Vaccino Influenza Suina

Settembre 17, 2009

 

Rompiamo in via eccezionale il silenzio per segnalarvi questa importante comunicazione che ci ha inviato il Dott. Ioannidis.

 

——Messaggio inoltrato
Data: Tue, 15 Sep 2009 14:20:51 +0000 (GMT)
A: “<undisclosed recipients: ;>”
Oggetto: Vaccini pericolosissimi

 

 
SE VI VOLETE BENE…. E VOLETE BENE…. DIFFONDETE!!!!!
 
E’ UN DOVERE MORALE…….FAR APRIRE GLI OCCHI ALLE PERSONE
 
LA VERITA’ RENDE LIBERI…
 
 
BUONA GIORNATA 
 
Nuova influenza: impunità garantita alle case farmaceutiche per i danni del vaccino <http://www.stampalibera.com/?p=4468>

venerdì, luglio 24th, 2009 | Author: lino bottaro <http://www.stampalibera.com/?author=2>

di Francesco Amato

Link: http://www.francescoamato.com/blog/2009/07/24/nuova-influenza-impunita-garantita-alle-case-farmaceutiche-per-i-danni-del-vaccino/ <http://www.francescoamato.com/blog/2009/07/24/nuova-influenza-impunita-garantita-alle-case-farmaceutiche-per-i-danni-del-vaccino/>

La notizia è di tre giorni fa, ma ho grattuggiato diverse fonti per essere sicuro.

Il segretario del Ministero della Salute americano, Kathleen Sebellius, ha firmato un accordo con cui le case farmaceutiche produttrici del vaccino contro l’influenza suina godranno della totale impunibilità per gli eventuali danni ed effetti collaterali derivanti dall’uso del vaccino stesso.

Trovate la notizia qui <http://www.globalresearch.ca/PrintArticle.php?articleId=14453> , e qui <http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5hjdCHrP82YTFser5vD6CzTK1az6wD99GH8580> , quindi non mi venite a dire che è una bufala, a meno che vogliate dire che l’Associated Press è un’agenzia di buffoni.

La volete capire che questa storia del vaccino è sporca oltre ogni possibilità?

Se gli Stati Uniti arrivano a promettere l’impunità totale alle case farmaceutiche che producono il vaccino, non vi pare che questa cosa possa significare solo che lo stesso è pericoloso al punto che le big pharma si devono parare il culo addirittura prima di avere messo il vaccino in commercio?

C’è mezzo mondo che sta gridando contro questa vaccinazione, solo che in Italia, quasi come in Cina, le cose non si vengono a sapere perchè gli italiani mediamente si bevono qualunque stronzata arrivi da media e TV, senza indagare oltre.

Altrimenti non ci si spiegherebbe perchè in questi giorni ci sia l’assalto al numero verde che la Sanità pubblica ha messo a disposizione per informazioni sulla suina, un’influenza la cui letalità è un quarto di quella di una normale influenza stagionale.

E se non vi basta, guardatevi un po’ questo video su youtube (è in inglese, ma sottotitolato in italiano) http://www.youtube.com/watch?v=dKpmEOzKW4M <http://www.youtube.com/watch?v=dKpmEOzKW4M>

Ma non è finita qui… altri post in arrivo!!!
Read more: http://www.francescoamato.com/blog/2009/07/24/nuova-influenza-impunita-garantita-alle-case-farmaceutiche-per-i-danni-del-vaccino/#ixzz0MARES0Oy <http://www.francescoamato.com/blog/2009/07/24/nuova-influenza-impunita-garantita-alle-case-farmaceutiche-per-i-danni-del-vaccino/>

Consigliamo anche la lettura degli articoli:
FEBBRE SUINA DEL 1976 E VACCINAZIONI FORZATE. LA STORIA SI RIPETE <http://www.altrainformazione.it/wp/2009/07/22/febbre-suina-del-1976-e-vaccinazioni-forzate-la-storia-si-ripete/>

La maggior parte della gente crede ancora che le società produttrici di vaccini possano mettere a disposizione una cura, mentre queste stanno preparando una serie letale di iniezioni contenenti il virus vivo attenuato, metalli tossici ed altri veleni.

L’OMS PROCEDE IN SEGRETO PER ATTUARE UN PROGRAMMA DI VACCINAZIONI OBBLIGATORIE <http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=6132>

         Una curiosa sfida:

Vaccino Virus A/H1N1, 210.000 dollari offresi, By 43zero58 <http://www.43zero58.com/?author=2> 8 Ago 2009 in Lifestyle <http://www.43zero58.com/?cat=14>

Anticamente per eliminare rivali politici, amorosi o solamente per rivalità personali, era in voga la pratica dell’avvelenamento. Per difendersi da questo potenziale rischio, papi, regnanti, nobili, politici e signorotti, prima di iniziare qualsiasi pasto facevano assaggiare le portate a personaggi destinati a questa funzione, o ai cuochi stessi.

Considerando tutta la spazzatura documentata, contenuta nei vaccini, non vi piacerebbe vedere i responsabili assumere la loro creazione avvelenata? E’ quello che deve aver pensato Jock Doubleday, presidente dell’associazione non-profit Natural Woman, Natural Man Inc. che nel lontano 2001 offrì 20.000 dollari al primo dottore in medicina o CEO di un’azienda farmaceutica che avesse bevuto una miscela di additivi standard contenuti nei vaccini, nella stessa quantità somministrata ad un bambino di sei anni, così come raccomandato dalla direttiva del Centers for Disease Control and Prevention.

L’offerta però cadde nel nulla, nessuno si fece avanti per il test, sempre valido anche negli anni a seguire. Molto probabilmente, pensò Jock la cifra è troppo bassa, alzò la posta nell’agosto del 2006, portando l’offerta a 75.000 dollari, anche così nessun pretendente si fece avanti. A partire da giugno 2007 i rialzi proseguirono fino ad arrivare a 110.000 dollari nel mese di dicembre, dei volontari nemmeno l’ombra. Jock allora decise di incrementare l’offerta di 5000 dollari ogni mese in perpetuo, se uno degli interessati avesse accettato la prova. Ad oggi agosto 2009, la cifra è arrivata a 210.000 dollari, senza che nessuno si sia offerto per l’assaggio del cocktail, che verrebbe calibrato per il peso dell’eventuale volontario, preparato con gli additivi, così come iniettato all’umanità nel nome della salute.

Cosa dovrebbe assumere il volontario?


Il siero non dovrà contenere virus depotenziati o batteri vivi o morti, come nel vaccino reale, ma solo gli ingredienti standard dell’abituale composizione delle vaccinazioni.
Il siero dovrà contenere almeno i seguenti additivi:


thimerosal (un derivato del mercurio)

glicole etilenico (anticongelante) non è un errore si tratta proprio di anticongelante

phenol (colorante disinfettante)

benzethonium chloride (disinfettante)

formaldeide (conservante disinfettante)

alluminio
Questi non sono i soli additivi impiegati, ma la mistura dovrà contenere almeno questi.

La mistura sarà preparata da Jock Doubleday più tre medici professionali da esso nominati, più tre medici professionali nominati dal volontario.

Volontari di Big Pharma e medici cercasi.

Qui i particolari e l’originale che ha determinato il nostro articolo <http://www.spontaneouscreation.org/SC/$75,000VaccineOffer.htm>

(Tratto dal sito: http://www.43zero58.com/?p=892 <http://www.43zero58.com/?p=892> )
DOMANDA: Perchè mai i medici non vogliono bere i veleni che iniettano giornalmente ai bambini?

DOMANDA: Perchè i membri dell’ACIP non vogliono bere gli additivi presenti nei vaccini che essi affermano essere sicuri?

Il dottor Paul Offit dell’ACIP ha ricevuto almeno29 millioni di dollari <http://www.naturalnews.com/026359_CDC_rotavirus_vaccination.html> dalla sua parte di diritti [royalties] per il vaccino Rotateq dell’azienda Merck dopo avere usato la sua posizione per assicurare che l’inoculazione di tale vaccino ai bambini divenisse obbligatoria.

Visto l’evidente conflitto d’interesse come possono i genitori avere fiducia nella sicurezza ed efficacia dei vaccini <http://www.spontaneouscreation.org/SC/IntotheLabyrinth.htm> ?

 

 

 

 
 

—— Fine del messaggio inoltrato

municazione appena ricevuta.


L’ultimo Post : “Lei”, noi e Voi

Febbraio 1, 2009

Oggi scriviamo per l’ultima volta . Certo questo Blog ci mancherà. E tutti gli amici che ci hanno seguito. “Lei” invece ancora una volta non ci ha seguito e se ne è partita , di nascosto, verso una avventura con un ragazzo della chat. Sappiamo che è nelle Marche, forse. Ma che importanza ha? “Lei” ancora una volta ci ha fatto sentire inutili, come inutili tutte le terapie farmacologiche o gli  appuntamenti con lo psichiatra o con la pscicoterapeuta. Stava facendo colloqui per entrare  in una residenza protetta. Certo si sarà impaurita. Certo questa prospettiva non la consola. Ha così scelto ancora una volta la libertà da tutto e da tutti. Ma questa non è libertà: è fuga da ogni responsabilità e relazione umana. Siamo con il telefono sempre acceso per aspettare una notizia o una traccia. Chissà come  e chissà dove la ri-troveremo. Ancora ansia e angoscia.

Qualche giorno fa, a mia moglie Fiorella, è successo un evento bellissimo: mentre camminava per la strada , un frate che scendeva dall’altro marciapiede della via, quando l’ha vista le è andato incontro e le ha dato, con un bellissimo sorriso, un santino nel quale si dice: ” tutte le persone che lo porteranno, riceveranno grandi Grazie. Le Grazie saranno più abbondanti per le persone che lo porteranno con fiducia”. Ha incontrato la Speranza? Certo che sì.

“Speranza” che la qualità dell’anima sia finalmente riconosciuta come la vera sorgente della Vita e di conoscenza da tutte le Persone di Buona Volontà. Fra tutte: i nostri figli.

Allora grazie a tutti Voi, perchè è stata una esperienza umana bellissima e densa di gioie e dolori, proprio come la vita che si nasconde  dietro le parole che ciascuno  ha lasciato in questo spazio virtuale ma terribilmente vero. Grazie a tutti coloro che ci hanno dato una parola di conforto e un consiglio amichevole o esperenziale. Grazie .

Chi volesse proseguire amichevolmente la nostra famiglia , ci sono le istruzioni per “ come  contattarci”. Per adesso lasceremo che il Blog viva in silenzio e rimanga come testimonianza per tanti di noi. A ” Nord del futuro” troveremo una soluzione definitiva.


La nostra esperienza

Gennaio 26, 2009

 

Sì, la nostra esperienza con questo Blog sta per finire. Abbiamo passato un anno e mezzo esprimendo le nostre angoscie, manifestando il nostro dolore e siamo stati accolti da tanti di voi con grande umanità.

Abbiamo così condiviso quei sentimenti che generalmenti rimagono nascosti fra le pieghe del tempo  quotidiano ed è stata una esperienza unica e indivisibile. Molti di voi ci hanno scritto e risposto riportando i loro disagi, le loro ansie e paure. Ma, secondo noi, questa esperienza non può essere percorsa per sempre. Anche questa esperienza deve avere un principio e una fine, come la nostra vita che è la madre di tutte le esperienze.

Siamo stati insieme tanto tempo e con alcuni di voi ci siamo “amati” come solo la sofferenza dà la possibilità di amare. Solo chi soffre conosce i meandri luminosi e oscuri dello Spirito e solo chi soffre è portatore di una energia amorosa, profonda e qualche volta abissale, che le persone “normali” non possono nemmeno immaginare. E questo è il grande regalo che i nostri ragazzi ci fanno in ogni momento della nostra vita: con il loro disagio ci danno una via, una strada da percorrerre: quella della comprensione , dell’amore e della dedizione totale. La dedizione, appunto.  Il sentimento, forse più difficile e più sconosciuto  in questa società edonistica e individualistica, restia alla “cura” dell’altro, concentrata, come è, nel consumo aleatorio e immediato di tutti i beni materiali e immateriali di cui l’uomo dispone:  dalle scarpe all’amore.

Di questa esperienza ne facciamo e ne faremo tesoro. Vogliamo ricordare ancora una volta che fra le tante informazioni ricevute, ne sottolineamo  una , secondo noi, preziosa. Indicataci da Ioannidis, è l’indirizzo della Dott. ssa Gabriella Lesmo con il suo Centro per il trattamento delle Disabilità Evolutive, che tratta le personalità autistiche e/o con disturbi evolutivi. Anche noi ci siamo rivolti a questo Centro e inizieremo un trattamento medico alternativo agli psicofarmaci nel giro di qualche mese. ( cell:  339 162.60.04 —- e.mail: gabriella.lesmo@autismoweb.it )

“Lei” non ha potuto leggere il Blog e seguirlo e magari farlo suo. Non è ancora in grado di fare uno sforzo emotivo così grande. Ma siamo sicuri che, atttraverso di noi, avrà sicuramente recepito quanto di positivo è stato detto e scritto, quanto la sua solitudine e la sua frustrazione è simile a quella di tanti altri ragazzi di questa generazione senz’altro sfortunata come quelle dei milioni di giovani le cui vite sono state  ( e sono) bruciate da guerre e calamità. “Lei” molto probabilmente, se ” il diavolo non ci mette la coda”!, andrà il prossimo mese in una “residenza protetta” dell’ASL dove finalmente, si è liberato un posto. ( In tutto sono dodici!, …) . Per noi sarebbe un primo traguardo che premierebbe la lotta quotidiana che abbiamo fatto per assicurare a nostra figlia una sistemazione almeno “dignitosa”. Questo non significa di aver risolto il problema, ne siamo consci, ma perlomeno significa che abbiamo gettato le basi per costruire la Casa della Guarigione, meta finale alla quale tendiamo con tutte le nostre risorse fisiche e intellettuali.

Grazie, dunque, ancora una volta a tutti, non citiamo nessuno proprio per rimanere nello spirito di un Blog come il nostro: oltre l’individualità, per condividere sofferenze e “disagi” con altri esseri umani  vicini a noi in un ideale abbraccio.

 


AUGURI PER UN 2009 DIVERSO

Gennaio 1, 2009

Per fare a tutti gli amici del Blog i nostri auguri più sinceri, più veri, più affettuosi, abbiamo scelto di pubblicare questa poesia che una madre ci ha inviato e che dedica a tutti noi ” figli e familiari”. Vuole restare nell’anonimato e per questo la rispettiamo ancora di più: la sofferenza non ha un nome e un cognome! Appartiene a tutti noi!

Signore,
Tu che sommessamente
sei viva presenza,
dona ai nostri figli
che vivono naufraghi 
in balia di forze più grandi,
momenti di serenità e  ascolto.

Non ti chiediamo niente per noi,
loro soltanto accudisci e accogli
nel Tuo manto celeste.
Non aspettare, però, altro tempo
sono esausti e infreddoliti,
come passeri spaventati
dal rombo della caccia spietata.

Per tutto ciò, Ti preghiamo,
O Signore,
perché questo nuovo anno
sia nella Tua Luce,
e rinforzi la speranza
della fine dei loro tormenti,
di cui noi siamo i soli testimoni.

E per questo,
oggi e domani, Ti ringraziamo.


Pubblichiamo l’Atto parlamentare del Prof. Munda

Dicembre 27, 2008
Come richiesto da molti di voi, ecco il testo integrale dell’Atto parlamentare  elaborato dal Prof. Munda oggetto del nostro Appello Umanitario:

Clicca qui per scaricare l’ Atto Parlamentare in versione intergrale


Appello Umanitario: indirizzi esatti

Dicembre 2, 2008

Riceviamo e pubblichiamo:

A complemento della mia precedente comunicazione  alla presente allego  comunicazione del Prof. Munda  riportante il corretto indirizzo e le corrette modalità di inoltro della  petizione proposta alla Camera ed al Senato
Cordiali saluti,

Flavio Francesco vescovini

 

Egr. Sig. Vescovini Flavio Francesco

In merito alla Sua e – mail del 01 Dicembre 2008,  Le trasmetto gli esatti indirizzi
dei Presidenti di Camera e Senato

Presidente Camera dei Deputati On. Le Gianfranco Fini
c/o Camera dei Deputati
Piazza Montecitorio
00186 Roma

Presidente Senato della Repubblica, Sen. Renato Schifani
c/o Palazzo Madama
Corso del Rinascimento
00186 Roma

In riferimento all’invio delle lettere, io ho sempre spedito con Raccomanda con
ricevuta di ritorno. Poichè costa ,ognuno si regola come vuole. D’altra parte è preferibile avere un riscontro .
In merito all’intervista con la rivista ” Visto”, può fare il mio nome e presentare
l’appello,il logo e le mie riflessioni. Se la redazione del settimnale, lo desidera può anche pubblicarli.
E’ importante cercare il contatto con i massimi Quotidiani Nazionali.
Cordiali Saluti.
Limbiate, 01 Dicembre 2008


Lettera a una psichiatra

Ottobre 26, 2008

 Abbiamo ricevuto questo interessante articolo di Nicola pasa che condividiamo e pubblichiamo. Un grazie a lui e a tutti quelli che vorranno portare un loro contributo alla sua riflessione.

Nicola Pasa, Ass. Il Mondo di Holden
 
Lettera ad una psichiatra
 
 
 
Carissima Psichiatra,
da tempo desideravo esprimerle alcune considerazioni che mi frullano in testa e che non ho mai avuto occasione di dirle nelle occasioni in cui sono stato al suo cospetto. Il tema della guarigione non le sta molto a cuore, me ne rendo conto, forse perché parlare di guarigione in psichiatria è come parlare di prospettive di futuro in un cimitero. Ma a noi che della psichiatria siamo utenti la guarigione interessa eccome. La parola guarigione in sé è una parola bellissima. Una parola che siamo abituati da sempre ad usare in medicina. Quando ero piccolo se avevo la tosse il mio medico mi diceva che lo sciroppo me l’avrebbe fatta passare, che mi avrebbe guarito. E dopo qualche giorno io guarivo dalla tosse. Non si trattava di un miracolo, i medici non credono nei miracoli, e nemmeno io del resto. A lei la parola guarigione non piace. Benissimo. Io la userò, invece, al posto di recovery che non mi piace per niente.
Lei dice che non si può guarire dalla follia. Benissimo, nessuno le chiede di guarire la follia. Quando una persona diventa utente della psichiatria spera di guarire dalla sua sofferenza. Se ha una depressione spera di guarire dalla depressione. Che cosa c’entra la follia con la depressione? Assolutamente nulla, ma a lei piace parlare di follia. E’ questo che rende la sua professione così diversa da quella degli altri medici. Se però è così io credo che la psichiatria non abbia alcuna legittimità ad esistere come branca della medicina. Se è così allora non ha alcun senso che la psichiatria resti nel sistema sanitario, un sistema che si occupa fino a prova contraria di malattia.
La follia è qualcosa che abbiamo tutti, chi più chi meno, è una componente della nostra intelligenza e della nostra anima, ma i veri folli non hanno alcuna necessità di guarire, sono contenti così, non chiedono che di essere lasciati in pace, nei loro deliri, non chiedono di essere curati dal momento che la cura potrebbe ammazzarli invece che guarirli.
La Salute Mentale non si occupa della follia, se ne occupava una volta, quando c’erano i manicomi, e lo faceva in modo turpe e vergognoso, lo faceva incatenando, lo faceva torturando. Se io avessi lavorato in un manicomio come psichiatra sarei oggi tormentato dai rimorsi e dalla vergogna, e probabilmente non sarei più uno psichiatra. Ma le scelte individuali vanno lasciate agli individui.
Oggi lei si occupa di persone che non sono folli ma sofferenti. Persone depresse, persone con disturbi alimentari, persone con disturbi della personalità ecc.
Queste persone diventano utenti perché vogliono guarire. Dice che è stigmatizzante parlare di malattie più gravi e meno gravi? Questa è bella. Ma se io mi spezzo un mignolo ed entro nel reparto di traumatologia vedo che nel reparto c’è anche chi si è rotto le gambe e non potrà più camminare. Se le sue gambe sono perdute non si potrà per lui parlare di guarigione. Ma per me che mi sono rotto il mignolo invece sì. E’ stigmatizzante? E allora per rendere la cosa meno stigmatizzante dovrei uscire da quel reparto in carrozzella anch’io? Le sembra logico?
Lei non si pone il problema della guarigione e io lo capisco bene, porsi il problema della guarigione significa porsi il problema dell’efficacia delle terapie e della loro durata.  A lei non importa della guarigione ma alle persone che entrano in cura importa eccome, importa perché una volta entrati in un Centro di Salute Mentale vorrebbero anche uscirne, perché non vogliono diventare dipendenti per tutta la vita dai farmaci, dopo quindici anni di psicofarmaci una persona, con il fegato e i reni in pappa, con il cuore affaticato, con malattie iatrogene in corso, se lo chiede alla fine se il suo medico non lo stia menando per il naso. E badi bene che non ci interessa tanto sapere che siamo guariti dallo psichiatra, non abbiamo bisogno del suo bollino, ce ne rendiamo conto da soli che siamo guariti, l’unica cosa che ci interessa è che lo psichiatra esca dalla nostra vita, perché non ne abbiamo più bisogno, per questo ci interessa che ci dica che siamo guariti perché così ce lo leviamo dalle palle una volta per sempre. E non siamo più ex utenti, non siamo più utenti.
Ragionare in termini di follia e non di sofferenza o di malattia produce cronicità, la cronicità produce sofferenza, e produce costi altissimi sotto il profilo umano e anche economico. La cronicità certamente interessa molto le case farmaceutiche, che non hanno alcun interesse reale nella guarigione, infatti hanno capito che guadagnano molto di più, fanno più profitti se un paziente diventa cronico, perché per loro è un cliente a vita, finché non schiatta ucciso dagli effetti extrapiramidali. La cronicità sostenta un’industria lucrosa, un’industria che specula sulla sofferenza. Chi parla di follia non fa che alimentare questo spaventoso cortocircuito.
Lei mi dice che ci sono pazienti che hanno bisogno della pillola per tutta la vita e altri che invece ne hanno bisogno per un periodo limitato. Benissimo, cominciamo a ragionare. Dunque non è più così stigmatizzante dividere le persone in pazienti gravi e meno gravi. Come del resto avviene in qualsiasi reparto di medicina. Ci sono all’interno dello stesso reparto malati più gravi e malati meno gravi, spesso con la stessa patologia, ma in un caso è curabile e in un altro no. Cosa c’è di stigmatizzante? Nulla. La invito cara psichiatra a non occuparsi di stigma, la invito a occuparsi di terapie oppure se ritiene di non doversi occupare di questo, la invito a smettere la professione e dedicarsi se vuole alla politica, alla filosofia, al bricolage, insomma faccia un altro mestiere.
Le dico da utente che cosa noi ci aspettiamo da lei, libera di seguirmi o meno, noi ci aspettiamo che ci ascolti prima di tutto, che si prenda un po’ di tempo prima di formulare una diagnosi, la prego di differirla più che può anche se lei è una di quelle che azzecca la diagnosi al primo colpo, la invito a pensarci bene e ad ascoltare quel che il paziente le racconta, anche se le sembrerà di aver sentito mille volte la stessa storia, anche se ne ha le palle piene di sentirsi raccontare le stesse cose anno dopo anno, la invito ad ascoltare e a cogliere le sfumature e le differenze che ci sono tra persona e persona. Il paziente, come tutti i pazienti, si aspetta che lei gli faccia subito una ricetta, che gli dia subito una pastiglietta miracolosa, ebbene non assecondi questa smania, lo mandi deluso a casa da questa aspettativa, lo veda più volte, lo ascolti e lo interroghi se crede prima di azzardare una diagnosi e di scrivere una ricetta. E prima di pensare al farmaco si accerti della salute generale del paziente, si accerti che non abbia problemi cardiaci, valuti gli esami del sangue, valuti tutte le possibili controindicazioni dei farmaci che sta per somministrargli.
E una volta scelta la terapia ascolti quel che il paziente lamenta degli effetti indesiderati dei farmaci. Se il paziente ha una qualità della vita scadente a causa degli effetti collaterali intervenga, diminuisca i dosaggi, fornisca dei consigli, sostituisca il farmaco, valuti l’impatto che questi effetti collaterali hanno sulla vita quotidiana di una persona. La sofferenza psichica nasce prima di tutto da fattori esterni alla persona, legati all’ambiente in cui vive, spesso sono i rapporti all’interno della comunità a generare nel paziente il malessere, spesso allontanare il paziente da quegli ambienti familiari o extra familiari che gli provocano malessere può essere una parte della terapia. Se io vivo in un ambiente ostile, (poco importa se io lo percepisco così perché sono paranoico o è così davvero, quel che importa è la percezione della persona, non dovete giudicare) la prima soluzione è di andarsene da quell’ambiente. Non fanno così tutti? Non fa così anche lei dottoressa?
Una volta iniziata la terapia, stabilisca un periodo di osservazione, cominci a studiare insieme agli elementi dell’equipe terapeutica e riabilitativa tutte le soluzioni possibili per guarire il paziente dalla sua sofferenza. Ogni persona fa storia a sé. Ogni persona ha strumenti diversi. Ci sono pazienti che hanno bisogno di socializzare a diversi livelli. Non tutti hanno necessità di entrare in un Centro Diurno e non tutti una volta entrati in un Centro Diurno hanno piacere ad essere trattati come bambini. C’è chi ha bisogno di parlare, di fare colloqui e allora si preoccupi cara psichiatra che il paziente faccia psicoterapia e che impari in questi colloqui a riconoscere i sintomi e a combatterli. Combattere i sintomi, questo è un primo passo verso la guarigione. Riconoscere che l’esperienza di sofferenza che vivi è il sintomo di una malattia, riconoscerlo e agire di conseguenza, e cioè non ricalcare il cammino già percorso, trovare alternative al meccanismo consolidato di reazione. Questo dovrebbe essere insegnato ai sofferenti. Conoscere il proprio nemico è il segreto di ogni vittoria, la storia insegna.
Le storie di guarigione insegnano che i farmaci servono al bisogno e che se non sospesi in tempo possono complicare o addirittura frustrare l’esperienza della guarigione, le ricadute tanto temute sono il cattivo frutto dell’affidamento totale ai farmaci, sono le prolungate terapie farmacologiche ad impedire spesso la guarigione e ad arrestare il processo, o il cammino verso la guarigione, generano un loop, un circolo vizioso, fatto di vette e discese, di falsi progressi e rovinose ricadute, è il ciclo perpetuo della cronicità alla cui fine c’è solo la morte.
Ogni paziente è unico e solo. C’è chi ha bisogno di clinica. C’è chi ha bisogno di riabilitazione e psicoterapia. C’è chi non ha bisogno reale della psichiatria, perché attraversa un momento di difficoltà che può essere superato in fretta, senza bisogno di finire nel circuito perverso della cronicità. Se una persona non ha reale necessità di un farmaco l’esperienza del farmaco può farlo cadere in una spirale rovinosa fatta di equivoci, di inganni, di false speranze e attese vane.
Per questo le ho detto cara dottoressa di aspettare a formulare una diagnosi e a scarabocchiare una ricetta e di ascoltare bene quel che il paziente le racconta.
Forse la scandalizzo se le dico che tutte le terapie sono utili a seconda dei casi, persino una terapia empirica come la tec, ma solo in casi limitati, laddove nessun farmaco o nessun intervento di altro tipo riesce a guarire. La tec come tutte le terapie può essere estremamente violenta e dannosa. Ma lo è come una terapia farmacologica prolungata e massiccia nei dosaggi.
Non è violenta una terapia farmacologica che induce nel paziente una sonnolenza profonda, che genera impotenza sessuale o inibisce la libido, o gli impedisce di parlare con scioltezza o di camminare senza perdere l’equilibrio o di liberarsi delle feci senza doversi purgare come un vecchio o che generi nel suo volto spasmi involontari o che lo faccia tremare o che gli generi una malattia invalidante come la discinesia tardiva e spesso tutte queste cose insieme? Di cosa parliamo dottoressa?
Forse a lei questi effetti collaterali le sembreranno trascurabili, ma lo sarebbero solo a patto che come contraltare ci fosse la guarigione. Purtroppo lei non crede alla guarigione e allora che cosa deve pensare un paziente che soffre due volte: della sua sofferenza e dei danni della terapia? Con quale spirito affronta la vita se una vita gli rimane una volta che è entrato in questo circolo vizioso? Lei non vuole fornire false speranze, lo so bene, com’è coscienziosa dottoressa, neanche le case farmaceutiche vogliono dare false speranze, in fondo prosperano su questo limbo, su questo non tempo in cui vive il paziente.
Tempo fa ho visto un film di un tizio che viveva in un aeroporto e non poteva uscire da quella zona franca per problemi di documenti. La vita di molti pazienti mi ricorda tanto quella di questo tizio. A volte ci penso quando penso ai non luoghi: gli autogrill, i centri commerciali. Il fascino dell’autogrill deriva dall’essere un luogo che esiste solo se tu diventi utente dell’autostrada. Se tu non percorri mai l’autostrada quel luogo non esiste. Per molti utenti uscire dall’autogrill è quasi impossibile, molti rinunciano alla fine e consumano lì l’intera esistenza.
E’ questo il fine della psichiatria? Confinarci tutti in un grande autogrill?
 
Nicola Pasa


Sofferenza Psichica. Interrogativi

Settembre 22, 2008

 

Questo pezzo è pubblicato da Paolo Teruzzi myblog.it a cui idealmente ci associamo

sofferenza psichica – interrogativi

 

Da circa un anno non lavoro più direttamente nella comunità psichiatrica che ho coordinato a lungo.

Dopo 10 anni di vita comunitaria, di reperibilità notturna, di emozioni coinvolgenti, mi chiedo se il lavoro fatto non sia stato costellato di illusioni ed errori. Per un singolare caso mi distoglie da tali pensieri la visita inattesa di  A. e P. che ormai vivono fuori dal CEAS e danno segni chiari di benessere. Sono affettuosi e simpatici. Forse ho torto quando vedo tutto grigio.

Allora ripenso ad un altro ex ospite che poco tempo fa  è venuto in visita. N. sta ora in una struttura più sanitarizzata, una specie di clinica.

E’ stato a lungo homeless. Senza farmaci e senza relazioni affettive  delirava ma vagava decentemente libero. C’era abbastanza spazio perché la sua potentissima mente potesse produrre un caleidoscopio di visioni senza porlo in conflitti troppo distruttivi col resto dell’umanità. Viaggiava per il mondo e solo raramente veniva ricoverato per qualche giorno. Una risistemata e via di nuovo “on the road”. La vita per strada ha però i suoi inconvenienti, anche pratici: freddo, rischi, mancanza di mezzi ecc.. Alcuni operatori pensarono di appoggiarlo allora alla nostra comunità. Io assentii.

Sono passati alcuni anni. N. si è dovuto relazionare con decine di pazienti e operatori  e si è rassegnato ad assumere farmaci.

Ma alla fine, temo, le relazioni affettive hanno riattivato una serie di vissuti dolorosi ormai sepolti. I fantasmi dell’infanzia, dei rapporti con la madre e col padre hanno ripreso vigore e N. ha ricominciato ad affondare in un oceano di paure, sensi di colpa, sentimenti persecutori e fantasie di aggressione.

Forse anche i farmaci, in questo caso, hanno funzionato poco. La sua mente ha continuato a plasmare allucinazioni e deliri ma questi hanno smesso di spaziare in orizzonti ampi, nei quali i sentimenti persecutori e paranoici potevano pian piano stemperare. Hanno finito per saturare lo spazio più angusto della sua vita di comunità e delle relazioni privilegiate ivi instaurate. E qui hanno dovuto trovare sfogo.

Un giorno N. ha ucciso il gatto della comunità. Pressato da “ordini superiori” che gli chiedevano una prova di forza e di fedeltà ha chiuso il micio in una borsa e lo ha buttato nel fiume. Poi mi ha confessato che il mandato primario era di uccidermi. Ma lui era affezionato a me ed ha lottato con tutte le sue forze per non farlo. Poi ha provato un “depistaggio”, sperando che i suoi persecutori/capi potessero accontentarsi della uccisione di un animale.

Per giorni (e notti) poi N. ha ascoltato alla radio i messaggi cifrati dei suoi “comandanti”. Ogni canzone, ogni parola, andavano analizzate e decriptate per portare alla luce i messaggi da comprendere e gli ordini da rispettare. Per notti e giorni N. ha visto satelliti e luci sfavillanti ruotare sopra di noi. Altoparlanti altissimi gli ripetevano ordini. Finalmente anche la Tv gli ha comunicato qualcosa di spiacevole e lui, disperato, ha tirato una bottiglia nel video.

Poi si è deciso di trovargli un’altra struttura.

Non so perché oggi ho scritto queste righe. Forse per ricordare a tutti noi che la psichiatria, o meglio gli psichiatri, coi loro orientamenti spesso contrastanti, non sempre possono offrire risposte certe. L’aura scientifica della psichiatria nasce da una presunzione positivista tuttora viva. Ma anche i pedagogisti, gli educatori, gli psicologi devono fare un passo indietro, una collettiva professione di umiltà. Devono arrestarsi un pò, davanti a questo straordinario dolore. Contemplarlo, ascoltarlo, rispettarlo. Solo dopo un congruo silenzio potremo profferire qualche incerto suggerimento.

Ora forse so perché ho scritto queste righe. Per dire a N. che comunque compiango il suo dolore (e il mio) e alla fine gli voglio bene.  

 Paolo Teruzzi

 

 

 

 

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Elogio della Follia

Agosto 13, 2008

 

 

E’ interessante rileggere questo libretto di Erasmo da Rotterdam pubblicato nel 1511: da allora, e sono passati cinque secoli, niente è cambiato

Il più noto dei libri di Erasmo porta dunque sulla scena   la Follia e il mondo, suo teatro. Fin dall’inizio, si presenta e gioca  additando  al pubblico ludibrio papi e  principi, teologi e filosofi, i religiosi e i predicatori, gli uomini di penna e gli uomini di spada…

Trascriviamo di seguito un piccolo brano sulla follia dei filosofi e dei teologi: basta sostituire  la categoria e magicamente le stesse parole possono essere indirizzate a … non è difficile invovinare…!

” … i filosiofi venerandi per barba e mantello , affermano di essere i soli sapienti, tutti gli altri, secondo loro,  sono soltanto ombre inquiete. Ma come è bello il loro delirio quando costruiscono mondi innumerevoli,  quando misurano, quasi col pollice e il filo, il sole, la luna, le stelle, le sfere; quando rendono ragione dei fulmini, dei venti, delle eclissi e degli altri fenomeni inesplicabili, senza la minima esitazione, come se fossero a parte dei segreti della natura arteficie delle cose, come se venissero a noi dal Consiglio degli Dei !  La natura, intanto, si fa grandi risate su di loro e sulle loro ipotesi. Infatti a dimostrare che nulla sanno con certezza, basterebbe il loro polemizzare sulla spiegazione di ogni singolo fenomeno.

Loro, pur non sapendo nulla, affermano di sapere tutto; non conoscendo se stessi  e non accorgendosi, a volte, della buca o del sasso che hanno sotto il naso, o perchè in molti casi ci vedono poco, o perchè sono altrove con la testa, sostengono di vedere idee universali, forme separate, materie prime, quiddità, ecceità, e cose tanto sottili da sfuggire, credo, persino agli occhi di Linceo…”

Erasmo da Rotterdam, Elogio della follia, Torino, 1963


Adesso ci prendiamo una pausa

Giugno 14, 2008

 

Ne abbiamo proprio bisogno. Sono stati giorni d’intensa ricerca e di emozioni  che ci hanno percorso il corpo e la mente in lungo e largo. La scoperta dei danni collaterali dei vaccini come possibile causa  di tanta sofferenza ( suggeritaci dall’esperienze di  Ioannidis e Luna ) ci ha dato speranze e aspettative, ma sappiamo anche che potrebbe non essere il nostro caso. Rimaniamo con i piedi per terra e ci prepariamo alla solita estate dove la gestione di nostra figlia diviene più difficile e rischiosa. Questa non -primavera ci aiuta,  il freddo e l’acqua che Giove Pluvio ci manda quotidianamente sono dei grossi contenitori per le scorribande diurne e notturne. Abbiamo così anche il tempo di meditare i consigli sulla terapia dialettica che con tanto affetto ci sono stati proposti da Fernanda. E poi abbiamo bisogno di ritrovare i piccoli ritmi del quotidiano e ritrovare momenti di disincanto quardando gli alberi di un giardino o prendendo un aperitivo nella piazza, sebbene malodorante e rumorosa . Abbiamo bisogno di incontrare amici per ritrovare fiducia e empatia nell’essere umano dal quale ci siamo sentiti traditi molte volte. Abbiamo bisogno di credere e rinsaldare una fede che troppe volte smarrisce i nostri sensi. A Luglio torneremo a riprendere dialoghi, incontri, conversazioni e ragionamenti. Adesso vi lasciamo con un Inno alla Vita scritto da Leone Tolstoj  nell’incipit del suo romanzo: ”Resurrezione”:

” Per quanto cercassero gli uomini, raccoltisi in un piccolo spazio a centinaia di migliaia, di deturpare quella terra sulla quale si stringevano, per quanto lastricassero di pietre la terra per non farvi crescere nulla, per quanto strappassero ogni filo d’erba che spuntava, per quanto affumicassero l’aria col carbon fossile e il petrolio, per quanto mutilassero gli alberi e cacciassero via tutti gli animali e gli uccelli, la primavera era primavera, perfino in città”