L’ultimo Post : “Lei”, noi e Voi

Febbraio 1, 2009

Oggi scriviamo per l’ultima volta . Certo questo Blog ci mancherà. E tutti gli amici che ci hanno seguito. “Lei” invece ancora una volta non ci ha seguito e se ne è partita , di nascosto, verso una avventura con un ragazzo della chat. Sappiamo che è nelle Marche, forse. Ma che importanza ha? “Lei” ancora una volta ci ha fatto sentire inutili, come inutili tutte le terapie farmacologiche o gli  appuntamenti con lo psichiatra o con la pscicoterapeuta. Stava facendo colloqui per entrare  in una residenza protetta. Certo si sarà impaurita. Certo questa prospettiva non la consola. Ha così scelto ancora una volta la libertà da tutto e da tutti. Ma questa non è libertà: è fuga da ogni responsabilità e relazione umana. Siamo con il telefono sempre acceso per aspettare una notizia o una traccia. Chissà come  e chissà dove la ri-troveremo. Ancora ansia e angoscia.

Qualche giorno fa, a mia moglie Fiorella, è successo un evento bellissimo: mentre camminava per la strada , un frate che scendeva dall’altro marciapiede della via, quando l’ha vista le è andato incontro e le ha dato, con un bellissimo sorriso, un santino nel quale si dice: ” tutte le persone che lo porteranno, riceveranno grandi Grazie. Le Grazie saranno più abbondanti per le persone che lo porteranno con fiducia”. Ha incontrato la Speranza? Certo che sì.

“Speranza” che la qualità dell’anima sia finalmente riconosciuta come la vera sorgente della Vita e di conoscenza da tutte le Persone di Buona Volontà. Fra tutte: i nostri figli.

Allora grazie a tutti Voi, perchè è stata una esperienza umana bellissima e densa di gioie e dolori, proprio come la vita che si nasconde  dietro le parole che ciascuno  ha lasciato in questo spazio virtuale ma terribilmente vero. Grazie a tutti coloro che ci hanno dato una parola di conforto e un consiglio amichevole o esperenziale. Grazie .

Chi volesse proseguire amichevolmente la nostra famiglia , ci sono le istruzioni per “ come  contattarci”. Per adesso lasceremo che il Blog viva in silenzio e rimanga come testimonianza per tanti di noi. A ” Nord del futuro” troveremo una soluzione definitiva.


La nostra esperienza

Gennaio 26, 2009

 

Sì, la nostra esperienza con questo Blog sta per finire. Abbiamo passato un anno e mezzo esprimendo le nostre angoscie, manifestando il nostro dolore e siamo stati accolti da tanti di voi con grande umanità.

Abbiamo così condiviso quei sentimenti che generalmenti rimagono nascosti fra le pieghe del tempo  quotidiano ed è stata una esperienza unica e indivisibile. Molti di voi ci hanno scritto e risposto riportando i loro disagi, le loro ansie e paure. Ma, secondo noi, questa esperienza non può essere percorsa per sempre. Anche questa esperienza deve avere un principio e una fine, come la nostra vita che è la madre di tutte le esperienze.

Siamo stati insieme tanto tempo e con alcuni di voi ci siamo “amati” come solo la sofferenza dà la possibilità di amare. Solo chi soffre conosce i meandri luminosi e oscuri dello Spirito e solo chi soffre è portatore di una energia amorosa, profonda e qualche volta abissale, che le persone “normali” non possono nemmeno immaginare. E questo è il grande regalo che i nostri ragazzi ci fanno in ogni momento della nostra vita: con il loro disagio ci danno una via, una strada da percorrerre: quella della comprensione , dell’amore e della dedizione totale. La dedizione, appunto.  Il sentimento, forse più difficile e più sconosciuto  in questa società edonistica e individualistica, restia alla “cura” dell’altro, concentrata, come è, nel consumo aleatorio e immediato di tutti i beni materiali e immateriali di cui l’uomo dispone:  dalle scarpe all’amore.

Di questa esperienza ne facciamo e ne faremo tesoro. Vogliamo ricordare ancora una volta che fra le tante informazioni ricevute, ne sottolineamo  una , secondo noi, preziosa. Indicataci da Ioannidis, è l’indirizzo della Dott. ssa Gabriella Lesmo con il suo Centro per il trattamento delle Disabilità Evolutive, che tratta le personalità autistiche e/o con disturbi evolutivi. Anche noi ci siamo rivolti a questo Centro e inizieremo un trattamento medico alternativo agli psicofarmaci nel giro di qualche mese. ( cell:  339 162.60.04 —- e.mail: gabriella.lesmo@autismoweb.it )

“Lei” non ha potuto leggere il Blog e seguirlo e magari farlo suo. Non è ancora in grado di fare uno sforzo emotivo così grande. Ma siamo sicuri che, atttraverso di noi, avrà sicuramente recepito quanto di positivo è stato detto e scritto, quanto la sua solitudine e la sua frustrazione è simile a quella di tanti altri ragazzi di questa generazione senz’altro sfortunata come quelle dei milioni di giovani le cui vite sono state  ( e sono) bruciate da guerre e calamità. “Lei” molto probabilmente, se ” il diavolo non ci mette la coda”!, andrà il prossimo mese in una “residenza protetta” dell’ASL dove finalmente, si è liberato un posto. ( In tutto sono dodici!, …) . Per noi sarebbe un primo traguardo che premierebbe la lotta quotidiana che abbiamo fatto per assicurare a nostra figlia una sistemazione almeno “dignitosa”. Questo non significa di aver risolto il problema, ne siamo consci, ma perlomeno significa che abbiamo gettato le basi per costruire la Casa della Guarigione, meta finale alla quale tendiamo con tutte le nostre risorse fisiche e intellettuali.

Grazie, dunque, ancora una volta a tutti, non citiamo nessuno proprio per rimanere nello spirito di un Blog come il nostro: oltre l’individualità, per condividere sofferenze e “disagi” con altri esseri umani  vicini a noi in un ideale abbraccio.

 


Una Poesia da Mamma Valli’

Gennaio 9, 2009

Chissà quante poesie giacciono nel fondo dei cassetti o nell’intimo di tante anime in pena per la salute di un  figlio…  questa che ci è giunta alcuni giorni fa, la pubblichiamo con la nostra più grande partecipazione…

COME SI FA
Ti sei insinuata un giorno,
piccolo seme invisibile,
nelle pieghe
più nascoste di me
e da subito hai messo radici profonde.
Poi, fiore delicato,

sei sbocciata alla vita,
hai dischiuso i tuoi petali sottili
guardando con
occhi ardenti
il cielo immensamente lontano.
Ma il sole non ti scalda
e la
pioggia non spegne la tua sete bruciante.
Lo stelo sottile, senza linfa,
è
preda indifesa di ogni soffio di vento.
Mani avide ti accarezzano,
sporcano il
candore della tua corolla,
rubano il tuo profumo,
annientano la tua voglia di
crescere.
E il cielo è sempre più lontano,
il sole è fuoco che brucia,
la
pioggia acqua stagnante
che non purifica, non lava le ferite.
Ci sono ancora le
radici,
sono intrecciate ad ogni mio respiro
e con quelle cerco disperatamente

di tenerti ferma, di non farti cadere.
Sono sempre più sottili,
scivolano via
veloci
e io non so trattenerle.
Il prossimo soffio di vento
potrebbe portarti
via,
rubandomi la gioia di vederti sorridere alla vita,
fiera, eretta sul tuo
stelo robusto.
MA COME SI FA A FERMARE IL VENTO?

Le vostre parole, la vostra
sofferenza, le speranze, la voglia di non arrendersi nonostante tutto e tutti
le capisco, perchè sono anche le mie. Vi abbraccio e auguro a voi e a Lei, che
sento un po’ anche mia, un 2009 che porti almeno qualche piccolo passo in
avanti
mamma Vallì


Dalle parole ai fatti!

Dicembre 1, 2008

Abbiamo ricevuto da Flavio Francesco Vescovini questi importanti documenti che vi invitiamo a sottoscrivere numerosi e a inviare l’Appello Umanitario ai responsabili istituzionali della politica italiana.

E’ l’unico modo vero e non violento per far giungere la nostra voce di dolore! Diffondete questo appello e scrivete, scrivete! La parola è una energia potente che può abbattere qualsiasi muro!

Alla Cortese Attenzione
Sig. Vescovini Flavio Francesco
Presidente A.GA.VE. Onlus
Monza

 

Oggetto : Salute Mentale

Egr. Sig. Vescovini, La Ringrazio per avermi dato la Sua disponibilità a collaborare.
Ritengo importante unire le forze.
 Il lavoro che Ella sta facendo è Nobile, prosegua.
I Suoi contatti telefonici e tramite internet risultano fondamentali per far sentire la nostra voce.
Sono consapevole dell’esigenza di dare un aiuto concreto ai disabili psichici e alle loro famiglie.
Da tanti anni, conduco questa difficile battaglia.
Ha fatto bene ad accennare alla mia proposta. Può dire anche il nome.
Considerato che le famiglie, Le chiedono di aiutarle a sollecitare le Istituzioni, Le faccio una
prima proposta operativa.

Aderire al mio progetto, scrivendo ai Presidenti di Camera e Senato e ai più importanti Quotidiani
della Stampa Nazionale e alle principali trasmissioni, tipo Porta a Porta – Ballarò devono essere sommersi  di lettere. 
Poiché, parliamo di un problema delicato, drammatico, onde evitare che i soliti furbi abusino
del dolore dei disabili e delle loro famiglie, è meglio chiarire alcuni aspetti che vanno osservati.
Alcune avvertenze che devono essere comunicate a  tutti coloro che La contattano, in qualunque
parte d’Italia si trovino :
 Il mio progetto è un Atto Parlamentare, quindi pubblico
 La mia proposta è umanitaria, non ideologica
 Non c’è alcuna azione di lucro
 Nessuno è autorizzato ad usare il mio nome e la mia proposta, a fini personali e / o di terzi, il cui
  unico scopo è quello di sollecitare il Parlamento a legiferare
 Nessuno è autorizzato a chiedere o a ricevere denaro o altri beni o far credere che agisce a mio
 nome, o a scopo benefico.
 Chi vuole sostenere l’Appello Umanitario lo fa in modo libero e consapevole, senza alcuna pretesa
 L’adesione all’appello deve essere spedito al Sig. Presidente della Camera della Deputati, On Le
 Gianfranco Fini  presso la Camera dei Deputati – Palazzo Montecitorio e al Sig Presidente del
  Senato della Repubblica, Sen. Renato Schifani, presso il Senato della Repubblica – Palazzo 
  Madama – Roma e ai principali mass – media.
 Nessuno è autorizzato ad usare le firme per fini diversi dall’adesione libera e consapevole
 all’appello.

In attesa di un Suo riscontro in merito, anticipatamente La Ringrazio.
Cordiali Saluti.

Limbiate, 29 Novembre 2008

Allego alla presente:
- Appello Umanitario
- Logo per i 30° della Legge Basaglia

Cav. prof. Maurizio Munda

Manifesto Umanitario

Appello a favore dei disabili psichici.
Le Istituzioni diano soluzioni ai problemi dei disabili psichici e delle loro famiglie.
Si individuino nuovi interventi legislativi umanitari, al fine di risolvere in modo decoroso,
nel pieno rispetto della Dignità Umana il problema dei disabili mentali.

Esiste già un progetto redatto dal Cav. prof. Maurizio Munda, assegnato
alle rispettive Commissioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica.
 
Non si lasci decadere questa iniziativa umanitaria, trasparente, non ideologica e per
una volta si ascolti la voce dei cittadini, perché solo chi vive sulla propria pelle può capire.

Il presente APPELLO  UMANITARIO  è rivolto a tutti Gruppi Parlamentari
alla Camera Dei Deputati ed al Senato della Repubblica.

Non si faccia di questo problema, uno scontro ideologico, perché il DIRITTO  alla SALUTE
non ha colore politico e perché con lo scontro ideologico, alla fine pagano solo i disabili
e le loro famiglie .

Si chiede una legge decorosa che tuteli e rispetti le persone che soffrono,
che hanno bisogno di aiuto, ma non possono chiederlo, perché incapaci,
non si facciano discriminazioni sull’età.

Portare il portatore di handicap psichico e la sua famiglia al centro
dell’attenzione, al fine di aiutare in modo concreto, i disabili.
Solo, in questo modo, si può capire di quali servizi necessitano i
portatori di handicap con disagio mentale

Dare a queste persone sofferenti, un aiuto medico, sociale, economico, legale, giudiziario,farli sentire partecipi,semplicemente uno di noi.
Anche i disabili hanno bisogno di affetto e non solo,anche loro comunicano

Occorre andare oltre la Legge 180, legge importante, ma non sufficientemente applicata

Del resto, a distanza di 30 anni, alcuni aspetti operativi vanno rivisti, quali assistenza medica,
integrazione, aiuto sociale, aiuto economico, considerate le epoche, la cultura, la sfera sociale differenti.

È necessario definire la Salute Mentale, una priorità.

Si rispetti il Dettato Costituzionale sul Diritto alla Salute.

Si intervenga per prevenire il disagio psichico, per curare, per dare risposte concrete, reali, visibili,trasparenti, misurabili.

Le Istituzioni, sia a livello centrale, sia decentrato territoriale, individuino
corsie preferenziali per il fabbisogno socio – sanitario dei disabili psichici.

Basta con le facili promesse, mai mantenute.

Si crei una nuova cultura di rispetto verso le persone con disagio psichico.

Si crei una mobilitazione, si apra un dibattito, non si faccia finta di nulla.

Non si facciano le tavole rotonde, non si accedano i riflettori, solo quando succedono
disgrazie umane e poi, dopo pochi giorni, tutto torna come prima.

Si migliori la qualità della vita dei disabili mentali
Si tenga alta l’attenzione sempre
Aiutiamo chi soffre, idee e valori che non moriranno mai.

 
Limbiate,  29 Novembre  2008

Cav. prof. Maurizio Munda


Caro Augias…

Novembre 29, 2008

Cari amici, ho scritto la lettera che segue a C.Augias che tiene sul quotidiano la Repubblica la rubrica: “ Lettere, Commenti & Idee” in occasione della pubblicazione, nella rubrica stessa, della lettera:”Vivo l’inferno della malattia mentale” di Maria Annasi.( 27 Novembre scorso). Lettera alla quale C.Augias ha datto un giusto risalto.

Ho pensato che era l’occasione giusta per iniziare quella campagna di divulgazione nei mass.media delle nostre difficili problematiche e mantenere così le “promesse” che ci siamo scambiati. Sarebbe perciò molto importante che anche voi vi uniste al nostro commento sia per supportarlo sia per far sentire maggiormewnte la nostra voce.

L’indirizzo è : c.augias@repubblica.it

Caro Augias,

le scrivo a proposito dell’inferno della malattia mentale, come la lettera di Maria Annasi pubblicata sulla sua rubrica di ieri, ha ancora una volta denunciato.Vorrei aggiungere quanto segue. Ho una figlia giovane, poco più che ventenne, diagnosticata dalla “Psichiatria non democratica”, come “borderline”. Come Lei certamente saprà , questa diagnosi è divenuta di uso comune per coprire una massa di giovani  ( in crescita esponenziale)  che hanno un disagio profondo nel vivere in questa società che li emargina ulteriormente.

Ho aperto da poco più di un anno un Blog, “Disagi” , per raccogliere e raccontare  il dramma quotidiano in cui la nostra famiglia e quella di tante altre, deve vivere. In questo tempo più di quarantamila clic sono la testimonianza di quanto questo problema sia vivo e, soprattutto , urgente. Abbiamo ricevuto tragiche testimonianze  da famiglie di tutta Italia ( il disagio mentale non è del Nord o del Sud) , che denunciano la sostanziale indifferenza o, peggio, il sostanziale disinteresse che l’opinione pubblica in generale e le Istituzioni, in particolare, dimostrano per questo problema. Sì, è vero, ci sono tante associazioni, articoli vengono pubblicati su i vari giornali, ma, in fondo, le cose rimangono sostanzialmente fisse e immobile.

Anche Lei ha scritto giustamente che “ una vera politica dovrebbe occuparsi più di questi problemi e meno di se stessa”. Perché allora non puntare a sollecitare un movimento vasto dell’opinione pubblica per sollevare veramente e senza veli questo problema? L’opinione pubblica è e rimane il baluardo di ogni democrazia: La preghiamo, La invitiamo, perciò a muoversi in modo sostanziale verso questo traguardo. La ringrazio per l’ascolto. Giuseppe del Blog “Disagi”


L’amore, la rabbia, la morte

Novembre 22, 2008

 

Abbiamo ricevuto questa lettera  fra i commenti. Abbiamo invece pensato di pubblicarla come un Post per dare il necessario rilievo a questo dramma esistenziale che si è consumato nella famiglia di Flavio. Evidenziamo la lettera ( a cui fa seguito il nostro commento):

Gabriele era una persona dotata di un’intelligenza fuori dal comune e di straordinaria sensibilità. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui: sapeva scrivere delle lettere ed esprimere dei pensieri toccanti, con un’abilità letteraria non comune. Aveva però quella devastante malattia ”Borderline” che lo portava ad uno sdoppiamento della personalità, ad un’incapacità di gestire tempo, risorse, danaro, a dire bugie: in una parola l’incapacità a gestire la propria vita. Ci siamo sempre chiesti come potesse essere la stessa persona quella che prima ci scriveva quelle toccanti lettere, che io peraltro ritengo siano sempre state sincere, e quella che dopo ci trattava in un certo modo e teneva certi comportamenti.
Quando ho ucciso Gabriele, ho ucciso una parte di me stesso, ed io darei volentieri se si postesse la mia ormai inutile vita in cambio della Sua.
Gabriele era un ragazzo dotato di grande intelligenza (parlava e scriveva correttamente 4 lingue) e di grande sensibilità che scriveva spesso a me e Sua madre delle lettere toccanti bellissime:non parevano neppure scritte dallo stesso ragazzo che aveva fatto e detto certe cose nei nostri confronti. Lui ci voleva molto bene e noi a Lui. Ma aveva questa devastante malattia che lo portava a questo sdoppiamento della personalità. Questa malattia quasi sconosciuta alla maggioranza della gente ed alla quale la medicina ingiustamente ha prestato e presta scarsissima attenzione. Siamo stati lasciati completamente soli dalle istituzioni che avrebbero potuto e dovuto supportarci. Ho bussato a tutte le porte cui potevo bussare, senza vergognarmi mai, ma nessuno mi ha aiutato. Magari quelli che a posteriori ora dicono ed hanno scritto: ma come si fa a compiere un gesto del genere con tutti i supporti che oggi puoi ottenere?
Gabriele era buono: io sono certo che sul Suo cammino ha trovato tanta gente senza srupoli che si è approfittatoa ai Lui. Sono altrettanto certo che tra i tanti amici che diceva di avere quelli sinceri siano stati veramente pochi. Forse nessuno di questi pochi lo ha veramente conosciuto e consigliato x il Suo bene.
Io sono stato il Suo angelo custode; gli sono sempre stato vicino anche quando la distanza che ci separava era tanta e gli volevo e gli voglio tuttora un mare di bene, anche se gli ho dato la morte.
Vivo solo nella speranza del Suo perdono e di poterlo un giorno vedere e riabbracciare.
Mio figlio Gabriele aveva 29 anni quando l’ho ucciso in un momento di smarrimento della mente e dell’anima e dall’età di 14 era stato messo in cura presso NPI e CPS di Monza. oltre che a psicologi privati. Io sono stato condannato a 12 anni di reclusione, e recentemente ho fondat0 in memoria di mio Figlio con i miei famigliari la GABRIELE VESCOVINI ONLUS – A.GA.VE con lo scopodi dare conforto alle famiglie che vivono giornalmente a diretto contatto del disagio psichico, e che come me si trovano come mi sono trovato io a nuotare in un pantano, di notte, senza alcuno che ti tenda una mano, affinchè tragedie come la mia non si debbano più ripetere.
i miei contatti sono i seguenti: a.ga.ve@email.it – tel 339 4897363 per chi ha bisogno di conforto, di una parola umana, o di conoscere attraverso la mia triste esperienza un parere di chi il dramma della patologia borderline l’ha vissuta sino in fondo, alle sue estreme conseguenze.
Auspico i miei migliori auguri per la toccante vivenda che Vi riguarda, e se vorrete contattarmi , sarò ben lieto di scambiare delle opinioni con Voi.
Sinceri saluti,
Flavio Francesco Vescovini – presidente A.GA.VE ONLUS –Monza

 

Un padre che uccide il figlio malato, diagnosticato come borderline. Una padre che viene condannato a dodici anni di reclusione. Un padre che fonda una Onlus a memoria del figlio.


 E’ un fatto che , appena letto e conosciuto, ti attraversa il cervello come una folgore   e ti lascia  con gli occhi smarriti e la gola riarsa.  E’ un fatto che scuote le fondamenta del tuo essere e ti butta violentemente nei meandri del tuo inconscio dove gli istinti più aggressivi  bollono nel grande vaso alchemico della vita.


Come è possibile arrivare a tanto, ti viene da pensare. Se a livello archetipico, ancestrale sono i figli che si ribellano al padre e lo uccidono, abbiamo qui la versione contraria, un padre che uccide il figlio “ che era una persona dotata di una intelligenza fuori del comune e di straordinaria sensibilità”. Come è possibile, tutti si domandano? E il padre risponde che è “bastato  un momento di smarrimento della mente e dell’anima”.


Una insicurezza atroce allora pervade il mio corpo, le gambe tremano, quasi mi sento svenire: se succedesse anche a me? O a voi che state leggendo comodi sulla vostra sedia? Quante volte, ripenso, ho sentito montare la rabbia di fronte alle ostinate prevaricazioni di Lei, di fronte a tutte le sue incessanti richieste, di fronte alla sua arroganza, di fronte al suo furore?


Dobbiamo perciò ammettere la nostra fragilità, debolezza e , soprattutto, “integrare” nella la nostra anima ogni possibilità, anche la più atroce perché solo così c’è la strada verso la salvezza, cioè verso la salute psichica, solo così si allontana la peste emozionale che ha colpito Flavio.” Integrare e gestire” le nostre emozioni negative è il punto: il buddismo sostiene infatti che siamo tutti “malati”e questa è la causa della nostra sofferenza. ma chi ci insegna a uscire dalle nostre “malattie” ( le emozioni negative). Chi ci educa a un comportamento “giusto”? Nella nostra cultura sono i famosi dieci Comandamenti che, in fondo, sono il pilastro della nostra morale. Ma il loro insegnamento si è sempre più indebolito di fronte alle “ Ragioni della Storia”. “Non uccidere” tuona Jahve dall’alto del cielo, ma l’uomo ha sempre ucciso , anzi, si è sempre più organizzato tecnicamente per uccidere e il secolo ventesimo ne è una tragica testimonianza. Ma si è sempre ucciso anche per molte altre ragioni: di fronte a un torto subito, di fronte a una prevaricazione, di fronte a una profonda ingiustizia. Uccidere è è un istinto primario, è nella nostra cultura intrisa di sangue: quanti in questo momento vengono uccisi nella famiglia o dalle guerre? Un numero enorme !


Allora uccidere paradossalmente non è un evento straordinario come si crede, ma è una prassi corrente che pervade le nostre società, ma che nascondiamo abilmente nella nostra memoria. Eppure l’altro è un nostro “fratello”,ma che succede quando a ciascuno di noi è spinto verso il muro dalla fatalità della vita, nei suoi misteriosi disegni, con le sue profonde ingiustizie? La tragedia di Flavio dimostra,se ce ne fosse stato il bisogno,di quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro, quanto non possiamo vivere isolati, quanto le Istituzioni sono latitanti, quanto siamo famiglie isolate dall’Humus della vita sociale. Ecco allora le ragioni di questo Blog, a cercare parole di solidarietà e incoraggiamento, a dare , quasi per incanto, conforto e amicizia. Bè, dell’amore non possiamo ancora proprio parlare, dato il grande bisogno che tutti ne abbiamo. Anzi, sentiamo tutti il diritto a amare e essere amati, ma quanto tempo ci vorrà ancora perché questo si possa realizzare! Generazioni e ancora generazioni dovranno passare prima che l’Uomo sia in condizione di saper gestire i nostri ancestrali istinti, ma la speranza è fondata su un  punto fondamentale: che dove c’è l’odio là sboccia l’amore.
Ritroviamoci dunque e abbracciamo Flavio. Il resto è silenzio dei soliti farisei che si accalcano nella sinagoga della nostra società.


P.S. Leggo adesso(La Repubblica N.278) del padre di Verona che è tornato a casa e ha sterminato la famiglia , moglie e tre figli piccoli. Una cosa veramente atroce sotto tutti i punti di vista. Mi ha colpito il cappello del giornalista: “Verona, commercialista spara alla moglie e ai tre figli. Polemica sulle armi”! Sembra incredibile, ma il dito è puntato sulle armi! Come sopra scritto siamo ancora di fronte al silenzio dei soliti farisei. Appunto.


angoscia e stress

Ottobre 22, 2008

 

giorno dopo giorno. le ore che si sfilano inesorabili. una nebbia soffusa che si disperde sulla nostra vita. schiarite momentanee. tanta fatica. tanto impegno. vorremmo abbracciare tutti coloro che soffrono. stanchezza che diviene nausea. parole che perdono il senso come i farmaci che scompaiono nella voragine della psiche. lottiamo,  per l’amore e il rispetto che abbiamo per nostra figlia: tre psichiatri celebri e tre diagnosi e tre cure. ci viene da piangere a vedere il vuoto del sapere. un sapere che ha perso se stesso nella ricerca dell’oro della oggettività. in realtà nessuno sa niente. rimane il buon senso e il calore della vicinanza e dell’intimità. A lei seguiteremo a dare questo, nei limiti della sua accettazione.

Ci assentiamo per riprendere un po’ di forze. Ci limiteremo a  pubblicare tutto ciò che ci viene richiesto e a amministrare il Blog. Un forte abbraccio a tutti.


Sono la mamma che scrive.

Settembre 7, 2008

 

“ Sono la mamma che scrive. E’ tanto tempo che non scrivo, perché sono esausta. ma leggendo ultimamente il nostro Blog, nato per spezzere l’isolamento sociale nel quale viviamo, mi è venuta voglia di scrivere a tutti voi per lanciare   un appello.

La nostra situazione è così grave che nessun scritto, nessuna parola, nessun grido, la possono descrivere. Abbiamo solo bisogno di tenerezza, condivisione, vicinanza emotiva, momenti di puro affetto. Adesso tutto il resto non ci aiuta, evitate, vi prego, a me e mio marito che ci battiamo  tutto il giorno per nostra figlia, ogni tipo di polemica. Le tante “madri coraggio “che ci seguono con affetto, parlo di Luna, di Michela , di Anita, soprattutto, sono per me, donna, un bene prezioso che Dio mi ha mandato. La loro sintonia è veramente profonda e sento la loro sofferenze uguale alla mia, la loro vicinanza in tutto questo dolore che ci devasta l’anima.

La nostra vita è ridotta all’essenziale. Non abbiamo nessun desiderio, nessun bisogno che non sia quello di vedere nostra figlia affrontare la vita con un minimo di realtà e responsabilità. Tutto qui. Quando ci assale dicendo che lei è padrona della sua vita, che il mondo non le fa paura, e che vuole stare solo fuori di casa anche senza avere alcun mezzo di sussistenza, alcuna reale capacità lavorativa, alcun reale progetto, perchè l’importante è essere libera ( sic), ecco che una profonda angoscia ci assale: quanto pagheremo questa sua ansia di pseudo-libertà? Sappiamo ormai tutti, che siamo grandi, che la libertà ferina non è dell’umanità e che il vero obbiettivo è essere autonomi. Ma riusciremo a avere tempo per insegnarlo a nostra figlia?

Grazie se risponderete al mio appello e scusate  se il mio scritto non risulterà abbastanza chiaro. Scusate, davvero,  ma adesso non so fare di meglio.”

 

 


Perchè solo noi ? (2)

Agosto 29, 2008

 

Quando oggi alle 14 è squillato il telefono, un presentimento. E’ il Pronto Soccorso.”Vostra figlia si è svenuta per la strada,  è quì ricoverata per accertamenti, è meglio che qualcuno della famiglia venga” E qualcuno della famiglia è andato. Dove? Forse all’inferno. Sì, un luogo dove finalmente non ci sono ambiguità. Là si va per soffrire. Lo sai prima. Non ci sono altre possibilità. Altro che musica celeste. Solo lamenti, pianti, sangue, passi strascicati, lenzuoli ammassati di sudore, occhi stravolti, increduli. Occhi bisognosi di tutto, occhi di paura. Tanta paura depositata nel cuore e sulla pelle, paura dell’attimo che deve venire, paura della catastrofe che è stata annunciata, paura di ogni ombra che si muove, paura di ogni sussulto che stride. La paura come compagna che ti carezza la mano o ti muove le dita nervose. La paura che ti porta nel bagno intasato da ogni porcheria, la paura che ti mozza il respiro e ti fa ansimare come una locomotiva a vapore. Voci, bisbigli, voci perentorie, voci saccenti, voci velate, voci frettolose, voci che nascono dal nulla e nel nulla si ri-perdono. Cigolii di porte socchiuse, stridore dei ferri dei letti, passi che scandiscono un tempo passato.

“Sì, può andare, forse è stato un attacco di panico. Si rivolga alla psichiatra, Arrivederci!”

E’ profondamene vero sono anni che ci “ri-vediamo”, sono anni che “ri-petiamo” le stesse parole e sentiamo lo stesso fraseggio. E sono anche tanti anni che nel cuore spero, caro Dottore, di non ” ri-vederti”.Ma l’addio è ancora lontano e ci ri-vedremo ancora e ancora e ancora. Oggi non sappiamo più cosa fare. Abbiamo ri-visitato l’inferno e dopo che cosa ci resta da visitare? Il limbo non esiste più, è stato declassato. Il purgatorio è roba da beghine di chiesa, il Paradiso? Ma quello è solo per gli eletti! E per noi allora cosa rimane da visitare? Chi grida il proprio destino, dove può andare? Se qualcuno lo sa, vi preghiamo, informateci. Staccheremo subito il biglietto. Naturalmente di terza classe. Allora non saremo soli. In terza classe si viaggi in tanti, compenetrati nel sudore e nella sofferenza di ciascuno. Finalmente mia moglie smetterà di gridare. Non più solo noi. Adesso ho capito: basta andare in terza classe.Grazie.


Perchè solo noi?

Agosto 28, 2008

 

E’ il grido disperato che mia moglie ha urlato e sofferto come un travaglio  difficile per tutta la giornata . Non ricordo quando è stato. Giorni fa, sicuramente. Alcuni istanti fa, forse. E’ passato del tempo,sicuramente. Ma il grido penetra ancora le mie orecchie. E arriva come una gigantesca trivella nel fondo del cuore. Che dà segnali di sbandamento. E’ come una barca sballottata dalla furia del vento. S’innalza, si inabissa, si raddrizza, forse si rovescia, chissà. Il porto? Lontano. Gli aiuti? In vacanza. Lo sguardo è verso il cielo, mentre il grido rieccheggia fra i sibili del vento. Chi ascolta? Nessuno. E seguita a torcere il suo corpo in uno spasmo di dolore. perchè solo noi? Qualcuno sa rispondere? E Tu, Dio mio, perchè taci da così lungo tempo?

Quali dannati errori abbiamo fatto da meritare una simile punizione? Ci guardiamo d’intorno: vediamo genitori di ogni ceto sociale e di ogni tipo di educazione. ma i loro figli saltano e corrono. Vanno a scuola, danno la mano ai genitori, certo piangono e fanno capricci, certo i più grandi danno molti problemi, ma poi tutto si scioglie e si stempera. E i ragazzi ritornano all’ovile, e dormono rassicurati fra le loro lenzuola. Perchè a noi no?  Perchè “Lei” deve andarsene in qualunque momento, raccontandoti che sarebbe andata al lavoro e non la vedi più tornare? Perchè ti fa sapere dopo tre o quattro giorni che è la convivente di un ragazzo che ha appena conosciuto e che vive in una baracca alla periferia della città? Perchè si  ostina a rimanerci anche quando “Lui” le dice che è stufo della sua presenza e vuola che se ne vada? perchè aspetta che “Lui” la umili e la sbatta fuori di casa chiamando i Carabinieri? E poi l’ambulanza? E perchè veniamo a sapere tutto questo da una infermiera del Pronto Soccorso che ci chiama a riprendere questa ragazza “agitata e sperduta”? E perchè la psichiatra di turno ci dice che non può fare nulla, se non dimetterla dopo averle somministrato un buon calmante? Perchè ci dobbiamo ritrovare “solo noi” in mezzo di strada con una figlia che non vuole tornare a casa ma che tutti scacciano dalle loro tane? E questo è successo per ben due volte! Sì perchè “Lei” due giorni dopo il primo episodio ha pensato bene di ritornare a casa di “Lui” per minacciarlo e offenderlo…Così anche la seconda volta la psichiatra ci ha detto che non poteva fare nulla: “ormai la ragazza si è calmata…riportatela a casa!”

Sì, è vero, è la morte della coscienza che provoca questo enorme dolore. E’ la coscienza di tutti che è morta. Nostra figlia ne è la punta dell’iceberg più evidente e più esposta. Non è evidentemente cosciente di quello che dice e di quello che cerca. Non ha coscienza della propria dignità di Donna, non ha coscienza del suo essere un fragile essere umano, non ha coscienza di essere figlia e paziente. E’ vero tutto questo. Ma domandiamo: “Lui”, persona socialmente normale,  che si prende in casa una ragazza e dopo averla usata una settimana la scaccia di casa? E’ una persona cosciente? Dubitiamo! I Carabinieri che ci chiamano per dirci che la ragazza ha un “problemino” e l’affidano a un ambulanza? Dubitiamo! E la psichiatra che  somministra a nostra figlia un calmante e poi la dimette come se fosse nel pieno delle sue facoltà mentali? Dubitiamo!

E’ in questo vuoto che il grido di mia moglie ha un profondo senso esistenziale. Tanti drammi veri o presunti sembrano sempre trovare delle risposte. Perchè “solo a noi” nessuno dà una risposta? Perchè “solo noi” ci dobbiamo trovare di fronte a operatori sociali che ti rimandano il problema, come se loro fossero addetti a tutto un altro genere di lavoro? Sembra che tutta la società sia costruita su misura solo quando la tragedia è scoppiata. Certo è di fronte al suicidio che tutti si muovono e le Chiese sono piene di gente commossa. Ma prima? Chi si assume una pur piccola responsabilità “prima” che l’abisso si spalanchi?

Senza dubbio, il grido di dolore di mia moglie ci ha salvato! Sì, proprio così! La morte della coscienza che il dolore degli avvenimenti aveva provocato,  stava annientando ogni barlume, ogni piccola scintilla di luce e le tenebre stavano obnulando ogni nostro sentire. Quando il dolore ti prende come una stretta morsa alla gola e il petto non riesce più a aprirsi e il respiro diviene un movimento raro, il corpo si congela piano piano e divieni come un piccolo robot sperduto nei ghiacci. Ma quel terribile grido che ancora risuona nei venti della terra, ci ha dato una scossa tremenda, ci ha penetrato fin nel profondo di ogni cellula, richiamandola al suo lavoro, ha scosso come un elettroshock il respiro e il cervello, ci ha riportato a una realtà che stavamo lasciando con il sorriso beffardo della morte.

 “Perchè solo noi?” non lo sapremo mai. Forse il senso , sì. ” Il mio lutto per la morte della mia coscienza è il dolore  di tutta la nostra  povera comunità umana. “(Ada Merini)