Così è la vita: / Cadere sette volte / E rialzarsi otto ( antica poesia popolare giapponese)
Siamo faticosamente arrivati fino a oggi. 23 anni e ne abbiamo provate veramente di tutte, tanto che una psichiatra ha commentato il nostro sforzo con queste parole: ” Ma voi non vi arrendete mai! ” Ed erano parole non di complicità ma di ironica critica.
Gli esami, le analisi, le osservazioni cliniche fatte hanno sempre escluso che ci fosse qualcosa di genetico, di organico, una malformazione somatica. Ci hanno invece rassicurato sulla “regolarità” del corpo biologico di nostra figlia. E allora? Evidentememnte il perchè dei suoi comportamenti “anormali” non poteva che essere psichico: così abbiamo viaggiato per anni fra psichiatri, psicoterapeuti, Centri di salute mentale, sottoponendoci a sedute di terapia familiare e individuali. Ci siamo sentiti dire di tutto, abbiamo dovuto raccontare mille volte la stessa storia di fronte a ascoltatori distanti che miravano a trovare “La Causa” dei comportamenti anomali in qualche nostro errore. Ci siamo messi a nudo, lasciati sezionare, alcune volte violentare, ci siamo lasciati investigare nella nostra sfera privata, alla ricerca del “cattivo” cui attribuire tanta sofferenza.
Alla fatidica domanda ” Da quando è cominciato? ” e alla nostra costante risposta “Da sempre” , sono corrisposti volti increduli, palesemente sulle difensive, arroganti nel loro rigido diniego, presuntuosi nel loro “sapere”. Il nostro “da sempre” ha scandalizzato un po’ tutti gli addetti ai lavori perchè , per loro, all’inizio tutti i bambini sono uguali e tutti sono buoni. Se nascono conflitti è sempre colpa, principalmente, dei genitori in varie forme e in varie gradazioni. Se è vero, come dice una psicoterapeuta americana, che ” ci si ammala in famiglia e si guarisce in famiglia”, è altrettanto vero che non sempre le cause dell’ammalarsi in famiglia possono ricadere sulle spalle dei genitori! Ognuno di noi nasce con una sua personalità, ogni bambino differente dall’altro, in una miscela incredibile di sfumature e colori personali, senza poi considerare il patrimonio genetico che è evidentemente differente per ciascuno di noi.
Avremmo voluto che ci trovassero “colpevoli” pur di arrivare a una indicazione su come comportarsi con “Lei”, sul come proseguire la quotidianetà della vita. Invece la loro “scientificità” ci ha deprivati anche di questo, indifferente a ogni richiesta di aiuto e di speranza.
Ci sentiamo soli nella infinitudine della sofferenza; eppure a ogni nuovo colloquio, ricominciamo l’attesa: l’attesa di incontrare “qualcuno” capace d’immergersi nella carne degli altri, capace di provare empatia per i genitori e per “Lei”, nel tentativo attivo di curare con il “cuore”, l’unico farmaco che nessuna multinazionale può fabbricare, l’unico farmaco che ha al suo attivo guarigioni sotto tutte le latitudini e con ogni tipo di malattia mentale e non.
La selvaggia bramosia di nostra figlia continua inarrestabile così come la sua profonda ansia e inquietudine. A essere onesti, tutti siamo insaziabili, anzi l’avidità sembra essere il motore del mondo e, a ben vedere, il fondamento del comportamento economico dell’individuo e delle società umane, ormai a livello planetario. Il problema è che molti riescono, bene o male, a accettare i limiti posti dalla realtà esterna, riescono, almeno nel comportamento ” alla luce del sole”, a adeguarsi a norme condivise dalla comunità oppure riescono a “mascherare” con ideologie e manipolazioni ben gestite la loro insaziabilità… “Lei” no ! Lei, a 23 anni, continua a fare richieste intollerabili, a accampare continue pretese, a esigere l’impossibile ricorrendo, di fronte al diniego, alla violenza e all’ aggressione. Se non viene appagata in tutti i suoi bisogni diventa folle o fa da folle. Pur di vincere, è disposta a rubare, urlare, inveire contro l’altro. Può arrivare perfino a fare vere e proprie false denuncie alla Polizia e, se queste non bastano, anche atti vandalici con rabbia inconsulta.
Siamo rimasti in tre a convivere sotto lo stesso tetto: ” Noi e Lei“. Ci siamo incupiti e raramente riusciamo a sorridere insieme. Solo nelle occasioni in cui tutta la”famiglia” si riunisce l’atmosfera festosa e leggera restituisce un po’ di serenità. E non sempre!… Così Lei non ha amici e riesce molto difficile anche a noi coltivare delle amicizie in modo costante. Siamo sempre in uno stato di vigilanza che ci impedisce di creare una serata distesa e rilassante, così come ci è impossibile godere di un weekend di festa e andare spenseriati in qualche luogo a tirare un po’ il fiato!
Stiamo fondamentalmete a casa per proteggerla dato che Lei esce spesso sola vagando nella città giorno e notte, alla ricerca di un contatto amico, nella speranza di un rapporto miracoloso che la salvi e che possa durare nel tempo. Lei cerca continuamente soldi, quasi che questi possano contribuire a renderla più tranquilla e sicura di sè. Assume compulsivamente dosi industriali di medicinali analgesici. Perchè? Dice che ne ha bisogno per stare sufficentemente bene, per poter uscire, affrontare il mondo, la vita, gli altri. Lei mangia fuori orario giorno e notte così che ingrassa e si sente scomoda, si vede brutta, inadeguata a vestirsi alla moda come, in realtà, ambirebbe. Non fa sport, non vuole frequentare palestre o piscine, così come non vuole studiare o leggere per evitare qualsiasi confronto con i suoi coetanei. Non guida auto o motorini perchè , adolescente, provocava sempre cadute con relativi ricoveri nel Pronto Soccorso. Lei non dorme fuori casa perchè non sopporta l’ansia, la paura di stare lontano da noi. Lei non tollera l’idea di essere “malata” e di chiedere aiuto, non è disposta a concentrarsi in nessuna prova perchè ha paura di “farcela” , cioè ha una terribile paura di cambiare!
Ottobre 10, 2007 alle 11:28 am |
Non riesco a comprendere bene il tipo di difficoltà che ha vostra figlia. Credo si tratti di qualcosa di difficile e complesso… Sarebbe più semplice se esprimeste una “diagnosi” se mai qualcuno ve l’ha data.
Comunque, almeno in parte, comprendo il vostro dolore. Certo lo comprendo a partire dai miei occhi, dal mio cuore, dalle mie esperienze… e quindi no potrò mai vedere le cose esattamente come voi.
Ma so cosa vuol dire avere una persona in difficoltà in famiglia. Nel mio caso si tratta di mia madre. Sessent’anni di vita sbriciolatisi improvvisamente alla morte di mio padre. Da allora, non è più stata la stessa. Mia sorella ed io ne siamo diventate le cavie, il capro espiatorio.
Ma ora va meglio.
va meglio, perchè ho compreso che esiste ancora quel margine in cui lei è libera nelle sue scelte; c’è uno spazio, dentro di lei, in cui è lei stessa a decidere. E se, allora, decide di voler stare male, io non posso che alzare le mani. Amarla, ma non viverla. Perchè non posso vivere la sua vita al posto suo, sperando di aggiustare ciò che lei non vuole cambiare.
E non è vero che mia madre o vostra figlia abbiano paura di chiedere aiuto: lo fanno in tutto quello che dicono, in tutti i loro gesti, in tutte le loro reazioni “malate”. La verità è che chiedono un aiuto che non riescono a cogliere. Questa è la difficoltà maggiore, questa è la loro vera malattia.
Ma non sono una psicologa, sono solo una persona che ha sofferto e che combatte – spesso, troppo spesso fallendo.
Lo so che siete esasperati e stanchi, lo so che forse spesso disperate.
Ma solo una è la risposta. Difficile, assurda, a volte forse addirittura inutile. Ma è l’unica risposta che c’è. Tutto il resto sono tentativi umani, troppo umani. IMportanti, ma umani.
E la risposta è: AMORE.
Ottobre 11, 2007 alle 8:49 am |
L’Amore è certamente la Via maestra. A noi ci è sembrato che dopo molti anni di tribolazioni, Amore fosse anche cercare di dare a nostra figlia degli spazi di contenimento dove Lei potesse, finalmente, riposarsi e riflettere su se stessa e sulla sua vita. Amore è un dare senza condizioni: non chiediamo a nostra figlia di darci gratificazioni, chiediamo che lei impari a rispettare se stessa e a sentirsi parte di una famiglia, società, ove poter intessere relazioni improntate, appunto, all’Amore.
L’Amore è un tentativo umano di realizzare una armonia universale. Grazie, profondamente grazie.
Gennaio 16, 2008 alle 3:44 pm |
Sono Presidente di un’Ass.ne di famigliari e uenti con problemi. 3 sono le cose importanti: un bravo bravo psichiatra per la medicina, la faqmiglia e un bravo psicoterapeuta, a cui la ragazza può raccontare tutto, a volte noi genitori non siamo all’altezza. Il v. amore lei lo sente e lo avverte. Ciao.
Gennaio 18, 2008 alle 9:43 am |
Grazie dei consigli. Spesso non è facile centrare tutti gli obbiettivi che giustamenti ci indichi. Perchè non ci mandi le coordinate web della tua Associazione? Potremo avere così un dialogo allargato e approfondito. Rimaniamo in attesa e tanti cari saluti.
Febbraio 1, 2008 alle 3:59 pm |
Anch’io non riesco a gestire Alessio Dobbiamo unirci ad altri nella nostra situazione e chiedere educatori sempre disponibili, medici presenti al bisogno.
In america questi ragazzi sono seguiti 24 ore su 24
Non è importante la diagnosi-adesso parlano di autismo ad alto funzionamento ma un caso atipico,difficile da collocare in strutture che sembra non esistano
allora arrivano gli educatori per 12 ore la settimana
e il resto del tempo?
Se ci sono altre famiglie con questi problemi dobbiamo sentirci per fare qualche cosa
Emanuela
Febbraio 2, 2008 alle 9:31 am |
Da quel poco che ho capito della situazione italiana credo che di famiglie come le nostre ne esistano a migliaia…Ma come arrivarci? Speravo che il Blog fosse un mezzo molto efficace…Ma se il numenro dei visitatori è molto alto , il numero dei commentatori è molto basso… misteri di questo Paese!
Giugno 21, 2009 alle 4:51 pm |
cari genitori,
alla vostra domanda retorica, sul perchè ‘i tanti ‘che leggono non siano anche i ‘tanti’ che commentano, mi sento di rispondervi che NON SIETE SOLI: anche se tanti tacciono, fate comunque breccia. e poi, come diceva wittgestein, di ciò di cui non si può dire nulla, è meglio tacere.
Dal mio piccolo, da dirvi ho questo:
oggi voi siete la ricerca, siete l’università e la sanità, anche se nessuno o pochi lo riconoscono, siete principalmente voi la molla e il motore di cambiamento e ’sviluppo’ nell’ambito del disagio psichico.
Voi familiari, voi che provate tanto affetto da essere affetti da qualche disagio, voi siete anche parte della soluzione per l’oggi e per il futuro.
non è passato tanto tempo dalla legge 180, non c’è molta comprensione e voglia di investire su una cosa così difficile da affrontare come il diagio psichico:
per questo siamo ancora nella terra di nessuno, siamo nel periodo in cui tutto DEVE cambiare, e soprattutto siamo in un periodo in cui tanti ‘addetti ai lavori’ sono consapevoli dell’essere all’anno zero, dell’essere all’età della pietra e di poter costruire qualcosa solo con voi.
questo è ancora una speranza piccola, ma quello che avete fatto aprendo un blog è già una scommessa che va dritta ad uno dei nodi del problema: le reti: quello che voi fate è creare incontri, conoscenze comuni, scambi di informazioni e passioni.
quello che vivete e avete vissuto con ‘lei’ (anche se non trovo molto carino che la definiate con un pronome) , con vostra figlia, e quello che lei ha provato e prova con voi non potrà essere facilmente compreso, ma renderlo pubblico può aiutare tanti a capire come fare, cosa fare, come muoversi perchè le cose migliorino anche ‘piccolo mondo’di chi legge. mi spiace non avere nessun aiuto concreto da darvi, sono solo una studentessa inesperta.
l’unica curiosità che mi verrebbe da chiedervi è: avete un modo che possa servirvi per comunicare i vostri stati d’animo quando parlarsi è impossibile??
magari un blog da lasciare aperto per sbaglio, un biglietto o un diario incustodito, scritto per creare un ponte tra di voi..
a me, da normale adolescente in conflitto con i propri genitori, sarebbe forse servito sapere cosa pensavano mia madre e mio padre di me, ma mi mancava la forza di leggerlo nei loro occchi, e a loro mancava la forza per dirmelo.
è solo uno spunto, un idea.
voi siete navi in mari inesplorati, e per la vostra famiglia- navigante non c’è una mappa che indichi rotte o porti sicuri: potere solo usare, come tutti gli esploratori, segnali di comunicazione: luci che possano illuminare altri per parti del viaggio.
grazie per questo faro prezioso.
una abbraccio a tutti voi
Ps: cercate , chiedete in tutti i modi di CONOSCERE vostra figlia, anche se tutto in lei la porta a nascondersi da voi e dal mondo.
Febbraio 3, 2008 alle 4:58 pm |
secondo me le persone cme tua figlia e mio figlio vengono bombardate di farmaci e ricoverate in comunità perchè è difficile tenerle in famiglia
inoltre pochi vogliono dire agli altri che non ce la fanno
nonostante i costi elevati delle comunità preferiscono qella scelta all’assistenza domiciliare alla famiglia
io tengo duro ma voi sapete come è faticoso
Emanuela
Febbraio 3, 2008 alle 6:25 pm |
faticoso è un eufemismo! Siamo esausti, esausti, esausti.
Febbraio 5, 2008 alle 8:45 pm |
Ho sentito che ci sono giornali imteressati alle nostre storie perchè non proviamo?
e adesso che arrivano le elezioni si potrebbe provare con i politici
e anche i personaggi dello spettacolo e dello sport possono essere una risorsa
dobbiamo tentare di tutto per aiutare i nostri cari
io ci voglio provare chi mi segue?
Emanuela
Febbraio 5, 2008 alle 8:47 pm |
Cosa hai in mente?… basta non essere strumentalizzati, un reale pericolo, specie in odore di elezioni…
Febbraio 6, 2008 alle 4:22 pm |
Siamo tutti stumentalizzati, non solo le persone con problemi
A noi servono persone che ci aiutino a gestire in famiglia una quotidianità difficile, che ci diano momenti di respiro
queste persone vanno pagate e servono molti soldi e questi soldi vanno stanziati dagli organi competenti: regioni,comuni,aziende sanitarie
Coinvolgendo la parte politica di questi organi forse i fondi saltano fuori con progetti mirati
li teniamo a casa e non li ricoveriamo ma aiutateci economicamente…..
un contributo a chi si fa carico di un problema che sarebbe anche di altri
fammi sapere cosa ne pensi
Emanuela
Febbraio 9, 2008 alle 9:02 am |
Una idea magnifica! Da parte mia comincerò a lanciare questa tua idea in una trasmissione radiofonica ( Radio Mater) . Una psicologa mi ha chiesto d’intervenire e così farò.Parlerò del disagio delle nostre famiglie e delle nostre necessità. Può essere un piccolo sassolino gettato nello stagno! Un abbraccio.
Febbraio 20, 2008 alle 1:10 pm |
Capisco perfettamente i vostri problemi perchè sono anche i miei. Vivo quotidianamente e da sola i disagi di mio figlio ” borderline”, vedo la sua vita e la mia distrutta, non vedo futuro…. la terapia farmacologica ha un effetto molto relativo. Le strutture pubbliche fanno poco, i terapeuti…bhe lasciamo perdere!!
Vivo con terrore la mia vita ” last minute”……non so mai cosa aspettarmi, da un momento all’altro cambia umore; passa dagli acquisti compulsivi agli eccessi alimentari e purtroppo anche alcoolici con effetti devastanti, nei momenti in cui è sotto l’effetto dell’alcool picchia, spacca …..la casa cade a pezzi. Poi si pente, ecc.
Mi chiedo se qualche studioso ha mai analizzato la vita di chi convive con queste persone e l’effetto devastante e destabilizzante che questi hanno sui loro familiari. Credo sarebbe utile creare un gruppo di familiari/conviventi di “personalità borderline” per confrontarsi, scambiarsi idee, coinvolgere le strutture pubbliche, ecc.
Auguri
Febbraio 20, 2008 alle 9:19 pm |
@ to Anto
Brava! Hai centrato il problema. Dobbiamo proprio creare questo gruppo, anzi più di un gruppo, un movimento di opinione che serva proprio a confrontarsi sia all’interno di tutti coloro che ne sono coinvolti sia all’esterno, attraverso il web che, ormai sembra essere lo strumento più adeguato per coinvolgere , in mopdo trasversale, il cuore di tanta gente… ( sulle strutture pubbliche ho tanti, tanti dubbi…)
Maggio 24, 2008 alle 4:07 pm |
Sono stuperfatta della precocità del disturbo.
Sembrerebbe strutturale, cioè legato più a dei neurotrasmettitori celebrali.
Come un circuito, anche il cervello ha delle normalità comuni a tutti, che ci permettono di parlare su esperienze percettive comuni. Sul sentire le emozioni le cose cambiano.Nel border cambia l’intensità. Ci sono teorie vaghe, ma una mi sembra degna di studio: il ruolo dei neuroni prefrontali deputati all’elaborazione dell’informazione proveniente da fuori e l’amigdala. Se i neuroni prefrontali sono carenti il segnale passa direttamnete nell’amigdala, che attiva il sistema parasimatico ed il sistema emozionale.
Nel caso del borderline, a seconda della carenza, aumenta l’intensità del disturbo. In pratica in casi gravi l’amigdala agisce direttamente interfacciandosi con gli stimoli esterni ed elaborandoli solo a livello emozionale.
Stò affermando che non esiste un disturbo solo comporamentale, ma è sempre legato a processi di funzionamento neurale., ai neuroni.
Maggio 25, 2008 alle 9:13 am |
Cara Fernanda, non ti conosco ma devo dirti che è molto interessante ciò che hai scritto. Corrisponde esattamente a ciò che penso anch’io avendo, come puoi immaginare, cercato di fare ogni tipo di ricerca con l’intenzione di andare olte le sterili diagnosi e le più sterili cure da psicofarmaci.
Sul fatto della precocità del disturbo mi sto convincendo che potrebbero essere essere stati i vaccini a far precipitare una situazione che probabilmente già esistiva in modo latente. Infatti studi recenti mettono proprio in correlazione i vaccini e stati di disagio mentale basati su disturbi del sistema emozionale. Il fatto che fin da sempre, come abbiamo scritto nel nostro Post, lei fosse diversa non ci sono dubbi, ma per i primi cinque anni il disturbo non è stato poi così evidente. A cinque anni invece sembra che qualcosa abbia improvvisamente fatto precipitare la situazione: è ingrassata, la sua vivacità si è ridotta, le capacità cognitive come annebbiate. ed è iniziato il calvario.
Adesso il punto che ti chiedo è questo: il processo neuronale che descrivi si basa sul fatto che non si è formato un valido interfaccia che filtri i segnali fra la corteccia prefrontale e l’amigdala, fatto dovuto alla evidente carenza dei neuroni prefrontali. Allora la domanda è questa: dalle neuroscenze sappiamo che i neuroni si ricambiano continuamente e possono benissimo accrescere di numero; conosci qualche farmaco o tecnica particolare che, sia già stata sperimentata, e favorisca questo processo?So per certo, p.e., che la meditazione potrebbe essere un processo indicato ma, come si fa a far meditare personalità così emotive? Con un processo emozionale così disturbato? Impossibile!
Hai qualche idea? hai letto qualche articolo che mi puoi segnalare su questo specifico problema?
Ti sarei profondamente grato di una risposta e già da ora ti invio un carissimo saluto.
Maggio 25, 2008 alle 2:29 pm |
Cara Fernanda ,
noi ci stiamo attivando per cercare e capire ,come aiutare i nostri figli.
Però tutto ciò che si dice ,sono ipotesi,tesi,quella dei vaccini ,secondo me è più attendibile , e ora spiego anche perchè.
Ho cercato fra tanti genitori di militari, i loro figli stavano bene e lo dimostra che hanno superato le visite mediche dei distretti militari, avevano circa tutti 20 anni.
Mi chiedo :come mai questi ragazzi,fino a 20 anni stavano bene e dopo si sono ammalati?
disturbi di personalità bordeline, psicosi, sclerosi multipla,linfoma ,tumori alla tiroide.
C’è stata una causa scatenante, perciò è credibile che
qualcosa di estraneo è entrato nel loro organismo,che ha provocato dei danni.
Il 15 maggio a Napoli c’è stato un congresso .
cerca MARCO CAPRIA MAMONE e trova una testimonianza di una madre <>leggi cosa ha scoperto lei.
Se lo desideri vorrei conoscere il tuo parere .
Ciaò Luna
Maggio 26, 2008 alle 10:17 am |
sono la mamma di un ragazzo di 16 anni con disturbi nervosi che nessuno riesce a diagnosticare .E da circa due anni che è iniziato il nostro calvario
Mio figlio all’improvviso è diventato violento aggressivo ad ogni diniego o rimprovero
sono guai per noi .E diventato asociale drogato di computer ,mangia continuamente.
Abbiamo tentato di rivolgerci alle istituzioni ma ci rispondono che dobbiamo curarlo a casa oppure sono costretti a effettuare il T.S.O. ma come facciamo a curarlo se si rifiuta di andare da uno pschiatra.
Siamo anche noi abbandonati a noi stessi non sappiamo come fare per andare avanti.
Maggio 26, 2008 alle 7:50 pm |
Cara Grazia, purtoppo casi come il tuo ce ne sono a migliaia. Posso rischiare di darti un consiglio? Tramite il medico di base cerca di far venire a domicilio uno psichiatra per iniziare una cura. ( Leggera! )Questo per tamponare una situazione che può degenerare negli anni. Poi, secondo la zona che abiti, puoi trovare un Centro di accoglienza di qualche Comunità o Organ izzazione dove tuo figlio possa imparare a socializzare alcune ore la settimana, in un clima lontano dalla famiglia. Poi calma, pazienza e comprensione sono i farmaci migliori ! Scrivici ancora: i tuoi dubbi sono i nostri dubbi, le vostre ansie sono le nostre ansie!
P.S. Forse Luna potrebbe comunicare la sua esperienza con le analisi dei metalli e vedere se a seguito dei vaccini non ci sia una intossicazione in tal senso.
Maggio 26, 2008 alle 9:20 pm |
Cara Grazia,sono anch’io una madre ,con un figlio che gli è stato diagnosticato un disturbo di personalità bordeline, ,posso darti principalmente sostegno,l’unico consiglio che io mi permetto di darti ,non ti isolare,informati su tutto,non lasciare niente al caso .
DIfendi tuo figlio, non permettere a nessuno di effettuare il TSO ,(è un trauma) cerca di stare calma ,non l’aggredire, prendilo con le buone maniere e cerca di conquistare la sua fiducia.
Cerca informazione sui vaccini <>.
Ti abbraccio Luna
Maggio 26, 2008 alle 9:23 pm |
@ Grazia Ti mando la mia E-mail
luna.bianca.21wu@alice.it
Se vuoi scrivimi ciaò
Maggio 27, 2008 alle 6:48 pm |
@ Grazia,
ti mando questo link
http://www.mednat.org.vaccini
Adhd nuova malattia inventata dai vaccini.
Maggio 30, 2008 alle 5:19 pm |
Adesso il punto che ti chiedo è questo: il processo neuronale che descrivi si basa sul fatto che non si è formato un valido interfaccia che filtri i segnali fra la corteccia prefrontale e l’amigdala, fatto dovuto alla evidente carenza dei neuroni prefrontali. Allora la domanda è questa: dalle neuroscenze sappiamo che i neuroni si ricambiano continuamente e possono benissimo accrescere di numero; conosci qualche farmaco o tecnica particolare che, sia già stata sperimentata, e favorisca questo processo?So per certo, p.e., che la meditazione potrebbe essere un processo indicato ma, come si fa a far meditare personalità così emotive? Con un processo emozionale così disturbato? Impossibile!
Hai qualche idea? hai letto qualche articolo che mi puoi segnalare su questo specifico problema?
Ti sarei profondamente grato di una risposta e già da ora ti invio un carissimo saluto.
RISPOSTA
Cari amici, quando leggo le vostre lettere e riflessioni accorate mi si riempiono gli occhi di lacrime. Quanto capisco il vostro procedere incerti e qunta voglia ho di confortarvi.
Non si sà molto ancora sul ruolo dei neuroni prefrontali in relazione con l’amigdala. Certo è che esiste un circuito nel quale le informazioni esterne si integrano a livello dell’amigdala, con l’attivazione del sistema nervoso autonomo.
Cosa significa: che gli stimoli vengono elaborati in parallelo da due sitemi diversi, uno prefrontale logico cognitivo, l’altro emozionale. Se difetta il primo, nel circuito le forze non saranno più equliibrate e neccessariamente prevarrà la parte emotiva.
é una predisposizione genetica e questo spiegherebbe anche la precocita dello stesso, ma anche l’insorgenta o l’aggravio dei sintomi con l’avanzare dell’età. Ma qua si apre un capitolo intero sullla plasticità del cervello, e sul fatto che aree celebrali non opportunamente attivate tendono a perdere funzionalità.
La soluzione: sarebbe per l’appunto stimolare anche le aree cognitive e logiche del pensare, oltre che il rafforzamento dell’autocontrollo emotivo. F
Settembre 1, 2008 alle 11:55 am |
Salve,
sono molto colpito dalla vostra esperienza. Sono diventato felicemnte padre da pochi giorni, stavo cercando altre cose sul web riguardo alla pediatria e mi sono imbattuto nel vostro blog…
Innanzitutto voglio farvi i miei più sinceri auguri affinchè possiate trovare una vita migliore per voi e vostra figlia!
Sono rimasto anche molto colpito dalla vostra competenza (credo che negli anni siate diventati anche più bravi di qualche laureato).
Vorrei farvi i complimenti per tutte le cose buone che avete fatto in questi anni e continuate a fare, ma vi scrivo perchè vorrei comunque farvi delle critiche (che spero siano costtruttive)… Le mie critiche potrebbero comunque essere fuori luogo, sia perchè parlo di cose che non conosco (e ho letto solo una piccolissima parte del blog!), sia perchè sono esperto in tutt’altra materia che la mente umana. Comunque sia:
Prima critica. Anch’io sono d’accordo con il fatto che il problema è di natura cerebrale, probabilmente proprio di tipo fisico, oltre che psicologico. Proprio per questo credo che vi sareste dovuti rivolgere ad uno psicologo/psichiatra già quando la bambina aveva 5 anni, ai primi sintomi. Certo a quella età non è facile rendersi conto dei problemi, nè tantomeno accettarli e rivolgersi ad un medico. Però sarebbe stata l’età più facile per poterli in parte risolvere o comunque arginare
Seconda critica. L’abuso di farmaci. Ho letto velocemente i “Dati Clinici” ma quello che mi è saltato subito all’occhio è l’aumento costante del numero e dei farmaci prescritti. Questo pare sia applicabile a qualsiasi situazione in cui esiste un problema grave e serio che riguarda la salute umana: più visite = più specialisti = più persone = più farmaci prescritti. Ma siamo sicuri che i farmaci aiutino davvero? Certo, nell’immediato possono dare benefici subito tangibili, ma a lungo termine gli effetti potrebbero anche essere di esasperare ancora di più le differenze tra gli stati “normali” e quelli “psicotici”…
Terza critica. Ma questa forse ho capito male io… comunque… Mi pare proprio che vostra figlia sia ormai malata, e lo era anche da piccola, magari in misura minore e talvolta impercettibile, ma lo era. Ora, il sogno ovvio di tutti i genitori è di avere un figlio sano e bello, intelligente, ma insomma alla fin fine l’importante è che sia “normale”. Quando però questo non accade, dopo i primi momenti di profonda sofferenza, il primo pensiero è che “se ora non è del tutto normale, tramite cure, attenzione, affetto, stimolo e amore, certamente lo diventerà e sarà felice…”. Ma se poi questo non dovesse accedere? Se non dovesse mai arrivare il giorno in cui sia “del tutto normale”? Voglio dire, è sottile il confine tra considerare una malattia guaribile e inguaribile, specie oggi giorno, e specie quando si tratta di quel misterioso oggetto che è il cervello umano. Ovvero, non so se considerare una malattia inguaribile possa portare dei vantaggi, ma alla fin fine potrebbe magari alleviare un poco le sofferenze per tutte le cure non riuscite, per il fatto di non vederla guarire. Certo, per altri questo sarebbe considerato un modo vile di pensare, una passiva accettazione di un dato di fatto, una perdita di speranza, ecc ecc… Eppure, anche se oggi abbiamo fatto molti passi in avanti in tutti i campi del sapere, anche nella medicina odierna la maggior parte delle cose rimangono ancora da scoprire, e chissà quando questo accadrà.
PS: scusate le critiche, comunque in una situazione tale nessuno di noi sa e saprà mai cosa fare, cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. L’importante è cercare di applicarsi con tutte le nostre forze e capacità, cercando di non farsi sopraffare dallo sconforto.
Ottobre 19, 2008 alle 11:56 am |
Sto leggendo il vostro blog, e mi colpisce molto il fatto della vostra situazione , io sono schizofrenico da circa 3 anni , perchè ho fatto uso di cannabis e birra . Secondo me dobbiamo aiutarci tra le famiglie e i ragazzi che hanno avuto questi tipi di patologie, cercare aiuti esterni va bene ma a volte non si riceve sempre il supporto desiderato.
La mia situazione odierna non prendendo più farmaci e lievemente migliorata anche se non sono autosufficente e dipendo dai miei genitori , le cose che vorrei e trovare ragazzi e ragazze da cui condividere le mie passioni , perchè nel centro psichiatrico della mia città non ho trovato molto aiuto .
Ottobre 19, 2008 alle 2:09 pm |
Ciao Mattia la tua idea è ottima. Non saprei personalmente come realizzarla . Perchè non apri un Blog direttamente e ti rivolgi a tutti i giovani che in questo momento sono in una situazione precaria e di disagio? Immagino, dato che sono tanti, che piano piano troveresti una rete di ragazzi e ragazze contenti di dialogare tutti insieme.
Auguri tanti, Giuseppe
Ottobre 19, 2008 alle 4:41 pm |
Grazie della risposta , ho già aperto da poco un mio blog circa 16 giorni,ne ho parlato all’educatore allo psicologo , si mi hanno detto che è una ottima idea . A volte questi giovani sono in comunità o ricoverati,io stò già spargendo su internet la mia voce , spero che qualcuno mi ascolti.
Ottobre 19, 2008 alle 4:55 pm |
Mattia ,se ci dici come si chiama , ti possiamo aiutare.
http://www.progetti rism Mirko salotti
fammi sapere
Auguri Luna
Ottobre 19, 2008 alle 5:21 pm |
il mio blog http://www.schizofrenico.com
Dicembre 11, 2008 alle 11:15 pm |
Mi inserisco nel blog perchè faccio parte anch’io di questa schiera di sventurati.I vostri problemi sono anche i miei. Vivo continuamente con la mia famiglia i disagi di un figlio borderline (almeno così è stato diagnosticato ma in tutti i casi mi riconosco perfettamente con le vostre storie).Assisto impotente alla distruzione della vita di mio figlio,non consapevole del disturbo, non in cura farmacologica nè tanto meno terapeutica, sò solo che ormai il disturbo si è cronicizzato ed è arrivato il buio totale. Sono 15 anni che sto combattendo contro i cosidetti “disagi mentali” e per l’incostanza alla terapia di Lui, al monitoraggio farmacologico sbagliato e diagnosi azzardate che vari pschiatrici hanno fatto nel corso di questi anni, mio figlio è peggiorato e da 3 anni non prova più a curarsi e ad avere fiducia. Attualmente vive quasi come un animale, senza amici, senza un lavoro (che tra l’altro vorrebbe ma poi non riesce a tenerlo), senza un hobby o altro interesse, è solo ed è contro tutti e tutto. Non vuole confrontarsi con nessuno, la sua mente è molto confusa, non ricorda ciò che dice, è un continuo dire e smentire. Reclama la mia presenza e attenzione ma dopo un secondo mi scaccia e mi aggredisce e dopo un secondo ancora mi richiama e così via per tutte le cose. Mi sento responsabile perchè nonostante tutti i vari tentativi messi in atto per farlo avvicinare alle persone a cui ho chiesto aiuto, nessuno è stato in grado di aiutarlo.Vivo nella paura che da un momento all’altro possa succedere qualcosa, Lui è imprevedibile, adesso soffre anche fisicamente ma non si arrende, non cede,Lui vuole essere vivo.Vorrei scrivere ancora, vi sento tutti vicino e accomunati dallo stesso dolore ed insieme vorrei che trovassimo una soluzione ed una speranza per i nostri cari. Credo che ognuno di noi, con le nostre storie può scrivere un libro ma vorrei che ci fosse un lieto fine.
Un saluto a tutti.
Dicembre 12, 2008 alle 9:12 am |
Cara Stella, la descrizione che fai di tuo figlio è assolutamente identica a quella che avrei fatto io del mio non molto tempo fa. Sono passata attraverso l’inferno, ho toccato abissi di disperazione che mai pensavo potessero esistere. Sono stata sempre sola in questa battaglia in quanto non ho parenti e il padre del ragazzo, dal quale sono separata da moltissimi anni e dal quale forse non ho saputo difenderlo, è un uomo del tutto privo di qualsiasi principio morale ed è stata la fonte primaria di tutti i suoi disagi. Mio figlio è passato anche attraverso la tossicodipendenza dalla quale è uscito ormai da molti anni, con grande determinazione dopo un periodo comunitario, ma nella sua mente o forse nella sua anima, un tempo assolutamente meravigliosa, qualcosa si è irrimediabilmente rotto. Sono sempre stata al suo fianco, anche quando per mandargli messaggi forti sono dovuta fuggire. Ho lasciato il lavoro, ho dormito in pensioni scadenti, in macchina, e purtroppo, lo devo dire, ho trovato tante porte chiuse, anche di quelle associazioni che sbandierano tanto i loro alti obiettivi umanitari. Non parliamo poi dei tanti viaggi della speranza, dei consulti con famosi “luminari” (che più al buio non potrebbero essere) delle cosi dette “prese in carico”, sempre con lui recalcitrante al seguito, spesso minaccioso e imbufalito, o, peggio ancora, inerme e rassegnato con gli occhi pieni di dolore, come quelli di un agnello portato al macello. Conosco gli aspetti più aspri e più duri di questa malattia e osservando molto questi ragazzi, approfondendo il problema ad ogni livello oggi mi sento di dirti che possiamo farcela, perche le risorse sono proprio in loro stessi. Molto spesso questi ragazzi manifestano sin dalla nascita delle peculiarità che li rendono un pò speciali e questo è un aspetto che meriterebbe di essere approfondito con i riscontri di tutti voi del blog, ma per ora Stella vorrei sottolineare un aspetto importantissimo da te riportato che è quello che LUI VUOLE VIVERE e tu sei il mezzo con il quale lui può tornare a farlo. Noi madri, partoriamo i nostri figli tutti i giorni e tutti i giorni abbiamo la possibilità e il dovere pur con la morte dentro, di trasmettere loro il messaggio che ogni giorno è da vivere, ogni giorno può essere il primo di una vita nuova perchè noi siamo al loro fianco e perchè sappiamo che loro sono esseri speciali che hanno uno scopo nella vita, che fanno parte della trama dell’esistenza e che forse il mondo domani sarà migliore proprio grazie al cambiamento che porteranno. Se lui sentirà che tu credi in lui nonostante tutto, si affiderà a te. Personalmente ho fatto di tutto per evitare l’assunzione di farmaci a mio figlio, ma senza terapia la sua mente stava precipitando in uno stato di totale disgregazione. Oggi, e ormai da molti anni (ad eccezione di brevi periodi di sospensione finalizzati alla verifica) la sua terapia è la minima efficace. Io so che forse il farmaco è una bomba ad orologeria innescata nella sua testa ma faccio in modo che sia soltanto un mio incubo perchè come ha detto Giuseppe da qualche parte sul blog “la vita è la vita”. Ora mio figlio ha una buona funzionalità sociale, lavora a tempo pieno, fa progetti per il futuro ma forse sarebbe meglio dire “farebbe” perchè ha un nuovo grande nemico: lo stigma sociale. Nessuno vuole dimenticare il suo disagio, e quì dove noi viviamo, per lui non ci sono chances per una sana vita di relazione e soprattutto affettiva. Per questo sto seriamente valutando la possibilità di un suo trasferimento altrove, o magari di entrambi, con tutte le difficoltà enormi che la cosa potrà comportare. Io credo Stella che in questo momento sia fondamentale che tuo figlio accetti una minima terapia; cerca un professionista vero, il tuo istinto ti aiuterà. Sarà il primo passo per fargli riacquistare dignità e fiducia. Poi le cose dovranno cambiare, ci stiamo battendo in tanti per questo, dobbiamo crederci fermamente.
Ti abbraccio
Speranza
Dicembre 12, 2008 alle 7:52 pm |
Cari amici,
Il mio punto di vista.
Le cose stanno proprio così ,il mio amico Augusto le ha descritte ,ma io le ho vissute sulla mia pelle e li ci sono ancora i segni e le cicatrici.
Luna bianca
Demagogia e politica psichiatrica
giovedì 11 dicembre 2008 13:10
fisam – via sospsiche.it.
E’ il momento di guardarsi intorno e decidere di scegliere in maniera consapevole. Il rischio è la continuazione del poco o nulla, il futuro una legge dove compaiano inequivocaboli diritti, doveri e responsabilità
Demagogia e politica sono la stessa faccia di una realtà ipocrita, perfida e vigliacca. Sembra che in psichiatria manchino solo gli operatori. I troppi fannulloni, approfittatori e incapaci presenti nell’ambiente non li vede nessuno, solo il numero maggiore conterebbe. Le professionalità no!! La scienza che non ha mai mosso un piede in avanti, non la si nota. Solo l’industria farmaceutica ha fatto sentire in ogni anfratto del sistema la sua forte ed influente presenza. Le strutture, esigue, spesso di tipo manicomiale. Degli sprechi inutile parlarne, tanto sono evidenti. I manicomi trasferiti, mai chiusi. I diritti del malato negati per legge e per abitudine consolidata non fanno storia. Il malato inconsapevole torna comodo che non si curi. Il mondo che lo circonda non conta. Il suo diritto alla salute è niente. Conta il suo libero arbitrio. Può possedere il porto d’armi. Ma se uccide, deve andare in carcere. Lì troverà le cure adatte al suo caso di infermo. Nessun legislatore, a causa della sua insipienza, lo raggiungerà. Il medico invece troverà il modo di uscirne. A lui, servo del sistema che lo mantiene e che nulla restituisce, è consentito quasi tutto. Nel caso di un timpano rotto certificherà: autolesionismo; di un occhio tumefatto: stropicciamento eccessivo dell’indice della mano; di sparizione in un anziano, malfermo sulle gambe, diventerà un’agile scavalcamento di recinzione metallica; di morte per mancato soccorso: lui non poteva o era fuori servizio alle sette della sera; di dimissione di un malato cronico grave dal sanitario: il carattere astioso della persona mal si confaceva con l’ambiente. Lui non rischia di incorrere nel giudizio di abbandono di malato grave, in quanto necessitante di attente cure. Il disagiato mentale non parla, non può parlare: è solo stordito dai medicinali, quindi non conta solo quando accusa.
Oggi qualcuno, più distante dalla poltrona, si accorge, incredibile a dirsi, dell’abbandono e della solitudine delle famiglie, stracariche di affanni. Il 90% dei malati, in un sistema del genere, voluto e cocciutamente difeso, non è curato. E’ colpa degli investimenti limitati o delle risorse non pretese? Forse. Ma soprattutto dell’assoluta mancanza di responsabilità. Questo è ciò che maggiormente piace alle cornacchie strepitanti. Niente cartelle cliniche, niente responsabilità per l’uno, e niente diritti per l’altro (il paziente). Strutture psichiatriche esigui. Inaugurate con le fanfare, oggi capita che ospitino altri tipi di persone: gli psichici possono accomodarsi fuori (accade nella Repubblica del Lazio). I detrattori dell’impalcatura, io tra questi e con vanto, per la consapevolezza di essere in ottima compagnia, vengono accusati dagli adulatori di regime di voler riaprire i manicomi, sì proprio quelli che non sono stati mai chiusi, ma semplicemente trasferiti. Proprio quegli spazi su cui si è innescata da subito una requisizione per interessi pubblici, ma anche privati. Se si osa fare menzione ai morti ammazzati, viene risposto, come da trentennale tiritera, che il progresso vuole le sue vittime. Quelle degli altri, non le proprie. Di mezzo c’è l’interesse politico, economico e clientelare. Oggi certi signorotti dichiarano di avvertire l’accerchiamento della 180, che vorrebbero eternamente immodificabile. Quello che la gente comune pensa è che lo strepitio che inizia a montare porterà a qualcosa di pasticciato e di insignificante per la buona pace e affare loro e solo loro. Nella sostanza non cambia purtroppo nulla.
Cambiasse almeno per Luna Bianca, madre disperata di un figlio trentaquattrenne, proveniente dal campo militare della Bosnia. Ipocondriaco e stati d’ansia la sentenza psichiatrica dotta, saccente e inappellabile. I familiari si ribellano. Gli vomitano addosso altra condanna: staccare il cordone ombelicale dal figlio. Sei anni di neurolettici. Tutto sotto controllo: falso. Obesità: i ciechi non la notano. Diagnosi finale: stenosi di arteria cerebrale medio sin., ipertrofia prostatica, steatosi epatica su base tossica da accumulo di elementi metallici: carbonio, ferro, stagno, nickel, cobalto, titanio, cromo. Il malato immaginario ora, per merito dei congiunti, è malato vero, secondo la scienza. E per lo Stato? Il professionista di circostanza rimane comunque riverito e al suo posto. Per sei anni il nostro ragazzo, sotto sedativi, è stato descritto come tranquillo e in miglioramento. Gli arruffapopoli vogliono coscientemente l’immobilismo, quello proprio dei vinti, non di chi intende misurarsi sempre.
segretariofisam(at)sospsiche.it
Dicembre 12, 2008 alle 11:39 pm |
Cara Speranza, appena ho iniziato a leggere la tua risposta sono stata pervasa da brividi e da commozione, infatti non sono riuscita a leggere fino alla fine con facilità.
Grazie, amica mia, sento che le nostre storie sono simili. Anche il mio Lui è stato abbandonato dal padre all’età di pochissimi mesi e non si è mai interessato, in tutti questi anni, del figlio perchè affetto anche lui di qualche disturbo ma soprattutto privo di affetto e principi morali. Io l’ho cresciuto, aiutata dai miei, ma dopo molti anni volevo colmare il suo vuoto di “affetto paterno” mettendoci accanto un uomo meraviglioso (da lui accettato) e che infatti sta facendo tutt’ora da Cireneo in questa situazione. Tutto ciò però non è servito a nulla, la malattia ha cominciato a fare capolino all’età di 14 anni (ora ne ha 27). Per alcuni anni è stato “curato” da uno pschiatra della capitale che non curava nè anima nè corpo ed io me ne sono resa conto tardi. Il mio Lui è stato sempre restio a cambiare medici e fare terapie. E’ un duro, non si è lasciato mai gestire come avrei voluto, ha provato anche lui la tossicodipendenza a periodi alterni ma ora minaccia di ricominciare se non trova un lavoro e perchè ammette di non stare bene per cui secondo lui vorrebbe rifarlo.Non accetta le proposte che cerco di proporgli anzi non riesco mai a finire di parlare che subito comincia a maltrattarmi ed a inveire e spesso devo scappare e così a volte sono costretta a parlargli a telefono che tra l’altro mi riattacca quando non gli va la cosa.
Cara Speranza, attualmente ho paura di stare da sola con Lui perche’ troppo nervoso ed aggressivo. Oggi ho pianto tanto, voleva parlare con me ma non è riuscito ad esprimere ciò che sentiva. I suoi “discorsi” sono troppo confusi e talmente frivoli che l’interlocutore non riesce a seguire. L’avrei voluto abbracciare, stringerlo a me, coccolarlo, ma non posso, come sta adesso, non mi dà la possibilità. In simili situazioni pur avendo altri figli, noi genitori viviamo esclusivamte per loro…Spero solo che il Signore lo illumini e gli faccia accettare un inserimento in comunità e le cure. E’ straziante vederlo soffrire! Buonanotte
Dicembre 13, 2008 alle 2:23 pm |
…” è straziante vederlo soffrire!” . Questo è il punto, anzi il NODO sul quale dobbiamo fare leva. Noi genitori in odore di stigma sociale dobbiamo affrontare a fronte alta le varie figure che via via si frappongono in modo scettico o brutale fra i nostri figli e la società, fra noi e i nostri figli, fra noi e la società stessa che manda uno sguardo di sufficenza alla nostra condizione spesso disumana.
Leggo e rileggo i testi di Stella, di Speranza di Luna , leggo e rileggo gli ultimi venti anni della mia vita, e seguito a domandarmi : ma come è possibile che succeda questo? Della fame nel mondo abbiamo una ragione evidente: l’avidità che regna palese in ogni piega delle nostre società a sviluppo capitalistico, ma di questo strazio che ogni giorno ci percuote dove andiamo a trovare un senso? …nelle nostre colpe di genitori? Nella genetica? nella società? Nel Karma? La verità è che non sappiamo nulla. Diciamoci la verità: non sappiamo nulla e tutti, compresi gli addetti ai lavori, navigano nel buio. Tante teorie che poi si sfaciano ai primi testi della realtà. Mi colpisce tanto Speranza quando scrive che i nostri figli sono esseri speciali. Il”folle” è sempre stato considerato speciale e in certi società primitive ( o avanzate) veniva considerato un essere divino.
E’ questa la pista da seguire? E’ una idea affascinante… ma come darle seguito se non lottare per dare loro una vita piena di dignità? Uno psichiatra americano scrisse che la grazie del corpo era l’essenza della spiritualità nell’uomo, lottiamo allora per ri-dare quella grazia del corpo andata perduta nei meandri del disagio mentale a questi figli prediletti.
Infine lasciatemi dire ancora qualche parola sul coraggio delle madri. Già un altra volta ne avevo accennato. Tramite il Blog, si rende sempre più evidente l’assenza dei padri nella cura dei figli ( anche i cosiddetti normali) mentre balza sempre all’evidenza la miracolosa forza che le madri sprigionano in ogni istante della loro vita, per tutelare e garantire ai figli una vita migliore. Solo la commozione che ti invade può rendere giustizia a vedere, sentire tanta fora e tanta compassione. Grazie a tutte voi di esistere! Con un abbraccio grande grande, Giuseppe
Dicembre 13, 2008 alle 4:18 pm |
Giuseppe, sì le madri hanno una forza sovrumana e prima di conoscerti attraverso questo blog ero convinta che arrivare all’estremo fosse soltanto appannaggio nostro ma tu sei la testimonianza che ci sono padri assolutamente speciali. La tenerezza, lo strazio e la disperazione di alcuni momenti da te descritti, la, sofferenza viscerale che hai trasmesso nel sapere tua figlia chissà dove a buttarsi via, equivale e forse supera quella di noi madri, grazie a te Giuseppe di esistere.
Speranza
Dicembre 13, 2008 alle 7:16 pm |
Cari amici,
in questo momento un pensiero va a tutti i genitori e i congiunti che assistono un malato mentale , con amore e sacrificio nel più assoluto silenzio , io ne ho conosciuto tantissimi , madri e padri sfiancati e stanchi .
Non smetterò mai di urlare , non solo per mio figlio ,ma anche per tutti gli altri malati e
i loro genitori che soffrono in silenzio .
luna
Dicembre 13, 2008 alle 10:07 pm |
Grazie, cari amici, adesso non mi sento più sola, posso confrontarmi e condividere con voi le emozioni, le sofferenze e i disagi che affrontiamo durante questo percorso così tortuoso. Solo chi vive delle situazioni simili può capire!!!!
Poco tempo fa, pensavo ed ero convinta che il mio Lui fosse un soggetto raro per il suo comportamento anomalo, le sue manie, le sue ossessioni e altre varie componenti patologiche,non avevo mai sentito parlare di altri casi come il mio forse perchè le famiglie destinatarie di soggetti portatori di problemi mentali tendono a nascondere o a minimizzare la malattia.
Ora con voi è diverso, mi sento ancora più forte e sicura, insieme riusciremo a ridare la dignità dovuta ai nostri cari.
Vorrei avere informazioni per qualche testo specifico da leggere.
Un abbraccio a tutti.
Stella
Dicembre 13, 2008 alle 11:47 pm |
Stella non darti per vinta, se non vuole parlare ed è aggressivo con te è perche ha paura e tanta rabbia e disperazione dentro. La sua autostima è a zero e si sente infinitamente in colpa. Scrivigli messaggi magari, e anche se ti dirà che con quelli ci si è pulito il c..o non inporta, vuol dire che sono arrivati. Deve saper che lui per te è la persona più importante. Fatti vedere serena e fiduciosa il più possibile e sotto le coperte dai sfogo a tutte le tue lacrime. Coraggio.
Speranza
Dicembre 14, 2008 alle 8:03 am |
Luna non dici che genere di libri vorresti leggere, ma ti ringrazio perchè mi dai l’opportunità di raccomandare a te e a tutti gli amici del blog così tanto provati, quello che per me è stato più di un libro, un vero “incontro”ed è oggi una vera risorsa, un balsamo per i momenti di smarrimento. Si tratta di “Lo scopo e il significato della vita” di Amadeus Volben (edizioni Mediterranee). E’ un libro prezioso per i suoi contenuti e per come è scritto. L’autore oggi scomparso, è riuscito a tenere le sue opere lontano da quella corrente speculativa “New Age”pseudo-spiritualistica che ha messo in giro tanto ciarpame.
E’ veramente da leggere e da tenere sempre sul comodino.
Speranza
Dicembre 14, 2008 alle 9:50 am |
credo di aver attribuito a Luna una richiesta fatta da Stella in merito ai libri e me ne scuso. Inoltre quello sgnalato non è soecifico, ma molto molto utile. Rettifico anche il nome dell’autore che non è Volben bensì Voldben.
Speranza
Dicembre 14, 2008 alle 2:10 pm |
Ho letto sul Blog i vari interventi di Stella, Speranza, Luna, Ila ed altri. Vi è in tutti una base comune di dolore, sofferenza e disperazione.
Nell’ambito della mia attività di ascolto e sostegno alle persone che si confrontano quotidianamente col cosidetto ” disagio psichico” riscontro sistematicamente che le famiglie sono lasciate sole a se stesse e nella solitudine più completa.
Si arriva al Centro di Salute Mentale, e qui si trova un muro: viene sbattuta in faccia ai famigliari la solita manfrina della ”legge sulla privacy” ed ai famigliari viene rifiutato anche un semplice colloquio, a volte non viene neanche fornita una diagnosi certa della patologia di cui il parente è affetto. Gli appuntamenti al CSM x malati con patologie mentali di solito gravi vengono fissati agni mese quando va bene; se va meno bene ogni due mesi.
Quale beneficio può ottener uno schizzofrenico, un borderline, o altro malato da una terapia el genere.
Non perdiamo comunque la speranza e impegnamoci tutti x un futuro migliore. Nel frattempo impegnamoci tutti x un obiettivo più a portata di mano: LASOLIDARIETA’ UMANA.
Per quel poco che posso fare io mi metto a disposizione. Chi ha bisogno di una parola di conforto o semplicemente di raccontare la sua storia per avere un parere umano (io non sono un medico) mi può contattare al n.ro di telefono 339 4897363 o scrivere all’indirizzo e.mail a.ga.ve@email.it
Un caloroso abbraccioa tutti
Flavio Francesco Vescovini
Dicembre 14, 2008 alle 9:06 pm |
Cara Speranza, grazie dei consigli e della rapidità nelle risposte. Oggi ho tentato ancora di parlare con il mio Lui per indurlo a curarsi (sperando sempre di imboccare però la strada giusta o meglio lo pschiatra e la cura giusta), ma senza nessun esito. Ho rischiato per l’ennesima volta di “prenderle” e malgrado tutto ci proverò sempre e non mi arrenderò. Sono anni che lascio messaggini e mando sms ma non recepisce. Adesso anche lo sguardo è cambiato, è arrivato al limite della disperazione e sofferenza.
Sì’ Giuseppe, è STRAZIANTE deverli soffrire!!! Non riesco a trovare altre parole.
La società e le varie associazioni di ogni genere si attivano e mobilitano a volte per cause di poco interesse e per motivi seri non si muovono. Si parla e si danno da fare per l’abbandono di cani, si prodigano per un cane ma per i nostri cari che sono ESSERI UMANI malati, disperati e sofferenti fanno qualcosa? NO, NO, non si può perchè dovunque si bussa per chiedere aiuto si attaccano sulla legge della privacy e della maggiore età. Quanta ipocrisia e lordura c’è in giro!!! Dobbiamo batterci affinchè la legge sia rivista.
Grazie ed un saluto a tutti. Stella
Dicembre 15, 2008 alle 7:02 am |
Cara Stella, ti porto nel cuore perchè conosco ogni minima sfumatura della tua vicenda ed è soltanto per questo che mi permetto di darti consigli. Nel mio girovagare su Internet mi sono imbattuta spesso a leggere articoli del Dr. Vincenzo Manna. Mi da l’impressione che sia non soltanto molto preparato dal punto di vista medico, ma soprattutto aperto a terapie integrate cioè a curare anche con sistemi naturali quando possibile (per esempio parla molto degli Omega 3). Pur non conoscendolo personalmente, mi sento di consigliarti di contattarlo visto che opera a Roma dove credo di aver capito tu risiedi.
Potresti chiedere un consulto, tanto per noi la strada è questa; tentare, tentare, tentare e intanto combattere.
Speranza
Dicembre 15, 2008 alle 8:17 am |
Ciaò Stella ,
solo a titolo informativo ,cerca il dott. Loiacono di Foggia è un psichiatra ma non fa uso di psicofarmaci.
Tenta anche questa strada.
Luna
Dottor Mariano LoiaconoIl dott. Loiacono da oltre 30 anni svolge con successo attività terapeutica sul disagio diffuso, un metodo che non prevede l’uso di psicofarmaci e utilizza …
http://www.mariano-loiacono.oism.info/ – 5k –
METODO ALLA SALUTE : un’alternativa a psicofarmaci e psicoterapie …Non ho alcun dubbio sull’onestà intellettuale e professionale del dott. Loiacono e dei suoi collaboratori e mi auguro di cuore che si chiariscano gli …
metodoallasalute.blogspot.com/2008/02/lettera-di-sostegno-del-dott-claudio.html – 145k -
Dicembre 16, 2008 alle 7:25 am |
Carmela, 13 anni, uccisa 2 volte
Suprata dal branco, giudicata psichicamente instabile, internata e imbottita di psicofarmaci. Poi il suicidio. Mentre i suoi aguzzini, minorenni all’epoca dei fatti, evitano il processo. La loro pena?
Un programma di rieducazione
Carmela, dicevano, a volte s’inventa le cose, non ha la completa padronanza di sé. Carmela non ci sta con la testa. È un “soggetto disturbato con capacità compromesse”, risulta dalla perizia psichiatrica.
Così, mentre i suoi stupratori restano a piede libero, lei viene internata nel centro “L’Aurora” di Lecce. I genitori sono contrari ma alla fine si lasciano convincere. Forse è meglio così, la loro bambina sarà in buone mani, seguita e assistita da professionisti. Ma in breve tempo si accorgono che c’è qualcosa di strano. Carmela non ci vuole restare a Lecce. I medici dicono che va tutto bene, però poi si scopre che, all’insaputa dei familiari, la ragazzina era sottoposta a una cura di psicofarmaci, e che aveva tentato la fuga due volte. Così viene trasferita al centro “Il sipario” di Gravina di Puglia, dove le cose sembrano migliorare. Qui viene confermato che era stata sottoposta a una pesante trattamento a base di psicofarmaci, una cura che non si poteva interrompere di punto in bianco ma in maniera graduale…
l 15 aprile 2007 Carmela dice: «Vado in bagno». E invece vola dal settimo piano di un condominio del quartiere Paolo VI.nel frattempo i due aguzzini minorenni (all’epoca dei fatti avevano 16 anni) confessano, ed evitano il processo. Non solo: in Tribunale l’avvocato di uno dei due stupratori ha chiamato Carmela “prostituta. I genitori fondano l’associazione IoSòCarmela, per non arrendersi al dolore e neppure all’ingiustizia. Questo è quanto appare su Libero news di oggi. C’è da urlare.
La vicenda di questa ragazzina è la sintesi di tutte le nostre denunce. Emerge chiaramente che questa società produce mostri di ogni specie, mostri, ma SANI. Loro non saranno mai ingabbiati mai derisi mai emarginati e soprattutto mai curati.
Una cosa mi conforta in tutto questo lordume: avere la certezza che mio figlio oggi avrà magari le sue crisi di sconforto ma non stuprerà e di certo non brucerà barboni che dormono perchè lui non è sano lui è soltanto “borderline”.
Speranza
Dicembre 16, 2008 alle 5:38 pm |
Cara Speranza,
IO MI VERGOGNO DI ESSERE PUGLIESE.
Questa è l’assistenza psichiatrica che abbiamo in Puglia, dove si vantano della legge 180 e poi curano i malati solo con psicofarmaci ,per qualsiasi patologia,che sia schizofrenia ,disturbo di personalità,disturbo bipolare ,stati d’ansia e forse anche per il raffreddore, non si distingue se adulto o ragazzo ,servono a tutti psicofarmi.
Per me Carmela non si è uccisa ,L’hanno uccisa ,da chi aveva il dovere di assisterla.
Luna
Dicembre 16, 2008 alle 8:33 pm |
Ciao Speranza,
sono d’accordo con te, i nostri figli non sono mostri, non penseranno mai di fare certe cose,anch’io molte volte ho fatto questa considerazione però nonostante tutto hanno il “marchio” della società.
Tu Luna non vergognarti della tua provenienza, siamo tutti nella stessa condizione dal Nord al Sud.
Stella
Dicembre 31, 2008 alle 12:42 am |
Un saluto a tutti voi carissimi!
Ho letto il tono dei commenti di questo sito e sono più seri e sommessi di altri forum di discussione dove si rischiano litigi.
Luna mi fece per prima il nome di questo sito.
Io sono stato ricoverato per problemi psichici acuti nel 1993, quando frequentavo il secondo anno di un corso per infermieri professionali nella mia cittadina in Toscana.
Qualche vulnerabilità precedente e dopo quegli eventi forse fa parte della mia vita.
Nel 2005 sentii la necessità di formare una specie di associazione e ne parlai a due psichiatri toscani, ma in concreto solo nel 2007 si è cominciato a fare qualcosa con una riunione tra volontari, medici e utenti a Pisa..e poi piano piano con e-mail, scritti e la stesura di una specie di statuto.
In genere scrivo nel sito http://www.aipsimed.org .
Oggi si parla molto di disegni di legge per riforma psichiatrica, ma a mio parere esiste un problema di fondo nel tornare al rispetto della persona e dei suoi segreti (es. il segreto professionale); la necessità delle ASL , DSM ed altre sedi pubbliche di rispondere al cittadino al di là della sue idee e di preconcetti; la necessità di mostrare trasparenza (che è una parola importante: i territori non sono luoghi di conquista per una o un’altra idea o ideologia.. Pensate che nel periodo di fine regime in Unione Sovietica si parlava di “glasnost”, che vuol dire trasparenza).
Vorrei dire che invece il clima di conflittualità lo vivono di più i sofferenti e i loro cari, perché gli psichiatri hanno del carico di lavoro ma in certe situazioni degradate possono fare “evitamento” del collega e “disconferma” delle sue posizioni (anche se esistono e sono applicate ai pazienti..).
Per questa ragione verso il febbraio del 2008 ho iniziato a scrivere su una possiblità di “richiamo” per gli psichiatri pubblici perché potessero confrontare dati, fatti, e potessero dimostrare abbassamento di liti e riconoscere idee differenti.
Ma c’è bisogno anche di ascoltare i cittadini: non solo i rappresentanti di grandi associazioni; ma ascoltando molti interessati neppure può diventare una forma democratica troppo diretta (dove es. si decide una cosa per alzata di mano..telegraficamente).
C’è bisogno che parlino in molti..rispettando i loro tempi e la loro riservatezza: mi ricordo quando Romano Prodi cercava di fare audizioni di cittadini per formare le sue innovative coalizioni: ci vorrebbe un ascolto attento e sensibile, con psichiatri che vengano informati e possano confrontarsi ad un altro livello..
Allora anche le riforme e le realtà dei territori sarebbero più conosciute: altrimenti si parla sempre delle stesse cose.. Invece io vorrei parlare dell’esperienza della mia gente dall’esperienza di quanto occorre per essere raggiunti da una guardia medica a quanto occorre perché l’ASL e Comune si attivino per disinfestare una casa abbandonata..
E’ nella divisione che anche un’Amministrazione regionale si mette in crisi da sola: ricordo di aver telefonato a interni dell’assessorato alla sanità per chiedere come mai avessero riconosciuto una particolare figura professionale inerente il benessere delle persone..e mi si disse che non era loro competenza ma dell’assessorato al lavoro..
E nel non dialogo, nelle paure dei “non garantiti” e dei più deboli ci sono sempre piccole guide o leaders a volte prepotenti che danno sensi di colpa o aggressività indirette che inducono al silenzio..
Per questo Vi chiedo se potete aiutarmi in questa società a riscoprire questa trasparenza, dialogo sui fatti e sensibilità..
Sono comunque a Vostra disposizione!
Mirko G. Salotti – progetto RISM, per iniziativa “Anima Italiana”.
salottimirko@yahoo.it
La mia richiesta và sempre più verso quel richiamo e confronto in salute mentale che abbiamo voluto chiamare “Anima Italiana”.
Giugno 24, 2009 alle 2:37 pm |
@ per LIV
Ciao, grazie della tua poetica lettera che riflette il rapporto che tu hai con i tuoi genitori.
Scrivi: “l’unica curiosità che mi verrebbe da chiedervi è: avete un modo che possa servirvi per comunicare i vostri stati d’animo quando parlarsi è impossibile??
magari un blog da lasciare aperto per sbaglio, un biglietto o un diario incustodito, scritto per creare un ponte tra di voi.. ”
Carissima, non hai idea di quanto parliamo e abbiamo perlato con nostra figlia, magari fosse questo il problema! Abbiamo passato giornate insieme a parlare , discutere e qualche volta anche piangere ( noi). Purtoppo il livello dei nostri incontri è più primitivo rispetto al tuo. Cioè, nostra figlia è talmente compressa dall’ansia, dalla rabbia, dalle frustrazioni, che a livello cognitivo ha pochi strumenti d’espressioni benchè sia molto intelligente. Spero che non ti sembri un paradosso, ma devi imparare che un eccesso di emozionalità porta a un impoverimento del livello cognitivo, cioè dell’uso della parola, per capirci.
C’inviti poi giustamente a conoscere nostra figlia, perchè lei si nasconde da noi e dal mondo. Hai ragione, ma il problema è che lei si nasconde soprattutto a se stessa, non vuole assolutamente leggere fra le pieghe della sua vita, non vuole vedersi e non vuole alcun contatto con il suo corpo che è infatti, sofferente e obeso.Sai, devi renderti conto che ci sono situazioni molto molto difficili e noi genitori per primi cerchiamo di non vederle nella lora smisurata gravità.( perchè fa troppo male…)
Spero di averti risposto, ma se vuoi e desideri, scrivi pure ancora: sarà un piacere leggerti.Grazie, Giuseppe
Settembre 28, 2009 alle 7:37 pm |
Proprio dal territorio di Trieste la vicenda di una bambina tolta ingiustamente ai genitori da parte dei poteri pubblici.
Margehrita Hack fa un appello da Youtube:
http://www.youtube.com/watch?v=wjer8KzSKjQ .
L’appello si trova e inizia ad essere commentato anche nel sito dell’Associazione Italiana Psichiatri:
http://www.aipsimed.org/articolo/appello-di-margherita-hack-bimba-tolta-ai-genitori
Ma tutto questo rischia di passare inosservato!
Con cordialità,
Ezio Amelio – Firenze.