova soluzione che rispetti la follia di nostra figlia.